samedi 27 janvier 2018
dialogo sulla bellezza della vita
Cos'è che è bello, Leonard?
Leggi il giornale, che cosa dice?
Tutto male, è tutto brutto!
Hanno dimenticato cos' è la vita,
cosa significa essere vivi.
Bisogna che qualcuno gli ricordi cos' è che hanno e cosa potrebbero perdere!
Io sento la gioia della vita, il dono della vita, la libertà della vita, la meraviglia della vita!
Continuava a dire che la gente non apprezza le cose semplici, lavoro, gioco, amicizia, famiglia.
Era cosi' eccitato che ha parlato fino alle 5 del mattino; io non so se questo è liberazione o mania o AMORE,
Sì giusto!
Quello che dice è vero, noi veramente non sappiamo apprezzare il dono della vita...
role-play il coinquilino ideale
http://www.grammateca.it/wp-content/uploads/2016/01/coinquilino-ideale-SCHEDA-grammateca.pdf
vendredi 26 janvier 2018
Lingua e pensiero
Il tema della lingua legato al concetto di pensiero rientra nella difficoltà di circoscrivere bene la sua reale natura. Storicamente si sono affrontate due posizioni filosofiche:
- l'universalismo
- e il relativismo
L'universalismo, nato con Platone e Cartesio, Spinoza, Leibniz e Kant, sostiene che per capacità innate ragioniamo tutti allo stesso modo e che il pensiero informa la lingua.
Dall'altra parte si trova il relativismo, con autori quali Locke, Berkeley, Hume, che nega l'innatismo delle categorie mentali e sostiene invece che la conoscenza viene acquisita attraverso l'esperienza. Pertanto se l'esperienza è diversa sarà diverso il modo di pensare. I maggiori sostenitori di questa tesi saranno Edward Sapir e Whorf. Sapir afferma ( 1949):
è un'illusione immaginare che uno si adatti alla realtà senza l'uso della lingua e che la lingua sia meramente un mezzo incidentale per risolvere specifici problemi di comunicazione. Il fatto è che " il mondo reale" è in larga misura costruito sulle abitudini linguistiche del gruppo. Nessuna lingua è sufficientemente simile ad un'altra per essere considerata rappresentante della stessa realtà. I mondi in cui vivono società diverse sono mondi distinti, non meramente lo stesso mondo con attaccate diverse etichette.
Per Whorf ( 1956) il principio della relatività linguistica vuol dire, in termini informali, che gli utenti di grammatiche marcatamente diverse vengono indirizzati dalle loro grammatiche verso tipi diversi di osservazioni e valutazioni diverse di atti di osservazione esternamente simili, e dunque non sono equivalenti come osservatori ma devono arrivare a interpretazioni diverse del mondo.
Ideologicamente, dal momento che il diverso tende ad essere interpretato in termini di dominanza-subalternità, la posizione universalista e relativista si contrappongono spesso radicalmente nel bene e nel male. Il lato positivo dell'universalismo può garantire l'uguaglianza, glissare sulle differenze e risultare democraticamente rispettose di tutte le culture. Negativamente può spiegare le differenze in termini di attesa del raggiungimento del progresso da parte di coloro che sono esclusi in questo momento. Per antropologi come Hill e Mannheim ( 1992) si può parlare di " un universalismo ingenuo e razzista, e un evoluzionismo altrettanto volgare in antropologia e storia".
Questo modello è molto presente nella cultura occidentale nei riguardi dei popoli primitivi o da parte dell'alta cultura " colta" verso la cultura di massa " ignorante".
Il relativismo sembra positivamente rispettare le differenze ma negativamente rischia con il suo lato incommensurabile spingere all'incomunicabilità tra le culture data l'impossibilità di intendersi l'una con l'altra. Questo modello oggi rischia di convalidare ed esaltare per partito preso ogni forma di diversità. Pertanto un conto è filosoficamente capire e rispettare come gli altri pensano, sentono e agiscono, un conto è indiscriminatamente giustificare valori e pratiche e condonare tutto.
In modo pratico prevale la versione debole del relativismo come osserva Kramsch prevale una versione debole del relativismo declinata in questo modo:
- la traduzione da una lingua all'altra è possibile, anche se è vero che nelle sfumature dei significati qualcosa può andare perduto;
- numerosi individui multilingui conoscono le proprie lingue in modo de-etnicizzato, e cioè non deterministicamente legato ad una particolare collettività.
- con la crescente mobilità nel mondo globale diventa sempre più difficile sostenere che tutti i membri di una cultura nazionale o peggio ancora, tutti i parlanti di una lingua sovranazionale pensino alla stessa maniera.
La versione debole del relativismo sostiene che solo alcune categorie mentali più generali e astratte sono innate ma che la forma effettiva con cui vengono realizzate sono il risultato dell'esperienza.
