vendredi 30 avril 2010

Idee per la classe

Formulare delle ipotesi. L’assimilazione culturale. (tratto da Cushner e Brislin, 1996)
Il comitato proveniente dal Kuwait

Analizzate il seguente incidente cultural valutando le spiegazioni offerte per questo problema e scegliendo la soluzione che sembra più appropriata per questa situazione. Dovete motivare le ragioni delle vostre scelte.

Tramite l’ausilio delle nuove tecnologie e la facilità di viaggiare da un paese all’altro, l’Islanda ha potuto nel giro di pochi decenni uscire dal suo isolamento geografico. L’influenza della globalizzazione ha fatto sentire possibile agli abitanti dell’Islanda la possibilità di poter avere tutti i giorni nei propri supermercati i prodotti freschi provenienti dai paesi più caldi.
Questa maggiore integrazione con il mondo esterno si è instaurata sia sul piano commerciale che politico con un numero maggiore di visite ufficiali da parte di politici stranieri diventate sempre più degli eventi normali ed attesi all’interno della pubblica amministrazione islandese.
Uno di questi eventi ha avuto luogo recentemente con la visita di un gruppo di parlamentari del Kuwait invitato ha rendere visita al parlamento islandese. L’incontro è stato organizzato nel palazzo del parlamento di Reykjavik da parte dei membri del comitato per le relazioni esterne del parlamento islandese. Questo comitato, composto da alcuni membri del parlamento, vede la presenza di alcune donne al suo interno dato il significativo aumento dell’influenza delle donne nella società islandese cosi come in tanti altri paesi occidentali.
In Islanda, stringere la mano quando si saluta una persona è una vecchia tradizione del paese, anche in questo periodo caratterizzato dalla rapidità e dalla superficialità degli incontri, gli islandesi preferiscono stringere la mano quando fanno conoscenza con uno sconosciuto, soprattutto durante le occasioni formali.
Il comitato kuwaitiano arrivato al parlamento è stato cordialmente salutato dalla sua controparte islandese con una vigorosa stretta di mano in sintonia con il vero stile islandese. Tuttavia, c’è stato un problema. Il comitato kuwaitiano, composto da soli uomini, ha gentilmente stretto la mano a tutti i membri maschili del comitato islandese ma ha ignorato di stringere la mano alle donne di questo comitato. Questo fatto ha fatto clamore nella popolazione islandese e ha rovinato l’atmosfera amichevole e fruttuosa di questo incontro cross-culturale.
Secondo voi perché il comitato kuwaitiano non ha stretto la mano alle donne del comitato islandese?
1. I kuwaitiani non hanno capito che le donne erano dei membri del comitato e hanno pensato che fossero delle segretarie.
2. I kuwaitiani hanno pensato che le donne stringono la mano per paura di avanze sessuali e quindi intendono evitare ogni forma di imbarazzo.
3. Stringere la mano non è un modo usuale di salutare in Kuwait e pertanto i kuwaitiani erano un po’ confusi e per disattenzione non hanno salutato tutti i membri del comitato islandese.
4. In Kuwait, gli uomini e le donne tendono ad essere separati perché è considerato immorale toccare “ la moglie di un altro uomo”.

Idee per la classe

La dimensione culturale in termini di distanza dal potere.( materiale tratto dal testo di Hofstede, “culture e organizzazioni” capitolo 2

A. Cercate in “google” la spiegazione del concetto di “ distanza dal potere” presente nel lavoro di Hofstede.
B. Con il sostegno delle vostre ricerche provate a rispondere a queste domande segnando con una X la risposta giusta secondo voi:

