|
www.youtube.com
In
occasione della prima edizione del premio "AIAS-CIAK... La Sicurezza va
in scena" l'attore Lino Guanciale legge la nota ed emozionante poesia
"Ode alla Vi...
|
||
dimanche 19 novembre 2017
Ode alla Vita legge Lino Guanciale
A chi esita di Brecht recita Toni Servillo
testo A chi esita Brecht
Dici:
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.
E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può più mentire.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d’ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha travolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può più mentire.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d’ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha travolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.
Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto? Su chi
contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più nessuno e da nessuno compresi?
Qualcosa o tutto? Su chi
contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più nessuno e da nessuno compresi?
O contare sulla buona sorte?
Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.
nessuna risposta
oltre la tua.
Verso l'eden di Costa-Gravas e Vita di Ungaretti e Sereni si racconta
Quanti milioni di persone vogliono cambiare paese secondo il regista?
Come sono le relazioni del personaggio principale nel film?
Qual è stata la difficoltà maggiore per l'attore per fare questo film?
Come viene definita la società di provenienza dei migranti da parte del regista?
Come viene definito il paradiso limitato? perché?
Come può entrare in contatto con la realtà? Per quale motivo succede questo?
Perché il migrante è un oggetto?
Quale opportunità offre il migrante alla società ospitante?
Qual è la motivazione centrale per girare questo film secondo il regista?
Come possiamo definire questo film?
Come vengono dipinti gli occidentali in questo film?
200 milioni di persone vogliono cambiare paese quanti milioni? come sono le relazioni del personaggio? a chi si rifa l attore? il cinema muto. cosa cerca in questo cinema? quale è stata la difficoltà per l attore scamarcio? come è stata vissuta questa esperienza artistica? società miserabili? paradiso limitato? la repressione? non è un mondo per chi non può pagare? il corpo del migrante per entrare in relazione con gli altri? il migrante è sempre un oggetto? perché? sono così deboli. questo è il problema della società. vedono il migrante per esser autentici. quale la motivazione di questo film? è un film comico o tragico? come vengono dipinti gli occidentali?
Verso l'Eden - la recensione
Per le strade di molte città italiane, campeggiano grandi affissioni che pubblicizzano Verso l'Eden. Il manifesto è semplice: vi campeggia, su uno sfondo indefinito, il volto idolatrato del protagonista. Non si tratta solo di un'ovvia e furba scelta di marketing, ma di una forse involontaria ma esplicita anticipazione dei temi e dello stile del film. Perché quell'immagine unica e svettante aiuta da subito a comprendere come il nuovo film di Costa-Gavras sia totalmente incentrato (formalmente ed ideologicamente) sul corpo divistico di Riccardo Scamarcio.Nelle prime immagini del film troviamo l’attore italiano su una barca piena di immigrati clandestini. Superato lo smarrimento (va bene che c’è crisi, ma Step s’è ridotto così male da fare lo scafista?) capiamo che il suo è il personaggio di Elias, migrante come tanti altri, diretto in Francia. La sua nave però viene avvistata dalla polizia greca, lui si butta in mare, nuota fino a riva e così comincia la sua odissea: un percorso che dal lussuoso villaggio vacanze sulle cui spiagge è sbarcato, lo porterà fino a Parigi, per incontrare nuovamente il prestigiatore che proprio nel villaggio vacanze gli aveva detto “se passi da Parigi, vienimi a trovare”. Frase che Elias ripete come un mantra, tra le pochissime che vengono pronunciate nel corso di un’interpretazione sostanzialmente muta. Muta, perché l’unico reale possedimento, l’unico strumento di Elias/Scamarcio nel corso del film è il suo corpo: un corpo silente ma evidentemente magnetico, in grado di scatenare pulsioni erotico-sessuali in quasi ogni persona che incontra. E che proprio in virtù della sua attrattiva garantisce possibilità e aiuti. Basta che Elias sbatta gli occhioni, spaurito, e conquista.
Nel corso del viaggio verso il recupero della magia, alla quale guarda con ammirazione infantile, spinto da irrazionale ottimismo, Elias/Scamarcio verrà sedotto e sedurrà uomini e donne; otterrà soldi, tetti, abiti (tra i quali anche una giacca di pelle che ci restituisce per poco l’amato Step); eviterà di essere fermato da poliziotte francesi che lo guardano ammirate invece che in cagnesco come molti - ma non tutti - colleghi maschi. Tutto primariamente grazie al suo corpo, alla sua fisicità. Al bell’aspetto, come suggerisce esplicitamente una signora parigina che gli dona una giacca appartenuta al marito. Ed assieme, al sogno di magia, che vive ancor più grande anche di fronte a quello che solo apparentemente è un rifiuto finale.
Costa-Gavras rifugge dal realismo, nel raccontare uno dei drammi dei nostri anni, quello dell’immigrazione clandestina e delle atrocità cui i migranti si sottopongono e sono sottoposti. Il suo film è ben chiaro nel messaggio: se ci si presenta bene, si ha un bell’aspetto e un po’ di ottimismo, tutto è possibile. Messaggio inquietantemente ma perfettamente in linea con certa politica italiana e non solo. Saranno contenti di saperlo i migranti di mezzo mondo.
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Ungarettivita spiegata
Vittorio Sereni si racconta
http://www.letteratura.rai.it/articoli/vittorio-sereni-si-racconta/984/default.aspx
Il tema dell'esilio in Foscolo Dante e Manzoni in breve
manzoni
Il tema centrale del passo, lirico ed elegiaco, è certamente quello
del difficile distacco dalla terra natìa e della delusione che sempre
accompagna l'emigrante, il quale lascia ciò che ha di più caro per un futuro incerto, esattamente come Lucia, ma non mancano, naturalmente, riferimenti alla religione e alla Provvidenza, le quali permeano l'intero romanzo e ne sono due delle maggiori tematiche di fondo. Il concetto di Provvidenza fa capolino nella chiusa del passo, in cui si ricorda che Dio predispone le sofferenze degli uomini solo in vista di un bene e di una gioia "più certa e più grande", concetto che è il filo conduttore di tutta la trama dell'opera.
« E perché farci vedere e sentire la libertà, e poi ritorcela per sempre? e infamemente![21] »
Ugo Foscolo si trasferisce nel 1796 nella Villa delle Feriole nei Colli Euganei, per scappare alle persecuzioni dopo la cessione di Napoleone della Serenissima all’Austria, proprio come Jacopo Ortis. I Colli Euganei erano all’epoca luogo di residenza dei nobili veneziani, dove sorgevano meravigliose ville e parchi.
“Le ultime lettere di Jacopo Ortis” ci regala descrizioni dettagliate e suggestive del territorio euganeo e della meraviglia che provava Foscolo, attraverso il personaggio di Jacopo Ortis, durante le sue passeggiate nei Colli Euganei.
Leggendorara bellezza dei colli ondulati,colori d’autunnoriflesso del sole sulle nubiancora oggi, atmosfere uniche indimenticabili.
L'esilio di Dante (46-69)
J. Flaxman, Esilio di Dante
Dante, profetizza l'avo, dovrà abbandonare Firenze
allo stesso modo in cui Ippolito dovette partire da Atene per la
malvagità della sua matrigna. Questo è voluto e cercato già nell'anno
1300 da papa Bonifacio VIII,
nella Curia dove ogni giorno si mercanteggia Cristo: la colpa
dell'esilio verrà imputata ai vinti, così come di solito avviene, ma ben
presto la punizione verso i Fiorentini dimostrerà la verità dei fatti.
Dante dovrà lasciare ogni cosa più amata, ciò che costituisce la prima
pena dell'esilio, quindi proverà com'è duro accettare il pane altrui
mettendosi al servizio di vari signori. Ciò che gli sarà più fastidioso
sarà la compagnia di altri fuorusciti, sempre pronti a mettersi contro
di lui, tuttavia saranno loro e non Dante ad avere le tempie rosse di
sangue e di vergogna nella battaglia della Lastra.
Le conseguenze del loro comportamento dimostreranno la loro follia,
così che per Dante sarà stato molto meglio fare parte per se stesso.
dimanche 5 novembre 2017
Cenni di spiegazioni grammaticali dell'italiano
In questo post prendendo spunto dal libro " Grammatica italiana " di Cecilia Andorno cerco di ripercorrere il significato delle varie parti del discorso in termini di forma e soprattutto di funzione in modo da rendere lo studio della grammatica sempre più un esercizio di comprensione della frase e non come un tentativo di applicazioni di regole teoriche senza relazioni con le circostanze di un dato enunciato. Per iniziare comincerò con l'elenco di classi di parole presenti nella grammatica italiana.
Elementi prototipici e periferici
Ci sono parole che sembrano calzare meglio alla definizione che si dà della classe cui appartengono: la parola palla sembra corrispondere meglio alla definizione di " nome" che non la parola vendetta, anche se entrambe appartengono alla classe dei nomi. Se confrontiamo le due frasi seguenti:
1- camminiamo spesso in montagna
2- camminare fa bene.
la forma camminiamo svolge la funzione tipica di un verbo più che camminare ma entrambe sono considerate verbi.
