Edoardo Natale
Utilizzo di Moodle nell’insegnamento dell’italiano lingua seconda
1.0 Introduzione
Non c’è nessuno che si occupi di insegnamento di una lingua seconda che neghi oggi la necessità di inserire i contenuti linguistici in un più ampio quadro di tipo tecnologico, avvicinando l’apprendente alla lingua e cultura del paese tramite gli strumenti innovativi della rete internet.
Da più parti, si sostiene l’importanza del principio della comunicazione didattica on-line per creare “un rapporto concreto e facilitato tra il docente-discente”e per facilitare l’accesso alle risorse pedagogiche necessarie per il proprio percorso di studio. La scelta del programma “Moodle” è avvenuta in quanto rappresenta un sistema di somministrazione di corsi gratuita adoperando dei principi pedagogici per aiutare gli insegnanti a stimolare la nascita di comunità di apprendimento attraverso l’utilizzo della rete telematica. Questa modalità di lavoro permette il proseguimento della lezione frontale in aula al mondo della rete attraverso un sito web da condividere con altri studenti e con i vari docenti di riferimento. Tale rapporto diretto tra l’apprendente e il docente può rappresentare un punto di forza nell’apprendimento delle lingue in quanto mette in avanti un approccio più spontaneo, immediato ed autonomo nell’utilizzo della lingua di studio.
La piattaforma Moodle permette di sviluppare corsi, suddivisi in argomenti che possono essere organizzati in lezioni. Le lezioni sono definite nel software “attività”, la tipologia delle attività comprende compiti, glossario, quiz, forum, ed altre cose. Accanto alle “attività” ci sono le “risorse”, che permettono il collegamento con file, siti, ecc., cioè consentono di introdurre documenti, immagini, filmati, per approfondimenti.
1.1 Illustrazione di un esempio per la didattica dell’italiano L2.
L’utilizzo di Moodle permette la creazione per il docente di “attività” tratte dall’individuazione di materiale didattico proveniente dalla rete, come può essere il caso per testi letterari, giornalistici, diplomatici, commerciali, artistici e di altro tipo. Tali testi possono ottenere tramite Moodle un’aggiunta di materiale audio e video. Tale scelta può rappresentare un incentivo di motivazione tra gli studenti invogliati a scegliere e valutare il materiale più appropriato per la definizione dei lavori autonomi di approfondimento. Inoltre, all’interno della rete sono fruibili vari dizionari della lingua italiana on-line e con vari glossari molto utili per un lavoro di approfondimento sviluppato tramite un’interazione di tipo “forum” o “chat” tra studenti o studenti-docente. Queste attività didattiche possono portare alla nascita di un blog didattico o di tipo “blog evento” quando si tratta di un’attività limitata nel tempo.
1.2 Quali sono i punti forte di moodle?
I punti che possiamo citare come elementi di forza di “Moodle”sono i seguenti secondo i lavori svolti dal centro di ricerca per le tecnologie informatiche dell’università Genova :
• la familiarità delle nuove generazioni con le tecnologie della comunicazione e dell’informazione,
• la possibilità di “collocare” in un luogo virtuale ma accessibile anche da casa materiali didattici usati in classe, riducendo o eliminando le fotocopie,
• la possibilità di allargare le fonti a cui attingere, introducendo accanto ai libri di testo, agli appunti, ecc., altre risorse messe a punto dall’insegnante e dagli alunni o reperibili in Internet,
• l’educazione ad un uso corretto e a fini di studio delle risorse presenti sul web,
• la possibilità di aggiornamento continuo dei materiali.
• Integrazione delle attività in aula con altre modalità di studio
1.3 Le ipotesi da verificare nell’utilizzo di Moodle?
Le ipotesi che pongo in esame sono da verificare dopo un concreto utilizzo della piattaforma di Moodle per l’apprendimento di un corso di lingua. Le ipotesi che sottopongo alla vostra attenzione sono le seguenti:
• Quali sono le possibilità di offrire percorsi individualizzati, in particolare per quello che riguarda tempi e ritmi di lettura dei documenti e di svolgimento degli esercizi, l’autocorrezione e l’uso dei forum e della posta elettronica;
• Quali possibilità abbiamo di instaurare nuove modalità di relazione con il docente;
• Come sollecitare una maggiore operatività degli alunni;
• Come potenziare le capacità di accedere e reperire le risorse informative come motore all’accrescimento della motivazione allo studio;
1.4 Conclusioni
Come già dichiarato, tale percorso non è in alcun modo sostitutivo dell’attività in aula, dei libri e delle biblioteche come mediatori delle conoscenze, della comunicazione interpersonale con la sua ricchezza e i suoi imprevisti. La piattaforma Moodle, tuttavia, presenta i vantaggi di essere accessibile e facilmente aggiornabile, consente maggiore libertà di organizzazione dello studio e risulta una spinta motivazionale forte per gli studenti. Dal punto di vista del docente, offre la possibilità di gettare uno sguardo sullo studio domestico dell’alunno, controllando se effettivamente ha consultato la lezione e si è esercitato.
jeudi 8 avril 2010
L'idea di Modestia come un elemento interculturale
Uscire dall’ ”Arroganza” del “Sud” per ricostruire una nuova idea di “Modestia”
Tenterò questo esperimento di tipo culturale nell’identificare un elemento antropologico del nostro vivere insieme agli altri. La scelta di oggi è caduta sull’idea di “modestia” come concetto in sé e della sua presenza o assenza in questo continente Sud. Partiamo con il dire che l’idea di modestia dovrebbe rappresentare quel genere di qualità umana che contengono al suo interno la riservatezza, la non esaltazione, la sobrietà per la propria condizione sociale ed economica.
