jeudi 14 février 2013

On Tuesday evening, Politics and Prose bookstore hosted a discussioRisposta ed analisi di “Islam and the Arab Awakening” dell'autore Tariq Ramadan





Recensione sul pensiero di Tariq Ramadan a proposito del suo libro Islam e sollevamento nel mondo arabo.



In questa intervista avvenuta a Washington nel novembre 2012, il professore Ramadan ha sostenuto che il processo di sollevamento o risveglio nella mentalità araba è irreversibile individuando i cambiamenti in corso come una rivoluzione intellettuale. Tuttavia a mio parere, in questo dato momento, interpreto come l'elemento di richiesta di lavoro e di soddisfacimento dei propri bisogni quotidiani come elemento primordiale nella realtà rivoluzionaria di questo periodo storico in quanto è la mancanza di lavoro che ha riportato molti manifestanti in strada in Tunisia nel mese di Gennaio 2013.
Nel pensiero di Tariq Ramadan, i cambiamenti non sono soltanto di tipo politico ma anche di natura culturale. ( credo che ci sia una visione di tipo antropologica della cultura come vita intellettuale dello spirito alla francese). E naturale vedere come innalzare la rivoluzione a motivi di tipo politico-culturale sia un modo di innalzare la faccia collettiva di queste popolazioni mentre il semplice discorso di sollevamento per mancanza di mezzi economici è percepito come un'argomentazione priva di consistenza accademica. Sono pienamente d'accordo con l'affermazione di Ramadan quando sostiene la necessità di accompagnare le riforme politiche ad un procedimento di stabilità economica. Questo passaggio è molto interessante in una prospettiva di ampio corso perché sarà difficile predire la scelta economica dei prossimi governi nell'area. Per mantenere vivo lo spirito della rivoluzione occorre forse un modello economico che permetta la sua presenza mentre il modello economico predominante non permette agli stati arabi come la Tunisia o l'Egitto di rimettersi in carreggiata davanti alle costrizioni del mondo finanziario mondiale.
A proposito del tema del discorso politico sono in accordo con Ramadan nel tentativo di uscire da questa dicotomia tra islamisti e secolaristi collocando temi più importanti come il bisogno di giustizia sociale, di riconoscimento della dignità delle persone, la possibilità di ottenere un lavoro in linea con le proprie aspettative, le modalità di gestione delle relazioni tra uomini e donne all'interno della famiglia, del rapporto di coppia e nella sfera pubblica. Detto in altri termini, spingere il dibattito in questo dualismo rappresenta il modo migliore per i media occidentale e arabi di proseguire il loro interesse nel seguire il cambiamento nel mondo arabo. Questo è sicuramente una vera trappola per gli esperti di questi due schieramenti politici poiché giustificano la loro presenza in opposizione all'altro schieramento piuttosto che presentare delle profonde ragioni in linea con il loro posizionamento politico. Questo è un indicatore culturale di una società dove il valore di tipo ascritto è più importante di quello di natura performativo.
Visto il mio collocamento nella sfera pubblica sembra a tutti trasparente la mia posizione anche senza compiere nessun tipo di azione. Credo che questo punto è da problematizzare dato che il fatto stesso di collocarsi rappresenta già una azione in un contesto dove l'autoritarismo ha impedito la presenza di una società civile attiva e critica. Questo punto mi vede in parziale disaccordo con Ramadan. Un elemento interessante nell'argomentazione di Ramadan sono le implicazioni presenti all'interno dei sistemi politici democratici in Europa dove le sfide maggiori sono rappresentate dalla presenza di queste multinazionali e da banche transnazionali governate da persone non elette democraticamente. Queste società non hanno nessuna responsabilità sociale con nessun tipo di territorio e governo in modo particolare. La tesi sottostante di Ramadan è che la critica del nostro modello economico sarà il modo migliore per contribuire alla costruzione di nuove democrazie. Questo punto merita maggiore approfondimento perché implica una possibilità di strumentalizzazione da parte di quei gruppi politici che intendono attaccare il modello culturale occidentale come corrotto e privo di etico ( come se il comportamento della classe politica vicina alla religione islamica non fosse stato a sua volta corrotto negli scorsi anni. Questo elemento è importante in quanto gli islamici si presentano alle popolazioni come persone oneste mentre i secolari erano presenti nel governo e pertanto sono sinonimi di corruzioni. Quindi occorre fare una distinzione tra secolari-intellettuali, censurati e auto-censurati durante il precedente regime, con gli altri secolari di natura burocratica-militare intesi come elemento di cerniera tra il potere e la popolazione.
Secondo Ramadan, le sfide delle democrazie nascenti nel mondo arabo sono: la definizione della natura dello stato, creazione di piani economici per il futuro, aumentare la qualità dell'istruzione, la promozione e la protezione delle attività artistiche e l'utilizzo di modo efficaci per combattere la dilagante corruzione. A proposito del primo punto, Ramadan prende ad esempio il modello Turco definito da lui come “ uno stato civile con un riferimento islamico” sostenendo la presenza di principi fondamentali non-negoziabili all'interno dello stato come ad esempio il rispetto della legge, l'uguaglianza dei cittadini, il bilanciamento dei poteri, l'affidabilità e la separazione della religione e dello stato.



