domenica 28 gennaio 2018

film da vedere

http://www.imdb.com/list/ls070122193/
http://www.imdb.com/list/ls002417064/
https://bestsimilar.com/tag/696-politics

la guerre come document il mestiere della guerra

https://streaming-canal-u.fmsh.fr/vod/media/canalu/documents//groupe_ens_lsh/01_art-de-gouverner-a-florence.pdf


https://it.wikipedia.org/wiki/Il_mestiere_delle_armi


sabato 27 gennaio 2018

Andrea Balestri Pinocchio la canzone



"perchè, perchè, perchè sono monello? perchè, perchè, perchè son senza cuore ne cervello? perchè son libero e giocondo? perchè, perchè son nato giramondo? perchè, perchè non voglio andare a scuola? perchè, perchè dai libri non imparo una parola? perchè la vita è tanto bella, eppur si sa, non tutto il mondo balla? a tutti questi 100 e più perchè, perchè, io cerco una risposta anche per te. E urlano, strillano, corrono, mi vogliono ubbidiente, docile, vinto, e come un burattino mi vorrebbero guidar, è vietato schiamazzar, è proibito brontolar, il bambino ha da ubbidir, fare i compiti e studiar. Lo so, lo so, lo so sono un monello, lo so, lo so, lo so son senza cuore ne cervello, lo so, son proprio un giramondo, eppur non so piegarmi a questo mondo. Io scappo e mi ribello sai perchè? perchè? perchè sono un bambino come te e spiegalo, diglielo, cantalo, che scoppi il finimondo, urlalo, strillalo, la vita è tanto bella, me la vorrei goder, basta poco per campar, che m'importa di studiar? non si può solo ubbidir, voglio vivere e capir. Lo so, lo so, lo so sono un monello, lo so, lo so, lo so son senza cuore ne cervello, lo so, son proprio un giramondo eppur non so piegarmi a questo mondo. Lo so, lo so, lo so sono un monello, lo so, lo so, lo so son senza cuore ne cervello, lo so, son proprio un giramondo eppur non so piegarmi a questo mondo.

canzone di Pinocchio


7 – Che film andiamo a vedere? role-play in classe




7 – Che film andiamo a vedere?

LORENZO

Allora, hai deciso che film andiamo a vedere?

GIANNA

Beh, ci sono due o tre film interessanti.

LORENZO

Per esempio?

GIANNA

Beh, è uscito l’ultimo di Nanni Moretti. Di solito mi piacciono i suoi film.

LORENZO

Sì, ma non volevi andare a vedere qualcosa di allegro? Ho sentito che è bello, ma un po’ malinconico.

GIANNA

Hai ragione, meglio qualcosa di più vivace.

LORENZO

Se non sbaglio, oggi esce l’ultimo con Will Smith!

GIANNA

E no, caro mio, stavolta non ci casco! L’ultima volta che siamo andati a vedere un film con lui per poco non svenivo!

LORENZO

Ma dai, per un po’ di sangue… E poi c’era anche una parte romantica.

GIANNA

Non è vero! Di romantico non c’era proprio niente!

LORENZO

D’accordo, d’accordo! Come non detto. E allora proponi tu qualcosa.

GIANNA

Allora, qui vedo che è uscito il film di Muccino che ha vinto tutti quei premi… Che dici? Muccino piace anche a te, no? Lo danno all’Odeon.

LORENZO

A che ora è il primo spettacolo?

GIANNA

Alle sei e mezza.

LORENZO

Tra venti minuti. Allora è meglio che ci sbrighiamo.

GIANNA

Ok.

LORENZO

Tieni.

GIANNA

Grazie. Senti, prendiamo i pop corn? Da piccola, quando andavo al cinema con i miei, li prendevo sempre!

LORENZO

D’accordo. Se li prendevi da piccola... Prendiamo uno di questi...

GIANNA

Allora, bello no? Non credevo così.

LORENZO

Bello, bello… Poi con tutti quei panorami di Firenze... Bello.

GIANNA

Ma che Firenze? Era Perugia!

LORENZO

Ah, giusto. Perugia, sì. Ma perché poi alla fine lui scappa con la cugina?

GIANNA

Non era la cugina, era un’amica! E non sono scappati.

LORENZO

Ma non era la figlia del fratello, il fratello che viveva a Milano…no?

GIANNA

Ma che dici? Quello non era il fratello! Il fratello abitava con quella donna che faceva l’avvocato. Lorenzo, ma dormivi o hai visto il film?

LORENZO

Mmh, effettivamente, devo essermi addormentato a metà del film.


Analisi delle dimensioni culturali presenti nel dialogo " che film andiamo a vedere?"