Molto utile sarà di stabilire quale sia l'impatto della lingua sul pensiero in termini cognitivi, dato che la rappresentazione mentale della realtà dipende dalla nostra cognizione e tenendo presente che la cultura rappresenta la programmazione mentale e quindi parlare di pensiero significa parlare di cultura. Molto interesse per il campo della relatività linguistica è ricaduto sul lessico notando come alcune lingue ipodifferenziano o iperdifferenziano rispetto ad altre. Per esempio in hopi la parola " masa'ytaka" significa qualcosa che vola eccetto l'uccello e include significati quali " insetto, aeroplano, pilota, aquilone". In pintupi, una lingua arborigena dell'Australia, ci sono molte parole per designare un buco:
yarla = buco in un oggetto
pirti = buco nel terreno
kartalpa = buco piccolo nel terreno
pirnki = buco in una lastra rocciosa
yulpilpa = buco poco profondo in cui vivono le formiche
mutare = buco speciale in una lancia
nyarrkalpa= covo cunicolare di animale piccolo
pulpa= covo di coniglio
makarnpa = covo di iguana
katarta= buco lasciato da un'iguana quando esce dopo l'ibernazione
Da questo esempio emerge la possibilità di tradurre dal pintupi ma con la necessità di usare più parole per dire la stessa cosa. Lo stesso discorso vale per categorie grammaticali come i pronomi in bislama che possiede sei morfologizzazioni del pronome noi:
mitufala = noi due senza di te
mitrifala = noi tre senza di te
yumitu = noi due, io e te
mifala = noi e non voi
yumitri = noi tre, io, te e lui
yumi = noi tutti, senza distinzione
Oppure si pensi all'ordine inglese STOP che può tradursi come fermati vs fermatevi, dovere scegliere tra il tu e il lei con fermati o si fermi, fermatevi o si fermino.
Per compiere questi studi di linguistica cognitiva è necessario esplicitare quali aspetti linguistici sono significativi per il pensiero e combinare aspetti grammaticali ben definiti con rigorose dimostrazioni di fenomeni cognitivi chiaramente distinti di percezione, classificazione e memoria.
- l'universalismo
- e il relativismo
L'universalismo, nato con Platone e Cartesio, Spinoza, Leibniz e Kant, sostiene che per capacità innate ragioniamo tutti allo stesso modo e che il pensiero informa la lingua.
Dall'altra parte si trova il relativismo, con autori quali Locke, Berkeley, Hume, che nega l'innatismo delle categorie mentali e sostiene invece che la conoscenza viene acquisita attraverso l'esperienza. Pertanto se l'esperienza è diversa sarà diverso il modo di pensare. I maggiori sostenitori di questa tesi saranno Edward Sapir e Whorf. Sapir afferma ( 1949):
è un'illusione immaginare che uno si adatti alla realtà senza l'uso della lingua e che la lingua sia meramente un mezzo incidentale per risolvere specifici problemi di comunicazione. Il fatto è che " il mondo reale" è in larga misura costruito sulle abitudini linguistiche del gruppo. Nessuna lingua è sufficientemente simile ad un'altra per essere considerata rappresentante della stessa realtà. I mondi in cui vivono società diverse sono mondi distinti, non meramente lo stesso mondo con attaccate diverse etichette.
Per Whorf ( 1956) il principio della relatività linguistica vuol dire, in termini informali, che gli utenti di grammatiche marcatamente diverse vengono indirizzati dalle loro grammatiche verso tipi diversi di osservazioni e valutazioni diverse di atti di osservazione esternamente simili, e dunque non sono equivalenti come osservatori ma devono arrivare a interpretazioni diverse del mondo.
Ideologicamente, dal momento che il diverso tende ad essere interpretato in termini di dominanza-subalternità, la posizione universalista e relativista si contrappongono spesso radicalmente nel bene e nel male. Il lato positivo dell'universalismo può garantire l'uguaglianza, glissare sulle differenze e risultare democraticamente rispettose di tutte le culture. Negativamente può spiegare le differenze in termini di attesa del raggiungimento del progresso da parte di coloro che sono esclusi in questo momento. Per antropologi come Hill e Mannheim ( 1992) si può parlare di " un universalismo ingenuo e razzista, e un evoluzionismo altrettanto volgare in antropologia e storia".
Questo modello è molto presente nella cultura occidentale nei riguardi dei popoli primitivi o da parte dell'alta cultura " colta" verso la cultura di massa " ignorante".
Il relativismo sembra positivamente rispettare le differenze ma negativamente rischia con il suo lato incommensurabile spingere all'incomunicabilità tra le culture data l'impossibilità di intendersi l'una con l'altra. Questo modello oggi rischia di convalidare ed esaltare per partito preso ogni forma di diversità. Pertanto un conto è filosoficamente capire e rispettare come gli altri pensano, sentono e agiscono, un conto è indiscriminatamente giustificare valori e pratiche e condonare tutto.
In modo pratico prevale la versione debole del relativismo come osserva Kramsch prevale una versione debole del relativismo declinata in questo modo:
- la traduzione da una lingua all'altra è possibile, anche se è vero che nelle sfumature dei significati qualcosa può andare perduto;
- numerosi individui multilingui conoscono le proprie lingue in modo de-etnicizzato, e cioè non deterministicamente legato ad una particolare collettività.
- con la crescente mobilità nel mondo globale diventa sempre più difficile sostenere che tutti i membri di una cultura nazionale o peggio ancora, tutti i parlanti di una lingua sovranazionale pensino alla stessa maniera.
La versione debole del relativismo sostiene che solo alcune categorie mentali più generali e astratte sono innate ma che la forma effettiva con cui vengono realizzate sono il risultato dell'esperienza.