Il primo punto presentato da Ramadan è rappresentata dalla scelta di uno determinato modello con la presenza dello stato turco ( paese con una data storia politica e culturale, senza dimenticare l'odio dei paesi del Magreb verso la Turchia del periodo ottomano, in altri termini il modello turco non sarà un elemento pacifico di conversazione). Il rispetto della legge implica che la legge dello stato civile deve prevalere su quello della legge religiosa senza dimenticare che alcune leggi civili in dissonanza con la tradizione islamica presenti sia in Turchia che Tunisia de facto non sono mai state rispettate perché contro la tradizione locale. Per ciò che riguarda l'uguaglianza dei cittadini occorre capire se viene percepita come uguaglianza dei cittadini esulando della loro tradizione religiosa o se viene intesa come uguaglianza di ogni persona davanti alla legge come ad esempio la differenza tra i generi. Il bilanciamento dei poteri implica in modo implicito dire che il potere dei militari va ridimensionamento perché fuori dalla logica democratica nascente in questo dato periodo. Allo stesso modo significa dire che la magistratura dovrà avere un vero peso all'interno di questi nascenti ordinamenti democratici.
Il concetto di affidabilità o responsabilità è da intendersi come la capacità di rispondere alle promesse fatte da parte di una data istituzione con la finalità di instaurare un clima di rispetto tra le varie parti in causa. Questo concetto è intimamente legato alla nascita di una società civile critica e attenta alla vita politica del proprio paese. Questo spirito rivoluzionario invocato ad esempio da Rabab El Mahdi potrebbe tradursi nel concetto di cittadinanza attiva o nella presenza di una stampa come “cane da guardia” del processo democratico. Allo stesso tempo occorre la presenza di un sistema educativo che metta l'accento sulla necessità di pensare con la propria testa e in modo critico. Indubbiamente questo punto è controverso con la lettura “ letteralista” del messaggio coranico proposta da numerose correnti islamiche. L'ultimo punto potrebbe essere inteso come il conseguimento finale di un percorso di costruzione di una nuova statalità. Questo punto potrebbe essere collegato al primo punto dove si parla di precisare il perimetro dello stato.
Nel campo di studio della pragmatica linguistica si potrebbe argomentare che l'elenco presentato da Ramadan rappresenta in modo concreto il posizionamento delle proprie intenzionalità e pertanto alcuni elementi ci fanno pensare che questo agenda è da ritenersi come uno strumento serio di attuazione del proprio pensiero.
Il passaggio in cui Ramadan sostiene la presenza dell'elemento religioso come elemento etico è da prendere in considerazione: ad esempio Ramadan dice “ separating religion from the state does not necessarily mean the removal of ethics from politics” .Questo enunciato ci permette di osservare come la religione viene percepita in modo sinonimico all'etica nella sfera politica. La religione si trasforma in etica nella politica diventando la guida spirituale dei nostri comportamenti nella sfera pubblica collocandosi in tal modo in contraddizioni con il primato della legge. Questo è il punto di maggiore attrito dato che Ramadan vede in ogni fede una capacità di portare maggiori valori etici nella gestione della cosa politica. Questo punto merita di essere approfondito alla luce delle varie tradizioni storiche ossia l'elemento religioso è stato a lungo percepito come un elemento non favorevole alla nascita di uno stato forte come nel caso italiano mentre nel caso francese la religione è stata combattuta per ottenere uno stato forte. Questi problemi di non conoscenza della storia di alcune nazioni non permette di capire il senso profondo di alcune parole che sembrano chiare e trasparenti ma che di fatto ci conducono a significati diversi. Prendiamo ad esempio il termine laicità dove in Francia implica lotta ed impedimento dello sviluppo della presenza della religione cattolica all'interno della vita sociale del paese nel passato del paese mentre in Italia la parola laicità significa neutralità e non impedimento della vita religiosa all'interno del paese. Laicità forse nel mondo arabo significa secolarizzati o regimi laici e quindi implica l'idea di regime voluti e appoggiati dal mondo occidentale e quindi in definitiva significa dilagante corruzione.
Affrontando la questione della visione economica del futuro, Ramadan prende il caso del presidente Morsi il quale è favorevole all'accettazione di un prestito da parte del fondo mondiale internazionale e pertanto accetta de facto il modello economico neo-liberale con la conseguenza di alleviare momentaneamente i problemi della popolazione ma di spingere il paese a problemi economici ancora più difficili da affrontare in una prospettiva più ampia per l'ottenimento di maggiore giustizia sociale tra le persone.
Il terzo punto menzionato da Ramadan si concentra sull'impossibilità di avere profondi cambiamenti di lungo corso senza compiere dei profondi sforzi nell'ambito dell'istruzione e soprattutto permettendo alle donne di ottenere un maggiore accesso all'istruzione e al mondo del lavoro. Questo passaggio è cruciale per ottenere un vero potenziamento della cittadinanza.
Un ulteriore punto importante nel ragionamento di Ramadan è costituito dal valore della cultura troppe volte misconosciuto durante gli eventi accaduti nel mondo arabo. La piena democrazia non si riduce soltanto alla presenza dei diritti ma nella creazione di un ambiente che ci conduca all'espressione libera del proprio pensiero e alla nostra realizzazione personale attraverso il compimento di attività artistiche.
L'ultima sfida per il mondo arabo è costituita dal modo di combattere efficacemente la corruzione che pervade ad ogni livello molte società arabe. In questi contesti, Ramadan sostiene che la religione islamica potrebbe giocare un ruolo positivo come riferimento etico a cui ispirarsi per motivare questa lotta necessaria contra la corruzione. Inutile dire che questo punto potrebbe essere in contraddizioni con il principio che vuole il primato della legge come punto cruciale dello stato.