L'inizio del dialogo parte con una richiesta " allora che film andiamo a vedere?" compiuta da Lorenzo come atto linguistico che rientra nella dimensione culturale di "forte evitamento dell'incertezza" con un principio che implica la presenza di stress e nervosismo.
La risposta di Gianna sarà compiuta con " beh ci sono due o tre film interessanti" in sintonia con la dimensione culturale di "debole evitamento dell'incertezza" tramite il principio che prevede ambiguità e caos. In questo modo Gianna mostra poco stress e tranquillità nella realizzazione della sua scelta. 
Proseguendo Gianna afferma " l'ultimo di Nanni Moretti di solito mi piacciono molto i suoi film". In questa affermazione di tipo descrittivo si mostra in sintonia con una dimensione con un "orientamento temporale a breve termine" poiché il parametro in questione è quello della stabilità della persona come sempre uguale a se stessa. Lorenzo continua la conversazione con " sì ma non volevi andare a vedere qualcosa di allegro?" in modo da potere tornare ad un parametro di bisogno emotivo di regole ( anche se non sempre rispettate) in modo da aderire ad una dimensione di forte evitamento dell'incertezza evitando di vedere un film che non intende vedere. Lorenzo comunque afferma che " ha sentito che è bello" per potere mantenere l'armonia in sintonia con la dimensione culturale di tipo " collettivismo". La replica di Lorenzo prosegue con " ma un po' malinconico" può essere interpretato come un volere rientrare nella dimensione di "forte evitamento dell'incertezza" con la presenza di stress nel dovere vedere un film di non gradimento. Gianna afferma " hai ragione" per evidenziare il mantenimento dell'armonia nella sua relazione con Lorenzo come tratto della dimensione di tipo " collettivismo". Allo stesso tempo per Gianna è un modo per aderire ad un "orientamento temporale a lungo termine" perché mostra di sapersi adattare alle circostanze. 
La proposta di Lorenzo con " l'ultimo di Willy Smith" è un cambio di proposta che evidenzia un modo di aderire ad una dimensione di " debole evitamento dell'incertezza". Questa volta la replica di Gianna sarà un " non ci casco" in linea con una dimensione culturale di "forte evitamento dell'incertezza" come tratto non tipico del comportamento linguistico di Gianna poiché mostra un parametro di intolleranza verso un'idea divergente. Gianna menziona un " ultima volta" che può essere interpretato come un crocevia tra la dimensione di un "orientamento temporale a breve termine" fatto di linee universali da seguire. Allo stesso tempo emerge una dimensione di tipo " vincolati" perché appare la difficoltà di ricordare delle emozioni positive. La replica di Lorenzo sarà " ma dai per un po' di sangue" e " poi c'è anche una parte romantica" mostrando un'adesione da parte dell'interlocutore maschile ad una dimensione culturale detta "debole evitamento dell'incertezza" ma anche per aderire ad una dimensione di tipo " collettivismo" mettendo al centro in questo modo la relazione e un certo grado di appartenenza tra di loro. La risposta di Gianna sarà " di romantico non c'era proprio niente" in linea con la dimensione di forte evitamento dell'incertezza tramite un parametro di intolleranza verso persone più divergenti. Lorenzo offre come riparazione un " d'accordo d'accordo come non detto" come modalità di mantenimento dell'armonia come tratto principale presente nella dimensione di tipo " collettivismo". In seguito, il dialogo prosegue prima della visione del film e con il bisogno di comprare dei popcorn. Gianna afferma che " da piccola li prendeva sempre" mettendo in avanti un'adesione ad un orientamento temporale a breve termine perché le tradizioni sono sacrosante ed esiste una stabilità della persona come sempre uguale a se stessa. Lorenzo replica con " se li prendeva da piccola" mettendo in avanti l'importanza della relazione in sintonia con la dimensione di tipo " collettivismo" con il mantenimento dell'armonia. L'uso di un verbo alla prima persona al plurale come " prendiamo" conferma il parametro di un " noi coscienzioso". 
All'uscita del film, Gianna chiede a Lorenzo " allora bello no?" come forma di ricerca dell'opinione personale in sintonia con una dimensione culturale di tipo " individualismo" dove l'altro è considerato come un individuo con opinione. Gianna afferma che " non credevo così" come forma di adesione ad un "orientamento temporale a breve termine" perché ci sono delle linee universali a proposito delle situazioni. Lorenzo replica con un " bello bello" per enfatizzare un " noi coscienzioso" tipico della dimensione di tipo collettivismo. La descrizione non certa del film compiuta da Lorenzo conduce all'adesione ad un "debole evitamento dell'incertezza" con la presenza di poco stress e tranquillità. La risposta di correzione di Gianna quando afferma che " era Perugia" segnala la sua adesione ad un forte evitamento dell'incertezza offrendo delle risposte puntuali. Lorenzo continua con un racconto molto incerto quando afferma " alla fine scappa con la cugina?" con un'incapacità di fornire una descrizione corretta in linea con un'adesione ad un "debole evitamento dell'incertezza" mostrando di non conoscere le risposte. Gianna corregge un "forte evitamento dell'incertezza" mostrando di avere delle risposte mentre Lorenzo in questo contesto è in sintonia con un "debole evitamento dell'incertezza" perché si mostra tranquillo con l'ambiguità di non sapere fornire delle risposte. Gianna per conferma chiede " dormivi o hai visto il film?" come domanda in ampia consonanza con un "forte evitamento dell'incertezza" perché vige per Gianna il bisogno di ottenere chiarezza. La risposta di Lorenzo in piena sintonia con la dimensione di tipo " debole evitamento dell'incertezza" con un principio di tranquillità e poco stress afferma " mi devo essere addormentato a metà del film". In questo dialogo emerge come il dialogo tra i due interagenti si regga nell'adesione in modo contrapposto a diverse dimensioni culturali nelle varie situazioni in modo da rendere più interessante l'interazione tra i due interlocutori.

Hofstede, G. (2011). Dimensionalizing Cultures: The Hofstede Model in Context. Online Readings in Psychology and Culture, 2(1). https://doi.org/10.9707/2307-0919.1014

Sitografia

 https://www.youtube.com/watch?v=Aqjs8u_DEXE




















Analisi delle dimensioni culturali presenti nel dialogo " una telefonata importante" tratto dal materiale Video Progetto Italiano 1.



Analisi delle dimensioni culturali presenti nel dialogo " una telefonata importante" tratto dal materiale Video Progetto Italiano 1.


