lundi 4 janvier 2021

articolo tradotto dal francese all'italiano

 

De-costruire i discorsi dell'odio per meglio combatterli.



La legge inizialmente conosciuta “sul separatismo” e ribattezzata “disegno di legge che consolida i principi repubblicani” intende, tra le altre cose, regolare i richiami all'odio e alle derive politiche estremiste di natura religiosa, in particolare “islamiste”. Presentata al Consiglio dei ministri il 9 dicembre, la nuova legge ha creato, tra l'altro, in seguito all'assassinio di Samuel Paty, un nuovo reato di "messa in pericolo della vita altrui con la diffusione di informazioni relative alla vita privata, familiare o professionale di una persona consentendone l'identificazione o la localizzazione ”. La questione dei discorsi dell'odio e del radicalismo politico o religioso è sempre esistita. Recentemente, il nazismo e il terrorismo ne sono un esempio; così come le guerre di religione e il massacro dei nativi americani.

Tutti questi eventi, antichi e moderni, così come i discorsi che li accompagnano, hanno come caratteristica in comune di attaccare ciò che è sempre più "altro". Questi discorsi attaccano così una persona, un'entità o un gruppo che viene attaccato, denigrato, insultato. Puntano all'esclusione totale, o addirittura all'annientamento politico e sociale di "questi altri", il cui volto e le cui persecuzioni cambiano a seconda del luogo e del tempo. Ecco come tante donne furono perseguitate, accusate di stregoneria, soprattutto durante il Rinascimento; i protestanti furono perseguitati dai cattolici (notte di Saint Barthélémy nel 1572; affare Calas, che diede a Voltaire l'opportunità di denunciare il fanatismo religioso).

Ad ogni modo, Internet e i social network provocano una ripresa di questi fenomeni. Questi discorsi, non solo consentono di attaccare direttamente le persone (attacchi ad hominem), spesso in forma anonima, ma anche di far circolare e alimentare posizioni e discorsi estremi, in modo immediato e incontrollabile. Un messaggio può essere diffuso, in pochi secondi, a migliaia di persone.



Discorso differenziale

Ma in che modo i discorsi designano questi altri, come da odiare, da escludere, o persino da sradicare? Soprattutto, come possiamo decifrare questi discorsi da un lato e decostruirli dall'altro canto per ricreare dei legami sociali? Questo, in un momento storico in cui nuovi ismi e -isti, i quali essenzialmente sono parole che classificano, forniscono i titoli dei giornali ("separatismo") e "islam di sinistra". La domanda si pone tanto più che questi discorsi differenzialisti, in cui si tende a evidenziare criticamente le caratteristiche di uno o più “altri”, tendono a favorire l'esclusione e l'incitamento all'odio. L'odio in molte occasioni ha origini emotive: a volte individuale, a volte collettiva, con una posta in gioco sempre legata alle stesse dinamiche, basate sulla paura dell'altro, come viene spiegato dal libro di prossima uscita “ l’Odio nel discorso”, a cura di Nolwenn Lorenzi Bailly, Editions le Bord de l'eau, document collection.











Nel caso in cui l'odio si rivolga ad una sola persona, si parlerà di molestie: i discorsi di una o più persone convergono per dire delle cose volte a isolare, mettere in disparte, far stare male, escludere una determinata persona da un dato gruppo. Questi fenomeni, e in particolare il cyberbullismo, possono essere devastanti e sconvolgere dellle vite in modo permanente. L'adolescenza è un periodo di vulnerabilità che fa dei giovani uno dei principali bersagli del cyberstalking. La cristallizzazione della persecuzione su una persona è spesso associata al fenomeno del capro espiatorio, evidenziato da René Girard. Il “ tutti contro uno” si manifesta attraverso il processo di nominazione di un capro espiatorio che consente al gruppo di riunirsi contro una persona attraverso la condivisione di un'emozione odiosa.

Quando più persone sono oggetto di incitamento all'odio, il procedimento è lo stesso, ma questo quadro discorsivo si estende alla persecuzione: si può dire che diventa programmatico nel senso che tende ad organizzarsi sistematicamente, come nel caso del genocidio dei tutsi in Ruanda, o di quelli compiuti dal nazismo. Nella lingua francese, la stigmatizzazione è facilitata, tra gli altri procedimenti, dallo stesso sistema linguistico francese. La determinazione obbligatoria dei sostantivi, e in particolare dell'articolo plurale, consente di designare certi gruppi di persone isolandoli, semplicemente nominandoli: "gli ebrei", "gli omosessuali", "i rom" ... Prendendo solo questo esempio dell'uso dell'articolo determinativo, il quale funge da indicatore di demarcazione inclusivo o esclusivo di un gruppo, di una comunità di persone che si suppone abbiano caratteristiche comuni tra loro, le quali smarcano, li mettono in disparte, escludendoli dagli altri secondo determinati criteri.



Lingua riformattata

Il semplice fatto di parlare di certi gruppi di persone in relazione ad altri secondo caratteristiche implicitamente definite diventa già un possibile fattore nello sviluppo del discorso di odio, perché entra in una dinamica di opposizione - "donne", contro " uomini " ; "I buoni credenti" contro "i miscredenti" (discorso che è alla base del discorso di odio terroristico dell'ISIS); "I ricchi" contro "i poveri") - e di distinzioni (basate su tutta una serie di possibili criteri, comprese le razze). Parallelamente al sistema del linguaggio stesso, che è organizzato cognitivamente in modo tale che sembra impossibile, infatti, sfuggire a una categorizzazione del mondo, a volte si compie un lavoro di manipolazione, anche di ri-semanticizzazione delle parole per mettere il linguaggio al servizio di un'ideologia.



Questo tipo di procedimento linguistico, in cui la lingua è riformattata al punto che alle parole viene dato un nuovo significato, è stato evidenziato da Georges Orwell nel suo romanzo 1984. Ma è accaduto anche nella realtà del discorso nazista. , il cui processo di costruzione è stato descritto quotidianamente da Viktor Klemperer, nel libro The Language of the Third Reich.

In questo libro, Klemperer spiega, ad esempio, come il termine "subumano" sia un'invenzione della LTI (la lingua del Terzo Reich) (p.80). Spiega inoltre come l'LTI abbia bandito la parola "sistema" dal tedesco a favore della parola "organizzazione", perché i nazisti:

« n’ont pas de “système”, ils ont une “organisation”, ils ne systématisent pas avec l’entendement, ils cherchent à entrer dans le secret de l’organique » (p.140)





Questo processo di distinzione e categorizzazione è tanto più complesso, poiché ci aiuta, sin dalla tenera età, a comprendere il mondo e ad organizzare le nostre conoscenze e i nostri saperi. In questo modo fondiamo le nostre conoscenze sulle nostre competenze di distinguere le cose l'una dall'altra in modo sempre più preciso. Un animale da un essere umano, poi nel regno animale, un mammifero da un uccello, poi nei mammiferi, un cane da un gatto ecc.

Quindi è particolarmente complicato accettare che questo fenomeno di categorizzazione, essenziale per noi per apprendere e acquisire nuove conoscenze, possa anche trasformarsi in un dato momento in un procedimento di riduzione semplificatrice della realtà.