Molto utile sarà di stabilire quale sia l'impatto della lingua sul pensiero in termini cognitivi, dato che la rappresentazione mentale della realtà dipende dalla nostra cognizione e tenendo presente che la cultura rappresenta la programmazione mentale e quindi parlare di pensiero significa parlare di cultura. Molto interesse per il campo della relatività linguistica è ricaduto sul lessico notando come alcune lingue ipodifferenziano o iperdifferenziano rispetto ad altre. Per esempio in hopi la parola " masa'ytaka" significa qualcosa che vola eccetto l'uccello e include significati quali " insetto, aeroplano, pilota, aquilone". In pintupi, una lingua arborigena dell'Australia, ci sono molte parole per designare un buco:
yarla = buco in un oggetto
pirti = buco nel terreno
kartalpa = buco piccolo nel terreno
pirnki = buco in una lastra rocciosa
yulpilpa = buco poco profondo in cui vivono le formiche
mutare = buco speciale in una lancia
nyarrkalpa= covo cunicolare di animale piccolo
pulpa= covo di coniglio
makarnpa = covo di iguana
katarta= buco lasciato da un'iguana quando esce dopo l'ibernazione
Da questo esempio emerge la possibilità di tradurre dal pintupi ma con la necessità di usare più parole per dire la stessa cosa. Lo stesso discorso vale per categorie grammaticali come i pronomi in bislama che possiede sei morfologizzazioni del pronome noi:
mitufala = noi due senza di te
mitrifala = noi tre senza di te
yumitu = noi due, io e te
mifala = noi e non voi
yumitri = noi tre, io, te e lui
yumi = noi tutti, senza distinzione
Oppure si pensi all'ordine inglese STOP che può tradursi come fermati vs fermatevi, dovere scegliere tra il tu e il lei con fermati o si fermi, fermatevi o si fermino.
Per compiere questi studi di linguistica cognitiva è necessario esplicitare quali aspetti linguistici sono significativi per il pensiero e combinare aspetti grammaticali ben definiti con rigorose dimostrazioni di fenomeni cognitivi chiaramente distinti di percezione, classificazione e memoria.
Breve panoramica storica sul concetto di cultura
La lingua e la cultura sembrano avere un nesso evidente ma la sua dimensione resta sempre molto difficile da determinare. Per rendere questa operazione possibile si cercherà di capire bene cosa sia la cultura nel suo senso più ampio possibile.
Williams ( 1981) ha definito la cultura come l'intero modo di vivere di un popolo rifacendosi alla definizione classica di Edward Tylor ( 1871) dove:
la cultura, o civiltà, intesa nel suo senso etnografico, è quell'insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo come membro di una società.
In altri studiosi si è sottolineato il valore mentale e conoscitivo della cultura come nel caso di Goodenough ( 1964):
la cultura di una società consiste di qualunque cosa uno deve sapere o credere per operare in modo accettabile ai suoi membri... La cultura, essendo quello che la gente deve imparare, diverso dall'eredità biologica, deve consistere del prodotto finale dell'apprendimento: conoscenza nel senso più ampio possibile del termine.
Nel lavoro di Rossi-Landi ( 1973) si parla di cultura come concepita come sistema di mediazione tra l'uomo e l'ambiente in modo da recuperare una certa fisicità. Infatti tra l'uomo e il cibo troviamo la forchetta e anche la cucina. Tra l'uomo e la pioggia abbiamo un ombrello. Tra l'uomo e l'uomo ritroviamo il pensiero.
Nel lavoro di Bourdieu ( 1990) vediamo come la cultura non sia qualcosa di semplicemente presente nella mente umana, né qualcosa presente solo nei rituali o simboli della società, ma piuttosto la cultura sarebbe un "Habitus", ossia un sistema di disposizioni con una dimensione storica attraverso cui l'individuo partecipa in attività che gli permettono di sviluppare una serie di aspettative sul mondo e sul suo modo di stare al mondo avrebbe poi aggiunto Duranti ( 1997). In questo modo si vede un tentativo di pace tra il soggettivismo e l'oggettivismo che divide il mondo delle scienze sociali. L'attore umano soggetto della sua vita può esistere culturalmente e funzionare solo come partecipante in una serie di attività abituali e routinizzate dalla sua azione individuale.
Nel lavoro di Geertz ( 1987) la cultura viene concepita come un processo comunicativo in cui i soggetti agiscono su di un "testo" fatto di simboli e significati. In Clifford ( 1993), il concetto di cultura sarebbe un " predicament", ossia una specie di "imbroglio" non facile da sbrogliare ma di cui però non ci si può sbarazzare facilmente.
Il concetto di cultura enunciato precedentemente compie una breve rassegna storica del significato di questo concetto molto controverso. Secondo Fabietti ( 2004), il concetto di cultura resta valido se adoperato in modo dinamico, aperto, negoziale per meglio adattarsi alla realtà odierna fatta di numerose migrazioni e diaspore e per non assegnare diversità ben definite in mondo liquido.
Sicuramente il metodo di lavoro prediletto nel campo della comunicazione intercultura risulta essere la comparazione di orientamenti generali presenti nei vari paesi piuttosto che analisi di singoli elementi. Per questo genere di approccio si userà il modello di comprensione del fenomeno culturale di Geert Hofstede ( 2001) per la sua capacità di operazionalizzare contrastivamente alcune dimensioni culturali che meglio di altre sembrano prestarsi ad essere abbinate ad alcuni tratti pragmatici della lingua.
Nel lavoro di Hofstede (2001) la definizione di cultura è quella di programmazione collettiva della mente, in cui la " mente" va intesa come:
- la testa che pensa
- il cuore che sente
- mani che agiscono
Questa definizione implica delle conseguenze sul piano delle credenze, dei sentimenti e delle abilità.
Appare chiaro che la cultura non sia osservabile direttamente così come non lo sono i valori culturali, i quali sono i costrutti chiave del programma mentale. Quello che possiamo osservare sono le manifestazioni, i comportamenti, le pratiche di vita e da questi risalire alla programmazione.