Il dialogo preso in esame sarà analizzato alla luce delle dimensioni culturali provenienti dal metodo di analisi di Geert Hofstede ( 2011) per potere cogliere gli elementi culturali impliciti presenti all'interno di questa conversazione.
Il dialogo inizia con un primo atto di conversazione da parte di Lorenzo "Allora, dammi il video che vuoi inviare". Questo atto rappresenta una richiesta per aderire ad una dimensione culturale di forte evitamento dell'incertezza per essere in linea con il parametro di chiarezza nel proprio modo agire.
 La risposta di Gianna sarà " Eccolo. Ma dici che è possibile" che sembra una risposta in sintonia con la dimensione culturale di tipo " vincolati" perché le cose non dipendono dal mio volere e pare vivere con una scarsa propensione a ricordare le emozioni positive. Quando Lorenzo pronuncia " vediamo" si ricollega ad un debole evitamento dell'incertezza soltanto iniziale per poi menzionare il fatto che " il tuo computer non è molto potente". Questa replica da parte di Lorenzo significa compiere una breve descrizione delle cose per rientrare nella dimensione culturale di un orientamento temporale a breve termine perché ci sono dei parametri universali sulle cose da rispettare. Continuando la sua replica il protagonista maschile menziona " una connessione veloce" cercando in questo modo di rientrare nella dimensione di tipo " soddisfatti" per potere aderire ad un maggiore senso di controllo della situazione. Gianna con la sua replica " speriamo dai" indica una sintonia con una dimensione culturale di debole evitamento dell'incertezza e con un proprio agio con un parametro fatto d'ambiguità e caos. Gianna ringraziando Lorenzo aderisce ad una dimensione di tipo " collettivismo" mettendo l'accento sul parametro di un " noi coscienzioso" e di enfatizzazione dell'appartenenza in cambio di lealtà. " Si va bene" pronunciato da Lorenzo può essere interpretato come un tentativo di rientrare nella dimensione di tipo " individualismo" dove tutti sono tenuti a badare a se stessi almeno come regola di principio e che i compiti sono più importanti come viene espresso nella dimensione di tipo " individualismo". Gianna, in questo dialogo, sembra porre in evidenza il mantenimento di un " noi coscienzioso" e di porre la conversazione sul piano della loro relazione come dato più importante. Quando Lorenzo compie delle richieste di chiarezza mostra la sua assonanza con un forte evitamento dell'incertezza perché prevale il parametro di richiesta di chiarezza. Gianna nella sua replica fa intendere un'adesione ad una dimensione di tipo " vincolati" perché fa delle cose che non dipendono da lei ma che sono una conseguenza della sua adesione alla dimensione di tipo " collettivismo" e allo stesso tempo ad una dimensione temporale a breve termine perché è importante essere al servizio degli altri. Il suo enunciato intende mostrare una forte enfatizzazione della sua appartenenza alla vita famigliare. Lorenzo per evitare di subire questa dimensione di tipo " collettivismo" mette in avanti un " Ok Ok lo so" come modalità di adesione alla dimensione di forte evitamento dell'incertezza mostrando una certa intolleranza verso comportamenti divergenti.  Di fatto per Lorenzo, il contenuto del discorso di Gianna nega la possibilità di aderire ad un forte evitamento dell'incertezza con la possibilità di offrire delle risposte. In questo modo Gianna aderisce per Lorenzo ad un parametro di incompetenza presente nella dimensione di forte evitamento dell'incertezza. Di rilievo sono gli elementi interazionali come ad esempio " e allora, dici, dici, dico" che sono elementi di lingua che vanno in sintonia con la dimensione di debole evitamento dell'incertezza perché in quei frangenti si mostra una maggiore propensione all'incertezza. Lorenzo esplicita la sua posizione " come puoi inviare via mail un file di questo tipo?" dimostrando la sua sintonia con la dimensione culturale di "forte evitamento dell'incertezza" segnalando implicitamente l'incompetenza dell'interlocutrice. " E poi come lo scarica tua sorella?" rendendo di fatto anche la sorella incompetente e il parametro dell'offrire delle risposte consueto di Lorenzo non può essere rispettato in questo tipo di operazione.
" Come faccio allora" è la replica di Gianna in piena adesione alla dimensione di tipo "vincolati" perché prevale un sentimento di abbandono ma allo stesso tempo aderisce ad un "forte evitamento dell'incertezza" ma anche la presenza di un "orientamento temporale a breve termine" perché la vita famigliare viene guidata da imperativi ed essere al servizio degli altri è importante in questo momento per Gianna. Lorenzo si propone linguisticamente e culturalmente come colui che possiede tutte le risposte in sintonia con la dimensione di forte evitamento dell'incertezza.
La replica di Gianna è " giusto allora vado subito" come atto linguistico di enfatizzazione di un " noi coscienzioso" e un'armonia tra gli interlocutori. La richiesta di indicazioni sulla presenza di un'agenzia viene a conferma di un debole evitamento dell'incertezza ma con un orientamento a volere passare verso la dimensione di un "forte evitamento dell'incertezza" per uscire da un parametro di non competenza come appare chiaro a Lorenzo. La risposta di Lorenzo è sempre in consonanza con la sua forte adesione ad una "dimensione di evitamento dell'incertezza" con l'atto di offrire sempre tutte le risposte e con il suo bisogno di strutturare le azioni. Questo spinge Lorenzo ad aderire ad una dimensione di tipo "soddisfatti" perché si realizza il parametro di controllo della propria vita in questo modo e consente anche una certa libertà di parola. Questa adesione alla dimensione di forte evitamento dell'incertezza consente a Lorenzo di dirsi felice. La risposta di Gianna è invece in sintonia con la dimensione di tipo " collettivismo" con la sua enfatizzazione dell'appartenenza compiuta con l'uso della prima persona al plurale in molte occasioni del dialogo. Le sue numerose domande confermano l'appartenenza a questo " noi coscienzioso" della coppia che offre protezione in cambio di lealtà. Lorenzo, da parte sua, offre come sempre delle risposte in linea con la sua dimensione culturale di "forte evitamento dell'incertezza". Durante questo dialogo avviene una telefonata che diventa un'occasione per aderire ad una dimensione di tipo " soddisfatti" per Gianna poiché consente di ricordare le emozioni positive e pertanto di dirsi felice in quel dato momento. Davanti al richiamo di abbassare la voce compiuto da Lorenzo con un "sshut" evidenziando una certa intolleranza verso comportamenti divergenti rimanendo ampiamente in sintonia con il suo forte bisogno di evitamento dell'incertezza. In seguito Gianna dice che "non sento niente" a proposito dell'impossibilità di ascoltare la sorella al telefono. Questo fatto riporta Gianna alla sua consueta adesione ad una dimensione di tipo " vincolati" per il fatto che questi avvenimenti non dipendono da lei e quindi non può dirsi felice. Come al solito, in questo dialogo, Lorenzo offre di nuovo la capacità di fornire delle risposte in sintonia con il suo forte evitamento dell'incertezza. In questo modo Lorenzo ha di nuovo la possibilità di vedere Gianna come incompetente. Le numerose richieste di Gianna sembrano ricoprire la funzione di mantenere la comunicazione incentrata sull'importanza della relazione in sintonia con la dimensione di tipo " collettivismo" e in questo modo consente a Lorenzo di offrire le risposte come previsto dalla dimensione di " forte evitamento dell'incertezza".
La richiesta fatta da Gianna " vieni con me" evidenza in modo chiaro come il suo stile conversazionale ( Gumpertz, 1982) sia di tipo " collettivismo" con un noi di tipo coscienzioso e anche di tipo " vincolati" con il fatto che le cose non dipendono dal mio volere. Lorenzo, da canto suo, necessita di questo comportamento per potere aderire ad una dimensione culturale di "forte evitamento dell'incertezza". In tal modo, Lorenzo può raggiungere un collegamento con la dimensione di tipo " soddisfatti" con il fatto di avere la sensazione di tenere tutto sotto il suo controllo. All'interno di questo dialogo tra i due interlocutori un modello culturale incentrato sulla dimensione culturale di tipo " maschile" in cui la differenza di genere è elevata in termini di ruoli sociali ed emozionali tra di loro. Lorenzo ha uno stile conversazionale dove prevale la capacità di essere assertivo e ambizioso mentre Gianna appare come una ragazza umile.

 
LORENZO

Allora, dammi il video che vuoi inviare.

GIANNA

Eccolo. Ma dici che è possibile?

LORENZO

Vediamo. Il tuo computer non è molto potente, qui invece hanno una connessione veloce.

GIANNA

Speriamo, dai...! Comunque grazie, Lorenzo, sei davvero gentile a perdere tempo con me...

LORENZO

Sì va bene... Ecco. Questo è il contenuto del dvd. C’è scritto “battesimo”, è il video giusto?

GIANNA

Sì, “battesimo”. Sai, mia sorella ci tiene moltissimo a vedere il video che abbiamo fatto per il battesimo di Nicola, è sempre triste quando non può venire per queste occasioni, ma sai, lei vive in Argentina e...

