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venerdì 27 novembre 2020

Italiano, lingua sessista sul lavoro. Donne frenate fin da piccole da stereotipi anti-carriera Meno sessisti degli inglesi e tedeschi, di più degli spagnoli. Classifica mondiale su 25 paesi

 

Quanto spesso, anche parlando in presenza dei figli o dei bambini degli altri, ci esprimiamo associando una donna alla ‘casa’ , ai ’bambini’ e alla ‘famiglia’? Quanto, invece, descriviamo un uomo più facilmente per il suo ‘lavoro’, la ‘carriera’ o sul fronte ‘business’? Facciamo altri esempi: l’infermiera, la signora delle pulizie, la segretaria vi paiono termini più familiari rispetto ad infermiere, cameriere o segretario? E come usano tali terminologie i vostri ragazzi?
Sembra una ovvietà ma l’uso che si fa della propria lingua incide sulle scelte e sulle rinunce future delle nuove generazioni, dagli studi al lavoro.
Ebbene all'italiano i termini sessisti non mancano e se sul fronte del linguaggio comune si sapeva già (“Non fare la femminuccia”, “Lascia stare, sono cose da maschi”, “Sei acida! Ma hai il ciclo?”, segnalava i mesi scorsi una indagine Babbel sui modi di dire di 12 diversi paesi, come riportato da Ansa Lifestyle), ora è stato indagato quanto i luoghi comuni a sfavore delle donne agiscano su loro stesse anche quando si tratta di decidere di studiare o lavorare in ambito scientifico.

La donna spesso (per fortuna ora non così di frequente) rinuncia a realizzarsi e fare carriera come ingegnere, scienziata o matematica. Quanto delle chiacchiere che ha percepito fin da piccola la influenzano?
La lingua comune frena le ambizioni femminili, spiegano i ricercatori della Carnegie Mellon University che hanno condotto un report sui modi di dire di ben 25 lingue diverse. Gli studiosi hanno indagato gli stereotipi di genere coinvolgendo oltre 650.000 soggetti, sottoposti a specifici quesiti di associazione implicita e a test psicologici e indagando in particolare i luoghi comuni che influenzano le scelte degli studi universitari e del mondo del lavoro nel cosiddetto ambito ‘Stem' che va dall’ingegneria alle scienze alla matematica, vere e proprie roccaforti maschili.
L’Italia si piazza al tredicesimo posto dei venticinque paesi inclusi nel report. Al primo posto delle lingue più ricche di stereotipi c’è il danese, al secondo il tedesco, al terzo il norvegese. Seguono il rumeno, l’inglese, l’ebraico, lo svedese, il mandarino, il persiano, il portoghese, l’hindi e l’italiano. Dal 14esimo posto in poi finlandese, francese, coreano, spagnolo, indonesiano, arabo, giapponese, croato, turco, filippino, polacco. Infine il malese che risulta essere la lingua meno sessista.
Il sessismo attraversa tutte le culture e le lingue del mondo e, nei 25 paesi analizzati gli stereotipi imperano, anche se i paesi più sessisti risultano quelli con un'età media più avanzata, come ci potevamo aspettare- - spiegano gli autori nello studio pubblicato su Nature Human Behaviour.
Possono apparire banali modi di dire quelli in cui le donne si associano a vite familiari e gli uomini alla carriera ma non lo sono perché incidono sulla vita di tutti. “Le associazioni linguistiche possono essere anche causalmente correlate al giudizio implicito delle persone su ciò che le donne possono o non possono realizzare. I bambini piccoli hanno forti stereotipi di genere come gli anziani, e la domanda che ci siamo posti è da dove vengono questi pregiudizi, - sottolineano gli autori. - Anche senza fare vere e proprie dichiarazioni sessiste, gli stereotipi sono saldamente incorporati nel linguaggio riferito alle donne”.
A che punto sono gli italiani lo abbiamo chiesto a Moly Lewis che ha diretto lo studio: “Il risultato della nostra indagine, - precisa Lewis, - è che anche in italiano le parole relative all’uomo in carriera tendono a ricorrere, anche in una stessa singola frase. Al contrario, le parole relative alle donne tendono ad associarsi, ad esempio, al termine ‘famiglia’. Tali associazioni sono state confermate anche negli esperimenti psicologici fatti su speaker italiani. La conclusione generale, quindi, è che chi ascolta potrebbe imparare ad associare l’uomo alla carriera e le donne alla famiglia e questo potrebbe plasmare i loro stereotipi di genere. L'italiano è risultato meno prevenuto del tedesco e dell’inglese ma peggiore dello spagnolo e del giapponese”.

 

 https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2020/08/31/italiano-lingua-sessista-sul-lavoro.-donne-frenate-fin-da-piccole-da-stereotipi-anti-carriera-_234258dd-2c21-4abf-b0b0-dcf45b73de72.html

Violenza contro le donne, le 10 frasi stereotipate da eliminare dal nostro linguaggio Da 'Datti ai fornelli' a 'Donna con le palle' le espressioni sessiste

 donne sul lavoro Questo lavoro non è adatto ad una donna”  , (“Datti ai fornelli”) (“Con chi sei stata per fare questo lavoro?” Una donna con le palle”  , “La mia capa/collega è acida, avrà il ciclo”

 

L’amore come possesso

Certe espressioni come “Se non stai con me, non puoi stare con nessuno" e "Perché non hai risposto subito al telefono? Vestita/truccata così non esci”.

 

Attacchi all’autostima

Spesso le donne che vivono una situazione di violenza hanno difficoltà ad uscirne perché il maltrattante le umilia al punto da distruggere la forza e l'autostima necessarie per lasciare la relazione tramite espressioni come "Zitta, a nessuno importa quello che dici", "Nessuno ti crederà" o ancora "Sei pazza, non è mai successo, ti inventi tutto".