Al centro per Hofstede si trovano i valori che rappresentano la tendenza nel preferire uno stato di cose piuttosto che un altro. I valori sono i fini a cui tendiamo e non sono mezzi per andare da qualche parte. Per tale motivo sono di natura polare come positivo o negativo, bene o male, bello o brutto, sicurezza vs pericolosità, razionalità vs irrazionalità, logico vs paradossale.
Questi poli hanno due proprietà: intensità e direzione.
Se prendiamo l'esempio di " possedere denaro" può essere un valore molto rilevante ( forte intensità) nel senso che possederne di più è positivo e possederne meno è negativo.
Per altre persone può variare sia l'intensità che la direzione: chi prende il Vangelo seriamente nutre nei confronti della ricchezza la stessa intensità forte in senso opposto per cui è negativo possederne ed è positivo non possederne. Per altri può essere irrilevante.
I valori non sono isolati ma creano un sistema di valore o gerarchie. Ad esempio il valore della libertà può essere in contrasto con il valore dell'eguaglianza e pertanto crea dei conflitti ed incertezze ideologiche e comportamentali. E' di cruciale importanza distinguere tra:
- valori desiderati, quelli cui effettivamente si aspira
- valori desiderabili, quelli cui si dovrebbe aspirare
Questa differenza è presente tra l'ideologia e la fattualità delle cose. Il desiderabile rientra nell'ideologico mentre il desiderato rientra nello specifico delle proprie scelte.
I valori sono osservabili solo se diventano delle pratiche rendendo visibile delle manifestazioni della cultura quali ad esempio:
- rituali
- eroi
- simboli
Il primo livello osservabile sono i rituali con le loro attività collettive tecnicamente inutili per raggiungere gli scopi desiderati ma che sono socialmente necessarie per tenere l'individuo legato alla collettività. Le cerimonie civili o religiose, i saluti hanno questa funzione. Il secondo strato è occupato dagli eroi, personaggi veri o immaginari, vivi o morti che posseggono tratti ambiti in quella cultura e offrono modelli di comportamento. Nella nostra cultura sono esempi Valentino Rossi, Madre Teresa e Asterix ad esempio. Al terzo strato troviamo i simboli, le parole, i gesti, oggetti i cui significati sono noti solo da chi condivide quella data cultura. Gli slogan, i vestiti o le bevande sono degli esempi di simboli. Se i simboli, eroi e riti sono visibili a tutti, il loro significato culturale è invisibile e interpretabile solo all'interno della cultura. I valori e le pratiche come sistemi costituiscono la cultura, ossia la programmazione collettiva della mente.
La stabilità di questo programma dipende da fattori ecologici, fisici e sociali che variano dalla forza della natura e dell'uomo così come le norme sociali portano al mantenimento delle istituzioni.
Gli elementi stabilizzanti della cultura sono per i fattori ecologici: la geografia di un paese, la sua storia, la sua demografia, il suo sistema di igiene, la sua alimentazione, la sua economia, tecnologia, urbanizzazione. Le norme sociali hanno il ruolo di rafforzare la famiglia, il sistema educativo, la religione, i sistemi politici e le leggi.
Per esempio, in Italia, il passaggio dal fascismo alla repubblica ha rappresentato un cambio radicale per le istituzioni mentre sul piano delle norme sociali è cambiato pochissimo. La stabilità culturale di un modello di società trova la sua spiegazione nella storia: " la cultura come programmazione della mente è anche cristalizzazione della storia nella testa, nel cuore e nelle mani della presente generazione" Hofstede (2001). Cambiare il comportamento risulta più semplice per i bambini mentre per gli adulti risulta più semplice cambiare comportamento piuttosto che modificare i propri valori.
Per rendere " operativo" il modello di Hofstede nel comparare il comportamento di persone provenienti da varie culture vengono identificate cinque dimensioni dove collocare le varie culture. Queste dimensioni corrispondono ai maggiori problemi che una società deve affrontare e ognuna dà risposte diverse.
La prima dimensione culturale è la distanza del potere, la quale considera quanto i membri meno potenti di una organizzazione, un ente o un'istituzione accettano e si aspettano che il potere sia distribuito in modo diseguale; vengono così messi a fuoco il grado di disuguaglianza con cui funziona una particolare società e la dipendenza emotiva dalle persone più potenti.
- la seconda dimensione culturale è l'evitamento dell'incertezza, la quale considera quanto una cultura programma nei suoi membri la tolleranza nei confronti di situazioni non strutturate, nuove, sconosciute, diverse, imprevedibili; viene così individuato il grado di controllo che una società cerca di esercitare su quanto è incontrollabile.
- la terza dimensione è l'individualismo, al contrario del collettivismo, considera il grado con cui l'individuo sa badare a se stesso o rimane integrato nel gruppo, costituito di solito dalla famiglia.
- la quarta dimensione è la maschilità che di contro alla femminilità considera la distribuzione tra i due generi dei ruoli emotivi; vengono così opposte " dure" le società maschili a "tenere" le società femminili.
- la quinta dimensione è l'orientamento temporale che considera quanto a lungo una cultura programma i propri membri ad accettare il differimento della gratificazione dei propri bisogni materiali, sociali ed emotivi.
Dai tanti dati raccolti si prenderanno le caratteristiche delle culture più individualistiche:
- riguardo alla personalità: la normalità sta nel confronto piuttosto che nella ricerca dell'armonia, e si è incoraggiati a esprimere la felicità piuttosto che la tristezza;
- in famiglia: i matrimoni sono basati sull'amore piuttosto che concordati, e si cerca la privacy piuttosto che la compagnia;
- in generale: si sottolineano l'attrazione per il divertimento piuttosto che il dovere, il senso di colpa piuttosto che il senso di vergogna.