1. Gli artisti di successo e gli scienziati posseggono di solito:
- La salute 
- Il potere 
- Lo status 

2. Nei paesi sviluppati di piccole dimensioni, la distanza affettiva tra il superiore e i subordinati sarà:
- Ampia 
- piccola 
- ostile 
3. Nei paesi con un’ampia cultura della distanza dal potere, i bambini devono essere:
- Gentili 
- Studiosi 
- Obbedienti 
4. Con l’aumentare del livello scolastico, la distanza dal potere tende a:
- Aumentare 
- rimanere uguale 
- diminuire 
5. Nelle culture a bassa distanza dal potere, i subordinati tendono a:
- essere lasciati soli 
- consultati 
- aspettano che gli venga detto cosa fare 
6. nelle culture dove la distanza dal potere è ampia, la classe media è di solito:
- molto ampia 
- piccola 
- assente 
7. nelle culture a bassa distanza dal potere, l’ideologia politica prevalente si focalizza:
- sulla gerarchia 
- sull’uguaglianza 
- sulla stratificazione 
8. nelle culture ad ampia distanza dal potere, le ineguaglianze tra le persone sono:
- attese 
- minimizzate 
- ignorate 
9. nelle culture ad ampia distanza dal potere, i subordinate e i superiori considerano gli uni e gli altri come relativamente:
- intimi 
- uguali 
- distanti 
10. nelle culture ad ampia distanza dal potere, l’apprendimento scolastico tende ad essere:
- focalizzato sull’insegnante 
- focalizzato sui lavori a casa 
- focalizzato sullo studente 
C. discutete le vostre risposte con il vostro compagno di banco ed annotate le differenze nelle vostre risposte.

Discussione in classe

Quali di queste domande ha colpito maggiormente la vostra attenzione e motivate le ragioni del vostro interesse?

Idee per la classe

La dimensione culturale in termini di distanza dal potere ( materiale tratto dal testo di Hofstede, “culture e organizzazioni” capitolo 2

Fate attenzione che per ogni domanda le risposte possono essere tutte corrette, alcune sbagliate oppure tutte sbagliate.

1. Gli inglesi e i tedeschi sembrano essere differenti nel tollerare:

- L’imprevedibile
- Il clima
- L’attesa
- L’imprecisione
- Le idee devianti

2. L’estrema incertezza crea un intollerabile:

- Ottimismo 
- Ansietà 
- Ambiguità 
- Aggressione 
- Idealismo 

3. In molte società, il sentimento di certezza è fondato sulla:

- Religione 
- Televisione 
- Sulla conoscenza dei fatti degli altri 
- La legge 
- I giornali 

4. Nelle culture a basso evitamento dell’incertezza, le persone tendono a privilegiare:

- Le grande teorie 
- Il fondamentalismo religioso 
- Conservatorismo 
- Nazionalismo 
- I grandi esperti 

5. I sentimenti di incertezza sono:

- Ereditati 
- Universali 
- Imparati 
- Non razionali 
- Soggetti al cambiamento 

6. L’indice di evitamento dell’incertezza calcola la tolleranza nei riguardi del:

- comportamento deviante 
- l’ambiguità 
- il confronto 
- il ritardo negli appuntamenti 
- situazioni di apprendimento di tipo informale 

7. Le culture più espressive tendono ad essere:

- indifferente alle idee religiose 
- si collocano spesso nel nord europeo 
- diversificate 
- facilmente influenzabile da parte di membri esterni 
- essere molto tolleranti nei confronti dei bambini 

8. Nei paesi con un forte IEI (indice evitamento incertezza), le persone possono sembrare agli stranieri come:

- Riservate 
- Tranquille 
- Aggressive 
- Rigide 
- Rilassate 

9. Le culture che tendono ad evitare l’incertezza possono evidenziare una tendenza a:

- la xenofobia 
- Orientamento al rispetto delle regole 
- la repressione delle proprie emozioni 
- la calma 
- Basso consumo di alcol 

10. I membri di una cultura a basso evitamento dell’incertezza:

- hanno bisogno di lavorare in modo intenso 
- tendono a vivere comodamente se non nella pigrizia 
- sono interessati alla sicurezza 
- credono che il tempo sia denaro 
- generalmente credono che le cose differenti sono curiose 

Idee per la classe

La dimensione culturale del collettivismo a confronto con l’individualismo materiale tratto dal testo di Hofstede, “culture e organizzazioni” capitolo 2

A. Cercate in “google” la spiegazione del concetto di cultura “collettivista” ed “individualistica” presente nel lavoro di Hofstede.