Stereotipo



Arriviamo a questo punto alla nozione di stereotipo che porta ad attribuire certe caratteristiche in modo sistematico a certe persone, perché in effetti condividono una qualche ideologia, un credo o una cultura religiosa, un orientamento sessuale o una data provenienza geografica. Tuttavia, non è perché le persone condividano una caratteristica significa che siano uguali in tutto e per tutto. Tutt’altro, ciò che distingue queste persone all'interno della stessa associazione per caratteristica comune è di gran lunga superiore a ciò che li unisci. Inoltre, in un certo senso, l'incitamento all'odio e la radicalizzazione derivano dal fatto che in un dato momento le persone hanno rinunciato ad arrivare fin in fondo in questo processo di distinzione, dove si forma la discriminazione come fondamento del sapere e della conoscenza.

In questo senso, la discriminazione in senso negativo è il risultato di una pigrizia cognitiva che tende a raggruppare sotto un'unica etichetta elementi che in realtà hanno in comune un solo tratto.



Questo fenomeno si ricollega al fenomeno dell'essenzializzazione. Questo fenomeno accetta anche la tendenza ad accusare gli altri di farci provare le emozioni che proviamo. È questa forma di pigrizia cognitiva che ci porta a isolare "l'altro" nei nostri discorsi, in un accusatore "tu, tu sei questo / quello / così / così, quindi ti rifiuto per questo unico motivo" ( e qualunque siano le tue altre caratteristiche, tratti, gusti, ecc.). L'incitamento all'odio è quindi prima di tutto un discorso che rinuncia alla ricchezza dell'alterità. Riduce l'altro ad una punta di spillo di ciò che lo costituisce come persona nel suo insieme. Il discorso di odio è in questo un discorso riduzionista. Oltre ad evidenziare una singola caratteristica, di un tratto, si tratta di considerare tutti gli elementi che rendono una persona unica; e quindi imparare a dissociare gli individui da stereotipi globali spesso impropri come "immigrati, vecchi, giovani, ecc. "

Cambiamento di paradigma







In questo senso, uno dei modi per combattere le manifestazioni discorsive dell'odio risiede nella diversificazione degli approcci verso gli altri, nello sviluppo della conoscenza, del sapere - dell'altro, ma anche del mondo, di quello che significa per ognuno essere ebreo, arabo, bisessuale, trader, rosso, cinese, ecc.? Questo implica prestare attenzione alle nostre conversazioni (che sono organizzate in "Io, mi / tu", "loro / noi"); alla scelta delle parole che usiamo e alla loro precisione. Imparare a esprimere le sensazioni provate, le nostre emozioni dicendo "io" e differenziare il nostro vocabolario e le interpretazioni che facciamo delle parole e dei comportamenti degli altri sono alcune delle chiavi per uscire da questo procedimento di stereotipizzazione. Si tratta quindi anche di continuare ad affinare e rafforzare le nostre capacità e competenze linguistiche nel distinguere e, in un certo modo, di cercare di operare ancora di più la distinzione, di categorizzare il mondo ancora più finemente per non essere tentati di dividerlo in modo grossolano o in scatole predefinite in cui rinchiudere gli individui.

Si tratta quindi di educare alla variazione e alla distinzione durante tutto il corso della vita. Addirittura pensare di cambiare il paradigma, passando da quello della differenza a quello della diversità. Questo cambiamento di paradigma può essere ottenuto anche padroneggiando il linguaggio, dal nostro modo di rivolgersi agli altri così come del modo di parlare degli altri.

Déconstruire les discours de haine pour mieux les combattre

Expressions faciales  gravures
Expressions faciales représentant la haine, la jalousie et le désespoir (gravure datées de 1760 environ). Wikipedia/ Charles Le Brun; John Tinney, CC BY-SA

La loi initialement dite « sur les séparatismes » et rebaptisée « projet de loi confortant les principes républicains » entend entre autres réguler les appels à la haine et les dérives politiques extrémistes religieuses en particulier islamistes.

Présentée en conseil des ministres le 9 décembre, elle crée entre autres suite à l’assassinat de Samuel Paty, un nouveau délit de « mise en danger de la vie d’autrui par diffusion d’informations relatives à la vie privée, familiale ou professionnelle d’une personne permettant de l’identifier ou de la localiser ».

La question des discours de haine et de la radicalité politique ou religieuse a toujours existé. Proches de nous, le nazisme ou le terrorisme en sont des illustrations ; comme le sont les guerres de religion et le massacre des Amérindiens.

Tous ces événements, anciens comme modernes, ainsi que les discours qui les accompagnent, ont comme caractéristique commune de s’en prendre à ce qu’il y a de plus « autre ». Ils s’en prennent ainsi à une personne, une entité ou un groupe qui sont attaqués, décriés, insultés. Ils visent à l’exclusion totale, voire à l’anéantissement politique et social de « ces autres », dont le visage et les persécutions changent en fonction des lieux et des époques.

C’est ainsi que de nombreuses femmes furent persécutées, car accusées de sorcellerie en particulier à la Renaissance ; que les protestants le furent par les catholiques (nuit de la Saint Barthélémy en 1572 ; l’affaire Calas, qui donna à Voltaire l’occasion de dénoncer le fanatisme religieux).

Néanmoins, Internet et les réseaux sociaux entraînent une recrudescence de ces phénomènes. Ils permettent en effet non seulement d’attaquer directement des personnes (attaques ad hominem), souvent de manière anonyme, mais aussi de faire circuler et d’alimenter les positions et discours extrêmes, de manière immédiate et incontrôlable. Un message peut être ainsi relayé, en quelques secondes, à des milliers de personnes.

Discours différentialistes

Mais comment les discours désignent-ils ces autres, à haïr, à exclure, voire à éradiquer ? Surtout, comment peut-on décrypter ces discours d’une part, et les déconstruire d’autre part pour recréer du lien social ? Cela, à l’heure où de nouveaux mots en – isme et en -iste, qui sont par essence des mots catégorisants, font la une des journaux (« séparatisme ») et « islamo-gauchiste ». La question se pose d’autant plus que ces discours différentialistes, qui tendent à mettre en exergue de manière critique les caractéristiques d’un ou de plusieurs autres, vont dans le sens de l’exclusion et du discours de haine.

La haine a la plupart du temps des origines émotionnelles : parfois individuelle, et parfois collective, ses enjeux sont toujours liés à un même type de dynamique, fondée sur la peur de l’autre, ce qu’explique l’ouvrage à paraître prochainement La haine en discours, édité par Nolwenn Lorenzi Bailly aux éditions le Bord de l’eau, collection documents.

Dans le cas où la haine vise une seule personne, on parlera de harcèlement : les discours d’une ou plusieurs personnes convergent pour tenir des propos visant à isoler, mettre à part, faire se sentir mal, exclure une personne en particulier d’un groupe donné. Ces phénomènes, et le cyberharcèlement en particulier, peuvent être dévastateurs et bouleverser des vies de manière définitive. L’adolescence est une période de vulnérabilité qui fait des jeunes l’une des principales cibles du cyberharcèlement.