In definitiva, Ramadan sostiene che il mondo occidentale non deve credere in modo cieco nelle rivoluzione arabe così come non deve credere nelle parole dei islamisti adesso al potere ma piuttosto deve provare a contribuire con un supporto critico a queste transizioni in linea con i nostri principi ed evitando forme di stereotipizzazioni nel nostro modo di interpretare i cambiamenti in queste società complesse. Inoltre, occorre pensare che tutti i leader politici al potere in questo momento hanno un approccio guidato dalla volontà di essere rieletti e quindi hanno visioni parziali della realtà in transizioni.
Secondo Ramadan occorre una jihad intellettuale per promuovere l'etica/disciplina e per resistere a questa politica emozionale che viene utilizzata da parte dei populisti occidentali e da alcuni gruppi salafisti nel mondo arabo.



vendredi 16 novembre 2012

corso di spagnolo




Un albero genealógico? Y tu conoces la historia de tu familia?


en mi familia hay mi padre, mi madre, mi abuelo, mi abuela, mio tío, mi tía,  mi primo, mi prima?


Por ejemplo: quien eres el padre de mi padre?




Y 9 Español

Me gusta  tengo que  puedo  quiero   voy a   ( después  necesitamos poner un verbo en infinitivo)

en cual ocasiones de tu vida tu podría emplear estos verbos? quien son las cosas que te gusta?
yo pienso que a Helena le gusta ir al cinema? le gustaría vivir al extranjero? Le gustaría bailar? rezar? creer?

Tengo un problema

Mirando la fotografía como puede entender que hay un problema?

estamos de acuerdo con los consejos?

son verdaderos o falso los consejos? estoy de acuerdo o en desacuerdo con Tatiana? 

lundi 29 octobre 2012

TRADUCTION DE L'ITALIEN AU FRANCAIS: DOMAINE PETROL ET GAS

Il est important dans ce sens également rappeler qu'il existe un fonds commun parmi les vigiles, basés sur les contributions versées par chaque opérateur dans la mesure du 5% de ce qui est reçu. La somme récoltée est principalement utilisée pour couvrir les coûts en communs; tout excédents, si consistant, sont redistribués en parties égales aux acteurs concernés à la fin de l'année, tandis que, dans le cas contraire, ils sont maintenus par la communauté et ajoutée au fonds de l'année suivante.

Les zones sont assignées chaque année par tirage au sort; le caractère aléatoire du système est modérée cependant par une subdivision des vigiles mêmes en trois groupes selon le montant des propres versements.