Soltanto una delle risposte proposte per queste domande è corretta. Segna con una X la risposta corretta
1. Per avere successo nella negoziazione commerciale all’interno di una cultura di tipo collettivista è più importante:

- Avere un ottimo CV
- Dimostrare rapidità ed efficienza
- Essere accettato come membro in-group
2. Il tipo di famiglia più comune nelle culture individualistiche sono:

- Le famiglie allargate
- La famiglia nucleare
- La famiglia dei genitori
3. Una delle seguenti risposte è uno “scopo importante” all’interno di una cultura collettivista:

- Tempo personale
- Sfide
- Le condizioni fisiche

4. Una delle seguenti risposte è uno “scopo importante” all’interno di una cultura individualistica:

- libertà
- formazione
- utilizzo delle proprie abilità

5. Le culture di tipo individualistiche tendono ad essere:

- povere
- ricche
- non preoccupate dai soldi

6. Nel mondo contemporaneo, il collettivismo è:

- la regola generale
- l’eccezione
- obsoleto

7. all’interno di una cultura di tipo collettivista è un valore chiave essere:

- sincero
- puntuale
- in armonia con gli altri


8. all’interno di una cultura di tipo individualistica, le persone sono infastidite da lunghi:

- discorsi
- periodi di silenzio
- cene di lavoro

9. In una cultura di tipo collettivista, un manager tende a privilegiare gli impiegati che sono
- ricchi di esperienza
- vicini alla sua persona/ imparentato con lui
- con una grossa formazione

10. nelle culture di tipo individualistiche, le persone mostrano una forte preferenza per

- la libertà
- l’uguaglianza
- il nepotismo

mercredi 28 avril 2010

articolo di societa'

Da dove viene la Lega?
Figlia della frustrazione democristiana e del fisco oppressore dello stato, figlia di una cultura contadina chiusa al discorso del politichese, alleata contro il pagamento delle tasse. Sfrutta lo Stato come si è stati storicamente sfruttati dallo Stato. Tutto questo mondo culturale condiviso in modo omogeneo è diventato un peso molto forte all’interno di una classe politica italiana frantumata, divisa e dalle infinite “correnti”.
La loro unità e semplicità verso il burocratese, il loro sentimento di essere “in-group” di fronte al resto del paese visto come “out-group”, il loro dialetto come elemento di chiusura e non ponte verso la comprensione della comunità locale. Invece, la Lega dovrebbe impiegare il dialetto per facilitare i rapporti e non per chiudere in faccia il bisogno di interazione delle persone straniere con la popolazione locale.
Dato che la lega e sfortunatamente molta popolazione italiana intende soltanto il criterio economista, allora possiamo sostenere la tesi che questo clima di chiusura e di rigetto del “prossimo” (tanto per usare una categoria tanto cara ai cattolici come amano dirsi i leghisti) o dell’”altro” ( se vi sentite dei laici non tolleranti) sono dei clamorosi autogol clamorosi per lo sviluppo economico di tutta l’area geografica interessata dal voto leghista. In pratica, come volete ad esempio che l’università di Padova e le sue tante imprese innovative possano attrarre uno straniero per un lavoro di lungo periodo se poi si trova a vivere in un contesto di cultura di “chiusura” lontana dalla cultura dell’informalità e della “coolness” che si diffonde in tutto il mondo “mondializzato” tramite uno stile comunicativo inclusivo. Invece, da noi appare evidente uno stile d’interazione di tipo differenzialista e diffidente verso tutto quello che non appare collegato al territorio locale. Questo esempio dell’università di Padova può essere allargato a quasi tutte le realtà italiane. In pratica possiamo prendere l’esempio del calcio europeo dove le squadre migliori sono quelle che si sono internazionalizzate maggiormente come indice di eccellenza ma anche come un indicatore dell’andamento storico dell’umanità. Le squadre che si sono aperte agli inserimenti dei tanti stranieri hanno fatto emergere con il loro modello lo sviluppo del calcio spettacolo cosi tanto di moda oggigiorno. Quindi solo i territori disposti ad aprirsi e a modificare le proprie abitudini come unica speranza di raccogliere questa avventura dell’incontro con gli stranieri sia nella vita civile che professionale.
Il dilemma che tocca la Lega è quello di aderire in pieno a questo modello economico liberista ma allo stesso tempo, questo partito è alla ricerca di un’identità forte per affrontare l’ingegneria sociale che permea i territori dove abitano i leghisti. Purtroppo, occorre avvertire che questa identità forte non si ottiene seguendo dei moduli universitari per avere dei “crediti” per prendere una laurea e diventare “flessibile e poco esigente sul mercato del lavoro” ma non sono per niente utili per analizzare e inventare delle soluzioni per vivere meglio la complessità sociale. Quindi, da un lato abbiamo la Dea sicurezza che cerca di incutere paura ma allo stesso tempo questa Dea sicurezza si scontra con il modello economico di tipo liberista che spinge le persone a muoversi e cercare un futuro migliore in quei posti capaci di creare dei posti di lavori ad alto valore aggiunto. Queste grosse contraddizioni stanno emergendo in pieno in tutta Europa e nel nord del paese e malauguratamente non riesco a vedere nessun partito e/o uomo politico capace di analizzare questa situazione da questo punto di vista per il futuro dell’umanità.
In Italia, le derive xenofobe ed identitarie hanno il campo libero data l’assenza totale di “opposizione” culturale e di idee politiche nel contesto politico-culturale italiano troppo preoccupato a sopravvivere che a pensare al vivere dei propri cittadini.
Quello che sconforta chi scrive è il fatto che la risposta europea data per la crisi della Grecia sarà probabilmente la stessa per il paese che vivrà lo scontro interraziale come credo che avverrà nel prossimo futuro nello spazio europeo.