Le minacce

Il timore per la propria incolumità e quella dei loro affetti scaturito da minacce e ricatti come "Se mi lasci, mi uccido", "Se lo dici, ti ammazzo", “Se provi a sentire ancora X (amico/collega), vedrai che succede” è uno dei motivi per cui molte donne rimangono in situazioni di abuso o evitano di denunciare i propri aggressori.

La vittimizzazione

Si ricerca spesso un movente o una giustificazione del reato nei comportamenti o nell’abbigliamento della donna. "L’hai provocato”, "Cosa indossavi?" e “Eri ubriaca” sono solo alcuni esempi.

 

Il delitto passionale e il ritratto dell’aggressore

Gli eventi dall’epilogo più grave vengono narrati come “delitti passionali”, dei gesti folli dovuti al “troppo amore” o giustificati dalla gelosia come qualcosa che “acceca”. Inoltre, spesso l’aggressore viene ritratto come una persona per bene per suscitare empatia nei suoi confronti, ad esempio “Sportivo, credente e ottimo lavoratore: il ritratto di X”. "Crediamo che il linguaggio abbia un ruolo centrale nel cambiamento culturale necessario per avere uno sguardo diverso sul fenomeno della violenza di genere. Non parliamo di VITTIME parliamo di DONNE, in stato di temporaneo disagio. Il termine “vittima” infatti stigmatizza la donna in un ruolo passivo e ignora la forza di cui è portatrice quando intraprende il faticoso percorso di uscita dalla violenza” dichiara la Presidente Manuela Ulivi.

 

 

https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2020/11/17/violenza-contro-le-donne-le-10-frasi-stereotipate-da-eliminare-dal-nostro-linguaggio_a6a2c72b-2276-476e-91f4-f0b233a81617.html

 Articolo molto interessante per il linguaggio

 

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. L'origine di questa giornata risale al 25 novembre 1960, quando nella Repubblica Dominicana le sorelle Mirabal, considerate rivoluzionarie, furono assassinate per ordine del dittatore Trujillo.

È stato però solo nel 2000 che le Nazioni Unite hanno dedicato questo giorno alla sensibilizzazione sulla violenza contro le donne. Ancora oggi, la violenza contro le donne ha le dimensioni di una pandemia globale: 1,2 miliardi di donne nel mondo, ovvero una donna su tre, l’ha subita (fonte: ONU).
La violenza è fisica, abusi, sevizie, botte, fino a morire: il femminicidio, un termine che leggiamo, viviamo, pronunciamo purtroppo con grande frequenza ma che non deve mai assuefarci, sapendo che le vittime non sono numeri ma donne, persone e che il dolore non finisce se non dopo un lungo percorso. C'è poi una violenza fatta di parole, pressioni, umiliazioni e intimidazioni e colpevolizzazioni che è entrata nella nostra quotidianità - per strada, a casa, al lavoro, sui social media - e nessuna può dirsi al riparo, una violenza che può essere subdola, talmente reiterata da neppure farci più caso (le espressioni sessite al lavoro, ad esempio). La conseguenza di questo linguaggio 'comune' è una forma di violenza psicologica che danneggia fortemente, giorno dopo giorno, l’autostima delle donne. Le parole hanno il potere anche di rafforzare certi pregiudizi e giustificare comportamenti aggressivi. Sono infatti proprio i modi di parlare, spesso radicati in vari pregiudizi, a diventare modi di pensare e vanno combattuti, eliminati, devono essere l'obiettivo di una battaglia culturale da compiere tutti, quotidianamente, non pensando che sia una piccola cosa. E' una prima rivoluzione culturale da fare insieme, uomini e donne (si anche le donne perchè a volte certe espressioni di routine, certe frasi fatte le sentiamo pronunciare persino dalle donne).
“Se consideriamo che il linguaggio è il filtro principale attraverso il quale percepiamo il mondo, è evidente che influenza il modo in cui ci relazioniamo e formuliamo giudizi sugli altri. La parola ha un grande potere e purtroppo ci sono molte espressioni quotidiane che confermano il pregiudizio subconscio secondo cui gli uomini sono intellettualmente, fisicamente e moralmente superiori alle donne” osserva Sara Grippo, nel team di didattica di Babbel che sostiene la associazione Donne in rete contro la violenza, D.i.Re e La Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano (CADMI) , il primo centro di accoglienza nato in Italia. 
Ecco una lista di espressioni che feriscono: è un linguaggio che dobbiamo lasciarci alle spalle tutti, sapendo che le parole, le frasi fatte sono frutto di quel retaggio culturale che è il primo ostacolo all'equità di genere alla quale aspiriamo da decenni.

Sul lavoro

Diverse espressioni utilizzate nel mondo del lavoro sminuiscono le capacità delle donne. Alcune espressioni trasmettono il messaggio che certe posizioni lavorative siano adatte solo agli uomini come nel caso di “Questo lavoro non è adatto ad una donna” e che il ruolo delle donne debba essere confinato alla cucina (“Datti ai fornelli”). Inoltre secondo alcuni modi di dire le donne possono arrivare in alto solo usando il loro corpo (“Con chi sei stata per fare questo lavoro?”). Quando poi una donna dimostra le sue competenze la si paragona a un uomo “Una donna con le palle”. Inoltre le donne sul posto di lavoro vengono talvolta considerate frustrate e acide: “La mia capa/collega è acida, avrà il ciclo” ne è solo un esempio.

L’amore come possesso

Certe espressioni come “Se non stai con me, non puoi stare con nessuno" e "Perché non hai risposto subito al telefono?" possono sembrare espressioni di amore e preoccupazione, quando in realtà rivelano l'intenzione di avere il controllo sull'altra persona. Vi sono poi altre espressioni che più esplicitamente dimostrano l’intento di controllo, come “Vestita/truccata così non esci”.

Attacchi all’autostima

Spesso le donne che vivono una situazione di violenza hanno difficoltà ad uscirne perché il maltrattante le umilia al punto da distruggere la forza e l'autostima necessarie per lasciare la relazione tramite espressioni come "Zitta, a nessuno importa quello che dici", "Nessuno ti crederà" o ancora "Sei pazza, non è mai successo, ti inventi tutto".