LORENZO

Ok ok, lo so. Allora, vediamo di scaricarlo... Ma Gianna, accidenti, sono 540 mega!

GIANNA

E allora?

LORENZO

E allora... allora è un file troppo pesante!

GIANNA

... dici?

LORENZO

Dico dico! Come puoi inviare via mail un file di questo tipo...!? E poi come lo scarica tua sorella?

GIANNA

Come faccio, allora? Mia sorella tra una settimana parte per un mese e deve avere il video in questi giorni!

LORENZO

Beh, puoi mandare il dvd con un corriere espresso, così arriva in pochi giorni, no?

GIANNA

Giusto! Allora vado subito! Sai se c’è un’agenzia di corriere espresso qua vicino?

LORENZO

Sì, guarda, è proprio qui dietro: dopo 200 metri prendi la strada a destra. Lì c’è il cinema Odeon, accanto al cinema Odeon c’è l’agenzia DHL.



GIANNA

Perfetto!... Sai cosa faccio? Prima vado in libreria e compro dei libri anche per lei! Tanto posso mettere tutto in un pacco, no?

LORENZO

Certo. Libri e dvd insieme.

GIANNA

Pronto? … Titti!! Sei tu?? Come stai? … Cosa? Non sento niente! Pronto!
È mia sorella da Buenos Aires! Ma non sento niente!

LORENZO

Puoi chiamarla tu, magari da una cabina. Hai una scheda?

GIANNA

Sì, credo di sì… Eccola! È nuova, la tengo sempre per casi del genere… C’è una cabina qui vicino?

LORENZO

Guarda lì, davanti al ristorante cinese.

GIANNA

Ah sì! Allora vado subito… vieni con me?


Bibliografia

Hofstede, G. Dimensionalizing cultures: The Hofstede Model in context. Online Readings in Psychology and Culture 2, 2011 Retrieved from http://scholarworks.gvsu.edu/orpc/vol2/iss1/8

GUMPERZ John, 1982, Discourse strategies, Cambridge: Cambridge University Press
 
Sitografia
 
Una telefonata importante si può ritrovare al seguente collegamento:
 https://www.youtube.com/watch?v=5xRPtaBnRKU&t=1s

role-play sul lavoro


le mie manie quotidiane


intervista junior il tuo piatto preferito e dove mangi e altre interviste utili


la donna è mobile


figaro il barbiere di seviglia con testo


il postino come role-play


dialogo sulla bellezza della vita

Dobbiamo ricordare a tutti come è bello!
Cos'è che è bello, Leonard?
Leggi il giornale, che cosa dice?
Tutto male, è tutto brutto!
Hanno dimenticato cos' è la vita,
cosa significa essere vivi.
Bisogna che qualcuno gli ricordi cos' è che hanno e cosa potrebbero perdere!
Io sento la gioia della vita, il dono della vita, la libertà della vita, la meraviglia della vita!

Continuava a dire che la gente non apprezza le cose semplici, lavoro, gioco, amicizia, famiglia.
Era cosi' eccitato che ha parlato fino alle 5 del mattino; io non so se questo è liberazione o mania o AMORE,
Sì giusto!
Quello che dice è vero, noi veramente non sappiamo apprezzare il dono della vita...

role-play in classe


role-play il coinquilino ideale

http://www.grammateca.it/wp-content/uploads/2016/01/coinquilino-ideale-SCHEDA-grammateca.pdf

venerdì 26 gennaio 2018

Lingua e pensiero

Il tema della lingua legato al concetto di pensiero rientra nella difficoltà di circoscrivere bene la sua reale natura. Storicamente si sono affrontate due posizioni filosofiche:
- l'universalismo
- e il relativismo

L'universalismo, nato con Platone e Cartesio, Spinoza, Leibniz e Kant, sostiene che per capacità innate ragioniamo tutti allo stesso modo e che il pensiero informa la lingua.
Dall'altra parte si trova il relativismo, con autori quali Locke, Berkeley, Hume, che nega l'innatismo delle categorie mentali e sostiene invece che la conoscenza viene acquisita attraverso l'esperienza. Pertanto se l'esperienza è diversa sarà diverso il modo di pensare. I maggiori sostenitori di questa tesi saranno Edward Sapir e Whorf. Sapir afferma ( 1949):

è un'illusione immaginare che uno si adatti alla realtà senza l'uso della lingua e che la lingua sia meramente un mezzo incidentale per risolvere specifici problemi di comunicazione. Il fatto è che " il mondo reale" è in larga misura costruito sulle abitudini linguistiche del gruppo. Nessuna lingua è sufficientemente simile ad un'altra per essere considerata rappresentante della stessa realtà. I mondi in cui vivono società diverse sono mondi distinti, non meramente lo stesso mondo con attaccate diverse etichette.

Per Whorf ( 1956) il principio della relatività linguistica vuol dire, in termini informali, che gli utenti di grammatiche marcatamente diverse vengono indirizzati dalle loro grammatiche verso tipi diversi di osservazioni e valutazioni diverse di atti di osservazione esternamente simili, e dunque non sono equivalenti come osservatori ma devono arrivare a interpretazioni diverse del mondo.

Ideologicamente, dal momento che il diverso tende ad essere interpretato in termini di dominanza-subalternità, la posizione universalista e relativista si contrappongono spesso radicalmente nel bene e nel male. Il lato positivo dell'universalismo può garantire l'uguaglianza, glissare sulle differenze e risultare democraticamente rispettose di tutte le culture. Negativamente può spiegare le differenze in termini di attesa del raggiungimento del progresso da parte di coloro che sono esclusi in questo momento. Per antropologi come Hill e Mannheim ( 1992) si può parlare di " un universalismo ingenuo e razzista, e un evoluzionismo altrettanto volgare in antropologia e storia".
Questo modello è molto presente nella cultura occidentale nei riguardi dei popoli primitivi o da parte dell'alta cultura " colta" verso la cultura di massa " ignorante".
Il relativismo sembra positivamente rispettare le differenze ma negativamente rischia con il suo lato incommensurabile spingere all'incomunicabilità tra le culture data l'impossibilità di intendersi l'una con l'altra. Questo modello oggi rischia di convalidare ed esaltare per partito preso ogni forma di diversità. Pertanto un conto è filosoficamente capire e rispettare come gli altri pensano, sentono e agiscono, un conto è indiscriminatamente giustificare valori e pratiche e condonare tutto.
In modo pratico prevale la versione debole del relativismo come osserva Kramsch prevale una versione debole del relativismo declinata in questo modo:

- la traduzione da una lingua all'altra è possibile, anche se è vero che nelle sfumature dei significati qualcosa può andare perduto;
- numerosi individui multilingui conoscono le proprie lingue in modo de-etnicizzato, e cioè non deterministicamente legato ad una particolare collettività.
- con la crescente mobilità nel mondo globale diventa sempre più difficile sostenere che tutti i membri di una cultura nazionale o peggio ancora, tutti i parlanti di una lingua sovranazionale pensino alla stessa maniera.