articolo di societa'

Il potere di risvegliare la propria coscienza
Quando intravedo quali sono gli intenti della Ministra della Pubblica Istruzione mi rendo sempre più conto dell’abisso culturale e sociale nel quale si trova inabissata l’Italia. Questa premessa nasce dal dibattito incentrato sulla realizzazione di graduatorie regionali per il personale insegnante per la scuola pubblica italiana. La mia critica si incentra sul fatto che fare delle graduatorie regionali senza fare dei concorsi per stabilizzare il personale docente nella scuola italiana è un modo “political correct” (traduzione non esistente in italiano) di sostenere una politica di reclutamento razzista e di estromissione nei confronti dei docenti meridionali costretti per svolgere il loro lavoro di lasciare il loro territorio per andare a supplire alle mancanze locali. Questo approccio è figlio della politica culturalmente chiusa della lega Nord, la quale vede nella diversità un attacco all’identità provinciale dei territori del nord, prigioniere di un modello di “star insieme” incapace di includere i tanti nuovi modi di star insieme presenti sul territorio. L’unico anti-corpo a questa situazione secondo la mia analisi è costituita dalla presenza dei figli dei immigrati presenti da numerosi in Italia. Questa seconda generazione definita in modo erroneo “generazione Ballotelli” , intesa come generazione che non si fa etichettare come ribella, sportiva e modaiola mentre il suo comune denominatore nell’etica dello sforzo e del sacrificio nel proprio impegno scolastico o lavorativo sempre spinti a dare il meglio di loro nella loro vita quotidiana. In questi nuovi cittadini riesco a porre qualche brandello di speranza all’interno di un corpo malato chiamato “Italia”, la quale trova una sua strada di speranza nel ripiegamento di se stessa e nell’evitare ogni forma di relazione interculturale con i suoi nuovi italiani, unici cittadini ancora avidi di “italianità”.
Davanti a questo barlume di speranza che intravedo in questi ragazzi, la risposta della Lega tramite l’intermediazione della Ministra Gelmini si dirige in modo paradossale verso una strada da razzismo del differenzialismo come nella tradizione un po’ germanica e quella peggiore di stampo segregazionista alla sudafricana detta “apartheid”. Davanti allo scempio quotidiano perpetrato dalla cecità politica del governo Berlusconi dobbiamo anticipare delle risposte alternative nel campo dell’Istruzione. In altri termini, le regioni del Sud, implicitamente attaccate come la causa della mobilità del loro corpo docente verso le regioni del Nord, dovrebbero puntare a stabilizzare sul proprio territorio i tanti docenti affinché di creare un vasto cantiere di sviluppo della conoscenza nei loro territorio come modalità di risposta alla competizione mondiale nel quale ogni territorio è immerso. Mi rendo conto che tale “messa in atto” è di tipo storica ed immane per una programmazione economica che passi per l’investimento del capitale umano come unica via di salvezza per un mezzogiorno indietro nella battaglia mondiale del progresso umano ed economico. In pratica, questa attuazione di un modello economico in linea con il capitale umano occorre investire nella qualità della comunicazione tra le persone appartenenti a gruppi sociali diversi affinché tutti possano riconoscersi in un obbiettivo più grande di loro, ossia mettere a tacere la Lega con una programmazione economica di ampio respiro nel campo culturale ed economico mettendo al centro dell’”attenzione mondiale il Mezzogiorno per ottenere quella rispettabilità e forza che ti permette di parlare a “testa alta” con i politici settentrionali.
Questo lavoro è immane ma va fatto con la “calma forza” di chi sa qual è il suo cammino da percorrere facendo del mezzogiorno il luogo di benessere culturale ed economico fondato sulla qualità dell’ospitalità, della convivialità e dell’economia ecologica.