Le minacce

Il timore per la propria incolumità e quella dei loro affetti scaturito da minacce e ricatti come "Se mi lasci, mi uccido", "Se lo dici, ti ammazzo", “Se provi a sentire ancora X (amico/collega), vedrai che succede” è uno dei motivi per cui molte donne rimangono in situazioni di abuso o evitano di denunciare i propri aggressori.

La vittimizzazione

Si ricerca spesso un movente o una giustificazione del reato nei comportamenti o nell’abbigliamento della donna. "L’hai provocato”, "Cosa indossavi?" e “Eri ubriaca” sono solo alcuni esempi.

Il delitto passionale e il ritratto dell’aggressore

Gli eventi dall’epilogo più grave vengono narrati come “delitti passionali”, dei gesti folli dovuti al “troppo amore” o giustificati dalla gelosia come qualcosa che “acceca”. Inoltre, spesso l’aggressore viene ritratto come una persona per bene per suscitare empatia nei suoi confronti, ad esempio “Sportivo, credente e ottimo lavoratore: il ritratto di X”. "Crediamo che il linguaggio abbia un ruolo centrale nel cambiamento culturale necessario per avere uno sguardo diverso sul fenomeno della violenza di genere. Non parliamo di VITTIME parliamo di DONNE, in stato di temporaneo disagio. Il termine “vittima” infatti stigmatizza la donna in un ruolo passivo e ignora la forza di cui è portatrice quando intraprende il faticoso percorso di uscita dalla violenza” dichiara la Presidente Manuela Ulivi.

giovedì 26 novembre 2020

analisi del discorso del presidente francese

 

Quand le « en même temps » d’Emmanuel Macron pose question aux linguistes

 

Ce mardi 24 novembre, le président Emmanuel Macron a prononcé sa sixième « adresse aux Français », qui générait une fois encore beaucoup d’attentes.

Dans ce deuxième discours en lien avec le deuxième confinement, l’effet d’attente était fort, et les spéculations allaient bon train sur la dénomination même des annonces : « léger assouplissement », « assouplissement », « déconfinement ».

Dans un récent article, j’avais montré que le positionnement actuel du président était complètement différent de celui qu’il avait eu lors du premier confinement : moins empathique et plus distancié, le président n’assumait pas linguistiquement les nouvelles consignes, par le recours à des chiffres, des comparaisons, là où il s’impliquait (inter)subjectivement dans les discours du premier confinement, avec des tendances en « vous/les soignants », « je/nous » et « le retour/l’avenir ».

Avant ce deuxième discours du « confinement 2 », je prévoyais deux hypothèses possibles, en fonction de la trajectoire des discours précédents :

  • Une poursuite de cette mise à distance des mesures, en continuant sur la stratégie de quantification et comparaison ;

  • Un retour à un ton plus « paternaliste », dans l’esprit des discours du premier confinement.

Tenir la première stratégie « et en même temps » la seconde ?

Si on observe les spécificités de ce discours (c’est-à-dire ce qui est « sur-utilisé »), on observe en tête deux termes particulièrement intéressants relativement aux hypothèses précédentes :

Mots sur-employés dans le discours du 24/11.

En effet, nous avons le « nous » et le « nombre », qui montrent que le discours concilie une implication du président et des citoyens, et en même temps une quantification abondante et précise. Le président a donc recours à la désignation d’une collectivité plus large dans laquelle s’inclut le locuteur, notamment province, quartier, pays, patrie ; nous = je + ils collectif, en utilisant ce pronom « nous » par exemple ainsi :

« Et dans cette période, nous ne devons pas nous laisser nous emporter. Tenons-nous ensemble autour de nos valeurs, autour de notre histoire, dans cet attachement à notre démocratie, à notre humanisme qui demeurent, aujourd’hui comme hier, nos plus sûrs atouts. Alors, nous pourrons inventer un nouvel avenir français. »

Ainsi, si statistiquement le président semble adopter une stratégie d’inclusion en assumant les annonces, les choses sont beaucoup plus complexes.

Déjouer le comptage de mots pour orienter les commentaires ?

À ce « nous » s’ajoutent en effet les verbes devoir et pouvoir, qui sont très riches du point de vue linguistique puisqu’ils ont selon le linguiste Carl Vetters un « noyau sémantique sous-déterminé – respectivement la possibilité et la nécessité abstraites (Kronning 1996) – leur permettant de prendre un grand nombre d’effets de sens discursifs ».

Dans le cas du discours d’Emmanuel Macron, la combinaison des « nous » avec « devoir » au présent et « pouvoir » au futur, présente la situation comme contrainte, suspendue à une attente collective, sur laquelle le président n’a pas de prise.

On se trouve réellement dans un « et en même temps » linguistique, puisqu’à ce « nous » d’implication s’attache une nécessité ou une possibilité, donc quelque chose qui semble s’imposer de l’extérieur. Cela est d’autant plus visible et prégnant dans les exemples suivants, avec un effet d’anaphore de « il nous faudra » :

« Il nous faudra rebâtir notre économie plus forte afin de produire et redonner plein espoir à nos salariés, nos entrepreneurs, garder notre indépendance financière. »

« Il nous faudra rebâtir une indépendance agricole, sanitaire, industrielle et technologique française et plus d’autonomie stratégique pour notre Europe. Cela passera par un plan massif pour notre santé, notre recherche, nos aînés, entre autres. »

« Il nous faudra nous rappeler aussi que notre pays, aujourd’hui, tient tout entier sur des femmes et des hommes que nos économies reconnaissent et rémunèrent si mal. « Les distinctions sociales ne peuvent être fondées que sur l’utilité commune ». Ces mots, les Français les ont écrits il y a plus de 200 ans. Nous devons aujourd’hui reprendre le flambeau et donner toute sa force à ce principe. »

« Il nous faudra bâtir une stratégie où nous retrouverons le temps long, la possibilité de planifier, la sobriété carbone, la prévention, la résilience qui seules peuvent permettre de faire face aux crises à venir. »

Avec cette tournure, le président combine le « nous » qui l’implique avec les citoyens, avec une tournure impersonnelle par laquelle « le locuteur laisse s’imposer le propos en tant que tel ».