La cristallisation d’une persécution sur un individu est souvent associée au phénomène du bouc émissaire, mis en évidence par René Girard. Le « tous contre un » se manifeste à travers le processus de désignation d’un bouc émissaire qui permet au groupe de refaire son unité contre une personne à travers le partage d’une émotion haineuse.

Lorsque plusieurs personnes font l’objet d’un discours de haine, le processus est le même, mais ce cadre discursif s’étend à la persécution : on peut dire qu’il devient programmatique dans le sens où il tend à s’organiser de manière systématique, comme cela fut le cas pour le génocide des Tutsi au Rwanda, ou ceux perpétrés par le nazisme.

Dans la langue française, la stigmatisation est facilitée, entre autres processus, par le système linguistique lui-même. La détermination obligatoire des substantifs, et l’article pluriel en particulier, permet de désigner en les isolant certains groupes de personnes, juste en les dénommant : « les juifs », « les homosexuels », « les roms »… Pour ne prendre que cet exemple de l’emploi de l’article défini, il agit comme un marqueur de démarcation inclusif ou exclusif d’un groupe, d’une communauté de personnes supposées avoir des caractéristiques communes entre elles, qui les (dé)marquent, les mettent à part, les excluent des autres selon certains critères.

Langue reformatée

Le simple fait de parler de certains groupes de personnes par rapport à d’autres selon des caractéristiques implicitement définies devient déjà un facteur de développement possible du discours de haine, car il entre dans une dynamique d’opposition – « les femmes », versus « les hommes » ; « les bons croyants » versus « les mécréants » (discours qui fonde le discours de haine terroriste de l’EI) ; « les riches » versus « les pauvres »)-, et de distinctions (fondées sur toute une palette de critères possibles, y compris de races).

Parallèlement au système de la langue même qui s’organise cognitivement d’une telle manière qu’il semble impossible, de fait, d’échapper à une catégorisation du monde, un travail de manipulation, voire de resignification des mots est parfois opéré pour mettre la langue au service d’une idéologie.

Ce type de processus linguistique, où la langue est reformatée au point que l’on donne aux mots un sens nouveau, a été mis en évidence par Georges Orwell dans son roman 1984. Mais cela s’est également produit dans la réalité du discours nazi, dont le processus de construction a été quotidiennement décrit par Viktor Klemperer, dans le livre La langue du IIIème Reich.

Documentaire, diffusé sur Arte, sur la vie de Victor Klemperer.

Dans ce livre, Klemperer explique par exemple comment le terme « sous-homme » est une invention de la LTI (la langue du IIIème Reich) (p.80). Il explique encore la manière dont la LTI a banni le mot « système » de l’allemand au profit du mot « organisation », parce que les nazis :

« n’ont pas de “système”, ils ont une “organisation”, ils ne systématisent pas avec l’entendement, ils cherchent à entrer dans le secret de l’organique » (p.140).

Ce processus de distinction et catégorisation est d’autant plus complexe, qu’il nous aide, dès le plus jeune âge, à comprendre le monde et à organiser nos connaissances et savoirs. Nous fondons ainsi nos connaissances sur nos compétences à distinguer les choses les unes des autres de manière de plus en plus fine. Un animal d’un humain, puis au sein du règne animal, un mammifère d’un oiseau, puis au sein des mammifères, un chien d’un chat etc.

Il est donc particulièrement compliqué d’accepter que ce phénomène de catégorisation, qui nous est indispensable pour apprendre, acquérir de nouvelles connaissances, puisse également se transformer à un moment donné en processus de réduction simplificatrice.

Stéréotype

On arrive à ce point à la notion de stéréotype qui conduit à attribuer certaines caractéristiques de manière systématique à certaines personnes, du fait qu’elles partagent en effet, qui une idéologie, qui une croyance ou culture religieuse, qui une orientation sexuelle, qui une origine.

Or, de fait, ce n’est pas parce que des personnes sont susceptibles de partager une caractéristique, qu’elles se ressemblent en tout point. Bien au contraire, ce qui distingue ces personnes au sein d’une même association par caractéristique commune est largement supérieur à ce qui les y rassemble. Aussi, d’une certaine manière, le discours de haine et de radicalisation émane-t-il du fait qu’à un moment donné les personnes ont renoncé à aller au bout de ce processus de distinction, discrimination qui fonde le savoir et la connaissance.

En ce sens, la discrimination au sens négatif est le fruit d’une paresse cognitive qui tend à regrouper sous un même label des éléments qui n’ont en réalité qu’un seul et unique trait en commun.

Ce phénomène rejoint celui d’essentialisation. Il s’accommode également de la tendance à accuser l’autre de nous faire ressentir les émotions que nous ressentons.

C’est cette forme de paresse cognitive qui nous conduit à isoler « l’autre » dans nos discours, dans un accusateur « toi, tu es ceci/cela/comme ceci/comme cela, donc je te rejette pour cette raison unique » (et quelles que soient toutes tes autres caractéristiques, traits, goûts, etc.). Le discours de haine est ainsi d’abord un discours qui renonce à la richesse de l’altérité. Il réduit l’autre à une tête d’épingle de ce qui le constitue comme personne dans son ensemble. Le discours de haine est en cela un discours réductionniste.

Au-delà de la mise en exergue d’une caractéristique, d’un trait, unique, il s’agit d’envisager tous les éléments qui font qu’une personne est unique ; et d’apprendre ainsi à désolidariser les individus de stéréotypages globaux souvent abusifs « les immigrés, les vieux, les jeunes, etc. »

Changement de paradigme

En ce sens, l’une des manières de lutter contre les manifestations discursives de la haine réside dans la diversification des approches d’autrui, dans le développement de la connaissance, du savoir – de l’autre, mais aussi du monde, de ce que signifie pour chacun être juif, arabe, bisexuel, financier, roux, chinois, etc.

Cela passe par une attention à nos propres prises de paroles (qui s’organisent en « moi je/toi tu », « elles et ils/eux ils ») ; aux choix des mots que nous utilisons, à leur précision. Apprendre à exprimer nos ressentis, nos émotions en disant « je » et à nuancer notre vocabulaire et les interprétations que nous faisons des dires et comportements d’autrui constituent certaines des clefs pour sortir de ce processus.

Il s’agit donc, également, de continuer à affiner et renforcer nos capacités et compétences linguistiques à distinguer et, d’une certaine manière, de chercher à opérer encore plus de distinction, à catégoriser encore plus finement le monde pour ne pas, justement, être tenté de le diviser en quartiers grossiers ou en cases prédéfinies dans lesquelles enfermer les individus.

Il s’agit alors d’éduquer à la variation, à la discrimination et ce tout au long de la vie. Voire de changer de paradigme, en passant de celui de la différence à celui de diversité. Ce changement de paradigme peut aussi se faire par la maîtrise du langage, de l’adresse à l’autre en même temps que la manière de parler des autres.