Questa tipologia di sentimento è generalmente presente (anche se in erosione un po’ dappertutto nel mondo sviluppato) all’interno di quei gruppi umani coscienti di dover rispettare la sacralità ( nel senso di unicità della persona) dei membri della comunità nella quale “questo” essere umano si trova a vivere.
Questo sentimento di “modestia” rientra in quelle strategie sociali messe in atto che permettono agli altri membri di una comunità di accettare o tollerare la presenza di altre persone che non condividono lo stesso destino sociale ed economico. Con la sola forza del mio fiuto credo che tali sentimenti di modestia nel continente “Sud” siano molto deboli o quasi del tutto assenti nelle persone che detengono capitali economici elevati. Mi verrebbe quasi da dire che la stessa parola “modestia” non sia presente nell’uso linguistico di queste persone, i quali trovano come il massimo della modestia quello di andare in giro con il fuoristrada, i vestiti firmati dalla testa ai piedi, il guardarsi intorno con diffidenza e superiorità verso tutte quelle persone che non appartengono alla loro “casta” economica. A questo contesto occorre aggiungere il famoso “mix” vincente ( detto in modo ironico) che vede spesso l’unione di “ricchezza materiale” abbinata a scarsità di capitali culturali, intesi come una forma di comprensione dei propri sentimenti e delle proprie visioni del mondo circostante. L’idea di modestia che vige in molte parti del sud è praticamente inesistente in quanto in profondo contrasto con l’idea edonistica e di consumistica presente come unico interesse esistenziale di chi fa della “vetrina” di un negozio lo specchio della sua felicità. Ho voluto parlare di questa idea della modestia perché rappresenta quel sentimento da ricostruire all’interno di una comunità che voglia uscire dal suo disfacimento morale ed economico per avviare un cantiere di ricostruzione dei rapporti sociali fondati su di una riconquistata fiducia tra le persone. Se non sbaglio una volta l’etica del contadino imponeva una solidarietà basica e genuina con il suo prossimo. Questi sono i fondamentali per ricostruire senso nelle nostre vite e smettere di chiamare le persone “altro” ma bensì il mio prossimo (senza esser per questo motivo cattolico praticante).
Per me, l’idea di modestia rappresenta un motore per una nuova intersoggettività “con e per” il prossimo, non più fondata sul gretto egoismo sociale e familistico ma piuttosto incentrato su quel senso di adesione ad un destino comune legato alle sorti della “località”di appartenenza. Per uscire dall’atomizzazione dell’”homo sud” occorre ricostruire ogni cardine del nostro essere umano. Credo che questa agenda culturale sia soprattutto un compito delle persone di buona volontà mettendo al centro del proprio dibattito tra amici, famigliari, a scuola parole come “modestia” e non più “arroganza” cercando in definitiva di non farsi dettare l’agenda da Simona Ventura e da José Mourinho.
Tenterò questo esperimento di tipo culturale nell’identificare un elemento antropologico del nostro vivere insieme agli altri. La scelta di oggi è caduta sull’idea di “modestia” come concetto in sé e della sua presenza o assenza in questo continente Sud. Partiamo con il dire che l’idea di modestia dovrebbe rappresentare quel genere di qualità umana che contengono al suo interno la riservatezza, la non esaltazione, la sobrietà per la propria condizione sociale ed economica.
Questa tipologia di sentimento è generalmente presente (anche se in erosione un po’ dappertutto nel mondo sviluppato) all’interno di quei gruppi umani coscienti di dover rispettare la sacralità ( nel senso di unicità della persona) dei membri della comunità nella quale “questo” essere umano si trova a vivere.
Questo sentimento di “modestia” rientra in quelle strategie sociali messe in atto che permettono agli altri membri di una comunità di accettare o tollerare la presenza di altre persone che non condividono lo stesso destino sociale ed economico. Con la sola forza del mio fiuto credo che tali sentimenti di modestia nel continente “Sud” siano molto deboli o quasi del tutto assenti nelle persone che detengono capitali economici elevati. Mi verrebbe quasi da dire che la stessa parola “modestia” non sia presente nell’uso linguistico di queste persone, i quali trovano come il massimo della modestia quello di andare in giro con il fuoristrada, i vestiti firmati dalla testa ai piedi, il guardarsi intorno con diffidenza e superiorità verso tutte quelle persone che non appartengono alla loro “casta” economica. A questo contesto occorre aggiungere il famoso “mix” vincente ( detto in modo ironico) che vede spesso l’unione di “ricchezza materiale” abbinata a scarsità di capitali culturali, intesi come una forma di comprensione dei propri sentimenti e delle proprie visioni del mondo circostante. L’idea di modestia che vige in molte parti del sud è praticamente inesistente in quanto in profondo contrasto con l’idea edonistica e di consumistica presente come unico interesse esistenziale di chi fa della “vetrina” di un negozio lo specchio della sua felicità. Ho voluto parlare di questa idea della modestia perché rappresenta quel sentimento da ricostruire all’interno di una comunità che voglia uscire dal suo disfacimento morale ed economico per avviare un cantiere di ricostruzione dei rapporti sociali fondati su di una riconquistata fiducia tra le persone. Se non sbaglio una volta l’etica del contadino imponeva una solidarietà basica e genuina con il suo prossimo. Questi sono i fondamentali per ricostruire senso nelle nostre vite e smettere di chiamare le persone “altro” ma bensì il mio prossimo (senza esser per questo motivo cattolico praticante).