Avalanche de chiffres et délégation de la responsabilité

Aussi, à ce « nous » apparent cède une certaine forme de délégation de la responsabilité (linguistique au moins), qui se combine à l’objectivation qui est bien présente avec le mot « nombre », ainsi qu’avec la catégorie des chiffres qui est très caractéristique de ce discours du 24 novembre (sur-représentée par rapport aux autres discours, même par rapport au discours du 28 octobre) :

« Le nombre de cas positifs journaliers à la Covid-19 a fortement reculé. Il a été supérieur à 60 000, il s’est établi la semaine dernière à 20 000 cas par jour en moyenne. »

« Après avoir atteint 33 500 patients hospitalisés le 16 novembre, soit plus que lors de la première vague, nous avons aussi commencé une lente décrue. Le nombre de personnes en réanimation du fait de la Covid-19 est passé de 4 900 le 16 novembre à 4 300 aujourd’hui. De ces données, il ressort que le pic de la seconde vague de l’épidémie est passé. »

Cette adresse du 24 novembre est pour le linguiste un cas d’école, puisqu’elle combine l’usage d’expressions qui recouvrent a priori des objectifs distincts : inclure et assumer, mettre à distance et déléguer la responsabilité.

Ce tweet est emblématique des exemples que j’ai présentés précédemment :

Par cette stratégie, le président donne un sentiment d’implication (les spectateurs pourront ressentir la récurrence du « nous ») mais délègue la responsabilité des mesures grâce aux verbes pouvoir, vouloir et surtout falloir, qui, tels qu’ils sont employés, laissent les propos s’imposer au locuteur, et non l’inverse.

 

 

 https://theconversation.com/quand-le-en-meme-temps-demmanuel-macron-pose-question-aux-linguistes-150869

"IRREMPLACABLE di CYNTHIA FLEURY da analizzare

 https://larlet.fr/static/david/stream/cynthia-fleury-les-irremplacables-prologue.pdf

 

 http://lipha-pe.u-pem.fr/revue-ethique/revue-ethique-detail/?tx_ttnews%5Btt_news%5D=20807&cHash=42fe68174d278abb1a5dc62265c4e259

Italo Svevo: La coscienza di Zeno Il vizio del fumo

 https://online.scuola.zanichelli.it/letterautori-files/volume-3/pdf-online/33-svevo.pdf

Analisi pragmatica del dialogo " In giro per Roma"


Questo dialogo, tratto dal manuale Progetto Italiano 2 della casa editrice Edilingua, prova ad adoperare gli strumenti di analisi presenti nell'ambito della linguistica pragmatica. Questi strumenti metodologici vengono denominati come principio di cooperazione di Grice (1975), la cortesia linguistica di Brown e Levinson (1978) e aggiungendo il concetto di dimensione culturale presente nei lavori di Hofstede (1984).