La costituzione di una classe di parole avviene spesso così: la classe è costituita sulla base di una serie di parole che condividono somiglianze di tipo funzionali, nozionali, distribuzionionale, formale. Tali parole sono quelle che protopicamente rispecchiano la proprietà della classe.
Per esempio la classe dei verbi è costituita prototipicamente da parole che esprimono azioni, che hanno la funzione predicativa che si riflettono per modo, tempo e persona.
Nomi
Una definizione
La classe dei nomi normalmente definita per via nozionale, come la classe delle parole che fanno riferimento a un'entità fisica ( persone, animali, oggetti e fenomeni) o culturale ( sentimenti, concetti) unitaria e dotata di caratteristiche proprie. Questa definizione mette subito in chiaro che l'entità cui un nome si riferisce non è semplicemente data intrinsecamente ma è anche il prodotto di una cultura: il fatto stesso che una lingua codifichi una certa nozione con un nome contribuisce a far percepire questa nozione come separata e autonoma rispetto ad altre.
Il nome in termini formali è dotato dalle categorie di genere e numero. Dal punto di vista distribuzionale, il nome è accompagnato da uno specificatore come ad esempio: la mia stanza; una bella casa. Esistono dei verbi sostantivati o aggettivi sostantivati.
Funzioni e tipo di riferimento del nome
Un nome ha generalmente una funzione referenziale, cioè la funzione e identificare uno o più individui appartenenti a una classe di referenti concreti ( persone, animali, oggetti, fenomeni) o astratti come ( sentimenti, concetti). Con la parola elefante si può per esempio identificare un singolo individuo ( un elefante bianco) o più individui ( alcuni elefanti bianchi) appartenenti tutti a una classe di referenti reali che potremmo descrivere come grossi animali selvatici e erbivori.
Un nome può essere usato per rappresentare un'intera classe dei referenti o la totalità dei referenti che sono designati da quel nome. Ad esempio un uomo, un insulto ( sono rappresentati delle categorie).
Nomi comuni e nomi propri
Il nome proprio rappresenta un modo per identificare un unico individuo.
I nomi comuni invece hanno la possibilità di identificare tanto singoli individui quanto classi di individui, siano esse persone, oggetti, concetti. Nomi come scrittori, montagne, guerra.
Nomi astratti e concreti
Il nome concreto rappresenta il nome che si riferisce a un'entità che cade sotto il dominio dei cinque sensi. Il nome astratto è un nome che si riferisce ad un'entità che sfugge al controllo dei cinque sensi.
I nomi come scimmia, frigorifero sono nomi concreti mentre ingiustizia e simpatia sono astratti.
Nomi numerabili sono quei nomi che designano entità numerabili, ovvero computabili con numeri interi come cavallo, matita, impiegato, sparo, caduta e nomi massa o non numerabili cbe sono nomi che designano entità che non possono essere separate come l'acqua, il sangue.
Aggettivi
La definizione di aggettivo ripresa in questo lavoro è quella del Serianni: l'aggettivo è una parola che serve a modificare semanticamente il nome o un'altra parte del discorso con cui ha un rapporto di dipendenza sintattica e nella maggior parte dei casi, di concordanza grammaticale. Quasi tutti gli aggettivi sono infatti parole variabili, dotate di flessione grammaticale nel genere e nel numero.
In termini funzionali esprimono una qualità. Storicamente il verbo e l'aggettivo rientravano spesso nella stessa classe di parole perché predicavano delle qualità in merito al nome.
Aggettivi qualificativi e determinativi
La classe degli aggettivi in italiano comprende diverse sottoclassi: gli aggettivi qualificativi, gli aggettivi possessivi, dimostrativi, numerali, indefiniti, gli aggettivi interrogativi ed esclamativi.
Tutti questi elementi hanno in comune una caratteristica formale, cioè l'accordo con il nome in genere e numero e dalla posizione adiacente al nome. Per Serianni esistono degli aggettivi qualificativi e determinativi.
Le funzioni dell'aggettivo qualificativo
Un aggettivo qualificativo può svolgere funzione attributiva, quando si riferisce direttamente a un nome per modificarlo o descriverlo. Es: una stanza luminosa e un terrazzo spazioso o funzione predicativa, vale a dire quando si predica una proprietà di un nome attraverso un verbo.
La posizione dell'aggettivo qualificativo
Gli aggettivi qualificativi, a differenza degli aggettivi determinativi, hanno una mobilità nel loro posizionamento andando prima o dopo il nome. Al variare della posizione dell'aggettivo qualificativo può essere legata una differenza di funzione. L'aggettivo può aver valore descrittivo o restrittiva ad esempio. Certe notizie sono importanti ( aggettivo determinativo) o le notizie certe non ci sono ( aggettivo qualificativo).
Specificatori
La classe degli specificatori esprime la definitezza e la quantificazione della referenza del nome.
Il criterio distribuzionale è fisso solo per gli articoli collocati sempre davanti al nome. Gli altri aggettivi dimostrativi, indefiniti, interrogativi presentano degli elementi di variabilità.
Articoli
Gli articoli sono le forme meno autonome fra gli specificatori perché accompagnano sempre prima il nome. Gli articoli in italiano si suddividono con dei determinativi e indeterminativi. La differenza si ritrova nella possibilità di riferimento al nome e la sua quantificazione.
Articolo determinativo
L'articolo determinativo italiano accompagna un nome a referenza determinata, ovvero un riferimento che viene segnalato dal parlante come noto o identificabile per sé e per l'ascoltatore.
L'identificabilità del riferimento è legata all'atteggiamento del parlante che può dare per noto, familiare, reperibile il suo riferimento oppure no. Un esempio potrebbe essere offrire il caffè o offrire un caffè. Il leone come categoria astratta colloca l'articolo determinativo come quantificatore universale.
Articolo indeterminativo
L'articolo indeterminativo accompagna un nome a referenza indeterminata, ovvero data dal parlante per ignota o non identificabile all'ascoltatore. L'articolo indeterminativo può essere usato per parlare di un individuo qualunque di una data classe di nome: ho bisogno di un martello
L'articolo indeterminativo può anche indicare tutti gli individui della classe:
es: un uomo può resistere diversi giorni senza mangiare.
In questo caso l'articolo indeterminativo agisce come un quantificatore universale.
Articolo partitivo
Per esprimere indeterminatezza con nomi plurali o nomi massa si usa allora l'articolo partitivo, simile alle forme articolate della preposizione (di):
Vorrei una brioche. ( una rappresenta una indeterminatezza in nomi numerabili singolari)
vorrei del latte ( indeterminatezza in nomi di massa)
vorrei delle paste ( indeterminatezza in nomi numerabili plurali)
Si parla di articolo " partitivo" perché esso fa riferimento nel caso dei nomi massa, a una quantità imprecisata dell'entità designata dal nome e nel caso dei nomi numerabili plurali, a una parte del gruppo di individui designato dal nome.
Aggettivi dimostrativi
Gli aggettivi dimostrativi danno informazioni sulla posizione nello spazio o nel tempo dell'elemento cui il nome fa riferimento, nel senso di vicinanza o distanza dal parlante e dall'ascoltatore. Il sistema dei dimostrativi italiani è tripartito e comprende "questo " ( indicante vicinanza a chi parla), codesto ( vicino a chi parla) e quello ( lontananza da entrambi).
La posizione può essere specificata su base deittica, cioè prendendo come punto di riferimento il contesto in cui si svolge il discorso, oppure si svolge su base anaforica, cioè prendendo come punto di riferimento un elemento già nominato nel testo.
Es Come si chiama questo museo? ( il valore deittico: il museo dove ci troviamo)
Mario non ci sarà per il tuo compleanno. Mi ha detto che quel giorno sarà impegnato ( valore anaforico: il giorno del tuo compleanno che ho appena menzionato).
Oltre a " questo, codesto, quello" altri aggettivi specificano il nome cui si riferiscono rispetto a un ordinamento spaziale, temporale o testuale e hanno quindi un valore simile a quello dei dimostrativi. Si tratta per esempio degli aggettivi come " successivo, seguente, precedente, antecedente, scorso, prossimo, passato, futuro, presente, attuale, inferiore, superiore, posteriore, anteriore.
Questi aggettivi con valore anaforico o deittico sono inclusi di solito fra i qualificativi per la loro distribuzione: ricorrono infatti in posizione seguente il nome e non sono in distribuzione complementare con gli specificatori.
Articolo e dimostrativi
La parola articolo deriva dal latino articulum ossia piccola articolazione che ha tradotto il greco arthron, categoria che comprendeva due serie di elementi, i primi con funzione deittica ( i nostri dimostrativi), i secondi con funzione di segnalare la definitezza ( i nostri articoli determinativi). La relazione fra dimostrativi e determinativi è molto stretta, se si pensa che in italiano gli articoli determinativi derivano da una serie di dimostrativi latini. La base di questa convergenza di significati è la definitezza del riferimento: un nome accompagnato da un aggettivo dimostrativo è infatti sempre a referenza determinata. Es quel libro è in stretta relazione con il libro in modo preciso.