VIROPOLI, COSÌ CON L'EMERGENZA COVID RINASCE LA FIDUCIA NELLO STATO

Il titolo dell'articolo di Ilvo Diamanti "viropoli" consente di intuire una continuità con alcuni temi storici dell'Italia contemporanea come «Appaltopoli», «Tangentopoli», «Affittopoli» e «Vallettopoli». 

Questo titolo "viropoli" è un titolo che mette in luce una forma di minaccia per la faccia negativa della nazione italiana. Il titolo " viropoli" mette in luce una scena culturale in cui l'emergenza come forma di adesione ad una dimensione culturale composta da un "orientamento temporale a breve termine" spinge verso la fiducia allo Stato, ossia un elemento caratterizzato teoricamente dalla dimensione culturale fatta da "un orientamento temporale a lungo termine" e con "un'alta distanza sociale" perché lo Stato non deve legittimare sempre il proprio operato. Alla luce di questo presupposto, il problema risiede nell'idea che la popolazione italiana in generale cerca nello Stato una dimensione culturale di "forte evitamento dell'incertezza" perché la gente cerca sicurezza mentre lo Stato italiano vive o sopravive nella dimensione culturale di "debole evitamento dell'incertezza" perché lo Stato si ritrova a proprio agio nel caos e nell'incertezza come modalità di agire politico. Di fatto, lo Stato è composto da gente " non-precaria" che gestisce popolazione " precaria". Lo Stato è per molti italiani una ricerca di enfatizzazione dell'appartenenza allo stesso destino di comunità nazionale. La popolazione cerca di aderire all'idea di uno Stato come una forma di famiglia allargata in cambio di lealtà ( collettivismo) da parte di un popolo in grossa difficoltà. Purtroppo, questa lealtà non si ritrova né da parte dello Stato così come in tante fasce della popolazione. 

Nell'articolo di Ilvo Diamanti si inscrive nella ricerca condotta da Demos per conto del giornale La Repubblica. Le premesse di base di questo articolo mette in chiaro come quest'anno sia indimenticabile, tutto concentrato sul bisogno di difenderci e di reagire. Infatti quest'anno ha rappresentato una forma perenne di minaccia al nostro bisogno di tutelare la faccia negativa ( tutela della nostra autonomia) e con l'assenza quasi completa di riconoscimento nella vita sociale (assenza di faccia positiva nel 2020) per tutta la popolazione. Il bisogno di difenderci inteso come difesa dagli altri così come da noi stessi ha completamento eliminato la possibilità di aderire alla dimensione di tipo " soddisfatti" nella nostra vita quotidiana.

L'Italia è stata stravolta dal virus da comprendere come un modo per dire che l'Italia intera si è ritrovata pienamente nella dimensione culturale di tipo " vincolati" perché è diventato difficile dirsi felice, le cose non dipendono da noi, con nessuna importanza per il proprio tempo libero e poca propensione nel ricordare delle emozioni positive in una scena culturale come quella della pandemia del 2020.

Durante il periodo estivo è stato vissuto come una parentesi per ritornare all'interno della dimensione culturale di tipo " soddisfatti" momentaneamente con la possibilità di accumulare delle emozioni positive e con la possibilità di dirsi ancora felice dopo tanti mesi di vita nella dimensione di tipo " vincolati". La speranza per uscire da questa pandemia, intesa come adesione alla dimensione di tipo " vincolati" è tutta incentrata sul vaccino e soprattutto sulla campagna di vaccinazione, la quale diventa come il miracolo per salvare il paese in sintonia con una dimensione di "forte evitamento dell'incertezza" perché il vaccino (nonostante le tante critiche) rappresenta un modo concreto per lottare contro l'ansia prodotta dal virus. Questo vaccino ha anche il compito di ripristinare un "orientamento temporale a lungo termine" perché deve ricollocare gli eventi della nostra vita nel futuro dopo questa fase di "congelamento sociale". 

Da questa scena culturale è nata la situazione emersa in estate vissuta come una possibilità di ridare faccia positiva collettiva in sintonia con il classico bisogno di aderire ad un "orientamento a breve termine" in cui prevale la stabilità delle persone come sempre uguale a se stesse e con il bisogno urgente di tornare nella dimensione di tipo " soddisfatti" facendo prevalere il tempo libero e il ricordo di emozioni positive. Alla luce di questa scena culturale fatta di paura e insicurezza ( dimensione vincolati) si fa ricorso allo Stato come difensore della faccia collettiva degli italiani in assonanza con una dimensione di tipo " collettivismo" fatta da un noi coscienzioso in opposizione ad una visione del reale fatta di partiti in cui gli altri sono percepiti come " in-group" o " out-group" creando una forma di adesione molto ridotta e pertanto insufficiente per affrontare la pandemia. L'adesione di molti elettori per questi partiti " anti-politici" presenti nel parlamento spingono a questa ricerca di fiducia nello Stato come forma di fiducia verso se stessi, ossia un'adesione alla dimensione culturale di tipo " collettivismo" con il bisogno di aderire allo Stato come famiglia allargata senza la consueta divisione di tipo " in-group" e " out-group". L'elemento di appartenenza come noi senza confini è il tentativo di avere un " noi coscienzioso" in tempi pandemici. In definitiva, la paura di essere costretti a vivere nella dimensione di tipo " individualismo" dove tutti sono costretti a badare a se stessi come indica la nozione di solitudine, dove le relazioni non sono più importanti né tanto meno presenti nel nostro vivere quotidiano. Le due tendenze culturali presenti nel paese sono quelli di solidarietà e solitudine. In altre parole, esiste un'oscillazione tra la dimensione di tipo " individualismo" e di " collettivismo" dove si parte dal bisogno di solidarietà come enfatizzazione dell'appartenenza alla stessa situazione sociale ma poi le diseguaglianze si concentrano nella dimensione di tipo " individualismo" perché alla fine parlare per sé è cosa buona e tutti devono badare a se stessi. Queste due dimensioni culturali trovano conflitto tra l'importanza dei compiti intesi come il rispetto delle "restrizioni" mentre la socializzazione intesa come bisogno di relazioni come fatto più importante delle " restrizioni". In sostanza, l'adesione al distanziamento sociale rientra ampiamente nella dimensione culturale di tipo " individualismo" da intendere come una forma di minaccia al bisogno di faccia positiva dei cittadini che pagano i costi per l'indebolimento del concetto di società inteso come luogo delle relazioni ( collettivismo) e bisogno di legittimare le proprie scelte con basso indice di distanza sociale. Questa scena culturale fatta di distanziamento sociale e di isolamento geografico porta le persone nel vivere in modo totale nella dimensione culturale di tipo "vincolati" perché prevale un sentimento di abbandono, prevale un sentimento di infelicità, con poca importanza al tempo libero e con poca propensione nel ricordare le emozioni positive. In altre parole, il mondo " digitale" con l'individualismo non consente la socializzazione (collettivismo) perché si vive uno Stato di emergenza con "forte evitamento dell'incertezza" come dimensione del vivere quotidiano fatto di " restrizioni" per lottare contro la paura del virus. Il virus elimina la distanza tra " in-group" e " out-group" come modo tipico di vedere la realtà da parte di molti italiani. In questo periodo pandemico, i cittadini in Italia guardano in politica alle " persone", vale a dire in questo periodo storico al Premier italiano Giuseppe Conte e non più ai partiti. Guardare al Premier come " persona" è un modo per concedere il potere in modo legittimato e la gerarchia rappresenta una ineguaglianza dei ruoli è stabilita per convenienza. In altri termini, guardare alle persone serve per ridurre lo spazio delle istituzioni tra il leader e la popolazione in generale. Il ruolo dei partiti è quello di occupare le istituzioni e quindi creare distanza sociale ( alto indice di distanza sociale) e questo rappresenta una forma di minaccia per il bisogno di faccia positiva dei tanti italiani. Di fatto, il governo è composto da partiti votati dai cittadini e pertanto non esiste il bisogno di fare delle differenze tra il governo e i partiti. Gli italiani cercano delle figure " autorevoli" e non " autoritarie", vale a dire delle persone in sintonia con una dimensione culturale con un "basso indice di distanza sociale" nel loro modo di " comunicare" anche se questo alla fine spinge verso una maggiore distanza sociale. 