La versione debole del relativismo sostiene che solo alcune categorie mentali più generali e astratte sono innate ma che la forma effettiva con cui vengono realizzate sono il risultato dell'esperienza.
Molto utile sarà di stabilire quale sia l'impatto della lingua sul pensiero in termini cognitivi, dato che la rappresentazione mentale della realtà dipende dalla nostra cognizione e tenendo presente che la cultura rappresenta la programmazione mentale e quindi parlare di pensiero significa parlare di cultura. Molto interesse per il campo della relatività linguistica è ricaduto sul lessico notando come alcune lingue ipodifferenziano o iperdifferenziano rispetto ad altre. Per esempio in hopi la parola " masa'ytaka" significa qualcosa che vola eccetto l'uccello e include significati quali " insetto, aeroplano, pilota, aquilone". In pintupi, una lingua arborigena dell'Australia, ci sono molte parole per designare un buco:

yarla  = buco in un oggetto
pirti = buco nel terreno
kartalpa = buco piccolo nel terreno
pirnki = buco in una lastra rocciosa
yulpilpa = buco poco profondo in cui vivono le formiche
mutare = buco speciale in una lancia
nyarrkalpa= covo cunicolare di animale piccolo
pulpa= covo di coniglio
makarnpa = covo di iguana
katarta= buco lasciato da un'iguana quando esce dopo l'ibernazione

Da questo esempio emerge la possibilità di tradurre dal pintupi ma con la necessità di usare più parole per dire la stessa cosa. Lo stesso discorso vale per categorie grammaticali come i pronomi in bislama che possiede sei morfologizzazioni del pronome noi:

mitufala = noi due senza di te
mitrifala = noi tre senza di te
yumitu = noi due, io e te
mifala = noi e non voi
yumitri = noi tre, io, te e lui
yumi = noi tutti, senza distinzione

Oppure si pensi all'ordine inglese STOP che può tradursi come fermati vs fermatevi, dovere scegliere  tra il tu e il lei con fermati o si fermi, fermatevi o si fermino.
Per compiere questi studi di linguistica cognitiva è necessario esplicitare quali aspetti linguistici sono significativi per il pensiero e combinare aspetti grammaticali ben definiti con rigorose dimostrazioni di fenomeni cognitivi chiaramente distinti di percezione, classificazione e memoria.

Breve panoramica storica sul concetto di cultura

La lingua e la cultura sembrano avere un nesso evidente ma la sua dimensione resta sempre molto difficile da determinare. Per rendere questa operazione possibile si cercherà di capire bene cosa sia la cultura nel suo senso più ampio possibile.
Williams ( 1981) ha definito la cultura come l'intero modo di vivere di un popolo rifacendosi alla definizione classica di Edward Tylor ( 1871) dove:

la cultura, o civiltà, intesa nel suo senso etnografico, è quell'insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo come membro di una società.

In altri studiosi si è sottolineato il valore mentale e conoscitivo della cultura come nel caso di Goodenough ( 1964):

la cultura di una società consiste di qualunque cosa uno deve sapere o credere per operare in modo accettabile ai suoi membri... La cultura, essendo quello che la gente deve imparare, diverso dall'eredità biologica, deve consistere del prodotto finale dell'apprendimento: conoscenza nel senso più ampio possibile del termine.

Nel lavoro di Rossi-Landi ( 1973) si parla di cultura come concepita come sistema di mediazione tra l'uomo e l'ambiente in modo da recuperare una certa fisicità. Infatti tra l'uomo e il cibo troviamo la forchetta e anche la cucina. Tra l'uomo e la pioggia abbiamo un ombrello. Tra l'uomo e l'uomo ritroviamo il pensiero.
Nel lavoro di Bourdieu ( 1990) vediamo come la cultura non sia qualcosa di semplicemente presente nella mente umana, né qualcosa presente solo nei rituali o simboli della società, ma piuttosto la cultura sarebbe un "Habitus", ossia un sistema di disposizioni con una dimensione storica attraverso cui l'individuo partecipa in attività che gli permettono di sviluppare una serie di aspettative sul mondo e sul suo modo di stare al mondo avrebbe poi aggiunto Duranti ( 1997). In questo modo si vede un tentativo di pace tra il soggettivismo e l'oggettivismo che divide il mondo delle scienze sociali. L'attore umano soggetto della sua vita può esistere culturalmente e funzionare solo come partecipante in una serie di attività abituali e routinizzate dalla sua azione individuale.
Nel lavoro di Geertz ( 1987) la cultura viene concepita come un processo comunicativo in cui i soggetti agiscono su di un "testo" fatto di simboli e significati. In Clifford ( 1993), il concetto di cultura sarebbe un " predicament", ossia una specie di "imbroglio" non facile da sbrogliare ma di cui però non ci si può sbarazzare facilmente.
Il concetto di cultura enunciato precedentemente compie una breve rassegna storica del significato di questo concetto molto controverso. Secondo Fabietti ( 2004), il concetto di cultura resta valido se adoperato in modo dinamico, aperto, negoziale per meglio adattarsi alla realtà odierna fatta di numerose migrazioni e diaspore e per non assegnare diversità ben definite in mondo liquido.

Sicuramente il metodo di lavoro prediletto nel campo della comunicazione intercultura risulta essere la comparazione di orientamenti generali presenti nei vari paesi piuttosto che analisi di singoli elementi. Per questo genere di approccio si userà il modello di comprensione del fenomeno culturale di Geert Hofstede ( 2001) per la sua capacità di operazionalizzare contrastivamente alcune dimensioni culturali che meglio di altre sembrano prestarsi ad essere abbinate ad alcuni tratti pragmatici della lingua.
Nel lavoro di Hofstede (2001) la definizione di cultura è quella di programmazione collettiva della mente, in cui la " mente" va intesa come:
- la testa che pensa
- il cuore che sente
- mani che agiscono