L'assignation casuelle est suivie d'une autre délibération qui modifies des résultats éventuellement considérés déséquilibrés, événement qui cependant ne s'est jamais vérifié; il est en outre possible soit de fixer des procédures d'échange entre les sujets différents, ( la négociation reste absolument personnelle) mais aussi de demander la réaffectation de la zone précédente en payant au fonds une part cinq fois plus élevée du chiffre déjà payer; sur telle option l'assemblée délibère avec participation limité à ceux qui ont acquis les autres zones du même groupe.
Essentiels à la compréhension du mécanisme, c'est également d'observer comment les mêmes zones sont situées dans les trois groupes sur la base des résultats obtenus au cours des deux dernières années; cela implique l'insertion d'une autre variable d'importance absolue dans les procédures de sélection.




È importante in tale senso ricordare anche che esiste un fondo comune fra i vigilantes, basato sui contributi versati da
ciascun operatore nella misura del 5% di quanto ricevuto. La somma raccolta viene usata principalmente per coprire le
spese comuni; eventuali eccedenze, se consistenti, sono ridistribuite in parti uguali ai soggetti coinvolti alla fine dell'anno
mentre, in caso contrario, vengono mantenute dalla comunità ed aggiunte al fondo dell'anno successivo.
Le aree sono assegnate per un anno mediante estrazione; l'aleatorietà del sistema è però contemperata da una
suddivisione dei vigilantes stessi in tre gruppi a seconda dell'entità dei propri versamenti.
L'assegnazione casuale viene seguita da una successiva deliberazione che modifichi eventuali risultati considerati sbilanciati
(evento che però non si è mai verificato); è possibile sia concordare procedure di scambio fra i vari soggetti (la cui
trattativa risulta assolutamente personale) che richiedere la riassegnazione dell'area precedente pagando al fondo una
quota pari a cinque volte la cifra già versata; su tale opzione delibera l'assemblea con partecipazione limitata a chi ha
acquisito le altre aree dello stesso gruppo.
Fondamentale, per comprendere il meccanismo, è anche osservare come le stesse aree siano collocate nei tre gruppi in
base ai risultati ottenuti nell'ultimo biennio; questo comporta l'inserimento di un'ulteriore variabile di assoluto rilievo
nelle procedure di selezione.

jeudi 25 octobre 2012

PRIVATE TEACHER IN ITALIAN LANGUAGE AND CULTURE

                                                               Benvenuti!


Mi chiamo Edoardo Natale, classe 1978. Campano di origine, dal 2002 vivo tra Salerno e Modena.

Se siete interessati alla mia attività come insegnante e formatore, date un'occhiata alle pagine del mio blog Icebergitaliano.

Se volete sapere ciò che ho fatto in ambito della comunicazione interculturale prendete pure contatto con me.

Per contattarmi, potete scrivere a edona54@hotmail.com

CHE PARTITA GIOCA IL QATAR

L'emiro del Qatar, Sceicco Khalifa Ebbene Hamad Al Thani, è arrivato ieri nella Striscia di Gaza ed è il primo capo di stato arabo in funzione a recarsi in questa parte dei territori palestinesi dai tempi della sua occupazione da parte d'Israele nel 1967.

L'emiro è accompagnato dalla sua moglie Cheikha Moza, e da una numerosa delegazione. Ufficialmente, l'Emiro viene per lanciare un'operazione di ricostruzione della Striscia di Ghaza, la quale ha subito degli enormi danni durante l'operazione militare israeliana denominata "Piombo indurito" durante l'inverno 2008-2009, causando più di 1400 morti e 5000 feriti, in maggioranza dei civili. Il Qatar spenderà tra i 250 e  400 milioni di dollari in progetti come quelli del rifacimento della strada Salah Eddine, la quale è la strada principale nella Striscia di Ghaza con i suoi quaranta di chilometri che collegano il nord al sud dell'enclave palestinese. Sono previsti anche progetti nel campo dell'agricoltura e della costruzione edile.

Il Primo ministro del governo Hamas, Ismail Haniyeh, aveva richiesto in un comunicato, pubblicato la scorsa domenica, agli abitanti della Striscia di Ghaza "a manifestare il loro senso di ospitalità accogliendo a Ghaza questo grande visitatore." La sicurezza è già stata rinforzata nei luoghi dove deve rendersi l'emiro del Qatar. Le bandiere del Qatar sono presenti oramai in tutte le vie, dove si possono vedere anche numerosi pannelli dove leggiamo "Grazie al Qatar che tiene le sue promesse." Se i dirigenti del Hamas al potere da giugno 2007 nella striscia di Ghaza sono molto felici di questa visita che, secondo loro, metterà definitivamente un termine al blocco israeliano, non si può certo dire la stessa cosa nel campo del movimento Fatah.