Se voglio unire all'indicazione deittica il significato di indeterminatezza tipico dell'articolo indeterminato, è necessario usare una forma più complessa: uno di quei libri, un libro di quelli.
La deissi e anafora
Con deissi si intende un riferimento a un elemento del contesto in cui si svolge il discorso: a un'entità presente nel contesto o al sistema di coordinate spazio-temporali del momento in cui avviene l'enunciazione.
Es: la settimana scorsa faceva molto freddo ( ancoraggio temporale deittico: la settimana prima di quella in cui ci troviamo.
Al prossimo incrocio svolti a destra ( ancoraggio spaziale deittico: all'incrocio che viene dopo quello in cui ci troviamo).
E' quello chi è? riferimento deittico " quello", cioè la persona che sto indicando.
Per anafora si intende un riferimento a un elemento citato nel testo: a un elemento menzionato o a un punto di ancoraggio temporale o spaziale fissato nel discorso.
Torneremo la settimana precedente le vacanze di Natale. ( ancoraggio temporale anaforico: la settimana prima del momento di riferimento menzionato, il Natale).
I meccanismi della deissi e dell'anafora consentono di fare riferimento alla situazione e al testo. Sono cioè due meccanismi importanti di significazione e di coesione. Non solo nei dimostrativi si manifestano questi meccanismi. Altri importanti sistemi di riferimento deittico e anaforico sono i pronomi, che hanno riferimento alle entità coinvolte nel testo e i tempi verbali che legano il discorso allo scorrere temporale.
Aggettivi numerali
Gli aggettivi numerali vengono suddivisi in quattro serie: i numerali cardinali che indicano una quantità ( uno, due, tre), gli ordinali che indicano la posizione in un elenco ordinato ( primo, secondo, terzo), i moltiplicativi che indicano di quante volte una quantità è maggiore di un'altra ( doppio\ duplice; triplo\ triplice), i frazionari che indicano di quante volte una quantità è inferiore a un intero o a un insieme ( mezzo, terzo).
Mentre le altre classi di numerali hanno un comportamento simile agli aggettivi qualificativi, i numerali cardinali hanno alcune caratteristiche proprie degli specificatori: occupano la posizione precedente del nome e non compaiono contemporaneamente ad articoli indeterminativi o indefiniti in sintagmi a referenza indeterminata. Ciò accade perché le tre classi di specificatori ( numerali cardinali, indefiniti, articoli indeterminativi) esprimono tutti una quantificazione del nome cui si riferiscono.
Aggettivi indefiniti
Sotto l'etichetta di aggettivi indefiniti sono radunati diversi aggettivi che denotano il nome cui si riferiscono riguardo alla quantità o identità. I due gruppi hanno una distribuzione diversa: i quantificatori occorrono generalmente senza articoli; gli indefiniti con valore identificativo occorrono sempre con articolo.
Indefiniti con valore quantificatori universali
Quantificatori come tutti, ogni, qualunque. In logica è detto quantificatore universale un elemento che designa la totalità degli individui della classe cui si riferisce. Hanno questo valore gli indefiniti tutti, ciascuno, ogni, qualunque, qualsiasi. All'interno di questo gruppo si possono individuare dei sottogruppi di significato diverso. Tutti, ciascuno e ogni si riferiscono alla totalità effettiva dei membri dell'insieme, mentre qualunque e qualsiasi si riferiscono alla totalità solo come a una possibilità.
Qualunque e qualsiasi possono occorrere accompagnati dall'articoli indeterminativo, come in una persona qualunque. Al singolare, tutto ha valore simile all'aggettivo qualificativo intero e si riferisce alla totalità di un'entità scomponibile in parti: tutta una settimana, tutto il giorno.
Il conflitto fra interpretazione distributiva e collettiva è insito nel riferimento al plurale.
Questi ragazzi sono stati ricevuti dal preside. Nel gruppo degli indefiniti con valore universale, ogni, qualunque, qualsiasi precisano che il riferimento è da intendersi in senso distributivo.
Indefiniti con valore di quantificatori esistenziali
In logica è detto quantificatori esistenziale un'espressione di quantità che designa almeno un individuo della classe cui si riferisce. Fra gli indefiniti con valore quantificatori esistenziali i principali sono qualche e alcuni al plurale. Anche diversi e certi possono avere valore di quantificatore esistenziale plurale.
Qualche può avere valore non quantitativo, assumendo un valore che si avvicina a quello del semplice articolo indeterminativo con riferimento indeterminato non specifico.
Indefiniti con valore negativo
Gli indefiniti di tipo negativo nessuno e alcuno quantificano il nome cui si riferiscono nel senso di " nessun individuo della classe". Mentre nessuno ha di per sé valore di indefinito negativo, per cui può occorrere anche autonomamente, alcuno ricorre sempre in presenza di una negazione.
Es: non ho alcuna intenzione di ascoltarti.
Indefiniti con valore " identificativo"
Gli indefiniti con valore identificativo agiscono sul nome cui si riferiscono specificandone il riferimento nei termini di identità\ differenza rispetto a un altro nome. Si tratta per esempio degli aggettivi come " stesso, medesimo, tale, simile, altro. Anche " alcuni e certi" in correlazione con altri esprimono un valore identificativo. Per " diversi" è la posizione dell'aggettivo a chiarirne la funzione: come quantificatore occorre sempre preposto al nome ( diversi giornali), come identificatori occorre posposto.
Aggettivi interrogativi ed esclamativi
Gli aggettivi interrogativi hanno la funzione di interrogare la quantità o sull'identità del nome cui si riferiscono: ad esempio Quanti anni hai? Che strada prendiamo?
Aggettivi possessivi
Gli aggettivi possessivi indicano una relazione fra il nome e una delle persone coinvolte nel discorso. Tale relazione può essere di possesso ( la mia casa) ma anche di parentela, affinità ( mia madre), di coinvolgimento ( la mia paura), di una parte ( il mio braccio), di consuetudine, legame affettivo ( i miei amici, i miei film preferiti, la mia camomilla serale). Le relazioni espresse dal possessivo possono essere rese esplicite attraverso la parafrasi: la casa che possiedo, i film che preferisco.
L'aggettivo possessivo è usato con l'articolo sia con i nomi a referenza determinata ( il mio cane, la sua intelligenza) sia con i nomi a referenza indeterminata ( un tuo parente, dei nostri amici).
Per questo motivo non fa parte della categoria degli specificatori.
Proprio è aggettivo che condivide in parte gli usi di " suo". " Proprio" è sicuramente preferibile se il possessore è espresso da un indefinito.
Articoli zero
Articolo zero è chiamato il fenomeno di assenza di specificatori prima di un nome comune. Gli specificatori sono spesso assenti quando un nome è usato in funzione predicativa.
Carlo è ingegnere.
Non prendono specificatore anche molti costrutti in cui la referenza del nome è molto attenuata o assente come nelle forme idiomatiche ( andare in barca, montare a cavallo), nei costrutti indicanti materiale come ( di legno, di carta, con forza, in silenzio).
Possono occorrere articolo zero con nomi massa e nomi numerabili plurali, quando hanno referenza indeterminata specifica. In questo caso anche la funzione sintattica del nome e la sua posizione nella frase hanno la loro importanza per l'accettabilità dell'articolo zero.
Verbi
Per Serianni ( 1989), il verbo è una parola variabile indicante un'azione che il soggetto compie o subisce, l'esistenza o lo stato del soggetto; il rapporto fra soggetto e nome del predicato.
La distinzione nome verbo era già presente in Aristotele con la distinzione soggetto- predicato. La contrapposizione si appoggia su criteri nozionali: mentre i nomi si riferiscono a entità, oggetti, i verbi si riferiscono ad azioni o stati attribuibili alle entità designate dai nomi.
I verbi godono di una flessione complessa ed esprimono attraverso di essa le categorie di persona, numero, tempo, aspetto e modalità. Della flessione del verbo e delle sue diverse forme.
Dal punto di vista sintattico, il verbo è elemento portante della frase: la frase si costruisce infatti sulla base della struttura argomentale del verbo principale.
Dal punto di vista sintattico, il verbo è l'elemento portante della frase: la frase si costruisce infatti sulla base della struttura argomentale del verbo principale.
Funzioni dei verbi
Il verbo svolge funzione predicativa nei confronti di un sintagma nominale, esprimendo una condizione o un'azione attribuibile a un individuo espresso da un nome. E' questa la funzione svolta dai verbi flessi nei modi finiti:
Gli uccelli volano
io partirei
gianni terrà un concerto
La relazione di predicazione che si istituisce fra il verbo e l'espressione cui esso si riferisce costituisce il centro della frase, dal punto di vista sintattico e funzionale.
Un verbo può però anche avere una funzione attributiva come gli aggettivi, funzione referenziale come un nome; funzione avverbiale come modificatore di una frase o di un verbo. Queste tre funzioni sono svolte dalle forme dei modi non finiti del verbo, cioè il participio, l'infinito e dal gerundio.
Azione verbale
Per azione verbale si intende il tipo di azione espressa dal verbo con particolare riferimento ai modi del suo svolgimento nel tempo.
