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mercoledì 24 gennaio 2018

Gli atti linguistici: l'esempio dei complimenti in chiave pragmatica

Gli atti linguistici si definiscono come l'unità minima della comunicazione e si articolano su tre piani:

- quando diciamo così - l'atto del dire, o locutorio
- compiamo un'azione - l'atto nel dire, o illocutorio
- provochiamo un effetto - l'atto con il dire, o perlocutorio.

Questi non sono atti separati ma tre dimensioni che coesistono in ogni atto linguistico che viene compiuto. Qui ci interessa soprattutto l'atto illocutorio che indica come vada interpretato quel che diciamo, l'azione che viene effettivamente compiuta. Prendiamo il seguente esempio:

- è uscito il sole = come si sta bene, vero? = fatismo

- è uscito il sole = andiamo a fare il bagno? = un invito

- è uscito il sole= fa troppo  caldo, non vengo a pescare = una giustificazione

- è uscito il sole = fa troppo caldo, non vengo a pescare = una giustificazione

- è uscito il sole = te l'avevo detto di portare ombrellone = una recriminazione

- è uscito il sole = mettiti la crema! = un ordine

Ogni enunciato può avere una forza illocutoria diversa, ad esempio quando ci sono verbi performativi come ordinare, battezzare o giurare usati in prima persona singolare mentre in loro assenza aiutano vari indicatori. Tra questi abbiamo il modo del verbo ( indicativo, imperativo), il tipo di frase ( dichiarativa, interrogativa), le particelle modali, l'ordine delle parole, l'intonazione, il tono oltre il contesto e alcune condizioni generali dette di felicità cui l'atto deve conformarsi ( Searle, 1976).
Questi indicatori forniscono gli indizi non le le certezze, per cui la forza illocutoria è facilmente oggetto di fraintendimento. In una determinata illocuzione, ossia quello che il parlante intende fare con le parole, non corrisponde sempre l'attesa perlocuzione ( cioè l'effetto desiderato); ad esempio una battuta scherzosa può essere interpretata come una critica, un lieve rimprovero come una grave offesa, un innocuo complimento come un audace tentativo di seduzione.

I complimenti come atto linguistico

L'atto del complimentarsi è un atto espressivo ( Searle, 1976) usato come funzione conviviale ( Leech 1983). che si compie per stabilire e mantenere un grado di cortesia e di buone maniere ( Levinson, 1983). Holmes ( 1986) ha definito il complimento come un atto linguistico che dà esplicitamente o implicitamente credito all'interlocutore, per qualcosa che viene valutata positivamente da tutti e due gli interagenti. I complimenti presentano vari fattori di variazione come ad esempio:
- l'attributo oggetto della valutazione positiva
- la forma linguistica in cui si esprimono
- la funzione che assolvono
- la risposta che sollecitano

Per quel che riguarda l'attributo del complimento in Italia l'apparenza fisica, l'abbigliamento, le qualità personali, le abilità e i possedimenti come in questi esempi:

- ti trovo bene
- bella quella borsa
- come sei buono
- cucini proprio bene
- caspita che bicicletta!

Per l'aspetto della forma, i complimenti sono espressi spesso con formule fisse come nel caso dell'inglese americano in questi esempi:
- you hair looks nice
- I really like those shoes
- that's a nice piece of work
- you did a good job
- you handled that situation really well
- you have such beautiful hair
- what a lovely baby you have!
- nice game!
- isn't your ring beautiful!


Di tutte queste formule, la prima da sola costituisce il 54% del corpus analizzato negli Stati-Uniti. Le prime tre ne costituiscono 83% del corpus.
Ritornando alla funzione dei complimenti, incentrata in modo principale sullo stabilire e mantenere stabilità tra interlocutori, si possono verificare altre funzioni secondarie: ad esempio il ripetersi di un comportamento desiderabile con un rafforzamento di un ringraziamento, attenuare una critica con il tipico bello| buono\bravo.
Il complimento può anche semplicemente accompagnare un saluto, come quando due amici o conoscenti non si vedono da molto tempo: il complimento sul bell'aspetto è quasi di rigore soprattutto durante un party negli Stati-Uniti. Molto interessante è il caso di ricezione di un complimento in L2 dove possiamo trovare l'accettazione e la non accettazione. Con l'accettazione aderiamo nel modello di Leech sulla cortesia alla cosiddetta Massima dell'accordo dove " si minimalizza il disaccordo con l'altro e si massimalizza l'accordo". Con la non accettazione invece ottemperiamo alla Massima della modestia: " massimizza la non-lode di te stesso e minimilizza la lode di te".
Se accetto il complimento, dico in pratica " sì sono d'accordo con te, sono bella, buona, brava" e salvo la tua faccia ma sono vanagloriosa e minaccio la mia. Se rifiuto il complimento, sono modesta e salvo la mia faccia, ma dico in effetti " no, non sono d'accordo, sono brutta, cattiva, pasticciona" e minaccio la tua faccia. Quando due massime entrano in collusione una dovrà cedere ma magari non completamente con l'aiuto di mitigatori. Per questi motivi, il complimento è difficile da calibrare perché rappresenta una spia di sistemi di valori sia specifici che relativi al contesto e alle persone di un dato contesto culturale.
Ecco alcuni esempi di reazione di complimenti nel contesto italiano provenienti da Frescura ( 1996). In questi casi abbiamo una accettazione diretta del complimento che si declina in tre forme:
1 ringraziamento:  Che bella cravatta! oh grazie
2. accettazione compiaciuta  Che bella giacca! vorrei vedere con quello che l'ho pagata
3. ricambio  Che eleganza! e tu allora....
In questo caso abbiamo un'accettazione limitata con una
4 minimizzazione: non mi dire che hai fatto il gelato! sì ma che ci vuole? attacchi la spina, frulli tutto e metti in freezer. sai che fatica.
5a deflessione laterale: merito  Questa torta è una favola! è una ricetta di mia madre
5b deflessione laterale: qualità  che belle scarpe! sono molto comode.
6 deflessione riduttiva  Che bella spilla!  è falsa
 Adesso abbiamo degli esempi di non accettazione dei complimenti
7 richiesta di rassicurazione  ti sta bene quel colore  sul serio? io trovo che mi invecchia
8 discredito del complimentare  ma lo sai che sei ringiovanita? ma mi prendi in giro?
9 rifiuto   stai una meraviglia  ma va là...