 Questo dialogo inizia con la presa di parola di Gianna "allora" come per segnalare il suo diritto di essere la guida in questo dialogo con lo scopo di guadagnare faccia positiva mostrando come questa sua iniziativa sia una forma di dovere interazionale. Il suo primo enunciato ha la forza di un atto descrittivo che narra come il locutore interpreta il reale. Lorenzo non ratifica questo "diritto" di Gianna di descrivere e guidarlo nella città perché è una forte minaccia al suo bisogno di riconoscimento sia per la sua faccia negativa così come per la sua faccia positiva sempre alla ricerca di " benefici" ( riconoscimento). Questo perenne bisogno di riconoscimento non consente di ratificare la realtà descrittiva da parte di Gianna. Questo per Gianna sarebbe un modo per aderire ad una dimensione culturale di tipo " soddisfatti" mentre per Lorenzo sarebbe un modo per aderire contro il suo volere ad una dimensione di tipo " vincolati" per l'arco della visita della città di Roma. Pertanto è un forte evitamento dell'incertezza come dimensione culturale che emerge dall'indisponibilità di Lorenzo. Lorenzo compie una replica con un registro molto colloquiale perché non vuole che ci sia una comunicazione in cui aumenti la distanza sociale tra di loro collocandolo in un ruolo di tipo "subalterno". In questo modo segnala che non vuole una guida per visitare la città, la quale rappresenta una minaccia per il suo bisogno di faccia positiva. Allo stesso modo, questa replica potrebbe implicare, nella rappresentazione dell'evento della visita, un non rispetto della massima di quantità da parte di Gianna poiché tenta di rendere il suo contributo troppo informativo. Gianna sente il rifiuto di aderire alla descrizione della situazione da parte di Lorenzo come una minaccia per la sua faccia positiva e per il suo bisogno di aderire ad una massima di quantità adeguata alla sua interpretazione della scena " visita di Roma" in sintonia con il suo diritto di narrare i luoghi della città. Questa visione non viene ratificata da parte di Lorenzo perché rappresenta una minaccia per il suo bisogno di ottenere sempre e costantemente faccia positiva. Quindi si nota una forte asimmetria in questo momento del dialogo. Gianna non ratifica la visione di Lorenzo e continua la sua rappresentazione con un esempio con la funzione di atto linguistico di tipo rappresentativo come modalità per ottenere faccia positiva e per modificare l'evento tra i due partecipanti partendo da una scena di tipo turistica per raggiungere una scena di tipo "culturale". Lorenzo non ratifica la visione presente nell'atto linguistico di Gianna esprimendo un atto linguistico di tipo "espressivo" per denunciare il suo orientamento psichico di fronte agli atti linguistici prodotti da Gianna. Questi atti sono una minaccia per il bisogno di faccia positiva di Lorenzo. Quest'ultimo vuole rimanere la stessa "persona" in questo inizio di dialogo. Lo stile è di tipo colloquiale-famigliare per indessicalizzare la situazione in una certa modalità. Gianna replica con un "stupido" in sintonia con il suo stile che non intende ratificare la visione della scena offerta da Lorenzo. Lui non rispetta la massima di relazione perché non rende il suo contributo rilevante e pertanto Gianna continua la sua proposta di vedere la realtà come scena culturale come modalità di aumentare la sua faccia positiva ma anche quella di Lorenzo. Quindi è un atto che intende offrire faccia positiva di tipo collettivo alla coppia. E' una forma di massima di generosità per aumentare i benefici presenti in un soggiorno turistico a Roma. Tuttavia, Lorenzo non ascolta per cercare di agentivare la scena come di tipo " scherzosa-ludica" ma rappresenta un atto di minaccia per il bisogno di riconoscimento da parte di Gianna. Lorenzo, di fatto, non vuole codificare la natura dell'evento  come di tipo "culturale" ma deve rimanere di tipo "ludico" senza compiere la mutazione desiderata da parte di Gianna. Lorenzo replica con " sì uffa" come prassi minima per ratificare minimamente il bisogno di trasformare l'evento da ludico a culturale come procedura per ottenere faccia positiva da parte di Gianna. Lorenzo minimizza sempre i costi per sé e offre pochi benefici alla faccia di Gianna, la quale continua la sua descrizione come prassi per non pagare troppi costi per la continua violazione di riconoscimento da parte di Lorenzo. Gianna cerca una conferma presso Lorenzo per sapere se riesce a ratificare la visione di questo evento senza sentire la perdita di faccia positiva e senza sentire la sua persona in adesione alla dimensione di tipo " vincolati". Per Gianna, Lorenzo ha il dovere di ascoltare mentre le sue repliche sembrano una forma di violazione della massima di qualità ( Lorenzo non dice la verità in definitiva). Lorenzo conferma di stare ascoltando mostrando di seguire quello che dice Gianna. In seguito, Lorenzo continua con " vai, vai" come modo per replicare in modo breve per concedere pochi benefici a Gianna e per non pagare troppi costi per la sua faccia. Questo modo di replicare è un modo per mostrare poco rispetto al bisogno di faccia positiva di Gianna. Il comportamento linguistico di Lorenzo è una forma di minaccia per Gianna poiché non intende conferire faccia positiva a Gianna mantenendo la sua attenzione sulla difesa della propria faccia negativa. Lorenzo non vuole ritrovarsi nella dimensione di tipo " costretti" e con un aumento della distanza sociale tra i due a favore di Gianna. Questo comportamento è forse da imputare ad una dimensione culturale di tipo " mascolina" da parte di Lorenzo, il quale crede che sia il ruolo del ragazzo quello di essere assertivo nella coppia mentre Gianna dovrebbe ratificare il ruolo di "amministratrice delle emozioni" concesso da parte di Lorenzo. Gianna si rende conto della continua violazione della massima di qualità da parte di Lorenzo con le sue menzogne quando afferma di " seguire" mentre lui continua a fare dei video causando una perdita di faccia molto elevata per Gianna. Il comportamento di Lorenzo rappresenta una perenne minaccia per il bisogno di faccia positiva di Gianna. In pratica lui massimizza i costi per Gianna e minimizza i costi per  la sua faccia negativa. Lorenzo dicendo di sapere qualcosa su Piazza Navona cerca di riconquistare dei benefici per il tentativo di ridurre i costi pagati per la sua faccia positiva durante il tragitto. La minaccia per la faccia di Gianna viene compiuta dal momento che Lorenzo dice " senza guida", ossia senza il bisogno dell'ausilio di una " guida cartacea" come modalità per mostrare la sua superiorità nei confronti di Gianna. Deve fare pagare dei costi perché non ritieni possibile concedere dei benefici alla faccia positiva di Gianna. Mostrare la conoscenza è un modo per dare dei benefici alla propria faccia con un atto linguistico di tipo "direttivo" con l'intento di enunciare la propria conoscenza. Gianna corregge la parola di Lorenzo per non pagare dei costi per la sua faccia positiva e poi aumenta la sua faccia positiva con una spiegazione più dettagliata. In sostanza non vuole concedere nessun beneficio ai bisogni di faccia di Lorenzo dopo il suo comportamento in piena violazione della massima di qualità e poca propensione a dare faccia a Gianna. Lorenzo cerca in ogni sua replica di guadagnare faccia positiva per ridurre l'impatto notevole prodotto dai suoi errori. Gianna ratifica la risposta di Lorenzo ma poi deve rimproverare Lorenzo perché sta guardando le altre turiste. Questo comportamento è di nuovo una minaccia per la faccia negativa di Gianna che si ritrova con Lorenzo che indessicalizza l'evento come un momento ludico e non accetta di pagare i costi dovuti a questa trasformazione dell'evento "visita a Roma" di tipo turistico-ludico ad un evento di tipo culturale per Gianna. Questo cambio di identità dell'evento è una profonda minaccia per la faccia positiva di Lorenzo in questo dato dialogo. Questo comportamento sigla un passaggio verso l'adesione ad una dimensione culturale di tipo "soddisfatti". Lorenzo non ha il diritto di compiere questo comportamento in presenza di Gianna in un'interazione fondata sul reciproco bisogno di riconoscimento della faccia positiva altrui. Questo non avviene nel comportamento di Lorenzo. Gianna continua ad accettare il comportamento non pertinente in termini di massima di qualità così come il suo comportamento si colloca dentro una dimensione di debole evitamento dell'incertezza. Gianna continua questa conversazione mantenendo il suo contributo in sintonia con la massima di quantità ( sii informativo quanto richiesto) per il suo orientamento culturale di tipo " soddisfatti". Lorenzo ha una replica di tipo " ah sì, dov'era" per non dovere ratificare la massima di quantità offerta da parte di Gianna. Lorenzo chiedendo " dov'eri" mette in discussione la competenza di Gianna creando di fatto un'ennesima minaccia per la faccia di Gianna. Lei offre comunque una replica dopo aver pagati tanti costi dovuti alle svariate violazioni realizzate da parte di Lorenzo in termini di riconoscimento della sua faccia positiva. Lorenzo continua ad agire in ampia sintonia con una dimensione culturale di tipo " debole evitamento dell'incertezza" perché non ratifica la natura dell'evento. Lorenzo offre una descrizione che forma un atto dichiarativo per esercitare il suo potere all'interno di questa data conversazione in cui Lorenzo ha perso in molte occasioni la sua faccia negativa. Questo è anche una asserzione per descrivere il suo stato di conoscenza in questo dato scambio. Gianna concede un po' di faccia quando accorda sulla nozione di persona per Lorenzo agentivandolo come " studente di scuola elementare" quindi è un atto linguistico come forte minaccia per il riconoscimento della sua faccia positiva. In questo modo Gianna cerca di massimizzare i costi per il suo comportamento nei confronti di Gianna. Lorenzo per riguadagnare faccia si occupa di compiere delle fotografie e questo non viene ratificato da Gianna quando esprime " cancellala" come modo per segnalare un non adeguarsi alla realtà descrittiva di Lorenzo. Gianna non intende pagare costi offerti da Lorenzo, il quale a sua volta non ratifica la visione di Gianna. Questa chiusura nel dialogo è un conflitto interazionale dovuto ad un eccesso di costi subiti da parte di Gianna mentre Lorenzo ha lo scopo di smuovere l'evento di tipo "culturale" per riportarlo ad una dimensione di tipo "ludico". Gianna vuole aumentare il concetto di faccia collettiva di tipo " positiva" per la coppia mentre per Lorenzo non vuole ratificare questa visione con le continue violazioni della massima di qualità e il suo bisogno continuo di ottenere faccia positiva ad ogni costa.