Verbi durativi e non durativi
Una prima distinzione separa verbi di azione durativa da verbi di azione non durativa. Un verbo di azione durativa, come correre, crescere, ascoltare... descrive l'azione come un processo che si svolge in un certo lasso di tempo; un verbo di azione non durativa come cadere arrivare svegliarsi descrive l'azione presentandola quasi come priva di spessore temporale.
Si può comprendere questa differenza attraverso degli esempi in cui un verbo sia durativo e non durativo: correvo giù per le scale e sono caduto
dopo aver a lungo viaggiato, marco polo arrivò in cina
dormire è durativo mentre addormentarsi non durativo; camminare durativo e incamminarsi non durativo.
Si è addormentato per mezz'ora ( azione non durativa)
ha dormito per mezz'ora ( azione durativa)
Verbi telici e non telici
La seconda distinzione azionale fondamentale separa verbi telici che indicano un'azione orientata al raggiungimento di uno stadio conclusivo, come costruire, spegnere, arrivare.
E' arrivato in cinque minuti ( azione telica)
Ha camminato in cinque minuti ( azione non telica)
La relazione che si instaura fra il verbo e il referente di cui esso descrive un'azione può essere di vario tipo. Nell'esercizio, mentre una delle due frasi negative è inaccettabile. Questo perché l'esistenza dello stadio è messa in discussione, mentre con la negazione del verbo ultimare no. Dal punto di vista linguistico, ciò che accadde è che la negazione del verbo nel primo caso cancella anche il riferimento del nome " lo stadio" mentre nel secondo caso questo non avviene. Di conseguenza, nel secondo caso lo stadio mentre nel secondo caso questo non avviene. Di conseguenza, nel secondo caso lo stadio è un referente valido ci e Ci sono andato ieri, mentre nel primo caso esso non è un referente valido e il pronome ci è privo di riferimento. Chiamiamo fattivi i verbi che instaurano un referente nella frase; non fattivi sono invece i verbi che non intaccano l'esistenza del referente.
Controllo sull'azione
Il rapporto fra un verbo e il referente di cui esso descrive un'azione può variare anche in ragione del controllo che il referente è in grado di esercitare sull'azione. Un'azione può cioè essere controllata e voluta, oppure accadere senza che il referente ne possa essere considerato responsabile.
Una differenza di controllo divide per esempio i verbi vedere e sentire dai verbi guardare e ascoltare.
Elementi prototipici e periferici
Ci sono parole che sembrano calzare meglio alla definizione che si dà della classe cui appartengono: la parola palla sembra corrispondere meglio alla definizione di " nome" che non la parola vendetta, anche se entrambe appartengono alla classe dei nomi. Se confrontiamo le due frasi seguenti:
1- camminiamo spesso in montagna
2- camminare fa bene.
la forma camminiamo svolge la funzione tipica di un verbo più che camminare ma entrambe sono considerate verbi.
La costituzione di una classe di parole avviene spesso così: la classe è costituita sulla base di una serie di parole che condividono somiglianze di tipo funzionali, nozionali, distribuzionionale, formale. Tali parole sono quelle che protopicamente rispecchiano la proprietà della classe.
Per esempio la classe dei verbi è costituita prototipicamente da parole che esprimono azioni, che hanno la funzione predicativa che si riflettono per modo, tempo e persona.
Nomi
Una definizione
La classe dei nomi normalmente definita per via nozionale, come la classe delle parole che fanno riferimento a un'entità fisica ( persone, animali, oggetti e fenomeni) o culturale ( sentimenti, concetti) unitaria e dotata di caratteristiche proprie. Questa definizione mette subito in chiaro che l'entità cui un nome si riferisce non è semplicemente data intrinsecamente ma è anche il prodotto di una cultura: il fatto stesso che una lingua codifichi una certa nozione con un nome contribuisce a far percepire questa nozione come separata e autonoma rispetto ad altre.
Il nome in termini formali è dotato dalle categorie di genere e numero. Dal punto di vista distribuzionale, il nome è accompagnato da uno specificatore come ad esempio: la mia stanza; una bella casa. Esistono dei verbi sostantivati o aggettivi sostantivati.
Funzioni e tipo di riferimento del nome
Un nome ha generalmente una funzione referenziale, cioè la funzione e identificare uno o più individui appartenenti a una classe di referenti concreti ( persone, animali, oggetti, fenomeni) o astratti come ( sentimenti, concetti). Con la parola elefante si può per esempio identificare un singolo individuo ( un elefante bianco) o più individui ( alcuni elefanti bianchi) appartenenti tutti a una classe di referenti reali che potremmo descrivere come grossi animali selvatici e erbivori.
Un nome può essere usato per rappresentare un'intera classe dei referenti o la totalità dei referenti che sono designati da quel nome. Ad esempio un uomo, un insulto ( sono rappresentati delle categorie).
Nomi comuni e nomi propri
Il nome proprio rappresenta un modo per identificare un unico individuo.
I nomi comuni invece hanno la possibilità di identificare tanto singoli individui quanto classi di individui, siano esse persone, oggetti, concetti. Nomi come scrittori, montagne, guerra.
Nomi astratti e concreti
Il nome concreto rappresenta il nome che si riferisce a un'entità che cade sotto il dominio dei cinque sensi. Il nome astratto è un nome che si riferisce ad un'entità che sfugge al controllo dei cinque sensi.
I nomi come scimmia, frigorifero sono nomi concreti mentre ingiustizia e simpatia sono astratti.
Nomi numerabili sono quei nomi che designano entità numerabili, ovvero computabili con numeri interi come cavallo, matita, impiegato, sparo, caduta e nomi massa o non numerabili cbe sono nomi che designano entità che non possono essere separate come l'acqua, il sangue.
Aggettivi
La definizione di aggettivo ripresa in questo lavoro è quella del Serianni: l'aggettivo è una parola che serve a modificare semanticamente il nome o un'altra parte del discorso con cui ha un rapporto di dipendenza sintattica e nella maggior parte dei casi, di concordanza grammaticale. Quasi tutti gli aggettivi sono infatti parole variabili, dotate di flessione grammaticale nel genere e nel numero.
In termini funzionali esprimono una qualità. Storicamente il verbo e l'aggettivo rientravano spesso nella stessa classe di parole perché predicavano delle qualità in merito al nome.
Aggettivi qualificativi e determinativi
La classe degli aggettivi in italiano comprende diverse sottoclassi: gli aggettivi qualificativi, gli aggettivi possessivi, dimostrativi, numerali, indefiniti, gli aggettivi interrogativi ed esclamativi.
Tutti questi elementi hanno in comune una caratteristica formale, cioè l'accordo con il nome in genere e numero e dalla posizione adiacente al nome. Per Serianni esistono degli aggettivi qualificativi e determinativi.
Le funzioni dell'aggettivo qualificativo
Un aggettivo qualificativo può svolgere funzione attributiva, quando si riferisce direttamente a un nome per modificarlo o descriverlo. Es: una stanza luminosa e un terrazzo spazioso o funzione predicativa, vale a dire quando si predica una proprietà di un nome attraverso un verbo.
La posizione dell'aggettivo qualificativo
Gli aggettivi qualificativi, a differenza degli aggettivi determinativi, hanno una mobilità nel loro posizionamento andando prima o dopo il nome. Al variare della posizione dell'aggettivo qualificativo può essere legata una differenza di funzione. L'aggettivo può aver valore descrittivo o restrittiva ad esempio. Certe notizie sono importanti ( aggettivo determinativo) o le notizie certe non ci sono ( aggettivo qualificativo).
Specificatori
La classe degli specificatori esprime la definitezza e la quantificazione della referenza del nome.
Il criterio distribuzionale è fisso solo per gli articoli collocati sempre davanti al nome. Gli altri aggettivi dimostrativi, indefiniti, interrogativi presentano degli elementi di variabilità.
Articoli
Gli articoli sono le forme meno autonome fra gli specificatori perché accompagnano sempre prima il nome. Gli articoli in italiano si suddividono con dei determinativi e indeterminativi. La differenza si ritrova nella possibilità di riferimento al nome e la sua quantificazione.
Articolo determinativo
L'articolo determinativo italiano accompagna un nome a referenza determinata, ovvero un riferimento che viene segnalato dal parlante come noto o identificabile per sé e per l'ascoltatore.
L'identificabilità del riferimento è legata all'atteggiamento del parlante che può dare per noto, familiare, reperibile il suo riferimento oppure no. Un esempio potrebbe essere offrire il caffè o offrire un caffè. Il leone come categoria astratta colloca l'articolo determinativo come quantificatore universale.
Articolo indeterminativo
L'articolo indeterminativo accompagna un nome a referenza indeterminata, ovvero data dal parlante per ignota o non identificabile all'ascoltatore. L'articolo indeterminativo può essere usato per parlare di un individuo qualunque di una data classe di nome: ho bisogno di un martello
L'articolo indeterminativo può anche indicare tutti gli individui della classe:
es: un uomo può resistere diversi giorni senza mangiare.