Questa definizione implica delle conseguenze sul piano delle credenze, dei sentimenti e delle abilità.
Appare chiaro  che la cultura non sia osservabile direttamente così come non lo sono i valori culturali, i quali sono i costrutti chiave del programma mentale. Quello che possiamo osservare sono le manifestazioni, i comportamenti, le pratiche di vita e da questi risalire alla programmazione.
Al centro per Hofstede si trovano i valori che rappresentano la tendenza nel preferire uno stato di cose piuttosto che un altro. I valori sono i fini a cui tendiamo e non sono mezzi per andare da qualche parte. Per tale motivo sono di natura polare come positivo o negativo, bene o male, bello o brutto, sicurezza vs pericolosità, razionalità vs irrazionalità, logico vs paradossale.
Questi poli hanno due proprietà: intensità e direzione.
Se prendiamo l'esempio di " possedere denaro" può essere un valore molto rilevante ( forte intensità) nel senso che possederne di più è positivo e possederne meno è negativo.
Per altre persone può variare sia l'intensità che la direzione: chi prende il Vangelo seriamente nutre nei confronti della ricchezza la stessa intensità forte in senso opposto per cui è negativo possederne ed è positivo non possederne. Per altri può essere irrilevante.
I valori non sono isolati ma creano un sistema di valore o gerarchie. Ad esempio il valore della libertà può essere in contrasto con il valore dell'eguaglianza e pertanto crea dei conflitti ed incertezze ideologiche e comportamentali. E' di cruciale importanza distinguere tra:
- valori desiderati, quelli cui effettivamente si aspira
- valori desiderabili, quelli cui si dovrebbe aspirare
Questa differenza è presente tra l'ideologia e la fattualità delle cose. Il desiderabile rientra nell'ideologico mentre il desiderato rientra nello specifico delle proprie scelte.
I valori sono osservabili solo se diventano delle pratiche rendendo visibile delle manifestazioni della cultura quali ad esempio:
- rituali
- eroi
- simboli

Il primo livello osservabile sono i rituali con le loro attività collettive tecnicamente inutili per raggiungere gli scopi desiderati ma che sono socialmente necessarie per tenere l'individuo legato alla collettività. Le cerimonie civili o religiose, i saluti hanno questa funzione. Il secondo strato è occupato dagli eroi, personaggi veri o immaginari, vivi o morti che posseggono tratti ambiti in quella cultura e offrono modelli di comportamento. Nella nostra cultura sono esempi Valentino Rossi, Madre Teresa e Asterix ad esempio. Al terzo strato troviamo i simboli, le parole, i gesti, oggetti i cui significati sono noti solo da chi condivide quella data cultura. Gli slogan, i vestiti o le bevande sono degli esempi di simboli. Se i simboli, eroi e riti sono visibili a tutti, il loro significato culturale è invisibile e interpretabile solo all'interno della cultura. I valori e le pratiche come sistemi costituiscono la cultura, ossia la programmazione collettiva della mente.
La stabilità di questo programma dipende da fattori ecologici, fisici e sociali che variano dalla forza della natura e dell'uomo così come le norme sociali portano al mantenimento delle istituzioni.
Gli elementi stabilizzanti della cultura sono per i fattori ecologici: la geografia di un paese, la sua storia, la sua demografia, il suo sistema di igiene, la sua alimentazione, la sua economia, tecnologia, urbanizzazione. Le norme sociali hanno il ruolo di rafforzare la famiglia, il sistema educativo, la religione, i sistemi politici e le leggi.
Per esempio, in Italia, il passaggio dal fascismo alla repubblica ha rappresentato un cambio radicale per le istituzioni mentre sul piano delle norme sociali è cambiato pochissimo. La stabilità culturale di un modello di società trova la sua spiegazione nella storia: " la cultura come programmazione della mente è anche cristalizzazione della storia nella testa, nel cuore e nelle mani della presente generazione" Hofstede (2001). Cambiare il comportamento risulta più semplice per i bambini mentre per gli adulti risulta più semplice cambiare comportamento piuttosto che modificare i propri valori.
Per rendere " operativo" il modello di Hofstede nel comparare il comportamento di persone provenienti da varie culture vengono identificate cinque dimensioni dove collocare le varie culture. Queste dimensioni corrispondono ai maggiori problemi che una società deve affrontare e ognuna dà risposte diverse.
La prima dimensione culturale è la distanza del potere, la quale considera quanto i membri meno potenti di una organizzazione, un ente o un'istituzione accettano e si aspettano che il potere sia distribuito in modo diseguale; vengono così messi a fuoco il grado di disuguaglianza con cui funziona una particolare società e la dipendenza emotiva dalle persone più potenti.

- la seconda dimensione culturale è l'evitamento dell'incertezza, la quale considera quanto una cultura programma nei suoi membri la tolleranza nei confronti di situazioni non strutturate, nuove, sconosciute, diverse, imprevedibili; viene così individuato il grado di controllo che una società cerca di esercitare su quanto è incontrollabile.

- la terza dimensione è l'individualismo, al contrario del collettivismo, considera il grado con cui l'individuo sa badare a se stesso o rimane integrato nel gruppo, costituito di solito dalla famiglia.

- la quarta dimensione è la maschilità che di contro alla femminilità considera la distribuzione tra i due generi dei ruoli emotivi; vengono così opposte " dure" le società maschili a "tenere" le società femminili.

- la quinta dimensione è l'orientamento temporale che considera quanto a lungo una cultura programma i propri membri ad accettare il differimento della gratificazione dei propri bisogni materiali, sociali ed emotivi.

Dai tanti dati raccolti si prenderanno le caratteristiche delle culture più individualistiche:

- riguardo alla personalità: la normalità sta nel confronto piuttosto che nella ricerca dell'armonia, e si è incoraggiati a esprimere la felicità piuttosto che la tristezza;
- in famiglia: i matrimoni sono basati sull'amore piuttosto che concordati, e si cerca la privacy piuttosto che la compagnia;
- in generale: si sottolineano l'attrazione per il divertimento piuttosto che il dovere, il senso di colpa piuttosto che il senso di vergogna.

Dopo questo esempio sarebbe utile, prima di concludere la trattazione sul concetto di cultura, l'introdurre tre questioni legate al tema della cultura:
 - l'etnocentrismo
- il pregiudizio
- lo stereotipo

Quando si osserva una cultura diversa si compie sempre questa operazione partendo dal punto di vista della nostra cultura e questo implica un giudizio implicito sull'altra cultura. Solo la sospensione del giudizio fino a quando le differenze culturali non sono state capite nelle loro radici e nelle loro conseguenze possiamo evitare in parte il pregiudizio etnocentrico. Per evitare questo rischio, Hofstede consiglia di esporre il proprio lavoro al vaglio di altri studiosi che abbiano sistemi di valori diversi e di essere il più possibile espliciti sul proprio sistema di valori.
Un altro rischio in agguato è quello della stereotipizzazione, ossia un processo in cui vengono attribuite indiscriminatamente a tutti i membri di un gruppo le medesime caratteristiche, per esempio quando diciamo che i piemontesi sono cortesi ( cioè falsi) e i genovesi sono parsimoniosi ( cioè avari).
Quindi lo studio degli stereotipi, propri e degli altri, rientra nello studio di una cultura.
Questa breve rassegna rappresenta una panoramica storica sul tema sempre più centrale della cultura nel mondo fatto di individui che provengono da tanti luoghi diversi.