Per me, l’idea di modestia rappresenta un motore per una nuova intersoggettività “con e per” il prossimo, non più fondata sul gretto egoismo sociale e familistico ma piuttosto incentrato su quel senso di adesione ad un destino comune legato alle sorti della “località”di appartenenza. Per uscire dall’atomizzazione dell’”homo sud” occorre ricostruire ogni cardine del nostro essere umano. Credo che questa agenda culturale sia soprattutto un compito delle persone di buona volontà mettendo al centro del proprio dibattito tra amici, famigliari, a scuola parole come “modestia” e non più “arroganza” cercando in definitiva di non farsi dettare l’agenda da Simona Ventura e da José Mourinho.
lingua parlata e lingua scritta
Attività didattica : Riflessione sulla lingua parlata
Cosa intendiamo per lingua parlata in maniera informale?
Durante l’apprendimento di una lingua straniera si dimentica spesso che la lingua parlata diverge dalla lingua studiata a scuola. Di fatto nella lingua parlata il “testo” della conversazione viene costruito da più parlanti e questo “testo” viene retto da regole e convenzioni che non sono presenti nel testo orale.
Secondo voi quali sono le differenze tra la lingua parlata e scritta?
1.Per esempio: la grammatica nella lingua parlata e scritta è diversa?
Ecco alcuni esempi :
« non so per voi, ma per me, il fai da te non è roba/cosa mia. Ci sono cose più importanti nella vita, capisci cosa voglio dire?
L’accento e la punteggiatura giocano un ruolo essenziale per esprimere chiaramente il senso e l’attitudine della persona che sta parlando.
Produzione orale
Comparate queste frasi e cercate di cogliere la differenza di senso presente dietro queste frasi :
Pensavo che prendessi la macchina per andare in città
Pensavo che prendevi la macchina per andare in città
Pensavo che prendevi la macchina per andare in città.
Produzione scritta
Comparate queste espressioni con delle espressioni presenti nella vostra lingua
Alcune parole in italiano servono per riempire i vuoti della comunicazione come « va bene, quindi, cioè, diciamo, possiamo dire vengono usate con molta frequenza dalle persone. Potete elencare delle “parole” che rivestono lo stesso impiego nella vostra lingua materna?
In altri contesti vengono utilizzati alcuni termini per essere vaghi come « un sacco di » « grosso modo » « a grande linea » sono molto frequenti. Esistono degli equivalenti nelle lingue che conoscete?
Attività interculturale
A. Le metafore come indicatori di differenze culturali
Se prendiamo il caso della figura retorica della litote (intesa come ridimensionato di un fenomeno) sono molto frequenti in italiano mentre per esempio in francese ci sono molte iperbole (amplificazione di un fenomeno). Discutete in gruppo queste espressioni.
Esempio in italiano : è caldino (fa caldissimo) ; il fait tellement chaud
Mi ha fatto un po’ di domande ; il a posé des tas et des tas de questions.
Ero esaurito / j’étais à bout de nerfs.
Scrivete alcuni brevi dialoghi nei quali sono utilizzate queste espressioni e in quali circostanze?
Attività extra-curriculare
Chiedere il parere durante la conversazione rappresenta un modo frequente di caratterizzare la lingua parlata: “cosa ne pensi ? concordi con me ? vedi cosa voglio dire” sono molto ricorrenti in italiano.
Questi sono soltanto alcuni esempi di lingua parlata che non troverete presenti durante le lezioni, il telegiornale o le interviste formali. Quali di questi fenomeni riscontrati nell’italiano parlato ritrovi con frequenza nella tua lingua ? Cercate degli esempi utilizzando you tube?
Attività didattica tratta dal sito: http://www.lancs.ac.uk/users/interculture/deliver11.htm
Cosa intendiamo per lingua parlata in maniera informale?
Durante l’apprendimento di una lingua straniera si dimentica spesso che la lingua parlata diverge dalla lingua studiata a scuola. Di fatto nella lingua parlata il “testo” della conversazione viene costruito da più parlanti e questo “testo” viene retto da regole e convenzioni che non sono presenti nel testo orale.
Secondo voi quali sono le differenze tra la lingua parlata e scritta?
1.Per esempio: la grammatica nella lingua parlata e scritta è diversa?
Ecco alcuni esempi :
« non so per voi, ma per me, il fai da te non è roba/cosa mia. Ci sono cose più importanti nella vita, capisci cosa voglio dire?
L’accento e la punteggiatura giocano un ruolo essenziale per esprimere chiaramente il senso e l’attitudine della persona che sta parlando.
Produzione orale
Comparate queste frasi e cercate di cogliere la differenza di senso presente dietro queste frasi :
Pensavo che prendessi la macchina per andare in città
Pensavo che prendevi la macchina per andare in città
Pensavo che prendevi la macchina per andare in città.
Produzione scritta
Comparate queste espressioni con delle espressioni presenti nella vostra lingua
Alcune parole in italiano servono per riempire i vuoti della comunicazione come « va bene, quindi, cioè, diciamo, possiamo dire vengono usate con molta frequenza dalle persone. Potete elencare delle “parole” che rivestono lo stesso impiego nella vostra lingua materna?
In altri contesti vengono utilizzati alcuni termini per essere vaghi come « un sacco di » « grosso modo » « a grande linea » sono molto frequenti. Esistono degli equivalenti nelle lingue che conoscete?
Attività interculturale
A. Le metafore come indicatori di differenze culturali
Se prendiamo il caso della figura retorica della litote (intesa come ridimensionato di un fenomeno) sono molto frequenti in italiano mentre per esempio in francese ci sono molte iperbole (amplificazione di un fenomeno). Discutete in gruppo queste espressioni.
Esempio in italiano : è caldino (fa caldissimo) ; il fait tellement chaud
Mi ha fatto un po’ di domande ; il a posé des tas et des tas de questions.
Ero esaurito / j’étais à bout de nerfs.