In questo caso l'articolo indeterminativo agisce come un quantificatore universale.
Articolo partitivo
Per esprimere indeterminatezza con nomi plurali o nomi massa si usa allora l'articolo partitivo, simile alle forme articolate della preposizione (di):
Vorrei una brioche. ( una rappresenta una indeterminatezza in nomi numerabili singolari)
vorrei del latte ( indeterminatezza in nomi di massa)
vorrei delle paste ( indeterminatezza in nomi numerabili plurali)
Si parla di articolo " partitivo" perché esso fa riferimento nel caso dei nomi massa, a una quantità imprecisata dell'entità designata dal nome e nel caso dei nomi numerabili plurali, a una parte del gruppo di individui designato dal nome.
Aggettivi dimostrativi
Gli aggettivi dimostrativi danno informazioni sulla posizione nello spazio o nel tempo dell'elemento cui il nome fa riferimento, nel senso di vicinanza o distanza dal parlante e dall'ascoltatore. Il sistema dei dimostrativi italiani è tripartito e comprende "questo " ( indicante vicinanza a chi parla), codesto ( vicino a chi parla) e quello ( lontananza da entrambi).
La posizione può essere specificata su base deittica, cioè prendendo come punto di riferimento il contesto in cui si svolge il discorso, oppure si svolge su base anaforica, cioè prendendo come punto di riferimento un elemento già nominato nel testo.
Es Come si chiama questo museo? ( il valore deittico: il museo dove ci troviamo)
Mario non ci sarà per il tuo compleanno. Mi ha detto che quel giorno sarà impegnato ( valore anaforico: il giorno del tuo compleanno che ho appena menzionato).
Oltre a " questo, codesto, quello" altri aggettivi specificano il nome cui si riferiscono rispetto a un ordinamento spaziale, temporale o testuale e hanno quindi un valore simile a quello dei dimostrativi. Si tratta per esempio degli aggettivi come " successivo, seguente, precedente, antecedente, scorso, prossimo, passato, futuro, presente, attuale, inferiore, superiore, posteriore, anteriore.
Questi aggettivi con valore anaforico o deittico sono inclusi di solito fra i qualificativi per la loro distribuzione: ricorrono infatti in posizione seguente il nome e non sono in distribuzione complementare con gli specificatori.
Articolo e dimostrativi
La parola articolo deriva dal latino articulum ossia piccola articolazione che ha tradotto il greco arthron, categoria che comprendeva due serie di elementi, i primi con funzione deittica ( i nostri dimostrativi), i secondi con funzione di segnalare la definitezza ( i nostri articoli determinativi). La relazione fra dimostrativi e determinativi è molto stretta, se si pensa che in italiano gli articoli determinativi derivano da una serie di dimostrativi latini. La base di questa convergenza di significati è la definitezza del riferimento: un nome accompagnato da un aggettivo dimostrativo è infatti sempre a referenza determinata. Es quel libro è in stretta relazione con il libro in modo preciso.
Se voglio unire all'indicazione deittica il significato di indeterminatezza tipico dell'articolo indeterminato, è necessario usare una forma più complessa: uno di quei libri, un libro di quelli.
La deissi e anafora
Con deissi si intende un riferimento a un elemento del contesto in cui si svolge il discorso: a un'entità presente nel contesto o al sistema di coordinate spazio-temporali del momento in cui avviene l'enunciazione.
Es: la settimana scorsa faceva molto freddo ( ancoraggio temporale deittico: la settimana prima di quella in cui ci troviamo.
Al prossimo incrocio svolti a destra ( ancoraggio spaziale deittico: all'incrocio che viene dopo quello in cui ci troviamo).
E' quello chi è? riferimento deittico " quello", cioè la persona che sto indicando.
Per anafora si intende un riferimento a un elemento citato nel testo: a un elemento menzionato o a un punto di ancoraggio temporale o spaziale fissato nel discorso.
Torneremo la settimana precedente le vacanze di Natale. ( ancoraggio temporale anaforico: la settimana prima del momento di riferimento menzionato, il Natale).
I meccanismi della deissi e dell'anafora consentono di fare riferimento alla situazione e al testo. Sono cioè due meccanismi importanti di significazione e di coesione. Non solo nei dimostrativi si manifestano questi meccanismi. Altri importanti sistemi di riferimento deittico e anaforico sono i pronomi, che hanno riferimento alle entità coinvolte nel testo e i tempi verbali che legano il discorso allo scorrere temporale.
Aggettivi numerali
Gli aggettivi numerali vengono suddivisi in quattro serie: i numerali cardinali che indicano una quantità ( uno, due, tre), gli ordinali che indicano la posizione in un elenco ordinato ( primo, secondo, terzo), i moltiplicativi che indicano di quante volte una quantità è maggiore di un'altra ( doppio\ duplice; triplo\ triplice), i frazionari che indicano di quante volte una quantità è inferiore a un intero o a un insieme ( mezzo, terzo).
Mentre le altre classi di numerali hanno un comportamento simile agli aggettivi qualificativi, i numerali cardinali hanno alcune caratteristiche proprie degli specificatori: occupano la posizione precedente del nome e non compaiono contemporaneamente ad articoli indeterminativi o indefiniti in sintagmi a referenza indeterminata. Ciò accade perché le tre classi di specificatori ( numerali cardinali, indefiniti, articoli indeterminativi) esprimono tutti una quantificazione del nome cui si riferiscono.
Aggettivi indefiniti
Sotto l'etichetta di aggettivi indefiniti sono radunati diversi aggettivi che denotano il nome cui si riferiscono riguardo alla quantità o identità. I due gruppi hanno una distribuzione diversa: i quantificatori occorrono generalmente senza articoli; gli indefiniti con valore identificativo occorrono sempre con articolo.
Indefiniti con valore quantificatori universali
Quantificatori come tutti, ogni, qualunque. In logica è detto quantificatore universale un elemento che designa la totalità degli individui della classe cui si riferisce. Hanno questo valore gli indefiniti tutti, ciascuno, ogni, qualunque, qualsiasi. All'interno di questo gruppo si possono individuare dei sottogruppi di significato diverso. Tutti, ciascuno e ogni si riferiscono alla totalità effettiva dei membri dell'insieme, mentre qualunque e qualsiasi si riferiscono alla totalità solo come a una possibilità.
Qualunque e qualsiasi possono occorrere accompagnati dall'articoli indeterminativo, come in una persona qualunque. Al singolare, tutto ha valore simile all'aggettivo qualificativo intero e si riferisce alla totalità di un'entità scomponibile in parti: tutta una settimana, tutto il giorno.
Il conflitto fra interpretazione distributiva e collettiva è insito nel riferimento al plurale.
Questi ragazzi sono stati ricevuti dal preside. Nel gruppo degli indefiniti con valore universale, ogni, qualunque, qualsiasi precisano che il riferimento è da intendersi in senso distributivo.
Indefiniti con valore di quantificatori esistenziali
In logica è detto quantificatori esistenziale un'espressione di quantità che designa almeno un individuo della classe cui si riferisce. Fra gli indefiniti con valore quantificatori esistenziali i principali sono qualche e alcuni al plurale. Anche diversi e certi possono avere valore di quantificatore esistenziale plurale.
Qualche può avere valore non quantitativo, assumendo un valore che si avvicina a quello del semplice articolo indeterminativo con riferimento indeterminato non specifico.
Indefiniti con valore negativo
Gli indefiniti di tipo negativo nessuno e alcuno quantificano il nome cui si riferiscono nel senso di " nessun individuo della classe". Mentre nessuno ha di per sé valore di indefinito negativo, per cui può occorrere anche autonomamente, alcuno ricorre sempre in presenza di una negazione.
Es: non ho alcuna intenzione di ascoltarti.
Indefiniti con valore " identificativo"
Gli indefiniti con valore identificativo agiscono sul nome cui si riferiscono specificandone il riferimento nei termini di identità\ differenza rispetto a un altro nome. Si tratta per esempio degli aggettivi come " stesso, medesimo, tale, simile, altro. Anche " alcuni e certi" in correlazione con altri esprimono un valore identificativo. Per " diversi" è la posizione dell'aggettivo a chiarirne la funzione: come quantificatore occorre sempre preposto al nome ( diversi giornali), come identificatori occorre posposto.
Aggettivi interrogativi ed esclamativi
Gli aggettivi interrogativi hanno la funzione di interrogare la quantità o sull'identità del nome cui si riferiscono: ad esempio Quanti anni hai? Che strada prendiamo?
Aggettivi possessivi
Gli aggettivi possessivi indicano una relazione fra il nome e una delle persone coinvolte nel discorso. Tale relazione può essere di possesso ( la mia casa) ma anche di parentela, affinità ( mia madre), di coinvolgimento ( la mia paura), di una parte ( il mio braccio), di consuetudine, legame affettivo ( i miei amici, i miei film preferiti, la mia camomilla serale). Le relazioni espresse dal possessivo possono essere rese esplicite attraverso la parafrasi: la casa che possiedo, i film che preferisco.