articolo di societa'

La teoria della prostituzionalizzazione della società
Questa teoria della Prostituzionalizzazione (d’ora in avanti “teoria della P”) è la diretta conseguenza dell’ideologia sociale presente nel mondo contemporaneo. La “teoria della P” serve nel consolidamento del modello economico liberista e precarizzante insito nella società di oggigiorno.
La mia premessa intende sostenere che il comportamento sociale delle persone inserite in date strutture professionali ed economiche devono impiegare ogni energia della propria vita per il successo economico della propria azienda che diventa in seguito quello della propria persona. Tale modello professionale spinge, coscientemente o incoscientemente, a non avere/ricercare la disponibilità di tempo e di risorse mentali per vivere o investire all’interno di una relazione affettiva ed amorosa con una persona “cara” ed “altra” dal proprio sé.
Da questa scelta professionale, dettata dalla combinazione di un modello egemonico dell’economia liberista e dal culto dell’immagine, questa persona si ritrova a non avere tempo ed energia da dedicare per avere un rapporto ricco e fecondo con un’altra persona. Da qui il passaggio alla “coseficazione” della persona e del suo “corpo” come unico residuo utile per soddisfare i miei istinti sessuali, percepiti come ultimo baluardo della mia pulsione alla ricerca del piacere attraverso un’altra persona e non soltanto nell’autarchia del mio egocentrismo . Dato il contesto culturale, vediamo che queste persone ai vertici dell’economia e della politica, si trovano come obbligati a “comprare” la prestazione sessuale per assecondare il loro appetito sessuale ed egocentrico. Tale situazione è resa facilmente gestibile in termini economici e psicologici per via della notevole disponibilità economica, la quale sancisce in termini di “marchio forte” anche il valore simbolico e monetizzato della propria “conquista amorosa” tramite un lauto compenso.
Tale modello sociale, veicolato dalla combinazione diabolica tra l’economia e i media (che sono sinonimi necessari per la riproduzione dell’”homo consumatore” vitale per la prosperità di questa società),ha creato negli ultimi anni una vera e propria tempesta di immagini con la finalità di inondare la sempre più indifesa “società civile”, sempre più esposta a questi corpi maschili e femminili perfettamente ritoccati (con il Photoshop) ma difficilmente raggiungibili ed incontrati nella propria vita sociale.
La società civile è diventata consumatrice di corpi da vetrina in allestimento, apparentemente, disponibili intorno a sé ma che nella realtà ti spingono ad allontanarti nella vita quotidiana quando ti trovi troppo vicino ad un corpo fatto in carne ed ossa.
Questa situazione di bombardamento mediatico e di slogan iconografico spinge le persone ad una perenne insoddisfazione nella ricerca attiva o passiva di un “partner” per dare senso al proprio vissuto, in quanto ogni “incontro” non è mai all’altezza delle tue “malriposte” aspettative o delle tue “buone” intenzioni.
Questa situazione emozionale crea nella società un sentimento di frustrazione molto forte e allo stesso tempo, crea in molti cittadini la figura del perfetto consumatore pronto ad appagare tutte le sue frustrazione all’interno di un supermercato per sentirsi di “esistere” e di “combattere”, in maniera del tutto superficiale questo sentimento di insoddisfazione. L’uscita da questa situazione è tremendamente difficile anche per le persone coscienti di questi meccanismi socio-psicologici.