L'influenza del partito di Mahmoud Abbas è quasi inesistente oggigiorno nella striscia di Gaza. Probabilmente preoccupato nel preservare la sua relazione con Hamad, il presidente dell'autorità palestinese e con il Fatah, Mahmoud Abbas, ha confermato in un comunicato aver ricevuto un comunicato da parte dell'emiro del Qatar, informandolo della sua intenzione di visitare la banda di Ghaza e dei progetti di sviluppo qatarioti in questa parte dei territori palestinesi.

Abbas applaude nonostante tutto

 In un comunicato pubblicato dall'agenzia ufficiale palestinese Wafa, il presidente palestinese ha salutato gli sforzi dello Stato del Qatar in favore della banda di Ghaza, sottolineando la necessità di preservare l'unità del territorio palestinese e di mettere fine alla divisione. All'interno del comitato centrale del Fatah, il discorso era più critico. Jamal Mehissene, membro del comitato centrale, ha affermato ieri che il suo movimento "rifiuta ogni visita di capo di stato arabo o straniero nella banda di Ghaza senza coordinamento preliminare col presidente palestinese Mahmoud Abbas", sostenendo che "lo scopo di ogni visita non organizzata è di rafforzare la divisione." Israele, da parte sua, in qualità di forza occupante che impone un blocco marittimo totale ed un altro terrestre parziale sin dal 2006, tramite il suo portavoce del Ministero degli Esteri, Yigal Palmor, ha criticato la visita dell'Emiro del Qatar poiché vede in questa visita un sostegno ad Hamas a discapito degli altri palestinesi.

"Troviamo bizzarro che l'emiro non sostenga i palestinesi nel loro insieme, ma che si schieri col Hamas contro l'Autorità Palestinese a cui non ha mai reso visita" in Cisgiordania, ha detto Yigal Palmor. "L'emiro ha scelto  in tal modo il suo campo e non è cosa buona", ha aggiunto, omettendo di dire che è stato lo stato ebreo a fomentare con tutte le sue energie le divisioni tra palestinesi, indebolendo il presidente Abbas e l'Autorità Palestinese per via del loro rifiuto della politica colonialista ed espansionista israeliana.









UN ANNO DOPO LE ELEZIONI DEL 23 OTTOBRE 2012 IN TUNISIA

La speranza nata dalla caduta del regime dittatoriale di Ben Ali e l'entusiasmo emerso dal successo delle elezioni del 23 ottobre 2011 non smettono di cedere il passo al dubbio, a causa dell'assenza di miglioramenti percettibili nella vita quotidiana delle fasce povere e marginalizzate della popolazione.

La rivoluzione tunisina del 17 dicembre-14 gennaio è il risultato della convergenza delle contestazioni popolari provenienti dalle zone povere e marginalizzate da troppi anni del paese e con le rivendicazioni democratiche dei sindacalisti ed altri intellettuali. Il popolo tunisino si è sollevato per la libertà e la dignità. Un anno dopo le elezioni felicemente riuscite del 23 ottobre 2011, il bilancio della transizione sociale e democratica passa tramite una valutazione della situazione politica, economica e sociale.


Piano politico: lo spettro di Nida' Tounes

La nuova classe politica tunisina non potrebbe che avere come missione quella della rottura col regime precedente caduto e con l'instaurazione della democrazia. "Non si tratta per niente di una caccia alle streghe, ma di una restituzione dei soldi presi  necessaria affinché la corruzione politica non venga banalizzata dopo la rivoluzione", spiega Samir Rabhi, portavoce dell'istanza superiore della realizzazione degli obiettivi della rivoluzione. "Soltanto la giustizia può giocare questo ruolo contro quelli che ha fatto del torto alla nazione, mentre la giustizia di questo governo transitivo innalza le norme necessarie per gettare la spugna", aggiunge Samir Rabhi.