L'aggettivo possessivo è usato con l'articolo sia con i nomi a referenza determinata ( il mio cane, la sua intelligenza) sia con i nomi a referenza indeterminata ( un tuo parente, dei nostri amici).
Per questo motivo non fa parte della categoria degli specificatori.
Proprio è aggettivo che condivide in parte gli usi di " suo". " Proprio" è sicuramente preferibile se il possessore è espresso da un indefinito.
Articoli zero
Articolo zero è chiamato il fenomeno di assenza di specificatori prima di un nome comune. Gli specificatori sono spesso assenti quando un nome è usato in funzione predicativa.
Carlo è ingegnere.
Non prendono specificatore anche molti costrutti in cui la referenza del nome è molto attenuata o assente come nelle forme idiomatiche ( andare in barca, montare a cavallo), nei costrutti indicanti materiale come ( di legno, di carta, con forza, in silenzio).
Possono occorrere articolo zero con nomi massa e nomi numerabili plurali, quando hanno referenza indeterminata specifica. In questo caso anche la funzione sintattica del nome e la sua posizione nella frase hanno la loro importanza per l'accettabilità dell'articolo zero.
Verbi
Per Serianni ( 1989), il verbo è una parola variabile indicante un'azione che il soggetto compie o subisce, l'esistenza o lo stato del soggetto; il rapporto fra soggetto e nome del predicato.
La distinzione nome verbo era già presente in Aristotele con la distinzione soggetto- predicato. La contrapposizione si appoggia su criteri nozionali: mentre i nomi si riferiscono a entità, oggetti, i verbi si riferiscono ad azioni o stati attribuibili alle entità designate dai nomi.
I verbi godono di una flessione complessa ed esprimono attraverso di essa le categorie di persona, numero, tempo, aspetto e modalità. Della flessione del verbo e delle sue diverse forme.
Dal punto di vista sintattico, il verbo è elemento portante della frase: la frase si costruisce infatti sulla base della struttura argomentale del verbo principale.
Dal punto di vista sintattico, il verbo è l'elemento portante della frase: la frase si costruisce infatti sulla base della struttura argomentale del verbo principale.
Funzioni dei verbi
Il verbo svolge funzione predicativa nei confronti di un sintagma nominale, esprimendo una condizione o un'azione attribuibile a un individuo espresso da un nome. E' questa la funzione svolta dai verbi flessi nei modi finiti:
Gli uccelli volano
io partirei
gianni terrà un concerto
La relazione di predicazione che si istituisce fra il verbo e l'espressione cui esso si riferisce costituisce il centro della frase, dal punto di vista sintattico e funzionale.
Un verbo può però anche avere una funzione attributiva come gli aggettivi, funzione referenziale come un nome; funzione avverbiale come modificatore di una frase o di un verbo. Queste tre funzioni sono svolte dalle forme dei modi non finiti del verbo, cioè il participio, l'infinito e dal gerundio.
Azione verbale
Per azione verbale si intende il tipo di azione espressa dal verbo con particolare riferimento ai modi del suo svolgimento nel tempo.
Verbi durativi e non durativi
Una prima distinzione separa verbi di azione durativa da verbi di azione non durativa. Un verbo di azione durativa, come correre, crescere, ascoltare... descrive l'azione come un processo che si svolge in un certo lasso di tempo; un verbo di azione non durativa come cadere arrivare svegliarsi descrive l'azione presentandola quasi come priva di spessore temporale.
Si può comprendere questa differenza attraverso degli esempi in cui un verbo sia durativo e non durativo: correvo giù per le scale e sono caduto
dopo aver a lungo viaggiato, marco polo arrivò in cina
dormire è durativo mentre addormentarsi non durativo; camminare durativo e incamminarsi non durativo.
Si è addormentato per mezz'ora ( azione non durativa)
ha dormito per mezz'ora ( azione durativa)
Verbi telici e non telici
La seconda distinzione azionale fondamentale separa verbi telici che indicano un'azione orientata al raggiungimento di uno stadio conclusivo, come costruire, spegnere, arrivare.
E' arrivato in cinque minuti ( azione telica)
Ha camminato in cinque minuti ( azione non telica)
La relazione che si instaura fra il verbo e il referente di cui esso descrive un'azione può essere di vario tipo. Nell'esercizio, mentre una delle due frasi negative è inaccettabile. Questo perché l'esistenza dello stadio è messa in discussione, mentre con la negazione del verbo ultimare no. Dal punto di vista linguistico, ciò che accadde è che la negazione del verbo nel primo caso cancella anche il riferimento del nome " lo stadio" mentre nel secondo caso questo non avviene. Di conseguenza, nel secondo caso lo stadio mentre nel secondo caso questo non avviene. Di conseguenza, nel secondo caso lo stadio è un referente valido ci e Ci sono andato ieri, mentre nel primo caso esso non è un referente valido e il pronome ci è privo di riferimento. Chiamiamo fattivi i verbi che instaurano un referente nella frase; non fattivi sono invece i verbi che non intaccano l'esistenza del referente.
Controllo sull'azione
Il rapporto fra un verbo e il referente di cui esso descrive un'azione può variare anche in ragione del controllo che il referente è in grado di esercitare sull'azione. Un'azione può cioè essere controllata e voluta, oppure accadere senza che il referente ne possa essere considerato responsabile.
Una differenza di controllo divide per esempio i verbi vedere e sentire dai verbi guardare e ascoltare.
Una questione linguistica
La questione linguistica resta ai miei occhi un punto centrale nella vita degli Italiani.
Prendiamo un caso semplice ma molto concreto: prendiamo una persona che parli solo italiano e si ritrova a vivere in casa di gente dialettofona che non prova nessun tipo di interesse per quel parlante italofono. Pur capendo quello che viene detto non avviene quella naturale empatia tra coloro che parlano la stessa lingua e pertanto nascono grosse forme di incomprensioni tra parlanti dialettofoni ed italofoni all'interno della stessa famiglia ad esempio.
Questo caso penso si riproduca molto spesso in Italia sotto tante vesti diverse come quella di genitori parlanti lingue straniere e i figli che parlano solo in Italiano.
Questo tema è stato molto discusso nella letteratura anglosassone a proposito dei figli dei migranti che vivevano sentimenti molto contrastanti tra lingua interna dei genitori e lingua esterna istituzionale.
Per integrarsi si sceglie spesso la lingua istituzionale mentre per vivere meglio a casa si dovrebbe scegliere il dialetto o lingua dei genitori. Questo passaggio può sembrare di poco conto mentre invece rappresenta un momento fondamentale nella costruzione dell'identità del parlante come fedele ai valori della famiglia o in in aderenza con quelli della nuova società.
Questa situazione inizialmente sembra poco rilevante mentre con il tempo può diventare il fattore centrale di estraneità della persona al suo contesto famigliare. Se il suo inserimento nella nuova società sarà positivo e potrà utilizzare le sue competenze linguistiche per vivere pienamente la sua condizione di nuovo cittadino allora la situazione potrebbe risolversi come una doppia appartenenza mentre se il passaggio alla nuova società risulta difficile allora si potrebbe complicare il quadro con il tempo fino a raggiungere un sentimento di estraneità per entrambe le società pur volendo far parte della nuova società dato che ha accettato il suo codice linguistico per esprimere la sua identità.
Tuttavia la società istituzionale spesso non ha né gli strumenti né il desiderio di capire bene le nuove appartenenze delle persone creando delle ferite all'interno delle persone più fragili.
Questo punto è di essenziale importanza per capire il cuore della questione linguistica tra nuovi italiani e vecchi italiani. Non capire questo problema o fare finta che non ci sia sarà un regalo per tutti quelli che vorranno utilizzare le fragilità delle persone poco inserite nella realtà del paese ospitante.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
L'uomo quel ferito culturale che viveva sempre in eterno conflitto con il proprio ambiente contestuale.
Come rimanere se stesso quando si è stato catapultato in un contesto gretto ed ottuso come quello della profonda provincia irpina? E' giusto aver da vivere questo passaggio nella propria vita? E' giusto che i colpevoli se ne freghino totalmente e non paghino nessun tipo di conseguenza? Questo sono temi centrali che trovano una riformulazione nella mia mente quasi ogni giorno. Il percorso è quello dell'uomo che non potrà mai più trovare una sua età dell'oro. Per me tutto sarà e rimarrà sempre un sentimento di esilio dove non potrò mai sentirmi totalmente dentro ad una società. Solo una cultura del corpo mi potrebbe consentire di trovare una qualche forma di armistizio con me stesso.
Come riempire il proprio mondo, come dare un senso, come scrivere qualcosa di sensato quando non si pensa a scrivere qualcosa che non sia un saggio. I miei pensieri sono sempre pesanti e non emerge niente degno di questo nome. La formazione della frase dovrebbe assomigliare alla formazione della mia marginalità esistenziale. L'assenza di palcoscenico per l'uomo di mancata gloria sarà la costante del mio vivere. Non potersi fermare è il mio grosso problema perché devi prendere degli impegni che non hai nessuna voglia di rispettare dato che loro non rispettano il tuo percorso di studio così lungo e travagliato. Io mi ritrovo sempre nel posto sbagliato e la mia riflessione non riesce mai a dire qualcosa di interessante. Per interessante intendo un luogo in cui mi senta vivo e pieno di incontri per parlare tutto il tempo con gli altri interlocutori interessati al mio campo di studio. Un'analisi di questi punti sono molto importanti per trovar un percorso di risanamento della mia persona.