Il primo ostacolo da mettere in conto è la storico-culturale necessità della “bellezza” all’interno della coppia che viene dalla storia antica, dove il bello era sinonimo di buono ( forse anche per questo si dice che “la sposa deve essere bella, non ho mai sentito questo per lo sposo) mentre oggi è essenziale per fare nascere quell’alchimia fisica tra le persone. Ad un secondo piano ci troviamo sullo sfondo la questione della famosa “ intesa mentale” come condimento essenziale (una volta superata lo scoglio della bellezza) per poter dare un seguito alla ricerca di una “persona partner” che possa fare nascere un rapporto duraturo e solido.
Tuttavia, prima di proseguire questa disamina dell’interazione tra mondo esterno e ricerca della “persona partner” da amare, occorre sapere quale sia il proprio modello di “intesa mentale” che stiamo cercando attraverso un’altra persona. In altre parole, dobbiamo sapere cosa cerchiamo : l’amore passionale o la tenerezza affettiva, l’intelligenza emotiva o l’intellettualità, un’infermiere/a dell’anima o un programmatore della propria vita.
Da questo piccolo elenco vediamo come la semplice individuazione del proprio modello di partner rende complessa questa ricerca e pertanto molto più facile la scorciatoia della “teoria della P”.
A tutta questa descrizione cacofonica amorosa (possiamo usare finalmente questo termine) va tenuto in mente il periodo odierno di transizione della questione mai risolta del genere, inteso come ruolo o maschera sociale da adoperare per realizzare le proprie azioni sociali. In altri termini, è necessario potere parlare di una riformulazione dei rapporti tra uomini e donne, visti come persone socializzate all’interno di un genere di appartenenza reso sempre più fluido ed aperto negli ultimi decenni. Tuttavia, secondo il mio parere, questo modello è ancora prigioniero di schemi tradizionali o da modelli famigliari tradizionali abbastanza positivi dalla prospettiva dei figli oppure di modelli famigliari completamenti fallimentari sempre dal punto di vista dei figli.
Quando parlo di modelli famigliari tradizionali sottintendo la coppia marito/moglie retta da una cultura della coppia o dalla cultura della reciproca o maggiore femminile “sopportazione” davanti alle difficoltà del vivere insieme. Per modello fallimentare intendo dire il modello di marito/moglie che mettono in scena quotidianamente il loro odio reciproco davanti ai figli-telespettatori di questo triste spettacolo.
Da tutta questa storia antecedente dei rapporti affettivi e amorosi traggono spunto le nostre aspettative sempre più variegate e contraddittorie nella loro concreta applicazione con la “persona partner” da individuare.
A prima vista, sembra che l’uomo sia eternamente interessato e colpito dal corpo e dalla bellezza della donna, mentre, spesso nel suo intimo vorrebbe trovare una donna naturale con la quale instaurare un facile e buon rapporto comunicativo dove il “parlarsi” risulta essere facile e naturale.
In breve, l’uomo è prigioniero del “tutto corpo e bellezza” mentre le sue richieste profonde sono di tipo comunicative e di comprensione della propria persona con lo scopo di condividere con qualcuno il suo modo di vedere e sentire il mondo e la vita.
Parlando delle donne, mi paiono essere diventate molto indipendente e libere nella loro ricerca di vita affettiva. La parola indipendente in questo contesto significa essere capace di prendere delle decisioni autonome in funzione dei propri interessi senza farsi influenzare da scelte fatte da terzi. Mentre la parola “libere” significa prendere le distanze da ogni costrizione dovuta alla pressione sociale di un dato contesto, emancipando il proprio destino da quello degli altri membri simili di una eventuale comunità di appartenenza.