 

 

 

 

Unità 4 – In giro per Roma


GIANNA

Allora, eccoci a Piazza Venezia: sul lato ovest c’è il Palazzo di Venezia, che fu inizialmente…


LORENZO

A Venezia! Dai, giriamo così, per favore, senza guida!


GIANNA

Ma scusa, siamo a Roma solo per due giorni e dobbiamo capire cosa vediamo. Per esempio, lo sapevi che il leone di San Marco di Palazzo Venezia viene dalle mura di Padova?


LORENZO

Guarda, adesso che lo so sono un’altra persona! Dai, andiamo!


GIANNA

Stupido!


GIANNA

Ed ecco piazza del Campidoglio: fu progettata da Michelangelo l’intera piazza alla metà del Cinquecento, quando… Ma Lorenzo! Non mi ascolti proprio!!


LORENZO

Sì… uff!


GIANNA

La sua costruzione iniziò nel 72 sotto l’imperatore Vespasiano e suo figlio Tito lo completò… Lorenzo! Mi stai ascoltando?


LORENZO

Eh? Sì, sì sto ascoltando… Suo figlio Tito… Vai vai!


GIANNA

Ma sei davvero impossibile! Basta con questi video!


LORENZO

Su Piazza Navona so qualcosa anch’io e... senza guida! In epoca romana era un anfiteatro!


GIANNA

No, uno stadio. Lo costruì l’imperatore Domiziano nell’85 dopo Cristo.


LORENZO

Uhm, sì. E quella è la famosa fontana dei Quattro Fiumi.


GIANNA

Sì, di Gian Lorenzo Bernini. Lorenzo, smettila di guardare le turiste!


GIANNA

Ed eccoci davanti a Castel S.Angelo. Pensa che fu un monumento romano, cioè la tomba di Adriano. Poi fu una fortezza. Lorenzo? Ma non mi ascolti proprio mai!?


GIANNA

Lorenzo, ma lo sapevi che Piazza di Spagna si chiama così perché nel ’700 c’era l’ambasciata spagnola?


LORENZO

Ah sì? Dov’era?


GIANNA

Guarda, là. Ma Lorenzo! La finisci di andartene di qua e di là? Uffa!


LORENZO

“La guida si arrabbia con lo studente indisciplinato”. È il titolo della foto.


GIANNA

Studente, sì, ma delle elementari! Cancellala!


LORENZO

No!


GIANNA

Cancellala! Dammela!


mercoledì 25 novembre 2020

Analisi culturali dell'articolo " Movimento 5 S, l'enigma del non partito" di Ilvo Diamanti