Questa di Samir sembra essere la via della ragione, altre voci spingono per l'esclusione delle persone, avendo fatto parte delle strutture del  partito RCD di Ben Alì, durante il periodo dal 7 novembre 1987 al 14 gennaio 2011, così come quella della vita politica per un periodo di almeno cinque anni. Tutto ciò è stato possibile tramite l'articolo 15 della legge elettorale di 2011 che ha vietato ai membri del RCD di partecipare alle urne elettorali del 23 ottobre2011. Tuttavia, numerosi sono i politici dche hanno fatto ricorso alla  giustizia contro questo provvedimento di esclusione, basato sull'articolo 15, ottenendo spesso la ragione dei giudici.
"Solo la giustizia ha il diritto di privare qualcuno di un diritto fondamentale, come la partecipazione alla vita politica", insorgono i militanti di Nida' Tounes, poiché una tale legge rischierebbe di allontanare dalla scena politica il loro leader Béji Caïed Essebsi. Ciò non viene condiviso dai militanti di Ennahda perché pensano che "di fronte al rischio del ritorno dei membri del RCD sotto altre forme, è da ritenersi possibile considerare una procedura di esclusione." "Nida' Tounes è più pericoloso dei salafistes jihadistes", ha dichiarato ultimamente il presidente di Ennahda Rached Ghannouchi, il quale ha spiegato una tale avversità per il fatto che "Nida' Tounes sfrutterà la rete di conoscenze del RCD, mentre i jihadisti sono un dei prodotti della rivoluzione."

Il dirigente di Nida' Tounes, Mohsen Marzouk, ha affermato in risposta a questa accusa che "non è Nida' Tounes che ha attaccato il 14 settembre l'ambasciata degli Stati Uniti e ha rovinato l'immagine della Tunisia." Ritornando sulla sua esclusione, il Primo ministro del governo di transizione e presidente di Nida' Tounes, Béji Caïed Essebsi, ha fatto notare che verificando l'elenco degli eletti di Nida' Tounes, era l'unica persona coinvolta in questa esclusione. "Tuttavia, io, ho rotto con Ben Ali nel 1990, quando ho constatato che le cose non andavano bene ed io non ho mai detto che Dio era in Alto ed Ben Ali era in terra", ricordando al presidente di Ennahda, Rached Ghannouchi, i suoi propositi quando il presidente Ben Ali gli aveva accordato una grazia presidenziale. Béji Caïed Essebsi ha ricordato allo stesso tempo a quelli che pretendono la " purezza rivoluzionaria" che " Noureddine Bhiri ha siglato un patto nazionale inerente il progetto di Ben Ali del 1992 per conto di Ennahda".Quindi non dovrebbe porsi come il primo della classe" ha fatto notare al cronista.
Parlando dell'esclusione politica di Nida' Tounes, il politologo Hamadi Redissi stima che è chiaro che i calcoli politici sono dietro questo tentativo di Ennahda e del CPR di spodestare Béji Caïed Essebsi, pretendendo di attaccare le fondamenta del RCD". "L'anziano Primo ministro incarna l'unica forza capace di tenere di testa al movimento di Ennahda ed i suoi alleati", puntualizza Hamadi Redissi.

Missioni politiche

Rievocando la rottura col regime deposto, si constata che il governo della troica non è diventato niente in modo istituzionale. La resa del conti anticipo molto lentamente al livello della giustizia. I "simboli" del regime decaduto, i due fantastico-ministri della presidenza: Abdelaziz Ebbene Dhia ed Abdelwahab Abdallah, il presidente della Camera dei consiglieri, Abdallah Kallel, l'ultimo segretario generale della segreteria generale del RCD, il ministro del Trasporto, Abderrahim Zouari, ecc.) sono agli arresti da vicino a venti mesi negli schienali qualificati di "vuoti" per i loro avvocati e stesso per gli osservatori neutri. Per la sua parte, la giustizia di transizione non avanza, secondo gli osservatori della Lega tunisina dei diritti dell'uomo (LTDH).
"Non è normale che sia un qualsiasi ministero a mettere i bastoni tra le ruote ad un percorso di giustizia di transizione." "Questa istanza dovrebbe sfuggire al controllo dell'amministrazione. Invece, Ennahda vuole mettere la mano su tutto", insorge Abdessattar Ben Moussa, presidente del LTDH.

Peraltro, il Dottore Ben Moussa ricorda che "l'allontanamento di certe personalità del RCD si è compiuto finora in maniera populista tramite manifestazioni spontanee, o manipolate, contro i responsabili, in modo particolare durante i primi mesi della rivoluzione." Il presidente del LTDH nota tuttavia che dei “ noti membri del RCD continuano ad esercitare nella presidenza del governo e nei gabinetti di parecchi ministri." "Basta passare in rassegna la squadra che circonda il capo del governo, Hamadi Jebali, e di rievocare l'ultima nomina di Chedly Ayari alla Banca centrale per concludere che il trattamento dei membri del RCD si fa su misura e secondo gli interessi partigiani della troica", prosegue Ben Moussa. Per ciò che concerne le missioni attribuite dal popolo all'assemblea nazionale riguardano la scrittura di una nuova costituzione e l'introduzione di tre commissioni indipendenti per le elezioni, la magistratura e i media.