Anche se gli attributi del complimento variano all'interno di una data cultura appare abbastanza chiaro quali attributi predominano. Il mondo occidentale nomina volentieri l'aspetto fisico, le abilità e le cose possedute, i cinesi privilegiano l'abilità e la competenza dell'interlocutore. I polacchi prediligono le cose possedute, gli americano ne fanno di tutti i tipi mentre per gli egiziani l'aspetto fisico viene menzionato più spesso.
La forma sintattica del complimento si risolve con l'uso molto estensivo di 5 aggettivi come: " nice, good, beautiful, lovely e wonderful".  Nel mondo iraniano e arabo i complimentano tendono a essere espressi in forma proverbiale o molto routinizzati. Interessante vedere l'uso della metafora del matrimonio presente per il 7% dei complimenti egiziani mentre non compare mai nel corpus americano. Nel mondo anglosassone è buona educazione rispondere ad un complimento accettandolo con un semplice " thank you". Questa reazione indica che il complimento è da intendersi come un regalo verbale ( Kebrat-Orecchioni, 1987) e sarebbe maleducato rifiutarlo.  Nel mondo cinese rifiutare il complimento è di gran lunga più comune che accettarlo. Interessante vedere come i cinesi accettano in inglese il complimento con un semplice " thank you" mentre quando parlano in cinese tendono a rifiutare o deflettere il complimento. In uno studio di Cheng ( 2003) si notano anche delle assenze di reazione al complimento pronunciato in inglese tra parlanti anglofoni e cinesi. Secondo Cheng, nel contesto di Hong Kong potrebbe valere un imbarazzo per i soggetti cinesi nella scelta tra la norma comportamentale cinese fondata sulla modestia e quella occidentale fondata sull'accordo.
Questo comportamento potrebbe spiegarsi con il fatto che la cultura cinese è una cultura definita " ad alto contesto" secondo Hall ( 1977). Per culture ad alto contesto intendiamo culture come quelle del giappone, malesia, messicana da quelle di tipo " basso contesto" come quella inglese, tedesca e svedese. I messaggi ad alto contesto sono impliciti e internalizzati con molta codifica non verbale e molte reazioni riservate, mentre i messaggi a basso contesto sono espliciti, piani, precisi e concisi con dettagli verbalizzati ed espliciti e reazioni prontamente osservabili. Secondo Hall, queste differenze si spiegano con lo scopo della comunicazione. Nelle culture ad alto contesto, la comunicazione avviene per promuovere e sostenere l'armonia tra gli interagenti, mentre nelle culture a basso contesto la comunicazione avviene per trasmettere significati esatti. Questi patterns dell'alto e basso contesto di Hall vengono estesi fino all'"in-group" o "out-group" con forti legami interpersonali e grande impegno. Le culture a basso contesto sono composte da " in-group" e " out-group" di natura flessibile con fragili legami interpersonali e scarso impegno. Nel caso italiano si nota una preferenza per l'accettazione qualificata che cerca un equilibrio tra l'accettazione piena e quindi la salvaguardia di chi fa il complimento, e il rifiuto e dunque la salvaguardia della propria faccia per modestia. Secondo Frescura si può parlare di una cultura di tipo " conflittuale" ( 1996) mentre Bazzanella propone il termine di cultura del " compromesso" all'interno delle Massime di accordo e di modestia proposte da Leech ( 1983). Invece la cultura anglo-americana è una cultura che privilegia la massima dell'accordo a scapito della massima di modestia.
In sintesi si può sostenere che gli americani tendono a fare molti complimenti, spesso brevi e formulaici sull'aspetto personale, le abilità e le cose possedute. Chi li riceve tende a ringraziare e ci fa capire che i complimenti, come i saluti abbiamo un minimo valore referenziale e un massimo valore fatico come " lubrificatore sociale" ( Wolfson, 1983). In Italia la distribuzione di complimenti è simile a quella anglo-celtiche e sono atti espressivi come lubrificanti sociali. Le reazioni degli italiani sono diverse da quelle anglosassone perché si è nell'incertezza tra accettazione e modestia nel replicare. Infine nella cultura cinese i complimenti sono meno presenti e hanno un contenuto più referenziale. Chi li riceve tende a rifiutarli o sminuire conformemente alla nozione cinese di cortesia basata sulla modestia e sull'umiltà che non sulla ricerca dell'accordo.

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