 Questo lavoro nasce dall'intento di analizzare le dimensioni pragmatiche presenti nell'articolo di Ilvo Diamanti intitolato "Movimento 5 S, l'enigma del non partito". Questo titolo rappresenta una forma di minaccia per il bisogno di faccia positiva di questo partito denominato Movimento 5 Stelle. Questo movimento politico M5S viene detto "enigma" come partito che accetta di vivere all'interno di una dimensione culturale di debole evitamento dell'incertezza. Il " non partito" è la possibilità di accettare in pieno la Massima di Maniera, ossia si accetta in pieno l'oscurità e l'ambiguità. Le elezioni in Emilia-Romagna hanno avuto effetti " nazionali" inteso come dovere della politica di guadagnare faccia positiva ( bisogno di riconoscimento) da parte della politica per evitare l'incertezza culturale nel decifrare gli eventi locali. Quindi potrebbe essere vista come una forma di violazione della Massima di Quantità perché il proprio contributo informativo non è informativo abbastanza alla luce del principio di cooperazione di Grice. Questo è un modo per dare faccia collettiva alla politica che ha sempre l'interesse di uscirsene dalle piaghe dell'incertezza. Questo sembra essere il suo dovere per ottenere faccia positiva di fronte ai tanti costi per la sua faccia negativa ( bisogno di mantenere la propria autonomia) presenti nei vari territori. Al contrario, i cittadini nelle loro azioni di votare localmente hanno un'altra valutazione della realtà maggiormente in sintonia con il bisogno di un forte evitamento dell'incertezza e un bisogno di votare "politici" che mostrano di essere vicini e competenti agli occhi della popolazione. Le popolazioni cercano una massima di qualità ( dicci il vero) nei confronti del mondo politico, il quale sul piano nazionale si mostra distante dai bisogni della popolazione. Questa distanza sociale consente di mantenere il paese collegato ad una dimensione culturale di " alto indice di distanza sociale". Questi due piani sono molto diversi e producono risultati elettorali differenti. Ognuno viola la sua massima di qualità e entrambi guadagnano faccia in direzioni opposte e contraria. Queste discrepanze colpiscono il Movimento 5 Stelle che avrebbe bisogno di essere fedele alla massima di qualità sia sul piano regionale, nazionale e europeo. Questa assenza è una forte minaccia per il bisogno di faccia positiva del partito. L'articolo di Ilvo Diamanti menziona il capo politico Di Maio mostrando come il partito sia diventato di tipo verticistico e non di tipo " paritario". Questo rappresenta una dimensione essenziale del mondo partitocratico, ossia una forte distanza sociale al suo interno e un forte bisogno di evitare l'incertezza. In altri termini, il partito conquista faccia se il suo leader riesce a trovare un modo per essere in luce dentro il partito. Insomma massimizzare i benefici del capo e minimizzare i benefici per la base del partito e per il suo elettorato è spesso la chiave per interpretare quello che succede nel mondo politico italiano e pertanto anche all'interno del M5s. In definitiva, la massima di qualità viene sacrificata per salvare la massima di tatto ( massimizza i benefici per il capo politico e massimizza i costi per la base del partito) nei riguardi del capo Di Maio. Per ottenere dei benefici e faccia positiva da parte del M5 bisogna rimanere un "non-partito" violando de facto la massima di qualità ( dicci il vero) perché il M5 è un partito a tutti gli effetti. Quindi sono cambiati gli elementi della scena culturale del partito e dei suoi partecipanti, in cui si interpretano gli eventi in modo simile ad un partito tradizionale. Questo comportamento del M5 è una grossa minaccia per il bisogno di faccia positiva dei suoi elettori mostrando in questo modo l'abitudine della politica di usare il suo forte grado di imposizione una volta al potere per ricreare una vera spaccatura in termini di distanza sociale con il suo elettorato. Il M5 come " non-partito" in sintonia con una dimensione culturale di tipo " soddisfatti" e per tornare a creare un'adesione culturale ad un minimo di "orientamento temporale a lungo termine", vale a dire introdurre una dimensione culturale completamente assente nella programmazione collettiva presente nel mondo politico italiano. Il motore della politica del M5s si è concentrato nell'attaccare i partiti come modalità per guadagnare faccia positiva nei confronti dei politici portatori di una tale distanza sociale come risultato di una incapacità di stare vicini ai bisogni dei cittadini. In definitiva è un movimento che intende guadagnare faccia politica a discapito degli altri partiti riducendo la distanza sociale con l'illusione della rete internet. Oggi il partito di Di Maio aderisce ad un debole evitamento dell'incertezza mentre all'inizio il partito M5 nasceva da un bisogno di forte evitamento dell'incertezza per ridare faccia collettiva positiva a tante persone che sentivano e continuano a sentire la politica dei partiti come una continua violazione delle massime di qualità, vale a dire vedere il contributo dei politici come troppo oscuro, ambiguo e poco pertinente.