Scrivete alcuni brevi dialoghi nei quali sono utilizzate queste espressioni e in quali circostanze?
Attività extra-curriculare
Chiedere il parere durante la conversazione rappresenta un modo frequente di caratterizzare la lingua parlata: “cosa ne pensi ? concordi con me ? vedi cosa voglio dire” sono molto ricorrenti in italiano.
Questi sono soltanto alcuni esempi di lingua parlata che non troverete presenti durante le lezioni, il telegiornale o le interviste formali. Quali di questi fenomeni riscontrati nell’italiano parlato ritrovi con frequenza nella tua lingua ? Cercate degli esempi utilizzando you tube?
Attività didattica tratta dal sito: http://www.lancs.ac.uk/users/interculture/deliver11.htm
Proxemic in foreign language teaching
Stringersi la mano
Contatto fisico tra uomini.
Un tecnico proveniente dall’Europa centrale venuto per lavorare qualche mese in Arabia Saudita sembrava molto stupito dal contatto fisico tra gli uomini sauditi. In una lettera alla sua famiglia scrive: “ questi si tengono l’uno accanto all’altro, si toccano la schiena, le spalle, il collo e anche le anche. Avvolte si abbracciano anche quando camminano per strada. In modo abbastanza seccato si domandò: “ non è che sono tutti omosessuali?”
La sfera privata
Spesso si può notare che le persone provenienti da culture diverse sembrano « inseguirsi » dentro una stanza durante una conversazione di tipo informale. Sembra che mentre uno si spinga in avanti, l’altro vada indietro sistematicamente per conservare una distanza fisica. Infatti, sembra che questo inseguimento sia dovuto alla differenza di volume della propria “bolle di protezione” di cui ogni persona necessita. In altre parole, l’ampiezza della sfera privata è differente. I concetti di sfera « privata » e di sfera « pubblica » non è soltanto lo spazio richiesto per vivere in pace nel proprio ambiente, ma anche lo spazio da rispettare sul piano dell’arredamento e dello sviluppo urbano. Pensando alla vostra cultura e ad altre culture provate a comparare le stanze di un appartamento, di una stanza considerata come “pubblica” (destinata agli invitati) e quelle definite come private come la propria camera da letto, il ripostiglio, lo scantinato e la soffitta.
Attività di produzione scritta
Quali gesti compiono le persone nella vostra cultura quando s’incontrano tra di loro ?
Quando incontri qualcuno per la prima volta guardi fisso negli occhi ? solo un po’?
Nell’ambito della gestualità, del contatto oculare, della sfera privata e del contatto fisico, ci sono dei comportamenti che vi danno fastidio nella vostra cultura o nelle altre culture?
Contatto fisico tra uomini.
Un tecnico proveniente dall’Europa centrale venuto per lavorare qualche mese in Arabia Saudita sembrava molto stupito dal contatto fisico tra gli uomini sauditi. In una lettera alla sua famiglia scrive: “ questi si tengono l’uno accanto all’altro, si toccano la schiena, le spalle, il collo e anche le anche. Avvolte si abbracciano anche quando camminano per strada. In modo abbastanza seccato si domandò: “ non è che sono tutti omosessuali?”
La sfera privata
Spesso si può notare che le persone provenienti da culture diverse sembrano « inseguirsi » dentro una stanza durante una conversazione di tipo informale. Sembra che mentre uno si spinga in avanti, l’altro vada indietro sistematicamente per conservare una distanza fisica. Infatti, sembra che questo inseguimento sia dovuto alla differenza di volume della propria “bolle di protezione” di cui ogni persona necessita. In altre parole, l’ampiezza della sfera privata è differente. I concetti di sfera « privata » e di sfera « pubblica » non è soltanto lo spazio richiesto per vivere in pace nel proprio ambiente, ma anche lo spazio da rispettare sul piano dell’arredamento e dello sviluppo urbano. Pensando alla vostra cultura e ad altre culture provate a comparare le stanze di un appartamento, di una stanza considerata come “pubblica” (destinata agli invitati) e quelle definite come private come la propria camera da letto, il ripostiglio, lo scantinato e la soffitta.
Attività di produzione scritta
Quali gesti compiono le persone nella vostra cultura quando s’incontrano tra di loro ?
Quando incontri qualcuno per la prima volta guardi fisso negli occhi ? solo un po’?
Nell’ambito della gestualità, del contatto oculare, della sfera privata e del contatto fisico, ci sono dei comportamenti che vi danno fastidio nella vostra cultura o nelle altre culture?
history of italian and french "politeness"
Storia della cortesia in Italia vis à vis della cortesia odierna francese.
L’articolo che presento verte sulla storia della cortesia linguistica nel contesto linguistico italofono ponendolo in confronto con la situazione contemporanea francese. Sin dal periodo medievale alla nascita della civiltà comunale, la cortesia ha giocato un ruolo primordiale nella vita culturale italiana. La cortesia linguistica è stata intesa come fulcro centrale delle buone maniere e del “come” comportarsi in termini linguistici nella vita sociale. In questo contesto si diffonde in tutta Europa questo senso comune di “cortesia e di pulitezza”, il quale oltre a rappresentare le buone maniere, riflette soprattutto la costituzione di una gerarchia sociale, fatta da status sociale e dai desideri individuali dei membri di una comunità.
Tali aspetti sono stati precedentemente trascurati dalla linguistica e soltanto da alcuni decenni si è costituita una 'teoria della cortesia' che vede l'interazione verbale come un'attività sociale svolta dalle persone in determinati contesti.