METODO DI ANALISI CULTURALE SEGUENDO HOFSTEDE

A. “Alto indice di distanza sociale dal potere” come dimensione culturale

La prima dimensione culturale denominata come“ indice di distanza sociale dal potere” prova ad analizzare il tasso di distanza sociale dal potere individuando come parametri operativi da una parte una società a basso indice di distanza sociale dal potere e al suo opposto abbiamo una società con elevato indice di distanza sociale dal potere.

I parametri che caratterizzano una società a basso indice di distanza sociale sono nel quadro di riferimento di Hofstede:

  • un utilizzo del potere che dovrebbe essere legittimato ed è soggetto ai criteri di bene o male
  • i genitori trattano i figli come pari
  • le persone anziane non sono né rispettate né temute
  • l'istruzione viene incentrata sullo studente
  • la gerarchia significa un'ineguaglianza dei ruoli ed è stabilita per convenienza
  • gli impiegati o subalterni si attendono di essere consultati
  • i governi sono di tipo pluralistici e tendono a cambiare in modo pacifico
  • la corruzione è rara e gli scandali portano alla fine della carriera politica
  • la ridistribuzione delle tasse è piuttosto elevata
  • la religione enfatizza l'uguaglianza dei credenti

I parametri che caratterizzano una società ad alto indice di distanza sociale sono:

  • il potere costituisce un fatto basico della società ed è antecedente ai criteri di bene o male. La sua legittimità è irrilevante
  • I genitori insegnano l'obbedienza ai figli
  • gli anziani vengono rispettati e temuti
  • l'istruzione è centrata sul ruolo del docente
  • la gerarchia equivale a ineguaglianza esistenziale
  • i dipendenti si aspettano che gli venga detto quello che devono fare
  • i governi sono autocratici e si fondano sulla cooptazione e vengono rimossi tramite drastici cambiamenti o rivoluzioni
  • La corruzione è frequente e gli scandali vengono coperti
  • la ridistribuzione delle tasse è molto debole
  • la religione è costituita da una gerarchia di preti

B. La dimensione culturale detta come “ forte o basso evitamento dell'incertezza

La seconda dimensione culturale presente nel quadro di riferimento di Hofstede si definisce con il nome di “debole o forte senso di evitamento dell'incertezza”.
I parametri per analizzare una società a debole evitamento dell'incertezza sono i seguenti:

  • l'inerente incertezza della vita viene accettata ed ogni giorno viene preso così come viene
  • le persone sono tranquilli, poco stress, controllo di sé e bassa ansietà
  • tendenza al benessere personale e allo star bene
  • tolleranza verso le persone e le idee divergenti, la differenza è curiosa
  • a proprio agio con ambiguità e caos
  • gli insegnanti possono dire “ non lo so”
  • cambiare lavoro non è un problema
  • non si apprezzano le regole scritte o non scritte
  • nella politica, i cittadini sono visti come competenti agli occhi delle autorità
  • nella religione, la filosofia sono preponderanti il relativismo e lo spirito empirico


I parametri per analizzare una società a forte evitamento dell'incertezza sono i seguenti:

  • l'incertezza della vita viene sentita come una permanente minaccia che va combattuta
  • presenza elevata di stress, emozioni, ansietà e nevrotismo
  • poca considerazione per il proprio benessere e lo star bene
  • intolleranza verso persone ed idee divergenti, la differenza è pericolosa
  • forte bisogno di chiarezza e strutture
  • gli insegnanti possiedono tutte le risposte
  • conservare il lavoro anche se non ti piace
  • bisogno emotivo di regole anche se non sempre rispettate
  • in politica, i cittadini sono visti come incompetenti dalle autorità
  • nella religione e nella filosofia si crede nella verità e nelle grande teorie


C. Dimensione culturale di tipo “ individualismo” o “ collettivismo”

Un'altra dimensione riguarda la differenza tra società con dimensioni culturali di tipo “collettivismo” da quelle di tipo “individualismo”.
I parametri per analizzare la dimensione di tipo “individualismo” sono i seguenti:

  • tutti sono tenuti a badare a se stessi e ai membri stretti di famiglia
  • Io” di tipo coscienzioso
  • diritto alla privacy
  • parlare per sé è cosa buona
  • gli altri sono considerati come individui
  • opinioni personali ricercata: una persona un voto
  • la trasgressione delle norme genera sentimenti di colpevolezza
  • Io è una parola indispensabile nel nostro linguaggio
  • lo scopo dell'istruzione è imparare ad imparare
  • i compiti sono più importanti delle relazioni

I parametri per analizzare la dimensione del “collettivismo” sono così elencati:

  • le persone aderiscono a famiglie o clan allargati che offrono protezione in cambio di lealtà
  • Noi di tipo coscienzioso
  • Enfatizzazione dell'appartenenza
  • il mantenimento dell'armonia è prevalente
  • gli altri percepiti come membri “in-group” o “out-group”
  • opinioni e votazioni sono dettate dall'appartenenza al proprio “in-group” di riferimento
  • trasgredire le regole porta a sentimenti di vergogna
  • Io è una parola a sentimenti di vergogna
  • lo scopo dell'istruzione è quello di imparare come fare le cose
  • le relazioni sono più importanti dei compiti



D. Dimensione culturale di tipo “ femminilità” versus “ mascolinità

Un'altra dimensione culturale presente nei lavori di Hofstede riguarda la differenza tra società di tipo “femminili” o di tipo “maschili”.

I parametri per analizzare la dimensione della “ femminilità” sono:

  • differenza di genere bassa in termini sociali ed emozionali
  • gli uomini e le donne devono apparire modesti ed intenzionati
  • equilibrio tra vita di famiglia e lavoro
  • il padre e la madre gestiscono i fatti e le emozioni
  • Uomini e donne possono piangere ma entrambi devono combattere
  • le madri decidono il numero di figli
  • molte donne partecipano alla vita politica
  • la religione si concentra sugli esseri umani
  • la sessualità è un dato di fatto ed un modo di comunicazione

I parametri per analizzare la dimensione della “ mascolinità” sono:

  • differenza di genere elevata in termini di ruoli sociali ed emozionali
  • gli uomini devono essere assertivi ed ambiziosi mentre le donne potrebbero esserlo
  • il lavoro prevale sulla famiglia
  • il padre gestisce i fatti e la madre gestisce le emozioni
  • le donne piangono, gli uomini non possono; gli uomini devono lottare mentre le donne non dovrebbero. Il padre decide la taglia della propria famiglia.
  • Poche donne partecipano alla vita politica
  • la religione si concentra su Dio
  • attitudine moralistica verso la sessualità; il sesso è visto come un atto performativo

E. Dimensione culturale con orientamento temporale “a breve termine” oppure a “ lungo termine”

Un'altra dimensione riguarda la differenza tra società ad orientamento temporale di breve termine oppure società caratterizzate per un rapporto con il tempo fondato su di un orientamento di lungo termine.