La popolazione cerca un potere che debba essere legittimato e non può essere sempre un elemento di tipo " irrilevante". In questo periodo, le figure di potere apprezzate dagli italiani sono il Presidente della Repubblica, il Papa e la protezione civile. In altri termini, questi esempi sono delle figure istituzionali rassicuranti e paternalistiche in assonanza con il bisogno di forte adesione alla dimensione di tipo " collettivismo" con il bisogno di fare parte di una famiglia allargata con "un noi coscienzioso" e con un "orientamento temporale a breve termine" perché il potere deve essere sempre uguale a se stesso, deve capire che esistono delle linee universali di comportamenti in questo dato periodo difficile, la vita sociale deve essere guidata da imperativi e si deve essere orgogliosi dei propri esponenti politici e del proprio paese. Da questo lavoro di Diamanti emerge come i cittadini cerchino protezione e cura, ossia la popolazione italiana cerca di aderire ad una dimensione di tipo " collettivismo" con il bisogno di appartenenza in cambio di lealtà al potere, con l'enfatizzazione dell'appartenenza alla stessa sorte, la cura da vedere come importanza delle relazioni in sintonia con la dimensione di tipo " collettivismo". Il concetto di cura implica un'adesione alla dimensione culturale di "debole evitamento dell'incertezza" perché aumenta nella società il bisogno di accettare la vita così come viene e soprattutto una tendenza allo star bene. Oggi la popolazione nella sua maggioranza cerca nei medici, negli scienziati e nel vaccino la possibilità di riconquistare faccia positiva dopo tanti costi subiti alla difesa della propria faccia negativa. Pertanto, la cura implica ora un'adesione ad una dimensione di debole evitamento dell'incertezza perché la scienza non ha ancora tutte le risposte per una malattia nuova. Alla fine di questo articolo di Diamanti viene compiuto un parallelismo con il periodo di tangentopoli di 30 anni fa in cui gli italiani cercarono di vedere nei Magistrati la possibilità di aderire ad una dimensione culturale fatta di "forte evitamento dell'incertezza" perché in quel periodo prevalse il bisogno di chiarezza come modalità utile per combattere la minaccia permanente di una classe politica spesso corrotta.
















VIROPOLI, COSÌ CON L'EMERGENZA COVID RINASCE LA FIDUCIA NELLO STATO
[La Repubblica, 23 dicembre 2020]

Siamo giunti alla XXIII edizione della ricerca, condotta da Demos per Repubblica, che rileva e analizza il "Rapporto fra gli italiani e lo Stato". Da oltre vent'anni. Ma non c'è bisogno di ricerche per scoprire che questo è un anno speciale. Diverso dagli anni passati e, speriamo, da quelli che verranno. Un anno in-dimenticabile. Durante il quale abbiamo cercato di difenderci e reagire. Di fronte all'emergenza improvvisa che ci ha coinvolti e - in parte - stravolti. Il Virus. Il Covid 19, fin dai primi mesi dell'anno, ha investito il Paese.  Con una breve pausa estiva, che ci aveva illusi. Per poi riprendere, in modo più violento di prima. Ancora oggi, siamo in attesa di un vaccino che possa contrastare il Virus. Se non "batterlo", almeno com-batterlo in modo efficace. Per questo le relazioni fra gli italiani e le istituzioni - lo Stato, in primo luogo - sono cambiate profondamente. Quanto allo Stato, è dal 2009 che non raggiungeva un indice di fiducia tanto elevato: 33%. Solo nel 2018, dopo anni di declino, si era osservata una ripresa rilevante, quanto improvvisa. Puntualmente rientrata l'anno seguente, quando il grado di confidenza nei suoi riguardi è scivolato al 22%. Cioè, alla normalità, per l'Italia. Tanto più da quando, negli ultimi vent'anni, "l'anti-politica" è divenuta un tema "politico" di successo. Infatti, alle elezioni del 2018 si erano affermati due soggetti "politici" che avevano interpretato sentimenti "anti-politici". Il M5S e la Lega di Salvini. Così l'atteggiamento dei loro elettori aveva cambiato segno. Manifestare sfiducia verso le istituzioni dello Stato avrebbe significato esprimere sfiducia verso se stessi. Perché i partiti ai quali si rivolgevano stavano al governo. Al centro dello Stato. L'anno seguente, cioè, l'anno scorso: 2019, tutto era rientrato nella normalità. Dopo l'uscita della Lega dalla maggioranza, la fiducia verso lo Stato e, in misura minore, verso il Parlamento si era abbassata notevolmente. Anche se il M5S è (ancora) al governo...

Anche per questo l'atteggiamento dei cittadini verso lo Stato e le principali istituzioni pubbliche appare nuovamente orientato alla  fiducia. Ma il motore di questo cambiamento non è politico, né anti-politico.

È, invece, dettato dal sentimento di incertezza, per certi versi: paura, che si è diffuso rapidamente nel corso dell'anno, dopo l'irruzione del virus. Un evento che ha generato tensioni contrastanti fra gli italiani. Solidarietà ma anche solitudine. Perché la paura generata dal contagio ha spinto i cittadini a raccogliersi intorno a simboli comuni. Così abbiamo visto i tricolori alle finestre e sui balconi. Accompagnati da scritte che incitavano alla speranza: "Andrà tutto bene".  Al tempo stesso, però, il contagio ha indotto le autorità a (im)porre vincoli rigidi. Volti a evitare il contatto fra le persone. A favorire il distanziamento "fisico". Definito, dai ministeri, "sociale". Distanziamento sociale. Un vincolo che sta producendo l'indebolimento della società. Attraverso provvedimenti che mirano, anche in questa fase, a limitare la frequentazione oltre la cerchia familiare. Allargata agli amici più stretti. D'altronde, l'allentamento di questi vincoli e dell'auto-controllo dei cittadini ha sicuramente contribuito, dopo l'estate, alla ripresa del contagio.
Così oggi siamo distanziati socialmente. E progressivamente isolati territorialmente. Per il divieto di muoversi oltre i confini regionali. E perfino comunali.