Dopo questo esempio sarebbe utile, prima di concludere la trattazione sul concetto di cultura, l'introdurre tre questioni legate al tema della cultura:
- l'etnocentrismo
- il pregiudizio
- lo stereotipo
Quando si osserva una cultura diversa si compie sempre questa operazione partendo dal punto di vista della nostra cultura e questo implica un giudizio implicito sull'altra cultura. Solo la sospensione del giudizio fino a quando le differenze culturali non sono state capite nelle loro radici e nelle loro conseguenze possiamo evitare in parte il pregiudizio etnocentrico. Per evitare questo rischio, Hofstede consiglia di esporre il proprio lavoro al vaglio di altri studiosi che abbiano sistemi di valori diversi e di essere il più possibile espliciti sul proprio sistema di valori.
Un altro rischio in agguato è quello della stereotipizzazione, ossia un processo in cui vengono attribuite indiscriminatamente a tutti i membri di un gruppo le medesime caratteristiche, per esempio quando diciamo che i piemontesi sono cortesi ( cioè falsi) e i genovesi sono parsimoniosi ( cioè avari).
Quindi lo studio degli stereotipi, propri e degli altri, rientra nello studio di una cultura.
Questa breve rassegna rappresenta una panoramica storica sul tema sempre più centrale della cultura nel mondo fatto di individui che provengono da tanti luoghi diversi.
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Williams ( 1981) ha definito la cultura come l'intero modo di vivere di un popolo rifacendosi alla definizione classica di Edward Tylor ( 1871) dove:
la cultura, o civiltà, intesa nel suo senso etnografico, è quell'insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo come membro di una società.
In altri studiosi si è sottolineato il valore mentale e conoscitivo della cultura come nel caso di Goodenough ( 1964):
la cultura di una società consiste di qualunque cosa uno deve sapere o credere per operare in modo accettabile ai suoi membri... La cultura, essendo quello che la gente deve imparare, diverso dall'eredità biologica, deve consistere del prodotto finale dell'apprendimento: conoscenza nel senso più ampio possibile del termine.
Nel lavoro di Rossi-Landi ( 1973) si parla di cultura come concepita come sistema di mediazione tra l'uomo e l'ambiente in modo da recuperare una certa fisicità. Infatti tra l'uomo e il cibo troviamo la forchetta e anche la cucina. Tra l'uomo e la pioggia abbiamo un ombrello. Tra l'uomo e l'uomo ritroviamo il pensiero.
Nel lavoro di Bourdieu ( 1990) vediamo come la cultura non sia qualcosa di semplicemente presente nella mente umana, né qualcosa presente solo nei rituali o simboli della società, ma piuttosto la cultura sarebbe un "Habitus", ossia un sistema di disposizioni con una dimensione storica attraverso cui l'individuo partecipa in attività che gli permettono di sviluppare una serie di aspettative sul mondo e sul suo modo di stare al mondo avrebbe poi aggiunto Duranti ( 1997). In questo modo si vede un tentativo di pace tra il soggettivismo e l'oggettivismo che divide il mondo delle scienze sociali. L'attore umano soggetto della sua vita può esistere culturalmente e funzionare solo come partecipante in una serie di attività abituali e routinizzate dalla sua azione individuale.
Nel lavoro di Geertz ( 1987) la cultura viene concepita come un processo comunicativo in cui i soggetti agiscono su di un "testo" fatto di simboli e significati. In Clifford ( 1993), il concetto di cultura sarebbe un " predicament", ossia una specie di "imbroglio" non facile da sbrogliare ma di cui però non ci si può sbarazzare facilmente.
Il concetto di cultura enunciato precedentemente compie una breve rassegna storica del significato di questo concetto molto controverso. Secondo Fabietti ( 2004), il concetto di cultura resta valido se adoperato in modo dinamico, aperto, negoziale per meglio adattarsi alla realtà odierna fatta di numerose migrazioni e diaspore e per non assegnare diversità ben definite in mondo liquido.
Sicuramente il metodo di lavoro prediletto nel campo della comunicazione intercultura risulta essere la comparazione di orientamenti generali presenti nei vari paesi piuttosto che analisi di singoli elementi. Per questo genere di approccio si userà il modello di comprensione del fenomeno culturale di Geert Hofstede ( 2001) per la sua capacità di operazionalizzare contrastivamente alcune dimensioni culturali che meglio di altre sembrano prestarsi ad essere abbinate ad alcuni tratti pragmatici della lingua.
Nel lavoro di Hofstede (2001) la definizione di cultura è quella di programmazione collettiva della mente, in cui la " mente" va intesa come:
- la testa che pensa
- il cuore che sente
- mani che agiscono
Questa definizione implica delle conseguenze sul piano delle credenze, dei sentimenti e delle abilità.
Appare chiaro che la cultura non sia osservabile direttamente così come non lo sono i valori culturali, i quali sono i costrutti chiave del programma mentale. Quello che possiamo osservare sono le manifestazioni, i comportamenti, le pratiche di vita e da questi risalire alla programmazione.
Al centro per Hofstede si trovano i valori che rappresentano la tendenza nel preferire uno stato di cose piuttosto che un altro. I valori sono i fini a cui tendiamo e non sono mezzi per andare da qualche parte. Per tale motivo sono di natura polare come positivo o negativo, bene o male, bello o brutto, sicurezza vs pericolosità, razionalità vs irrazionalità, logico vs paradossale.