Questa posizione delle donne, secondo il mio avviso, sembra mascherare un’insoddisfazione dovuta da una supplenza da parte delle donne, le quali rivestono un di più di ruolo nei confronti dell’uomo per colmare in un certo modo la mancanza di decisionismo da parte dell’uomo. Data questa situazione, la donna colma questa situazione con un aumento delle proprie richieste con l’intenzione velata e neppure tanto di nascondere il perché si trova “privata” di un uomo.
In questa analisi dei generi sembra che le donne siano incapace di “interpretare” il comportamento linguistico di un uomo, rimanendo di fatto vittima di una doppia categorizzazione degli uomini, ossia quelli che “ci provano” e/o “ è proprio scemo” oppure entrambe le categorie come ventaglio di possibilità offerto per una donna di interpretare il comportamento linguistico di un uomo.
Questo scenario è percepito come molto frustrante da parte degli uomini che hanno l’intenzione di aver un comportamento linguistico di tipo liberale e senza retro pensiero nell’iniziare una conversazione con una persona che non si conosce in precedenza. Questa situazione di stallo mette in crisi molti uomini che cominciano ad essere stanchi da questa interpretazione semplicistica del proprio comportamento verso la donna, con delle forme di ripiegamento che possono andare dalla ricerca di partner di culture diverse alla famigerata “teoria della P” citata come titolo.
Da alcune osservazioni realizzate in luoghi pubblici come negozi, centri commerciali o supermercati, mi è parso di intuire che le donne vorrebbero degli uomini capaci di raccogliere i segnali emessi dalla donna tramite l’ausilio dello sguardo oppure durante una conversazione quando vengono lanciate alcune frasi piene di senso secondo la prospettiva femminile. Purtroppo, accade spesso che l’uomo è troppo concentrato sul contenuto del messaggio e pertanto non riesce a cogliere i tanti segnali emessi in modo non verbale dalla donna in questione. In altre situazioni, vediamo che l’uomo ha intravisto questi segnali ma comincia a porsi delle domande sul “senso” reale di questi segnali. In altre parole, può pensare che stia parlando con una persona molto socievole, simpatica ed aperta e che tali segnali non vanno interpretati come necessariamente una forma di interessamento da parte della donna in questione. In seguito esiste la situazione di chi intende bene i segnali della donna ma si sente impreparato a gestire questo genere di situazione con una persona che potrebbe interessarla oppure non. Non va dimenticato il vecchio fantasma sempre pronto a riapparire che vede come l’intraprendenza femminile di male occhio quando viene indirizzata alla sua persona.
Questi scenari, analizzati in modo succinto, sono alcuni dei motivi del “perché” non stia funzionando la relazione e l’intercomprensione tra gli uomini e donne.
Un punto di speranza è da ravvisare nelle risorse affettive e comunicative investite da entrambe le parti, purtroppo ancora in modo separato, per giungere ad una maggiore comprensione reciproca e capacità di “inferire” il senso effettivo delle parole provenienti da una donna o da un uomo di nostro interesse.
La mia soluzione è di tipo pragmatico-pedagogico, ossia una capacità di agire con le parole per ottenere un qualche risultato o effetto sul proprio interlocutore, tenendo come punto fermo la capacità di esplicitare il proprio sistema valoriale, emotivo, affettivo e comunicativo offrendo alla persona interessata il “senso” inteso come la chiave di lettura del proprio messaggio comunicativo. Questo esercizio va esercitato, anche a fatica, con la persona di nostro interesse e provare a ridurre l’uso del telefonino, degli amici vari e di facebook per ottenere queste preziose “inferenze”. E dal virtuale all’inferenza che dobbiamo passare.