Dunque, il sentimento di insicurezza e paura, diffuso nel Paese, spiega il declino della partecipazione sociale, osservato quest'anno. Spiega, inoltre, la crescita della fiducia verso lo Stato, il Parlamento. I governi locali: Regione e Comuni. E, in particolare, verso i servizi pubblici. Soprattutto, la Sanità.

Le persone partecipano di meno perché oggi è impossibile mobilitarsi, sul territorio. Così, l'unica forma di partecipazione che cresce è quella "digitale". Che, tuttavia, contribuisce, a sua volta, al "distanziamento sociale". E rende difficile "socializzare".

Per questo assistiamo a tendenze in apparenza contrastanti, ma coerenti. Il distanziamento sociale e l'avvicinamento alle istituzioni di governo. E, quindi, allo Stato. Perché viviamo in uno Stato particolare. Uno "Stato di emergenza". Un'emergenza che induce ad affidarci allo Stato. E a diffidare dei partiti. Più dei partiti, i cittadini cercano e guardano "le persone". Vorrebbero un "leader forte". Non un soggetto "autoritario".  Ma "autorevole". Per questo resta elevata la fiducia verso il Presidente della Repubblica e, prima ancora, la "fede" nel Papa. Peraltro, non è un caso che davanti a tutti, nella graduatoria della fiducia, vi siano soggetti che interpretano il sentimento e le paure del nostro tempo. Gli scienziati. La Protezione civile. Perché oggi i cittadini chiedono "protezione". E cura. Anzitutto agli scienziati. Ai virologi. Come trent'anni fa si rivolsero ai magistrati, per rispondere alla corruzione politica che aveva de-generato Tangentopoli. Il Paese delle Tangenti alla ricerca di giustizia. Mentre oggi di fronte a noi c'è lo Stato di emergenza. Viropoli. Il Paese del virus alla ricerca di un vaccino.

samedi 2 janvier 2021

ANALISI DEL DIALOGO – Che aria pulita! DA Nuovo Progetto italiano video 2

 Questo lavoro intende analizzare il dialogo intitolato "Che aria pulita" presente nel corso di lingua Progetto Italiano 2 della casa editrice Edilingua.

Questo titolo " che aria pulita" rappresenta un titolo come modalità per potenziare il bisogno di faccia positiva dei due protagonisti del dialogo, ossia Lorenzo e Gianna. La scelta di questo titolo consente un tentativo di uscita dalla dimensione culturale di tipo "vincolati" per ricollocare i due amici nella dimensione culturale di tipo "soddisfatti". Lorenzo con la sua prima domanda "Come hai detto che si chiama questo agriturismo? " non intende per niente conferire troppi benefici al bisogno di faccia positiva di Gianna. Questa domanda è anche una forma di mitigazione per la difesa della propria faccia negativa da parte di Lorenzo. Gianna descrive la realtà con un atto linguistico di tipo assertivo in sintonia con la massima di qualità dicendo " Cascina Rosina”. Vedi è qui, vicino al lago. Prendiamo l’autostrada e usciamo" . Nella sua descrizione formula una domanda " ma perché porti tutta questa roba?" per segnalare con tale domanda come il comportamento di Lorenzo non coincide con la sua rappresentazione della scena culturale come è stato cercato di essere realizzato tramite il suo primo atto linguistico di tipo " assertivo". Gianna ribadisce la sua descrizione in modo da creare un atto linguistico di tipo " commissivo" per spingere Lorenzo nel compiere un'adeguazione delle sue future azioni con la descrizione realizzata da parte di Gianna. La presenza di questo materiale denominato come " roba" portata da parte di Lorenzo è un modo per minacciare la faccia positiva di Gianna. Di fatto, per Gianna la presenza di questa " roba" spinge a mettere in crisi la massima di maniera perché questa roba rende il comportamento di Lorenzo di tipo " ambiguo" in sintonia con una dimensione di " debole evitamento dell'incertezza" e pertanto distante dal bisogno di forte evitamento dell'incertezza ricercata da Gianna nella sua descrizione dell'agriturismo. Lorenzo replica che ha portato delle creme per difendersi dalle sue allergie in sintonia con un "forte evitamento dell'incertezza" e facendo pagare dei costi elevati al bisogno di faccia positiva da parte di Gianna. Quindi Lorenzo non ratifica la descrizione della scena culturale compiuta da Gianna con il suo atto linguistico di tipo assertivo. Nel suo stile comunicativo di tipo " coinvolgente", Gianna concede sempre faccia positiva a Lorenzo dicendo " ma dai, vedrai" e poi vuole tutelare la sua rappresentazione della realtà come modalità per difendere la propria faccia positiva. Nelle repliche di Lorenzo come ad esempio " Allora ci sono molte api? Quando ero piccolo mi ha punto un’ape e ho scoperto di essere allergico." non viene mai ratificato il bisogno di faccia positiva da parte di Gianna. Quindi Lorenzo non vuole subire troppi costi per la sua difesa di faccia negativa. Per tale motivo, Gianna non ratifica il problema delle api di Lorenzo e quindi non ratifica la rappresentazione della realtà compiuta da Lorenzo con il suo atto linguistico di tipo "assertivo". Lorenzo ribadisce la sua rappresentazione del reale con il suo atto linguistico di tipo "descrittivo" per difendere il suo bisogno di proteggere la sua faccia negativa. Gianna non vuole concedere faccia positiva a Lorenzo con una replica in sintonia con una dimensione culturale fatta da un "forte evitamento dell'incertezza" affermando "non lamentarti come se avessi 80 anni". Questo enunciato è una forte minaccia alla faccia negativa di Lorenzo. Nel successivo turno di parola iniziato con " dai andiamo" è un modo per Gianna di enfatizzazione di un " noi di tipo coscienzioso" in sintonia con la dimensione di tipo "collettivismo" anche per il mantenimento dell'armonia come prevalente. Gianna replica con "allora non è un paradiso. Guarda che bello". Il disaccordo prolungato presente tra i due interlocutori avviene perché ci sono delle rappresentazioni della realtà in dissonanza in merito al tema della bellezza della montagna. Gianna vuole difendere la forza del suo atto linguistico ribadendo la sua descrizione per aumentare il suo bisogno di faccia positiva. Il tentativo con l'atto linguistico di tipo assertivo e quello di spingere l'altro interlocutore ad aderire ad una data descrizione della realtà con le conseguenze di dovere pagare dei costi per la sua faccia negativa. Al contrario, Lorenzo contesta questa descrizione affermando " altro che aria pulita" compiendo a sua volta un atto linguistico con forte grado di imposizione nei confronti del bisogno di riconoscimento di faccia positiva da parte di Gianna. Nella replica di Lorenzo si cerca di evitare l'ambiguità presente nella massima di maniera così come una non cercata adesione ad una dimensione culturale di tipo "debole evitamento dell'incertezza". La replica di Lorenzo è un atto linguistico di tipo espressivo perché esprime il suo orientamento mentale per rendere chiaro la relazione sociale con la formulazione di un disaccordo molto esplicito. Gianna replica con il seguente turno di parola " invece sì, ma non senti? Altro che città" perché non vuole aderire all'orientamento mentale di Lorenzo verso questa scena culturale presso l'agriturismo. Lorenzo rafforza la sua replica per non subire i costi legati alla presenza di " api e insetti" che rappresentano grosse minacce al suo bisogno di difendere la sua propria faccia negativa. Questa difesa è tipica di chi sente la propria identità esistenziale o professionale minacciata dalle parole dell'altro interlocutore. La conversazione prosegue con il turno di parola di Gianna che reitera questa adesione ad una dimensione culturale di debole evitamento dell'incertezza con una tendenza allo star bene e al benessere personalmente affermando " Sì è vero, guarda che bel verde! Magari potessi vivere in un posto così!  " Le repliche di Lorenzo si collocano nella dimensione culturale di "forte evitamento dell'incertezza" con una tendenza a lottare contro l'incertezza, con una intolleranza verso le persone e le idee divergenti. Poi Lorenzo incontra una terza persona al quale chiede dell'ubicazione della reception. Questa persona probabilmente di scarsa scolarizzazione non comprende la parola " reception" con la conseguenza di fare pagare dei costi elevati al bisogno di proteggere la propria faccia negativa da parte di Lorenzo. Per mitigare l'impatto di Lorenzo e per evitare di fare pagare troppi costi alla faccia positiva collettiva della coppia Gianna e Lorenzo, Gianna cerca di essere la protettrice della coppia per evitare di subire i costi per l'atteggiamento di Lorenzo in questa data scena culturale nella quale si ritrova con Lorenzo. Gianna cerca di valorizzare la faccia positiva di Lorenzo con la richiesta di cooperazione con " vero Lorenzo" per farlo aderire ad una dimensione culturale di "debole evitamento dell'incertezza". Lorenzo replica segnalando la presenza dei "salici" per segnalare la sua adesione ad una dimensione  culturale di "forte evitamento dell'incertezza" e non ratificando il bisogno di faccia positiva da parte di Gianna. In definitiva, Lorenzo partecipa mantenendo un comportamento in violazione della Massima di maniera con un comportamento che rimane molto ambiguo perché è venuto all'agriturismo e poi non ha nessuna voglia di abbandonare la dimensione culturale di "forte evitamento dell'incertezza" facendo alla fine pagare dei costi molti elevati al bisogno di faccia positiva di Gianna durante l'intero dialogo preso in esame.