"I tre partiti della troica hanno aspettato un anno per proporci la bozza di un accordo politico", ironizza il politologo Hamadi Redissi che rimprovera loro "un accertato dilettantismo politico". "Dato che nessun partito politico dispone di una maggioranza all'assemblea, e poichè la troica è composta da un partito islamico e da due partiti laici, dei compromessi sono necessari per fare proseguire sui temi controversi, come ad esempio la forma politica, la legge elettorale o il modo di gestire la magistratura", puntualizza. "Ma, non è normale che la troica venga, dopo un anno, annunciare un accordo su un regime parlamentare pianificato senza dare fornire nessuna spiegazione supplementare.
L'elezione del presidente con il suffragio universale non risolverà tutti i problemi. Rimane da ripartire le funzioni di ogni istituzione all'interno del potere esecutivo e questo non è cosa facile, senza parlare della legge elettorale, o della Corte costituzionale. Ennahda preferisce una legge proporzionale con requisiti percentuali elevati e non è contenta dell'installazione di una qualsiasi istanza di controllo sull'assemblea. Ettakattol ed il CPR sono favorevoli alle proporzionali in maniera convinta e per una Corte costituzionale", afferma il professore Redissi. Conclude affermando che "la strada è ancora lunga."


Situazione socio-economica: non va più niente

Dal 14 gennaio 2011, le cifre reali della disoccupazione hanno ripreso il loro posto nelle statistiche, così come quelle sulla povertà. I dati dicono che sono circa il 18% a non avere un impiego, tra cui 150 000 laureati. La povertà tocca più del 10% della popolazione. Le difficoltà innescate dalla caduta del regime e la transizione in corso, si ripercuotono sul vita socioeconomica del paese.
Si tratta essenzialmente di quei segmenti della popolazione alla ricerca di un miglioramento delle loro condizioni di vita. Purtroppo, la domanda non è tanto sistematica, perché la ripresa economica e le offerte di lavoro necessitano di condizioni obiettive che non sono ancora riunite. Ma nessuno dice questa verità, da qui nasce l'impazienza delle persone. I politici, particolarmente durante la campagna elettorale del 23 Ottobre 2011 hanno promesso mare e monti alle popolazioni più deboli del paese.
Oggi, nell'assenza di risultati concreti e rapidi, la tensione sociale è al suo culmine, ciò non permette di creare le condizioni migliori per un ritorno degli investimenti. Non bisogna neanche trascurare il fatto che il nostro primo partner economico, vale a dire l'Europa, sta attraversando una forte crisi. Difatti, la Francia ha avuto una crescita pari a zero nel 2011, mentre la Germania ha registrato una crescita del 0,3%, senza parlare della situazione in Grecia ed in Spagna. È già cosa buona che l'Europa abbia messo mano alla tasca per sostenere la transizione e che stia operando attualmente per negoziare un accordo di libero scambio completo ed approfondito (Aleca). La transizione in Tunisia è confrontata a problemi interni, a sapere il forte tasso di disoccupazione e le disparità regionali, così come a difficoltà esterne come ad esempio la crisi del proprio debito in zona euro e la situazione del vicino libico.
Questa instabilità macro-economica ha condotto alla recessione dell'economia tunisina così come all'aggravamento degli squilibri commerciali, di bilancio e finanziari. La crescita economica, promessa per il 2012, non potrà raggiungere i 3,5%, mentre il deficit di bilancio rischia di aggravarsi e di raggiungere i 10%, se non si recuperano i soldi che provengono dalla vendita dei beni presi appartenenti ai simboli del regime caduto. Questo contesto politico incerto e questa tensione socio-economica ha spinto le agenzie di rating internazionali, Standard and Poor's e Moody's hanno ad abbassare il rating della Tunisia. La situazione dunque non è facile e l'imperativo è di lavorare duro per raddrizzare la situazione, affinché la popolazione non perda speranza nella sua rivoluzione.