Questa 'teoria della cortesia' si rifà ai lavori di Brown e Levinson (1987) e di Leech (1983) dove viene realizzata una cornice di riferimento per analizzare il continuo “lavoro di faccia” con le conseguenti strategie adoperate (Goffman, 1969). Nell'ambito della ricerca sulla cortesia in Italia rimangono ancora pochi i contributi scientifici che possiamo citare sull'argomento ( Benincà 1977, Mullini 1982, Stati 1983, Pierini 1983, Elwert 1984).
Secondo la tesi di Held (1995), tale lacuna è forse da ricercare nella vecchia questione della lingua, la quale impedirebbe i linguisti italiani di trattare temi di interessi universali o di ordine antropologico. Anche se il contesto linguistico italiano resta marcato storicamente da una discrepanza tra oralità e scrittura e da una forte differenziazione geopolitica della realtà linguistica, questo non spiega la scarsità di interesse verso la cortesia linguistica italiana.
Pur nutrendo perplessità nei confronti dell'impianto metodologico di Held dove viene analizzata la cortesia italiana utilizzando il testo letterario di Castiglione sul perfetto cortegiano. Secondo Held gli elementi chiave si trovano sul continuum tra la grazia e la sprezzatura, intese come caratteristiche tipiche del modo di comportarsi degli italiani.
Queste caratteristiche, usando il ragionamento di Held (1995) ci riportano direttamente al famoso culto della “facciata” o della “bella figura” accompagnato dal suo senso di teatralità, composto da un forte bisogno di rappresentazione della persona e di confidenzialità. Tali caratteristiche sono presenti nel concetto di intimità e di espressività sviluppatosi in vari paesi del mediterraneo.
Per fare un'analisi attenta della cortesia in Italia occorre sempre mantenere vivo la tensione tra l'universalità antropologica e la specificità culturale, il lato storico e la dimensione comparativa.
Inoltre è molto utile per l'analisi della cortesia cogliere le implicazioni culturali presenti durante l'interazione verbale. Le parole centrali della cortesia italiana, secondo Held sono: grazia, sprezzatura, disinvoltura, affettazione, sociabilità e prudenza. Da queste parole chiavi emerge un elemento significativo della cultura italiana, vale a dire la diffusione dell'idea che lo stile interazionale italiano sia uno stile di tipo aperto, centrato sulla persona, divertente ed amichevole.
Proprio questa attitudine alla cortesia, fondata nel periodo rinascimentale, oggi viene ad essere tradotto nella realtà moderna nel modello odierno di tipo cooperativo e diplomatico con una forte tendenza ad evitare il conflitto.
Nel contesto italiano, a differenza di quello francese caratterizzato storicamente dal culto per la galanteria, si è diffuso il culto della cortesia come il risultato di una forte gerarchia sociale e da un rigido rispetto dei ruoli sociali, trasformando il bisogno di rappresentazione della propria persona in forme esagerate di stilizzazioni del sé.
Nell'ambito di una ricerca etnografica, lo studioso Burke (1987) a ricollegato il concetto di “fare bella figura” ad una attitudine presente nelle interazioni delle persone durante il periodo di “rifeudalizzazione”dell'Italia avvenuta nel 17 e 18 secolo. Il concetto di “bella figura” significa essere costantemente preoccupato della propria immagine e del proprio aspetto. Da qui, entra in gioco il concetto di faccia di Goffman che potrebbe essere legato a specifici elementi culturali che riflettono ancora il contesto sociale legato ai concetti di attitudine, di facciata, di teatralità e di simulazione.
Se consideriamo le interazioni di ogni giorno, composte da saluti, discorsi, auguri, richieste, consigli, rifiuti o critiche, si potrà osservare un inventario di espressioni di cortesia che riflettono le strutture sociali del potere con le varie modalità di costruzioni del modello “padrone-servo”.
Tale effetto viene ottenuto con l'uso di forme verbali e non verbali che creano un clima di uguaglianza sociale e un clima di armonia (Held 1999). Potremmo citare come esempio di formule di cortesia presenti nel recente passato della storia culturale italiana che traggono origine dal periodo goldoniano: bacio le mani; vostro (schiavo > ciao) (De Boer 1999); servo umilissimo; per obbedirla; obbligatissimo; la riverisco divotamente; sono a' vostri comandi; mi raccomando.
Da questi elementi nasce una 'grammatica sociale' rappresentata dal sistema del 'tu/lei' e dalla titolomania, vale a dire: dottore, ingegnere, ragioniere, professore, Direttore, Ministro, Eccellenza, Presidente, Cavaliere.
Da questi elementi nascono le considerazioni sulla 'cortesia sociale' (Arndt/Janney 1994), dove le espressioni linguistiche menzionate prime come forme di cortesia vivono una forte perdita di significato nel contesto contemporaneo.
Tale situazione di inflazione delle forme di cortesia è dovuta ad un abuso, ad una totale desemanticizzazione delle parole ( ciao, mi raccomando) con la conseguenza sociale naturale di dover rivisitare questo ambito di studio (Haferland/Paul 1996).
Eelen (2001) afferma che durante i secoli del 17 e del 18 secolo, in Italia si sviluppa un regime di cortesia che l'autrice definisce “first-order politeness”, nel quale ogni membro della società era obbligato ad usare un numero limitato di forme di cortesia in conformità alla sua provenienza sociale e alle sue intenzioni sociali. Da qui nasce il cosiddetto “social tact” dove gli italiani secondo Eelen sono dei perfetti artisti nel combinare garbo e virtuosità raggiungendo anche il compiacimento di se stesso. Secondo Barzini (1964) e Kainz (1965), tali elementi vengono ricondotti come elementi culturali associati alla felicità e al proverbiale senso della vita che caratterizza la civiltà italiana.
