icebergeuromances:languae

Teaching blog about romance languages

vendredi 13 décembre 2019

IL tempo come dimensione culturale

Il concetto di tempo in Edward Hall


Hall e Hall (1990, p. 13-17) distinguono due sistemi diversi della percezione del tempo, cioè il tempo monocronico e il tempo policronico. Questi sistemi costituiscono delle visioni opposte in merito al tempo e alle relazioni personali: le culture monocroniche sono orientate più sul tempo, mentre le culture policroniche sono orientate più sulle relazioni sociali.
Nelle culture monocroniche la percezione del tempo è lineare, il tempo è suddiviso in compartimenti, un compito viene concluso prima di iniziarne un altro e così ci si concentra su una cosa sola. Gli impegni di tempo vengono presi sul serio, gli appuntamenti, i programmi e la puntualità sono importantissimi. La vita è determinata in gran parte dal tempo. In culture policroniche, al contrario, il tempo assume un ruolo molto meno prominente. I contatti sociali e le relazioni personali vengono apprezzati molto più dei programmi fissati. Il tempo è flessibile e non suddiviso in compartimenti. Al contrario del sistema monocronico, in culture policroniche si fanno tante cose contemporaneamente e non si considera fastidioso essere interrotti. Programmi e appuntamenti vengono cambiati spesso e facilmente.
Così Hall e Hall (1990, p. 19-20) sostengono che negli Stati Uniti un appuntamento di lavoro deve essere programmato minimo due settimane in anticipo, mentre nei paesi arabi due settimane sono troppe perché “una data programmata così tanto di anticipo ‘sfugge la mente’”9 (Hall & Hall, 1990, p. 20). Spencer-Oatey e Franklin (2009, p. 23) affermano che Hall e Hall non forniscono dei dati quantitativi sulla posizione di varie culture sulla dimensione del tempo. Il libro in cui gli studiosi descrivono questo concetto, è stato scritto per aiutare gli uomini d’affari americani a capire meglio il comportamento dei tedeschi e dei francesi. Le teorie stabilite si basano su 180 interviste condotte negli Stati Uniti, in Germania e in Francia. Hall e Hall (1990) affermano di aver preso in considerazione in primo luogo le esperienze dei capi esecutivi e dei direttori che hanno lavorato nell’ambito aziendale internazionale. La conoscenza e le esperienze di questi uomini d’affari, completati con le osservazioni di scrittori, artisti ed educatori, hanno assistito alla composizione del libro (Hall & Hall, 1990, prefazione; introduzione).
Benché la teoria di Hall e Hall sia stata sviluppata in prima istanza per il mondo aziendale internazionale, i teorici affermano che può essere molto utile per chiunque affronti delle situazioni interculturali (Hall & Hall, 1990, prefazione). In base alle interviste condotte, indicano che gli Stati Uniti e i paesi in Nord-Europa sono più monocronici, mentre i paesi mediterranei sono più policronici (Hall & Hall, 1990, p. 14-15). In questa ricerca ci aspettiamo dunque di trovare una differenza fra gli italiani, che dovrebbero essere più policronici, e gli olandesi, che pensiamo tenderanno più verso il lato monocronico della dimensione. Tramite la ricerca empirica, che verrà introdotta nel capitolo seguente, cercheremo di fornire dei dati statistici che confermano le aspettative in base alla teoria di Hall e Hall (1990).
Hall e Hall fanno una distinzione fra parole, cose materiali e comportamento. Indicano specificamente di prestare attenzione ai componenti non verbali della comunicazione interculturale (Hall e Hall, 1990, prefazione; p. 3). Ma anche se Hall e Hall fanno una divisione esplicita tra comportamento e lingua, descrivono comunque la cultura, visto che il comportamento che discutono deriva dai codici culturali con cui la gente è stata programmata. Il concetto chiave del tempo dunque, creando le strutture profonde della cultura, fa parte dell’ideologia in cui cresciamo. Quest’ideologia può essere più monocronica o più policronica.
A questo punto bisogna ricordare il termine ‘languaculture’ di Agar, con cui la lingua e la cultura sono state connesse necessariamente. Abbiamo visto che la lingua, che Hall e Hall dicono di non discutere, è strettamente collegata con la cultura, perché i significati si estendono oltre il dizionario fino all’ideologia più profonda della cultura. Questi significati sono generati in base alle strutture profonde della cultura, cioè in base ai ‘codici culturali’ creati dal concetto del tempo. E’ la connessione necessaria tra lingua e cultura dunque, la ‘languaculture’, che collega i significati con la percezione del tempo.

testo proveniente da tesi di ricerca intitolata:

Il significato culturale implicito - Utrecht University Repository

https://dspace.library.uu.nl › bitstream › handle
di J Pieterse
icebergItalia à 01:21

Aucun commentaire:

Enregistrer un commentaire

‹
›
Accueil
Afficher la version Web

Edoardo Natale

Ma photo
icebergItalia
Afficher mon profil complet

Qui êtes-vous ?

Ma photo
icebergItalia
Afficher mon profil complet

Qui êtes-vous ?

Ma photo
icebergItalia
Afficher mon profil complet
Fourni par Blogger.