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mardi 23 octobre 2012

RAGIONI PER CREDERE NELLA NUOVA LIBIA


La nostra comprensione limitata della Libia continua fino a questo giorno. I media stranieri si concentrano soltanto sui vari filoni in comune con gli altri paesi del mondo arabo come ad esempio: la primavera araba,  lotte intestine, governi instabili, estremisti, in particolare gli estremisti islamici, e la grande incertezza circa  il futuro.Queste sono preoccupazioni molto reali e sono presenti in maniera centrale nella Libia odierna. L'attacco al consolato americano a Bengasi dimostra in maniera chiara che tutti questi problemi sono molto reali.

Tuttavia, non tutti i paesi arabi vanno visti come simili, e quello che ho visto con i miei occhi in Libia suggerisce che ci sia qualcosa di speciale in questo paese, qualcosa che mi fa credere nel futuro della nazione.

I libici che ho incontrato hanno il forte desiderio di uscire dal loro isolamento e dalla lunga oppressione del regime di Qaddafi. Vogliono dare valore alle loro lotte e alle numerose difficoltà sopportate nel corso degli ultimi 40 anni con la costruzione di uno stato indipendente e prospero.

Dieci anni di esperienza con la ricostruzione post-bellica in Iraq e in Afghanistan mi hanno insegnato che la realizzazione di questo sogno sarà un processo lento e difficile. Tuttavia, nei miei incontri con i ministri del governo e leader civili, è diventato chiaro che i libici condividono un obiettivo di progresso nazionale, e il desiderio di farlo in modo serio e ponderato.

Piuttosto che andare di fretta con la ricostruzione sporadica e con l'avviamento di nuove attività di sviluppo, il governo ha cercato di imporre dei piani strategici che corrispondono ai singoli progetti in una serie di obiettivi a lungo termine.

E ' estremamente difficile mantenere questo approccio di fronte al malcontento generale e al desiderio post-rivoluzionaria del popolo libico per il progresso. Sarebbe molto più facile investire dei soldi nelle diverse tribù e nel miglioramento delle regioni esigenti.

Tuttavia, il governo transitivo ed ora il nuovo primo ministro Mustafa Abushagur stanno mettendo le basi in ogni settore nevralgico della società libica come la salute,  il lavoro e l'occupazione giovanile.

I ministri e il personale più anziano che ho incontrato voglio sapere come specifica attività di inserirsi in esercizi di pianificazione più ampie, come contribuiscono ai bisogni immediati, mentre plasmare il futuro della Libia. Per esempio, come potrebbe sostenere nuove strutture della gioventù opportunità economiche per le future generazioni di libici in tutti i 46 distretti?

Questa attenzione a lungo termine è sostenere lo sforzo del governo di mantenere l'identità fortemente diviso tra fazioni libico uniti sotto un'unica bandiera nazionale. La gestione delle elezioni, la distribuzione di nuovi progetti e lo sforzo lungo e lento a portare milizie sotto il controllo unificato sono sfide incredibilmente difficili, in particolare quando Gheddafi ha lasciato poche istituzioni forti nel governo per svolgere questo lavoro.

A differenza di Iraq, che ha avuto una lunga storia di governo centrale forte, il nuovo governo libico deve plasmare un'identità con un patrimonio molto più frammentato. La capacità del nuovo governo si potrà vedere nella sua capacità di soddisfare le esigenze delle persone così come nel capire se i libici vorranno vivere e credere in uno stato unitario con un suo governo nazionale oppure tornare alle identità settarie o tribali. La sfida è veramente ardua per il nuovo governo libico e i suoi alleati sono veramenti pochi in questo periodo storico dove i paesi del golfo come il Qatar da una parte finanziano la ricostruzione ma allo stesso tempo finanziano la presenza o il mantenimento di organizzazione salafiste.

La Libia non dovrà seguire un modello specifico, né quello dell'Iraq, della Turchia o degligli Emirati ma dovrà compiere un percorso specificamente libico cercando di ottenere nella comunità internazionali degli esempi di " building State" validi alle idee del popolo libico.

Le contro-proteste a Bengasi dopo la morte dell'ambasciatore degli Stati Uniti mi sono sembrate essere l'unico esempio di questo tipo di anti-estremismo presente nella città di Bengasi. La comunità internazionale, composta da una pluralità di interessi non sempre convergenti dovrà provare ad aiutare quei libici che vogliono uno stato moderno, unitario e rappresentativo. Sostenere una tale visione è una ragione sufficiente per me per continuare a tornare nella Libia libera.

Articolo tratto dal Libya Herald del 29 Settembre 2012 e scritto da
Andy Griminger , Vice Presidente della Management Systems International (MSI) e Direttore di MSI Libya.