L'unicità della cortesia italiana risiederebbe in una specifica sensibilità interpersonale creata dal desiderio di rappresentazione di sé e di assertività coniugata allo stesso tempo, in linea con il principio di reciprocità, con la stima e la preoccupazione per l'altra persona.
Quindi, se è vero che la letteratura degli etno-stereotipi interpreta gli italiani come persone dotate di temperamento caldo, di spirito di curiosità, di eloquenza allora non c'è da meravigliarsi che gli italiani siano dei grossi consumatori di telefonini, email, chat, utilizzando le tecnologie della modernità per soddisfare un bisogno tradizionale di comunicazione interpersonale.
2.0 La “Cortesia” in Francia: il caso dell'uso della cortesia nel “come comprare il pane” in maniera corte secondo la visione di Catherine Kebrat-Orecchioni
Secondo Kerbrat-Orecchioni l'obiettivo di offrire una rappresentazione esaustiva della cortesia presente oggigiorno in Francia è praticamente un compito impossibile.
In primo luogo non va dimenticato che le forme di cortesia possono variare notevolmente all'interno di una stessa società. Anche prendendo una definizione molto ampia di cortesia, intesa come “ tutte le procedure o strategie che aiutano a mantenere un livello minimo di armonia all'interno di ogni scambio” ( anche se il rischio di conflitto è inerente in ogni scambio) si rivela il carattere multiforme e pervasivo della cortesia nel linguaggio.
Le “maniere” di esprimere la cortesia variano da una regione all'altra all'interno dello stesso paese e dipendono da numerosi parametri sociolinguistici come l'età del parlante e il retroterra sociale e culturale. La stessa cortesia dipende molto dal contesto della situazione e dal tipo di interazione: l'interazione può essere pubblica o privata, informale o istituzionale, faccia a faccia, a telefono, in radio o televisione, scritta o su Internet.
L'uso dei dati “naturali”, in sintonia con il pensiero di Kebrat-Orecchioni, rappresenta la modalità essenziale per avere un'idea chiara di come funziona il linguaggio. Di fatto, durante la somministrazione di test, questionari o di interviste, emerge una distanza tra quello che le persone pensano di dire e quello che realmente dicono. Questo discorso è ulteriormente vero per un paese come la Francia, dove la pressione esercitata dall' Académie française nell'usare correttamente forme standard di parlato rimane molto presente. In questo lavoro di Kebrat-Orecchioni (1999) si prenderà in considerazione il funzionamento della cortesia all'interno di un piccolo panificio situato nella periferia di Lione (Francia) rappresentativo di un certo uso 'ordinario' della lingua in Francia, a metà strada tra la familiarità delle conversazioni informali e la formalità tipica delle situazioni istituzionali. Il Quadro di riferimento teorico è rappresentato dal modello di Brown e Levinson rivisitato dalla prospettiva di lavoro di Kebrat-Orecchioni, la quale intende anche la cortesia come un elemento positivo per la faccia e non sempre una minaccia come sembra apparire nei lavori di Brown e Levinson.
2.1 La cortesia come “lavoro di faccia”
Kerbrat-Orecchoni prende in prestito l'idea centrale dalla teoria di Brown e Levinson ( teoria che si rifà ai lavori di Goffman), dove il concetto di cortesia equivale a quello di “lavoro di faccia”:
da un lato, molti atti linguistici eseguiti nella vita quotidiana sono potenzialmente “minacciosi” in relazione ad uno o più aspetti della “faccia” degli interlocutori e vengono chiamati “FTA” ( face threatening act).
Questo concetto di “FTA” ( in italiano detto “atto minaccioso per la faccia”) introduce un elevato rischio di perdere la “faccia” durante l'interazione secondo il pensiero presente nella teoria della cortesia di Brown e Levinson.
Il ”lavoro di faccia” detto anche “face-work” avrà come finalità di mitigare e rendere meno forte le eventuali minacce per la faccia dei nostri interlocutori. Questo lavoro di “faccia” viene svolto tramite l'uso di atti linguistici indiretti, mitigatori o ammorbidenti. A tutti questi elementi linguistici potremmo aggiungere altre tipologie di mitigatori: i preliminari, i disarmanti, i cespugli, i riparatori, i minimizzatori. Di questi esempi, ogni sistema linguistico predilige una certa tipologia di mitigatori come indicatore prevalente di una norma linguistica risultato di una norma sociale.
2.2 FTA (face threatening act) e FFA (face flattering act)
Il quadro teorico edificato da Brown e Levinson è criticato da Kebrat-Orecchioni come troppo pessimistico o addirittura come avente una visione “paranoica” dell'interazione umana.
Anche se numerosi comportamenti “cortesi” si ritrovano in questa teoria di Brown e Levinson, rimane il fatto che la cortesia linguistica consiste anche nella produzione di atti di “ anti-minacce” in quanto la propria faccia vuole salvare la propria faccia accrescendola tramite l'approvazione degli altri. Mentre ci sono tanti atti linguistici potenzialmente minacciosi per la faccia dell'interlocutore, queste stesse facce possono essere rafforzate con un grazie/un augurio/ un complimento (considerato, invece, secondo il modello di Brown e Levinson come una minaccia per la faccia negativa del nostro interlocutore). Gli atti linguistici sono potenzialmente minacciosi, gradevoli o un insieme di queste due cose. Da qui giungiamo a due forme di cortesia definite: la cortesia negativa che implica l'evitare o l'alleggerimento di formulazioni minacciose e dall'altro canto la cortesia positiva, la quale implica la produzione di atti di lode, possibilmente svolti in modo rafforzato.