Questi poli hanno due proprietà: intensità e direzione.
Se prendiamo l'esempio di " possedere denaro" può essere un valore molto rilevante ( forte intensità) nel senso che possederne di più è positivo e possederne meno è negativo.
Per altre persone può variare sia l'intensità che la direzione: chi prende il Vangelo seriamente nutre nei confronti della ricchezza la stessa intensità forte in senso opposto per cui è negativo possederne ed è positivo non possederne. Per altri può essere irrilevante.
I valori non sono isolati ma creano un sistema di valore o gerarchie. Ad esempio il valore della libertà può essere in contrasto con il valore dell'eguaglianza e pertanto crea dei conflitti ed incertezze ideologiche e comportamentali. E' di cruciale importanza distinguere tra:
- valori desiderati, quelli cui effettivamente si aspira
- valori desiderabili, quelli cui si dovrebbe aspirare
Questa differenza è presente tra l'ideologia e la fattualità delle cose. Il desiderabile rientra nell'ideologico mentre il desiderato rientra nello specifico delle proprie scelte.
I valori sono osservabili solo se diventano delle pratiche rendendo visibile delle manifestazioni della cultura quali ad esempio:
- rituali
- eroi
- simboli
Il primo livello osservabile sono i rituali con le loro attività collettive tecnicamente inutili per raggiungere gli scopi desiderati ma che sono socialmente necessarie per tenere l'individuo legato alla collettività. Le cerimonie civili o religiose, i saluti hanno questa funzione. Il secondo strato è occupato dagli eroi, personaggi veri o immaginari, vivi o morti che posseggono tratti ambiti in quella cultura e offrono modelli di comportamento. Nella nostra cultura sono esempi Valentino Rossi, Madre Teresa e Asterix ad esempio. Al terzo strato troviamo i simboli, le parole, i gesti, oggetti i cui significati sono noti solo da chi condivide quella data cultura. Gli slogan, i vestiti o le bevande sono degli esempi di simboli. Se i simboli, eroi e riti sono visibili a tutti, il loro significato culturale è invisibile e interpretabile solo all'interno della cultura. I valori e le pratiche come sistemi costituiscono la cultura, ossia la programmazione collettiva della mente.
La stabilità di questo programma dipende da fattori ecologici, fisici e sociali che variano dalla forza della natura e dell'uomo così come le norme sociali portano al mantenimento delle istituzioni.
Gli elementi stabilizzanti della cultura sono per i fattori ecologici: la geografia di un paese, la sua storia, la sua demografia, il suo sistema di igiene, la sua alimentazione, la sua economia, tecnologia, urbanizzazione. Le norme sociali hanno il ruolo di rafforzare la famiglia, il sistema educativo, la religione, i sistemi politici e le leggi.
Per esempio, in Italia, il passaggio dal fascismo alla repubblica ha rappresentato un cambio radicale per le istituzioni mentre sul piano delle norme sociali è cambiato pochissimo. La stabilità culturale di un modello di società trova la sua spiegazione nella storia: " la cultura come programmazione della mente è anche cristalizzazione della storia nella testa, nel cuore e nelle mani della presente generazione" Hofstede (2001). Cambiare il comportamento risulta più semplice per i bambini mentre per gli adulti risulta più semplice cambiare comportamento piuttosto che modificare i propri valori.
Per rendere " operativo" il modello di Hofstede nel comparare il comportamento di persone provenienti da varie culture vengono identificate cinque dimensioni dove collocare le varie culture. Queste dimensioni corrispondono ai maggiori problemi che una società deve affrontare e ognuna dà risposte diverse.
La prima dimensione culturale è la distanza del potere, la quale considera quanto i membri meno potenti di una organizzazione, un ente o un'istituzione accettano e si aspettano che il potere sia distribuito in modo diseguale; vengono così messi a fuoco il grado di disuguaglianza con cui funziona una particolare società e la dipendenza emotiva dalle persone più potenti.
- la seconda dimensione culturale è l'evitamento dell'incertezza, la quale considera quanto una cultura programma nei suoi membri la tolleranza nei confronti di situazioni non strutturate, nuove, sconosciute, diverse, imprevedibili; viene così individuato il grado di controllo che una società cerca di esercitare su quanto è incontrollabile.
- la terza dimensione è l'individualismo, al contrario del collettivismo, considera il grado con cui l'individuo sa badare a se stesso o rimane integrato nel gruppo, costituito di solito dalla famiglia.
- la quarta dimensione è la maschilità che di contro alla femminilità considera la distribuzione tra i due generi dei ruoli emotivi; vengono così opposte " dure" le società maschili a "tenere" le società femminili.
- la quinta dimensione è l'orientamento temporale che considera quanto a lungo una cultura programma i propri membri ad accettare il differimento della gratificazione dei propri bisogni materiali, sociali ed emotivi.
Dai tanti dati raccolti si prenderanno le caratteristiche delle culture più individualistiche:
- riguardo alla personalità: la normalità sta nel confronto piuttosto che nella ricerca dell'armonia, e si è incoraggiati a esprimere la felicità piuttosto che la tristezza;
- in famiglia: i matrimoni sono basati sull'amore piuttosto che concordati, e si cerca la privacy piuttosto che la compagnia;
- in generale: si sottolineano l'attrazione per il divertimento piuttosto che il dovere, il senso di colpa piuttosto che il senso di vergogna.