 

 

 

 

 https://www.edilingua.it/Upload/trascrizPVideo_2.pdf

 Unità 7 – Che aria pulita!

 

 LORENZO Come hai detto che si chiama questo agriturismo? 

GIANNA“Cascina Rosina”. Vedi è qui, vicino al lago. Prendiamo l’autostrada e usciamo a... Ma perché porti tutta questa roba? Stiamo fuori mezza giornata, non facciamo neanche un picnic, mangiamo lì al ristorante! Che cosa c’è lì dentro? 

LORENZO Niente, niente: creme, pomate... Sai che sono allergico a un po’ di cose. A me la campagna poi non è che...

 GIANNA Ma dai! Vedrai, è un posto bellissimo, tra la campagna e la montagna e si mangia benissimo, tutto naturale! Fanno il latte, il miele, l’olio...

 LORENZO Allora ci sono molte api?

 GIANNA Api? Beh, sì, ovvio, perché? Hai dei problemi con le api?

 LORENZO Quando ero piccolo mi ha punto un’ape e ho scoperto di essere allergico.

 GIANNA Senti Lorenzo, non lamentarti come se avessi 80 anni! Dai, andiamo! 

GIANNA Ahhh... allora, che ti dicevo? Non è un paradiso? Guarda che bello! E là allevano gli animali! Ho letto sul loro sito che da qualche anno hanno comprato anche i cavalli. Vedi, laggiù hanno sistemato una stalla e il maneggio. 

LORENZO Ah, senti... Altro che aria pulita! 

GIANNA Invece sì, ma non senti? Altro che la città!

 LORENZO Lo sapevo, le api! È pieno di api e di altri insetti! E poi in questo periodo fioriscono tutti i fiori! 

GIANNA Sì è vero, guarda che bel verde! Magari potessi vivere in un posto così! 

LORENZO Buongiorno! Lei lavora nell’agriturismo?


 UOMO Sì, buongiorno! Mi dica! 

LORENZO Mi sa dire dov’è la reception? 

UOMO La che? 

GIANNA Niente, non ci faccia caso. Vorremmo visitare l’agriturismo e mangiare. Il ristorante è aperto?

 UOMO Certo, entri pure. Martaaa!

 MARTAEh, che c’è? 

GIANNA Buongiorno! Prima di mangiare, vorremmo visitare l’agriturismo... Vero Lorenzo? 

LORENZO Etcì! Ma non sono salici quelli laggiù? 

GIANNA Sì, credo di sì. Quest’anno sono in fiore prima del tempo! 

LORENZO Etci! Io sono allergico ai salici! Etcì! E anche al polline! Etcì! Mi scusi..

.GIANNA Lorenzo, sei il solito guastafeste!

rileggere Rocco Scotellaro e il Sud mondiale

 Rocco Scotellaro (1923-1953), scrittore e studioso di scienze sociale, è stato un pensatore " engagé" che ha lottato con gli ultimi del suo paese di origine facendo parte alle occupazioni fondiarie nell'Italia meridionale degli anni Cinquanta. All'interno della cornice di rapporti conflittuali di inferiorità e superiorità tra il Nord e il Sud dell'Italia, i lavori di Scotellaro vengono ripensati come rappresentazioni dei terreni agricoli dell'Italia meridionale come luoghi di sfruttamento e discriminazione razziale. Una selezione della sua poesia e della sua prosa viene ripensata nell'ambito della nostra condizione postcoloniale al fine di comprendere, sullo sfondo, eventi contemporanei come il nuovo ruolo centrale dei terreni agricoli e le lotte dei contadini migranti. Sono soggettività postcoloniali che sconvolgono il rapporto tra il locale e il globale nello stesso Sud attraversato da Scotellaro e dai 'suoi' subalterni, che non erano essi stessi soggettività omogenee rispetto all'identità ufficiale dello Stato-nazione e degli italiani meridionali solitamente stereotipati. Inoltre, l'archivio del nostro Mezzogiorno viene in parte riaperto riconsiderando il suo passato di supposta opposizione e passività alla modernizzazione tenendo conto dei processi di resistenza e conquista dell'autonomia da parte delle classi subalterne. Infine, considerando l'esperienza politica e letteraria di Scotellaro come parte della storia dell'intreccio tra colonialismo, neocolonialismo e tardo capitalismo, le sedi del Mezzogiorno si concentrano all'interno della trama del Sud del mondo chiedendosi quali tensioni tra sfruttamento, razza , migrazione e ristrutturazione del lavoro stanno attraversando il nostro Sud.