(1)Cortesia negativa: A offende B tramite un atto minaccioso per la sua faccia, e immediatamente cerca di riportare le cose nel giusto ordine chiedendo scusa (FFA). Maggiore è il peso della minaccia subita ( la quale può essere misurata soltanto dentro un contesto nel quale l'atto ha preso luogo) maggiore sarà il lavoro di cortesia negativa ( scusarsi o chiedere riparazione).
(2)Cortesia positiva: A compie un favore a B (FFA), e sarà compito di B di riportare in equilibrio il rapporto con un appropriato FFA ( un grazie o altri segni di riconoscimento) come modalità per riequilibrare il rapporto con l'interlocutore (nella logica del “dare e avere” o in quella che vede un piacere restituito con un altro piacere).
Maggiore il peso dell'iniziale FFA, maggiore dovrà essere lo sforzo nella produzione del FFA.
L'introduzione della nozione di FFA consente maggiori chiarimenti sul concetto di cortesia “negativa” e “positiva” in modo tale da potere riesaminare in profondità la classificazione di queste strategie di cortesia. In modo particolare, la formulazione degli atti linguistici è dipendente ampiamente dallo status degli atti considerati in relazione al sistema delle facce.
Gli atti di minacci alla faccia (FTA) tendono generalmente ad essere alleggeriti con formule indirette convenzionali o meno. Per esempio, in un bar, un modo di chiedere da parte di un cameriere francese ad un cliente se vuole consumare qualcosa potrebbe essere “ Vous prenez quelque chose?” mentre un cliente non potrebbe rispondere al cameriere dopo aver consumato
“Je vous dois quelque chose?” in quanto sarebbe considerato di cattivo gusto pretendere da parte del cliente di non pagare dopo aver consumato.
Al contrario, gli FFA tendono ad essere rafforzati. Per esempio, un “grazie” in francese viene spesso rafforzato con formule di questo tipo: “merçi beaucoup/mille fois/infiniment”; ma non viene mai diminuito come ad esempio “ merçi un peu” sarebbe considerato da un punto di vista pragmatico non corretto.
In altre circostanze, l'atto linguistico contiene entrambe le forme di cortesia conferendo una formulazione sia rafforzata che alleggerita. Ad esempio: “Mais reprenez-en donc un peu” è un enunciato dove i rafforzativi “mais” e “donc” si accordano con le componenti FFA dell'atto linguistico (dimostrando interesse per l'ascoltatore), mentre “un peu” come alleggerimento coincide con un FTA ( dovuto al suo carattere impositivo nella frase).
Dai dati raccolti all'interno del panificio vengono fuori alcune conclusioni secondo Kebrat-Orecchioni:
(1)La cortesia in Francia si rivela essere molto pervasiva all'interno dei vari incontri sociali e non certamente un fenomeno periferico o marginale: più della metà della produzione linguistica dentro il corpus del panificio è il risultato di funzioni rituali piuttosto che di tipo transazionale.
(2)La strategia principale della cortesia alla “francese” è un “merçi” associato con espressioni di cortesia positiva; l'uso del condizionale (je voudrais) accompagnato da elementi di cortesia negativa; oppure l'uso di minimizzatori che ritroviamo all'interno di tutta la transazione, con parole come “petit”, “un peu”, “juste”.
I termini di allocuzione ( con l'uso dei titoli e/o onorifici) sono raramente adoperati nelle situazioni comunicative della Francia odierna. Dietro il loro uso tradizionale di identificazione e di riconoscimento, sembrano emergere soltanto quando la “tensione” viene ad aumentare tra i due parlanti, raggiungendo i toni della polemica. Tuttavia, sarebbe errato valutare sistematicamente come non cortese nel contesto francese una mancanza di termini di allocuzione oppure un mancato “grazie”, anche se vengono raccomandati dai manuali sulle buone maniere.
2.3 Alla ricerca di un ethos francese
Il tentativo di individuare il principio soggiacente di un dato profilo comunicativo rappresenta il momento teorico dove vengono fuori i rischi della generalizzazione.
È molto difficile sapere se la Francia si situa tra i paesi con un uso prevalente della cortesia negativa ( tipica delle nazioni del nord Europa) oppure tra i paesi con cortesia positiva ( tipica dei paesi del sud europeo). Sicuramente, in Francia, la cortesia negativa è ben rappresentata: ad esempio, le scuse sono sistematicamente impiegate per 'riparare' l'incursione fatta nel territorio dell'interlocutore ( il contatto fisico è 'fuori luogo', così come essere ritardatario oppure dare fastidio), le domande vengono regolarmente mitigate con formulazioni indirette, giustifiche o altre forme di distanziamento. Tuttavia, in questo ambito tutto è questione di relatività dato che le richieste fatte in francese sembreranno spesso ruvide per l'orecchio inglese e la nostra nozione di puntualità sarà differente da quella tedesca. Inoltre non va dimenticato il ruolo giocato dalla cortesia positiva nel contesto culturale francese dove con molta frequenza ritroviamo forme di complimenti, ringraziamenti e di auguri.
La situazione è più confusa quando si tratta della gestione delle relazioni interpersonali all’interno della comunità di parlanti italofoni:
(1)Il lavoro di Hofstede ha reso famoso il senso di gerarchia presente nel mondo del lavoro francese. Tuttavia, se questa situazione può dirsi vera per il mondo commerciale e per gli impiegati statali, non deve essere generalizzata a tutta la comunicazione interpersonale francese.
Ad esempio nel mondo accademico francese, l'uso di termini di allocuzione per rivolgersi ai docenti è virtualmente sparito. Sono molto rare quelle situazioni asimmetriche con l'uso dei pronomi “tu-vous” per esprimere una relazione gerarchica mentre sono maggioritarie quelle relazioni simmetriche dove i parlanti usano lo stesso pronome per esprimere distanza o famigliarità.