Dopo questo esempio sarebbe utile, prima di concludere la trattazione sul concetto di cultura, l'introdurre tre questioni legate al tema della cultura:
- l'etnocentrismo
- il pregiudizio
- lo stereotipo
Quando si osserva una cultura diversa si compie sempre questa operazione partendo dal punto di vista della nostra cultura e questo implica un giudizio implicito sull'altra cultura. Solo la sospensione del giudizio fino a quando le differenze culturali non sono state capite nelle loro radici e nelle loro conseguenze possiamo evitare in parte il pregiudizio etnocentrico. Per evitare questo rischio, Hofstede consiglia di esporre il proprio lavoro al vaglio di altri studiosi che abbiano sistemi di valori diversi e di essere il più possibile espliciti sul proprio sistema di valori.
Un altro rischio in agguato è quello della stereotipizzazione, ossia un processo in cui vengono attribuite indiscriminatamente a tutti i membri di un gruppo le medesime caratteristiche, per esempio quando diciamo che i piemontesi sono cortesi ( cioè falsi) e i genovesi sono parsimoniosi ( cioè avari).
Quindi lo studio degli stereotipi, propri e degli altri, rientra nello studio di una cultura.
Questa breve rassegna rappresenta una panoramica storica sul tema sempre più centrale della cultura nel mondo fatto di individui che provengono da tanti luoghi diversi.
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METODO DI ANALISI CULTURALE SEGUENDO HOFSTEDE
A. “Alto indice di
distanza sociale dal potere” come dimensione culturale
La prima dimensione
culturale denominata come“ indice di
distanza sociale dal potere” prova ad
analizzare il tasso di distanza sociale dal potere individuando come
parametri operativi da una parte una società a basso indice di
distanza sociale dal potere e al suo opposto abbiamo una società con
elevato indice di distanza sociale dal potere.
I parametri che
caratterizzano una società a basso indice di distanza sociale sono
nel quadro di riferimento di Hofstede:
- un utilizzo del potere che dovrebbe essere legittimato ed è soggetto ai criteri di bene o male
- i genitori trattano i figli come pari
- le persone anziane non sono né rispettate né temute
- l'istruzione viene incentrata sullo studente
- la gerarchia significa un'ineguaglianza dei ruoli ed è stabilita per convenienza
- gli impiegati o subalterni si attendono di essere consultati
- i governi sono di tipo pluralistici e tendono a cambiare in modo pacifico
- la corruzione è rara e gli scandali portano alla fine della carriera politica
- la ridistribuzione delle tasse è piuttosto elevata
- la religione enfatizza l'uguaglianza dei credenti
I parametri che
caratterizzano una società ad alto indice di distanza sociale sono:
- il potere costituisce un fatto basico della società ed è antecedente ai criteri di bene o male. La sua legittimità è irrilevante
- I genitori insegnano l'obbedienza ai figli
- gli anziani vengono rispettati e temuti
- l'istruzione è centrata sul ruolo del docente
- la gerarchia equivale a ineguaglianza esistenziale
- i dipendenti si aspettano che gli venga detto quello che devono fare
- i governi sono autocratici e si fondano sulla cooptazione e vengono rimossi tramite drastici cambiamenti o rivoluzioni
- La corruzione è frequente e gli scandali vengono coperti
- la ridistribuzione delle tasse è molto debole
- la religione è costituita da una gerarchia di preti
B. La dimensione
culturale detta come “ forte o
basso evitamento dell'incertezza”
La seconda
dimensione culturale presente nel quadro di riferimento di Hofstede
si definisce con il nome di “debole o
forte senso di evitamento dell'incertezza”.
I parametri per
analizzare una società a debole
evitamento dell'incertezza sono
i seguenti:
- l'inerente incertezza della vita viene accettata ed ogni giorno viene preso così come viene
- le persone sono tranquilli, poco stress, controllo di sé e bassa ansietà
- tendenza al benessere personale e allo star bene
- tolleranza verso le persone e le idee divergenti, la differenza è curiosa
- a proprio agio con ambiguità e caos
- gli insegnanti possono dire “ non lo so”
- cambiare lavoro non è un problema
- non si apprezzano le regole scritte o non scritte
- nella politica, i cittadini sono visti come competenti agli occhi delle autorità
- nella religione, la filosofia sono preponderanti il relativismo e lo spirito empirico
I parametri per
analizzare una società a forte
evitamento dell'incertezza
sono i seguenti:
- l'incertezza della vita viene sentita come una permanente minaccia che va combattuta
- presenza elevata di stress, emozioni, ansietà e nevrotismo
- poca considerazione per il proprio benessere e lo star bene
- intolleranza verso persone ed idee divergenti, la differenza è pericolosa
- forte bisogno di chiarezza e strutture
- gli insegnanti possiedono tutte le risposte
- conservare il lavoro anche se non ti piace
- bisogno emotivo di regole anche se non sempre rispettate
- in politica, i cittadini sono visti come incompetenti dalle autorità
- nella religione e nella filosofia si crede nella verità e nelle grande teorie
C. Dimensione
culturale di tipo “ individualismo”
o
“ collettivismo”
Un'altra dimensione
riguarda la differenza tra società con dimensioni culturali di tipo
“collettivismo”
da quelle di tipo “individualismo”.