I valori culturali presenti nel modello di Schwartz

 Il sistema dei valori – Psicologi in azione

 

 

 

 The Schwartz Theory of Basic Values and Some Implications for Political  Philosophy | Policy of Truth

 

 Secondo Schwartz, i valori sono le credenze, legate strettamente all'affetto e collegate a obiettivi desiderabili da parte degli individui. I valori trascendono azioni e situazioni specifiche, servono come parametri\ criteri e sono ordinati in base all'importanza l'uno rispetto all'altro. L'insieme ordinato di valori forma un sistema di priorità di valori. L'importanza relativa dell'insieme di valori guida l'azione delle persone. Si ritiene che questo insieme di priorità di valori mettono in luce i compromessi che un individuo fa nel perseguire un obiettivo particolare. 

Questi tipi di valori di tipo individuali vengono elencati in questo modo (Schwartz e Bardi, 2001):


• Potere: status sociale e prestigio, controllo o dominio sulle altre persone e le risorse (potere sociale, autorità, ricchezza, tutela della propria immagine pubblica
. • Realizzazione: successo personale attraverso la dimostrazione di competenza secondo gli standard sociali collegati al successo, alla capacità, l'ambizione e l'influenza sugli altri)
• Edonismo: piacere e gratificazione sensuale per se stessi (piacere, godersi la vita) 

• Stimolazione: stimoli, amore per la novità e le sfide nella vita (audacia, una vita varia, una vita stimolante)
• Auto-direzione: pensiero e azione indipendenti che sceglie, crea, esplora (creatività, libertà, indipendenza, curiosità, scelta dei propri obiettivi)
• Universalismo: comprensione, apprezzamento, tolleranza e protezione per il benessere di tutte le persone e per la natura (larghe vedute, saggezza, giustizia sociale, uguaglianza, prevalenza per un mondo pacifico, un mondo di bellezza, unità con la natura, protezione dell'ambiente)
• Benevolenza: tutela e miglioramento del benessere delle persone con le quali si è in frequente contatto personale (disponibilità, onestà, indulgenza, lealtà, responsabilità)
• Tradizione: rispetto, impegno e accettazione dei costumi e delle idee che la cultura o la religione tradizionale forniscono al proprio sé (umile, accettando la mia parte nella vita, devoto, rispetto per la tradizione, moderazione nella vita)
• Conformismo: limitazione nelle azioni, inclinazioni e impulsi che possono turbare o danneggiare gli altri e violare le aspettative o le norme sociali (cortesia, obbedienza, autodisciplina, onorare i genitori e gli anziani)
• Sicurezza: sicurezza, armonia e stabilità della società, delle relazioni e di sé stesso (sicurezza familiare, sicurezza nazionale, ordine sociale, pulizia, reciprocità di favori).

 

 Schwartz e i suoi collaboratori hanno anche progettato sette valori a livello culturale che riflettono le questioni fondamentali che le società devono affrontare per regolare l'attività umana all'interno della società (Kirca et al., 2009). 

Questi valori legati alla società sono elencati in questo modo:


• Conservatorismo: società in cui l'ordine sociale, la sicurezza nazionale e familiare, la reciprocità dei favori, l'obbedienza, il rispetto, la conservazione dell'immagine pubblica, la saggezza, il perdono e la tradizione sono prioritari.
• Gerarchia: società che enfatizza la legittimità dell'attribuzione gerarchica di ruoli e risorse stabili (potere sociale, autorità, umiltà, ricchezza)

 • Autonomia intellettuale: società che incoraggiano i valori che percepiscono la persona come entità autonoma per perseguire i propri obiettivi e interessi intellettuali (ad es. essere curiosi, mentalità aperta e creativi);
• Autonomia affettiva: società che promuovono e proteggono il raggiungimento di esperienze affettive positive (es. Godersi la vita, piaceri nella vita, vita stimolante\eccitante, vita variegata)
, • Padronanza / Competenza: le società danno priorità al dominio dell'ambiente circostante attraverso l'autoaffermazione (ad esempio con l'ambizione, il successo, l'indipendenza, il rischio)
• Armonia: le società in cui l'armonia con la natura e l'ambiente sono priorità (ad esempio, unità con la natura, protezione dell'ambiente, mondo della bellezza).
• Egualitarismo: società che condividono la preoccupazione per il benessere degli altri (ad esempio, uguaglianza, giustizia sociale, responsabilità, libertà, lealtà, aiuto).

 

 

According to Schwartz, values are beliefs, closely linked to affect and referring to desirable goals. Values transcend specific actions and situations, serve as standards or criteria and are ordered by importance relative to one another. The ordered set of value forms a system of value priorities. The relative importance of the set of relevant values guides action. This set of value priorities is believed to reveal the trade-offs an individual makes in pursuing a particular goal. These value types are (Schwartz and Bardi, 2001):
Power: Social status and prestige, control or dominance over people and resources (social power, authority,wealth, preserving a public image
. Achievement: Personal success through demonstrating competence according to social standards (successful, capable, ambitious, influential)
Hedonism: Pleasure and sensuous gratification for oneself (pleasure, enjoying life) Stimulation: Excitement, novelty, and challenge in life (daring, a varied life, an exciting life)
Self-direction: Independent thought and action choosing, creating, exploring (creativity, freedom, independent, curious, choosing own goals)
Universalism: Understanding, appreciation, tolerance, and protection for the welfare of all people and for nature (broad-minded, wisdom, social justice, equality, a world at peace, a world of beauty, unity with nature, protecting the environment)
Benevolence: Preservation and enhancement of the welfare of people with whom one is in frequent personal contact (helpful, honest, forgiving, loyal, responsible)
Tradition: Respect, commitment, and acceptance of the customs and ideas that traditional culture or religion provide the self (humble, accepting my portion in life, devout, respect for tradition, moderate)
Conformity: Restraint of actions, inclinations, and impulses likely to upset or harm others and violate social expectations or norms (politeness, obedient, self-discipline, honoring parents and elders)
Security: Safety, harmony, and stability of society, of relationships, and of self (family security, national security, social order, clean, reciprocation of favors).

Schwartz and his associates also designed seven cultural level values that reflect the basic issues that societies confront in order to regulate human activity in the society (Kirca et al., 2009). These are:
Conservatism: Societies where social order, national and family security, reciprocation of favors, obedience, respect, preserving public image, wisdom, forgiving, and tradition are priorities,
Hierarchy: Societies which emphasize the legitimacy of the hierarchical ascription of roles and fixed resources (social power, authority, humility, wealth), Intellectual Autonomy: Societies which encourage the values that situate the person as an autonomous entity to pursue his or her goals and intellectual interests (e.g., being curious, open minded, and creative);
Affective Autonomy: Societies which promote and protect the attainment of positive affective experiences (e.g., enjoying life, pleasure, exciting life, varied life)
,Mastery/Competency: Societies give priority to the dominance of the surroundings through self-affirmation (e.g., ambition, success, independence, risk)
.Harmony: Societies in which harmonious fit with nature and the environment are priorities (e.g., unity with nature, protection of the environment, world of beauty).

Egalitarianism: Societies that share a concern for the well-being of others (e.g., equality, social justice, responsibility, freedom, loyalty, help).

 

 https://core.ac.uk/download/pdf/301344358.pdf