I parametri per analizzare la dimensione dell'orientamento a breve termine sono:

  • i fatti più importanti della vita sono avvenuti nel passato o in questo momento
  • la stabilità della persona intesa come sempre uguale a se stessa
  • ci sono delle linee universali a proposito di ciò che è bene o male nelle situazioni
  • le tradizioni sono sacrosante
  • la vita famigliare è guidata da imperativi
  • essere orgogliosi del proprio paese
  • essere al servizio degli altri è importante
  • spendere soldi per la vita sociale e il consumo
  • studenti attribuiscono il successo e il fallimento alla fortuna
  • bassa crescita per i paesi poveri



I parametri per analizzare la dimensione dell'orientamento a lungo termine sono:

  • i fatti più importanti della vita devono succedere nel futuro
  • una persona brava si adatta alle circostanze
  • il bene o il male dipende dalle circostanze
  • le tradizioni sono modificabili al cambiamento
  • la vita famigliare viene guidata da compiti condivisi
  • cercare di imparare dagli altri paesi è cosa buona
  • il risparmio e la perseveranza sono obiettivi veri
  • attitudine al risparmio e soldi disponibili in caso di investimento da compiere
  • studenti attribuiscono il successo allo sforzo e il fallimento alla mancanza di sforzo
  • crescita elevata per i paesi con un certo livello di prosperità

F. Dimensione culturale presente tra società di tipo “soddisfate\appagate” o di tipo “ vincolate

L'ultima dimensione viene definita da Hofstede nei suoi lavori come di tipo “indulgence” vs “restraint”. Per questa dimensione ho optato per il contesto della società italiana per le nozioni di “soddisfazione, appagamento” e “restrizioni, vincoli” che mi sembrano dei lessemi maggiormente in consonanza con il contesto culturale dove un termine come “indulgente” per parlare di una dimensione culturale comporta un maggiore grado di difficoltà interpretativo.

I parametri per analizzare la dimensione di una società del tipo “soddisfate\appagate” sono i seguenti:

  • molte persone si dichiarano felici
  • una sensazione di controllo della propria vita
  • la libertà di parola sembra un fatto importante
  • tendenza a ricordare le emozioni positive
  • elevato tasso di nascita nei paesi molto istruiti
  • elevato numero di persone obese in paesi ricchi
  • tolleranza verso i comportamenti sessuali
  • la sicurezza della nazione non rappresenta una priorità importante

I parametri per analizzare la dimensione di una società di tipo “vincolata” sono i seguenti:

  • poche persone si dicono felici
  • un sentimento di abbandono nelle persone: le cose non dipendono dal mio volere
  • la libertà di parola non è di prima necessità
  • poca importanza al tempo libero
  • meno propensi a ricordare le emozioni positive
  • basso tasso di nascita nei paesi ricchi
  • poche persone fanno sport
  • poche persone obese nei paesi ricchi
  • rispetto delle norme sessualità
  • numero elevato di forze di polizia per il numero di abitanti

L'insegnamento della cultura

Se la cultura è intesa nel senso più ampio come programmazione della mente ( Hofstede, 2001), il sistema educativo può includere al suo interno quasi tutto:
- le pratiche di vita
- le norme sociali
- gli studi d'area: storia, geografia, arte, istituzioni,ecc
- il canone letterario

La visione della cultura in senso pragmatico vede la lingua come un tratto centrale della cultura e il ruolo della pragmatica è quello di creare quella congiunzione tra la cultura e la lingua. Gli obiettivi di un corso di cultura sono stati sistematizzati all'interno di un lavoro di Hammerly ( 1982) con dieci punti in ordine di difficoltà:
- conoscere le connotazioni culturali di parole ed espressioni
- conoscere i comportamenti da tenere in comuni situazioni
- sviluppare interesse e comprensione per la Cultura 2
- capire le differenze cross-culturali Cultura 1- Cultura 2
- capire le differenze intra-culturali
- condurre indagini sulla Cultura 2
- sviluppare una visione integrata della C2
- sviluppare un senso critico nei confronti di aspetti della C2
- sviluppare sentimenti di empatia nei confronti della C2 e della sua gente
- condurre ricerca accademica sulla C2

Per lo studente di L2, la cultura serve per dare un senso di realtà al compito, per suggerire un contesto senza il quale la lingua rischia di sembrare un vuoto sistema di regole. In questo caso l'aspetto cognitivo predomina su quello affettivo. Per coloro che vivono già in Italia, l'aspetto affettivo è predominante e il suo insegnamento può essere una sistematizzazione della sua esperienza. L'incontro con una cultura nasce sempre dal punto di vista dell'apprendente con le sue aspettative che lo aiutano ma che comportano anche una parte di pregiudizio. L'insegnamento della cultura ha anche la funzione di oggettivare il processo di acculturazione, sbloccando la tendenza a generalizzare dalle presupposizioni iniziali e dalle esperienze del primo contatto. In questo processo di acculturazione ci sono tre fasi:
- una fase di shock culturale
- una fase più lunga di stress culturale
- una fase di assestamento

Questo percorso può sfociare nella completa assimilazione alla nuova cultura, nel completo rifiuto o in un molto probabile parziale adattamento. Questo adattamento rappresenta un terzo spazio in cui si ricompone una identità con elementi della C1 con quelli della C2. Il ruolo dell'insegnante è quello di favorire questo processo di acculturazione.
Passando dagli obiettivi ai contenuti della programmazione didattica, gli aspetti più vari della cultura possono essere scelti in funzione di due criteri:
- uno di tipo disciplinare con materie quali la geografia, la storia, la letteratura, l'artistica. 
- il secondo criterio può essere di tipo " capsule" di cultura ( esempio la città di Venezia dal punto di vista della geografia, storia, arte, economia e vita quotidiana.
Le tecniche di insegnamento per la cultura possono essere una lezione conferenza per avere delle informazioni utili come primo impatto con il paese. Se invece l'obiettivo è di insegnare come comportarsi all'estero sarà meglio usare la drammatizzazione, la simulazione, i giochi di ruolo.
Ad ogni modo, l'esperienza diretta con il paese resta il metodo più efficace.
Il metodo di lavoro rifacendosi a Kramsch ( 1993) sottolinea alune linee guide che vedono:
- trattare la cultura come differenza
- stabilire una sfera di interculturalità
- trattare la cultura come processo interpersonale
- oltrepassare i confini disciplinari