Scrivere forse dovrebbe diventare un atto grammaticale per me ossia un modo di gerarchizzare, ordinare e categorizzare il mio mondo interiore. La strada si è bloccata dentro di me e tutti i blocchi emotivi tornano sempre al nocciolo perché non trovo mai il motivo per rimanere in un dato posto. Devo riempire il mio tempo anche scrivendo delle cose senza senso perché la mia vita non ha molto senso. Mi manca un vocabolario, mi manca una concentrazione per affrontare questi punti.
Il soggetto è sempre assente nella mia vita perché è stata deresponsabilizzato dall'assenza di identificazione con il contesto. Questo tratto resta permanente nel mondo di interiorizzare la realtà da parte mia. Per me esistono solo elementi di contesti che sono prove della difficoltà di agire in un dato contesto.
La cultura viene definita nel mio modo di intendere sono quelle attività che consentono di aver un senso di presenza a se stesso e per quelli intorno a sé. Gli elementi che consentono di vivere un sentimento di presenza possono essere delle attività compiute da soli o in compagnia. Nel mio caso valorizzo le attività fatte in luoghi dove gli altri sono presenti in modo da aver l'impressione di aderire ad una qualche comunità di parlanti. Le attività in solitudine mettono in rilievo il mio senso di incompiuto o di persona non finita un po' come un verbo all'infinito al quale occorre fornire delle coniugazioni per trovar un modo di ancorarsi con la realtà. Questo sentimento di vuoto deve essere superato attraverso la comunicazione ma spesso mancano i luoghi deputati per la riduzione di tale divario tra le persone perché la comunicazione è il modo migliore per ridurre o lottare contro lo status quo presente in una data società. Accettar il silenzio tra le persone significa accettar le nostre differenze e ineguaglianze come dato inevitabile ed impossibile da modificare. Questo è un tratto al quale non voglio aderire perché sento la sua ingiustizia e la sua natura erronea in dissonanza con il fatto che le persone non possono non comunicare. Il concetto di persona è molto importante per cercare di capire se vogliamo aderire ad una distanza o una vicinanza con gli altri. Purtroppo i nostri strumenti tendono ad isolarsi perché ci offrono troppi stimoli individuali che difficilmente possano trovare una parità con una persona in carne ed ossa. Ovviamente questo investe tutte le relazioni umane dato che le persone possono limitare le loro relazioni al minimo lasciando come unico margine il campo dell'affettività sopravvalutando l'importanza della relazione di coppie ad esempio senza prendere in considerazione il fatto della scarsa preparazione alla condivisione in una vita dove occorre condividere soltanto i social ma non certamente le cose di vita reale.
La vicinanza e la distanza sono i due poli delle relazioni sociali ma la stessa interpretazione di cosa sia vicinanza e distanza possono essere molto differenti in funzione del sistema di comunicazione in una data società. Ad esempio, in una società dove il mantenimento della propria autonomia e il mio diritto di non essere impedito sono le priorità più importanti pare chiaro il valore della lontananza come un dato di felicità per quelle persone mentre per le persone interessate ad entrare in contatto con gli altri questi sono dati di insofferenza e di inizio di infelicità. La comprensione di questa differenza servirebbe per aumentare il senso di empatia in una data società. La distanza sociale e il suo opposto sono tematiche legate al sistema di cortesia linguistica presente in una data società. In altre parole esistono delle società che prediligono il coinvolgimento delle persone mentre in altre società succede il contrario, vale a dire lasciare in pace le persone rappresenta il massimo di agiatezza offerta alle altre persone. Quindi occorre capire se le persone amano ridurre le distanze sociale o intendono accettare la distanza come forma di vita ideale anche per la loro integrazione.
L'uso del potere implica la capacità di potere agire per controllare le altre persone e questo dovrebbe essere legittimato, ossia deve essere in sintonia con il volere della gente tramite le categorie di bene o male o in funzione delle leggi come il risultato della volontà generale. Questo punto è molto controverso perché sotto l'egida della legge si possono compiere tante cose mentre la legittimità dovrebbe essere ripensata alla luce di un parlamento molto più in sintonia con le necessità di faccia collettiva da parte della popolazione. In altre società non è così importante dovere giustificare il proprio operato perché la società accetta come naturale il loro agire perché si accetta il potere come fatto costitutivo delle differenze tra le persone. La legittimità non è importante perché la società non si identifica con il parlamento come luogo della rappresentazione della volontà generale.
La famiglia con la relazione tra genitori e figli rappresentano in piccolo la società. La presenza di una famiglia con rapporti alla pari consente di trattare tutti i membri della società come persone molto simili.
................................................................................................................................
Prendiamo un caso semplice ma molto concreto: prendiamo una persona che parli solo italiano e si ritrova a vivere in casa di gente dialettofona che non prova nessun tipo di interesse per quel parlante italofono. Pur capendo quello che viene detto non avviene quella naturale empatia tra coloro che parlano la stessa lingua e pertanto nascono grosse forme di incomprensioni tra parlanti dialettofoni ed italofoni all'interno della stessa famiglia ad esempio.
Questo caso penso si riproduca molto spesso in Italia sotto tante vesti diverse come quella di genitori parlanti lingue straniere e i figli che parlano solo in Italiano.
Questo tema è stato molto discusso nella letteratura anglosassone a proposito dei figli dei migranti che vivevano sentimenti molto contrastanti tra lingua interna dei genitori e lingua esterna istituzionale.
Per integrarsi si sceglie spesso la lingua istituzionale mentre per vivere meglio a casa si dovrebbe scegliere il dialetto o lingua dei genitori. Questo passaggio può sembrare di poco conto mentre invece rappresenta un momento fondamentale nella costruzione dell'identità del parlante come fedele ai valori della famiglia o in in aderenza con quelli della nuova società.
Questa situazione inizialmente sembra poco rilevante mentre con il tempo può diventare il fattore centrale di estraneità della persona al suo contesto famigliare. Se il suo inserimento nella nuova società sarà positivo e potrà utilizzare le sue competenze linguistiche per vivere pienamente la sua condizione di nuovo cittadino allora la situazione potrebbe risolversi come una doppia appartenenza mentre se il passaggio alla nuova società risulta difficile allora si potrebbe complicare il quadro con il tempo fino a raggiungere un sentimento di estraneità per entrambe le società pur volendo far parte della nuova società dato che ha accettato il suo codice linguistico per esprimere la sua identità.
Tuttavia la società istituzionale spesso non ha né gli strumenti né il desiderio di capire bene le nuove appartenenze delle persone creando delle ferite all'interno delle persone più fragili.
Questo punto è di essenziale importanza per capire il cuore della questione linguistica tra nuovi italiani e vecchi italiani. Non capire questo problema o fare finta che non ci sia sarà un regalo per tutti quelli che vorranno utilizzare le fragilità delle persone poco inserite nella realtà del paese ospitante.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
L'uomo quel ferito culturale che viveva sempre in eterno conflitto con il proprio ambiente contestuale.
Come rimanere se stesso quando si è stato catapultato in un contesto gretto ed ottuso come quello della profonda provincia irpina? E' giusto aver da vivere questo passaggio nella propria vita? E' giusto che i colpevoli se ne freghino totalmente e non paghino nessun tipo di conseguenza? Questo sono temi centrali che trovano una riformulazione nella mia mente quasi ogni giorno. Il percorso è quello dell'uomo che non potrà mai più trovare una sua età dell'oro. Per me tutto sarà e rimarrà sempre un sentimento di esilio dove non potrò mai sentirmi totalmente dentro ad una società. Solo una cultura del corpo mi potrebbe consentire di trovare una qualche forma di armistizio con me stesso.
Come riempire il proprio mondo, come dare un senso, come scrivere qualcosa di sensato quando non si pensa a scrivere qualcosa che non sia un saggio. I miei pensieri sono sempre pesanti e non emerge niente degno di questo nome. La formazione della frase dovrebbe assomigliare alla formazione della mia marginalità esistenziale. L'assenza di palcoscenico per l'uomo di mancata gloria sarà la costante del mio vivere. Non potersi fermare è il mio grosso problema perché devi prendere degli impegni che non hai nessuna voglia di rispettare dato che loro non rispettano il tuo percorso di studio così lungo e travagliato. Io mi ritrovo sempre nel posto sbagliato e la mia riflessione non riesce mai a dire qualcosa di interessante. Per interessante intendo un luogo in cui mi senta vivo e pieno di incontri per parlare tutto il tempo con gli altri interlocutori interessati al mio campo di studio. Un'analisi di questi punti sono molto importanti per trovar un percorso di risanamento della mia persona.