 I temi prediletti del M5 all'inizio del loro percorso politico erano temi ambientali e di legalità. Questi erano temi che possedevano una dimensione temporale a lungo termine mentre oggi il partito si mostra legato ad un orientamento temporale a breve termine come tutti i partiti legati ad ottenere dei risultati di natura comunicativa in tempi brevi come modalità di guadagnare faccia positiva per il partito. I progetti a breve termine consentono in modo illusorio di ridurre la distanza sociale tra la politica e gli elettori. Il M5s vuole essere una forte minaccia per la difesa della faccia negativa collettiva di tanti partiti politici. Questo partito definito da Pierre Rosonvallo "contro la democrazia" prova a riportare la Massima di maniera al potere per evitare l'ambiguità e l'oscurità come tratti tipici del mondo politico. Il forte evitamento dell'incertezza è la dimensione essenziale con la riduzione della distanza sociale e la creazione di un partito con temi politici legati ad una dimensione temporale a lungo termine. Questo nuovo grado di imposizione presente nella politica del Movimento 5s è legato al concetto di una democrazia del controllo e della sorveglianza come "totem o fetici" del partito. In sostanza, l'elettorato italiano ha cercato di massimizzare i propri benefici a discapito dei partiti tramite l'adesione al partito del M5s con la sua apertura alla partecipazione dei cittadini come forma di riduzione della distanza sociale, con il potenziamento della faccia collettiva di questi nuovi attori-partecipanti nella scena politica italiana. In termini di analisi della cortesia linguistica si potrebbe dire che il controllo e la sorveglianza sono forme di forte grado di imposizione da parte del partito con la conseguenza di ridurre la distanza sociale tra la politica e la popolazione. Il M5s diventa un modo per aumentare la dimensione di diritto nel corpo elettorale italiano con il tentativo di riportare un'adesione ad una massima di qualità da parte dei politici del M5s contro gli altri partiti percepiti come non rispettosi della massima di qualità. Lo scopo del M5s è quello di massimizzare la faccia collettiva degli elettori e degli stessi membri del partito con l'ausilio della democrazia diretta come modalità per ridurre la distanza sociale in termini di allontanamento del concetto di gerarchia intesa come ineguaglianze esistenziali per dirigersi verso una gerarchia dei ruoli, la quale viene stabilita per convenienza. La democrazia diretta è concepita come un modo per avere una maggiore adesione ad una dimensione culturale di forte evitamento dell'incertezza perché si vuole lottare contro l'insicurezza e promuovere l'idea di competenza all'interno della cittadinanza come tratto invece presente nella dimensione culturale di debole evitamento dell'incertezza. La dimensione di tipo collettivismo viene potenziata perché si sviluppa un " noi coscienzioso" della propria appartenenza. La dimensione di tipo " soddisfatti" sembra essere significativa per il M5s perché si aumenta la sensazione di controllo della propria vita così come la libertà di parola dal basso sembra un dato molto rilevante in questo partito. Tuttavia, la dimensione soltanto di natura "telematica" ha mantenuto inalterato la distanza sociale tra il potere e gli elettori del M5 perché la distanza telematica viene ridotta nello scambio immediato online ma la distanza fisica dei corpi resta il dato insuperabile come elemento di criticità per capire la mancanza di successo del partito M5s nelle varie elezioni comunali, regionali ed europee. La democrazia diretta è un modo per indicare un atto linguistico di tipo " dichiarativo" perché intende esercitare un suo potere all'interno di un ambito istituzionale. Allo stesso modo è un atto linguistico con una valenza di tipo "rappresentativo" perché enuncia una realtà in base alle proprie credenze ma poi si è incapaci di tradurla in realtà. Insomma è una forma di promessa che non viene mantenuta da parte del partito M5s. Parlare di " democrazia diretta" è un modo per ottenere dei benefici per il bisogno di faccia positiva del M5s creando un effetto annuncio in sintonia con la massima di maniera intesa come modalità di evitare l'oscurità e l'ambiguità della politica. Soprattutto si vuole creare una nuova scena culturale con l'entrata della democrazia diretta creando in tal modo una nuova concezione dell'elettore " telematico". L'opposizione è legata alla democrazia rappresentativa, la quale rappresenta una minaccia al bisogno di riconoscimento in termini di faccia positiva da parte di cittadini troppo rilegati all'interno di una difesa diventata inutile della loro faccia negativa. Questa democrazia rappresentativa evidenzia la distanza sociale con gli elettori, un debole evitamento dell'incertezza da parte del potere di fronte al bisogno di massima di qualità, quantità, relazionale e di maniera richiesta da molta parte del popolo. Tutte queste violazioni sono la manifestazione di un forte grado di imposizione presente da parte del potere politico in termini di cortesia linguistica dove i cittadini perdono faccia positiva e la politica si mantiene nella difesa della propria faccia negativa. Questa democrazia rappresentativa ha la funzione di ricollocare la politica italiana dentro una scena politica tradizionale. Questa democrazia di tipo " rappresentativa" non è rappresentativa in termini di dimensione culturale di tipo " collettivismo" in cui prevale un " noi di tipo coscienzioso" perché si affida agli eletti il potere di decidere quindi un senso di adesione di tipo " out-group" al resto della popolazione. Quindi è un gruppo esterno che usa il suo grado di imposizione dovuto alla sua distanza sociale. Questo dato di distanza sociale insito tra eletti e elettori è il punto di critica del sistema politico italiano così come l'assenza di un orientamento temporale a lungo termine nella vita politica italiana con o senza il M5s. Gli eletti sono percepiti come portatori di uno stile comunicativo di tipo " freddo,distante" mentre il popolo degli elettori è alla ricerca di uno stile più coinvolgente, caloroso della politica nei confronti dei problemi della popolazione. 

Gli elettori cercano degli eletti con uno stile umile, modesto, cordiale per segnalare la loro riduzione di distanza sociale con il sentire della gente comune. Questa dimensione tradizionale della politica viene vista con sospetto da parte del M5s perché si percepisce come un partito "innovativo", quindi portatore potenzialmente di un orientamento temporale a lungo termine fondato sul concetto di " non-partito" intesa come unico modo per riconquistare la faccia positiva degli elettori, i quali hanno il diritto di ritrovare fiducia nei confronti della politica tramite l'adesione al M5s. Il partito con una vocazione nel ridare fondamenta alla massima di qualità per massimizzare i benefici comunicativi del suo elettorato. In sostanza, il M5s rimane nella categorizzazione dell'atto linguistico di tipo " rappresentativo" con una sua semplice formulazione delle sue credenze incapace di diventare nel tempo un atto linguistico di tipo " dichiarativo", ovverosia un partito veramente capace di esercitare un potere all'interno dell'ambito istituzionale. In fondo, il suo messaggio non riesce a modificare la scena culturale della " politica italiana" percepita come lo scopo principale del M5s. Il M5s come " non partito", amplificatore della sfiducia verso gli elettori con un viaggio verso la democrazia diretta. Di fatto, il M5s non sono un altro polo ma sono contro gli altri partiti come raison d'être iniziale. Questo è il loro problema quando si trovano ad affrontare le competizioni elettorali locali e regionali mostrando l'impossibilità di ripetere i risultati delle elezioni nazionali. Oggi questo M5s è diventato un partito secondo l'opinione dei suoi elettori mettendo in luce una profonda violazione della massima di qualità insita in un movimento "non-partito". Questo "non-partito" è diventato il partito con più deputati dentro il parlamento diventando una vera contraddizione in termini. Oggi il Movimento 5s è in crisi perché non ha più il monopolio dell'anti-politica come modalità per dare faccia positiva agli elettori poiché questo campo è occupato dalla Lega di Salvini e da Fratelli d'Italia. Di fronte alla Lega, il M5s è un "non-partito incompiuto", quindi una forma di aborto politico per dirla in modo ruvido. Infatti, per il movimento essere "anti-politica" significava potenziare la faccia positiva degli elettori con l'intento di ridurre questa infinita distanza sociale tra politica e società civile. I partiti in Italia si identificano tutti con il loro capo mentre il M5s di Di Maio e Crimi vive la presenza di grosse ombre come quelle di Grillo e Casaleggio junior. Questa accettazione di essere un partito sembra essere una grossa minaccia per la faccia negativa degli elettori del M5s ma potrebbe diventare un beneficio se il M5s riuscisse a ritrovare un'adesione con la massima di qualità e di relazione offrendo un contributo veramente rilevante nel suo tentativo di cambiare la scena culturale della politica italiana usando con forza la massima di qualità come strumento di lotta contro una politica dell'ambiguità e dell'oscurità.

 


 https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2020/02/5s-lenigma-del-non-partito-diamanti.pdf