I parametri per
analizzare la dimensione di tipo “individualismo”
sono i seguenti:
- tutti sono tenuti a badare a se stessi e ai membri stretti di famiglia
- “Io” di tipo coscienzioso
- diritto alla privacy
- parlare per sé è cosa buona
- gli altri sono considerati come individui
- opinioni personali ricercata: una persona un voto
- la trasgressione delle norme genera sentimenti di colpevolezza
- Io è una parola indispensabile nel nostro linguaggio
- lo scopo dell'istruzione è imparare ad imparare
- i compiti sono più importanti delle relazioni
I parametri per
analizzare la dimensione del “collettivismo”
sono così elencati:
- le persone aderiscono a famiglie o clan allargati che offrono protezione in cambio di lealtà
- Noi di tipo coscienzioso
- Enfatizzazione dell'appartenenza
- il mantenimento dell'armonia è prevalente
- gli altri percepiti come membri “in-group” o “out-group”
- opinioni e votazioni sono dettate dall'appartenenza al proprio “in-group” di riferimento
- trasgredire le regole porta a sentimenti di vergogna
- Io è una parola a sentimenti di vergogna
- lo scopo dell'istruzione è quello di imparare come fare le cose
- le relazioni sono più importanti dei compiti
D. Dimensione culturale di tipo “
femminilità” versus
“ mascolinità”
Un'altra dimensione
culturale presente nei lavori di Hofstede riguarda la differenza tra
società di tipo “femminili”
o di tipo “maschili”.
I parametri per
analizzare la dimensione della “ femminilità”
sono:
- differenza di genere bassa in termini sociali ed emozionali
- gli uomini e le donne devono apparire modesti ed intenzionati
- equilibrio tra vita di famiglia e lavoro
- il padre e la madre gestiscono i fatti e le emozioni
- Uomini e donne possono piangere ma entrambi devono combattere
- le madri decidono il numero di figli
- molte donne partecipano alla vita politica
- la religione si concentra sugli esseri umani
- la sessualità è un dato di fatto ed un modo di comunicazione
I parametri per
analizzare la dimensione della “
mascolinità” sono:
- differenza di genere elevata in termini di ruoli sociali ed emozionali
- gli uomini devono essere assertivi ed ambiziosi mentre le donne potrebbero esserlo
- il lavoro prevale sulla famiglia
- il padre gestisce i fatti e la madre gestisce le emozioni
- le donne piangono, gli uomini non possono; gli uomini devono lottare mentre le donne non dovrebbero. Il padre decide la taglia della propria famiglia.
- Poche donne partecipano alla vita politica
- la religione si concentra su Dio
- attitudine moralistica verso la sessualità; il sesso è visto come un atto performativo
E. Dimensione
culturale con orientamento
temporale “a breve
termine” oppure a “ lungo
termine”
Un'altra dimensione
riguarda la differenza tra società ad orientamento
temporale di breve termine oppure
società caratterizzate per un rapporto con il tempo fondato su di un
orientamento di lungo termine.
I parametri per
analizzare la dimensione dell'orientamento
a breve termine sono:
- i fatti più importanti della vita sono avvenuti nel passato o in questo momento
- la stabilità della persona intesa come sempre uguale a se stessa
- ci sono delle linee universali a proposito di ciò che è bene o male nelle situazioni
- le tradizioni sono sacrosante
- la vita famigliare è guidata da imperativi
- essere orgogliosi del proprio paese
- essere al servizio degli altri è importante
- spendere soldi per la vita sociale e il consumo
- studenti attribuiscono il successo e il fallimento alla fortuna
- bassa crescita per i paesi poveri
I parametri per
analizzare la dimensione dell'orientamento
a lungo termine sono:
- i fatti più importanti della vita devono succedere nel futuro
- una persona brava si adatta alle circostanze
- il bene o il male dipende dalle circostanze
- le tradizioni sono modificabili al cambiamento
- la vita famigliare viene guidata da compiti condivisi
- cercare di imparare dagli altri paesi è cosa buona
- il risparmio e la perseveranza sono obiettivi veri
- attitudine al risparmio e soldi disponibili in caso di investimento da compiere
- studenti attribuiscono il successo allo sforzo e il fallimento alla mancanza di sforzo
- crescita elevata per i paesi con un certo livello di prosperità
F. Dimensione
culturale presente tra società di tipo “soddisfate\appagate”
o di tipo “ vincolate”
L'ultima dimensione
viene definita da Hofstede nei suoi lavori come di tipo
“indulgence”
vs “restraint”.
Per questa dimensione ho optato per il contesto della società
italiana per le nozioni di “soddisfazione,
appagamento” e
“restrizioni, vincoli” che
mi sembrano dei lessemi maggiormente in consonanza con il contesto
culturale dove un termine come “indulgente” per parlare di una
dimensione culturale comporta un maggiore grado di difficoltà
interpretativo.
I parametri per
analizzare la dimensione di una società del tipo
“soddisfate\appagate”
sono i seguenti:
- molte persone si dichiarano felici
- una sensazione di controllo della propria vita
- la libertà di parola sembra un fatto importante
- tendenza a ricordare le emozioni positive
- elevato tasso di nascita nei paesi molto istruiti
- elevato numero di persone obese in paesi ricchi
- tolleranza verso i comportamenti sessuali
- la sicurezza della nazione non rappresenta una priorità importante
I parametri per
analizzare la dimensione di una società di tipo “vincolata”
sono i seguenti:
- poche persone si dicono felici
- un sentimento di abbandono nelle persone: le cose non dipendono dal mio volere
- la libertà di parola non è di prima necessità
- poca importanza al tempo libero
- meno propensi a ricordare le emozioni positive
- basso tasso di nascita nei paesi ricchi
- poche persone fanno sport
- poche persone obese nei paesi ricchi
- rispetto delle norme sessualità
- numero elevato di forze di polizia per il numero di abitanti
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