Scrivere forse dovrebbe diventare un atto grammaticale per me ossia un modo di gerarchizzare, ordinare e categorizzare il mio mondo interiore. La strada si è bloccata dentro di me e tutti i blocchi emotivi tornano sempre al nocciolo perché non trovo mai il motivo per rimanere in un dato posto. Devo riempire il mio tempo anche scrivendo delle cose senza senso perché la mia vita non ha molto senso. Mi manca un vocabolario, mi manca una concentrazione per affrontare questi punti.
Il soggetto è sempre assente nella mia vita perché è stata deresponsabilizzato dall'assenza di identificazione con il contesto. Questo tratto resta permanente nel mondo di interiorizzare la realtà da parte mia. Per me esistono solo elementi di contesti che sono prove della difficoltà di agire in un dato contesto.
La cultura viene definita nel mio modo di intendere sono quelle attività che consentono di aver un senso di presenza a se stesso e per quelli intorno a sé. Gli elementi che consentono di vivere un sentimento di presenza possono essere delle attività compiute da soli o in compagnia. Nel mio caso valorizzo le attività fatte in luoghi dove gli altri sono presenti in modo da aver l'impressione di aderire ad una qualche comunità di parlanti. Le attività in solitudine mettono in rilievo il mio senso di incompiuto o di persona non finita un po' come un verbo all'infinito al quale occorre fornire delle coniugazioni per trovar un modo di ancorarsi con la realtà. Questo sentimento di vuoto deve essere superato attraverso la comunicazione ma spesso mancano i luoghi deputati per la riduzione di tale divario tra le persone perché la comunicazione è il modo migliore per ridurre o lottare contro lo status quo presente in una data società. Accettar il silenzio tra le persone significa accettar le nostre differenze e ineguaglianze come dato inevitabile ed impossibile da modificare. Questo è un tratto al quale non voglio aderire perché sento la sua ingiustizia e la sua natura erronea in dissonanza con il fatto che le persone non possono non comunicare. Il concetto di persona è molto importante per cercare di capire se vogliamo aderire ad una distanza o una vicinanza con gli altri. Purtroppo i nostri strumenti tendono ad isolarsi perché ci offrono troppi stimoli individuali che difficilmente possano trovare una parità con una persona in carne ed ossa. Ovviamente questo investe tutte le relazioni umane dato che le persone possono limitare le loro relazioni al minimo lasciando come unico margine il campo dell'affettività sopravvalutando l'importanza della relazione di coppie ad esempio senza prendere in considerazione il fatto della scarsa preparazione alla condivisione in una vita dove occorre condividere soltanto i social ma non certamente le cose di vita reale.
La vicinanza e la distanza sono i due poli delle relazioni sociali ma la stessa interpretazione di cosa sia vicinanza e distanza possono essere molto differenti in funzione del sistema di comunicazione in una data società. Ad esempio, in una società dove il mantenimento della propria autonomia e il mio diritto di non essere impedito sono le priorità più importanti pare chiaro il valore della lontananza come un dato di felicità per quelle persone mentre per le persone interessate ad entrare in contatto con gli altri questi sono dati di insofferenza e di inizio di infelicità. La comprensione di questa differenza servirebbe per aumentare il senso di empatia in una data società. La distanza sociale e il suo opposto sono tematiche legate al sistema di cortesia linguistica presente in una data società. In altre parole esistono delle società che prediligono il coinvolgimento delle persone mentre in altre società succede il contrario, vale a dire lasciare in pace le persone rappresenta il massimo di agiatezza offerta alle altre persone. Quindi occorre capire se le persone amano ridurre le distanze sociale o intendono accettare la distanza come forma di vita ideale anche per la loro integrazione.
L'uso del potere implica la capacità di potere agire per controllare le altre persone e questo dovrebbe essere legittimato, ossia deve essere in sintonia con il volere della gente tramite le categorie di bene o male o in funzione delle leggi come il risultato della volontà generale. Questo punto è molto controverso perché sotto l'egida della legge si possono compiere tante cose mentre la legittimità dovrebbe essere ripensata alla luce di un parlamento molto più in sintonia con le necessità di faccia collettiva da parte della popolazione. In altre società non è così importante dovere giustificare il proprio operato perché la società accetta come naturale il loro agire perché si accetta il potere come fatto costitutivo delle differenze tra le persone. La legittimità non è importante perché la società non si identifica con il parlamento come luogo della rappresentazione della volontà generale.
La famiglia con la relazione tra genitori e figli rappresentano in piccolo la società. La presenza di una famiglia con rapporti alla pari consente di trattare tutti i membri della società come persone molto simili.
................................................................................................................................
il grande male europeo: Il sonno della cittadinanza.
Articolo del giorno:
Il sonno dell'Europa cittadina.
La vicenda della catalogna ha rappresentato un momento di speranza per un risveglio della cittadinanza europea. Questo mio pensiero nasce da questa riflessione: Gli Stati-Uniti e l'Asia sono i motori dell'Economia e dell'autoritarismo politico mentre l'Europa rimane senza una identità definita.
La mia tesi è quella di sostenere il bisogno di far ripartire un concetto di cittadinanza dinamico e vicino alle istanze delle persone per fare rinascere quella speranza persa dopo quasi dieci anni di crisi economica che ovviamente nasconde bene la sua vera portata nel ridisegnare un nuovo mondo dove la disoccupazione di massa e il populismo troveranno la loro ragion d'essere.
Una cittadinanza attiva e coinvolta nelle vicende locali deve essere salutato come un atto di speranza di buona salute di una popolazione desiderosa di riprendere il suo destino in mano.
Questo è il punto centrale della questione come far capire che il tema della catalogna rappresenta il bisogno di riprendersi il futuro in mano e ridurre questa distanza sociale che va crescendo con le diseguaglianze sociali ed economiche in tutta l'Europa. Questo punto potrebbe fare morire definitivamente ogni idea di Europa perché una città che accetta tale disparità tra le persone è destinata al caos e all'ingovernabilità alla fine. Questo coronamento non può essere ratificato in totale silenzio come sta avvenendo ora. Certamente si può discutere sulla procedura attuata dal governo catalano e sul tema della legittimità che rappresenta il cruccio centrale delle amministrazioni interessate solo allo status quo delle loro istituzioni. Spesso dietro alla legittimità si nascondono le peggiori intenzioni quando la legge viene ratificata in assenza di una popolazione informata e cosciente del valore di quello che si sta legiferando. La Catalogna rappresenta forse il primo caso di una regione che intende riprendersi il suo destino in mano o intende fare risvegliare il governo centrale del bisogno di avvicinare le soluzioni della vita della gente in modo radicale.
Questo messaggio è stato mandato ma non credo sia stato capito ed accettato. Anzi credo proprio di non. E come tutte le cose non capite prima o poi si pagheranno le conseguenze per tanta cecità.
Speriamo che possa emergere una visione nuova della cittadinanza all'interno di questo spazio geografico chiamato Europa.
Il sonno dell'Europa cittadina.
La vicenda della catalogna ha rappresentato un momento di speranza per un risveglio della cittadinanza europea. Questo mio pensiero nasce da questa riflessione: Gli Stati-Uniti e l'Asia sono i motori dell'Economia e dell'autoritarismo politico mentre l'Europa rimane senza una identità definita.
La mia tesi è quella di sostenere il bisogno di far ripartire un concetto di cittadinanza dinamico e vicino alle istanze delle persone per fare rinascere quella speranza persa dopo quasi dieci anni di crisi economica che ovviamente nasconde bene la sua vera portata nel ridisegnare un nuovo mondo dove la disoccupazione di massa e il populismo troveranno la loro ragion d'essere.
Una cittadinanza attiva e coinvolta nelle vicende locali deve essere salutato come un atto di speranza di buona salute di una popolazione desiderosa di riprendere il suo destino in mano.
Questo è il punto centrale della questione come far capire che il tema della catalogna rappresenta il bisogno di riprendersi il futuro in mano e ridurre questa distanza sociale che va crescendo con le diseguaglianze sociali ed economiche in tutta l'Europa. Questo punto potrebbe fare morire definitivamente ogni idea di Europa perché una città che accetta tale disparità tra le persone è destinata al caos e all'ingovernabilità alla fine. Questo coronamento non può essere ratificato in totale silenzio come sta avvenendo ora. Certamente si può discutere sulla procedura attuata dal governo catalano e sul tema della legittimità che rappresenta il cruccio centrale delle amministrazioni interessate solo allo status quo delle loro istituzioni. Spesso dietro alla legittimità si nascondono le peggiori intenzioni quando la legge viene ratificata in assenza di una popolazione informata e cosciente del valore di quello che si sta legiferando. La Catalogna rappresenta forse il primo caso di una regione che intende riprendersi il suo destino in mano o intende fare risvegliare il governo centrale del bisogno di avvicinare le soluzioni della vita della gente in modo radicale.
Questo messaggio è stato mandato ma non credo sia stato capito ed accettato. Anzi credo proprio di non. E come tutte le cose non capite prima o poi si pagheranno le conseguenze per tanta cecità.
Speriamo che possa emergere una visione nuova della cittadinanza all'interno di questo spazio geografico chiamato Europa.
Inscription à :
Articles (Atom)