(2)L'utilizzo del pronome “vous” a discapito del “tu” è maggiore in Francia che negli altri paesi che circondano il paese. Allo stesso tempo, la prossemica francese tollera maggiormente la vicinanza in comparazione con i paesi del nord europeo. L'uso del contatto oculare rimane molto più frequente del contatto fisico ( tralasciando la “ bise” come primo contatto fisico).
(3)I francesi hanno la reputazione di esser predisposti maggiormente verso il conflitto piuttosto che verso il consenso: il loro stile molto assertivo ( “moi je pense que”), e con la presenza di molti disaccordi ( con espressioni come “oui mais”, “mais non”, “oui mais attends”), il loro gusto per il contrattacco, la loro incapacità al compromesso e la loro mancanza di rispetto per il diritto dell'altra persona di parlare e di essere ascoltata ( interruzioni permanenti, continui accavallamenti durante la conversazione). Tutti questi elementi hanno reso i francesi portatori di una certa “arroganza” nella letteratura sugli stereotipi nazionali.
Senza volersi soffermare sulla bontà di questo stereotipo e sulla necessità di ulteriori analisi, Kerbrat-Orecchioni sottolinea come, ad esempio, le interruzioni non vanno viste sempre come elementi di non cortesia: in varie occasioni possono diventare un modo per rendere più viva la conversazione, conferendo più calore, spontaneità e un senso di coinvolgimento di tutti. Tutte queste caratteristiche sono valutate come positive da parte della società francese.
Al contrario, una conversazione con turni di parola lenti e rispettati in modo meccanico senza nessun tipo di interruzioni e di accavallamenti può essere valutata come noiosa da parte dei membri di una comunità di parlanti che valuta positivamente le interruzioni e gli accavallamenti.
Tuttavia rimane il fatto che i paesi del nord Europa hanno dei diversi valori culturali attraverso i quali essi continuano a vedere questa tendenza ad interrompere permanentemente come qualcosa di aggressivo e di insopportabile. Quindi, non è soltanto il comportamento che varia da una cultura ad un'altra ma anche il modo nel quale viene giudicato quel profilo comunicativo dentro il sistema di valore della propria cultura. In conclusione si può osservare che lo stile conversazionale francese sembra per tanti aspetti essere a metà strada tra quelli dei paesi del nord europeo e quelli dell'Europa del sud. Tuttavia dobbiamo essere prudenti nel produrre generalizzazioni di questo tipo, fin quando non abbiamo prove empiriche.
I dati autentici rimangono di vitale importanza nella salvaguardia dagli stereotipi e dai preconcetti, entrambi utili nello sviluppo delle ricerche in ambito interculturale, senza dimenticare che proprio gli stereotipi e i preconcetti rimangono il nostro peggiore nemico.
L’articolo che presento verte sulla storia della cortesia linguistica nel contesto linguistico italofono ponendolo in confronto con la situazione contemporanea francese. Sin dal periodo medievale alla nascita della civiltà comunale, la cortesia ha giocato un ruolo primordiale nella vita culturale italiana. La cortesia linguistica è stata intesa come fulcro centrale delle buone maniere e del “come” comportarsi in termini linguistici nella vita sociale. In questo contesto si diffonde in tutta Europa questo senso comune di “cortesia e di pulitezza”, il quale oltre a rappresentare le buone maniere, riflette soprattutto la costituzione di una gerarchia sociale, fatta da status sociale e dai desideri individuali dei membri di una comunità.
Tali aspetti sono stati precedentemente trascurati dalla linguistica e soltanto da alcuni decenni si è costituita una 'teoria della cortesia' che vede l'interazione verbale come un'attività sociale svolta dalle persone in determinati contesti.
Questa 'teoria della cortesia' si rifà ai lavori di Brown e Levinson (1987) e di Leech (1983) dove viene realizzata una cornice di riferimento per analizzare il continuo “lavoro di faccia” con le conseguenti strategie adoperate (Goffman, 1969). Nell'ambito della ricerca sulla cortesia in Italia rimangono ancora pochi i contributi scientifici che possiamo citare sull'argomento ( Benincà 1977, Mullini 1982, Stati 1983, Pierini 1983, Elwert 1984).
Secondo la tesi di Held (1995), tale lacuna è forse da ricercare nella vecchia questione della lingua, la quale impedirebbe i linguisti italiani di trattare temi di interessi universali o di ordine antropologico. Anche se il contesto linguistico italiano resta marcato storicamente da una discrepanza tra oralità e scrittura e da una forte differenziazione geopolitica della realtà linguistica, questo non spiega la scarsità di interesse verso la cortesia linguistica italiana.
Pur nutrendo perplessità nei confronti dell'impianto metodologico di Held dove viene analizzata la cortesia italiana utilizzando il testo letterario di Castiglione sul perfetto cortegiano. Secondo Held gli elementi chiave si trovano sul continuum tra la grazia e la sprezzatura, intese come caratteristiche tipiche del modo di comportarsi degli italiani.
Queste caratteristiche, usando il ragionamento di Held (1995) ci riportano direttamente al famoso culto della “facciata” o della “bella figura” accompagnato dal suo senso di teatralità, composto da un forte bisogno di rappresentazione della persona e di confidenzialità. Tali caratteristiche sono presenti nel concetto di intimità e di espressività sviluppatosi in vari paesi del mediterraneo.
Per fare un'analisi attenta della cortesia in Italia occorre sempre mantenere vivo la tensione tra l'universalità antropologica e la specificità culturale, il lato storico e la dimensione comparativa.
Inoltre è molto utile per l'analisi della cortesia cogliere le implicazioni culturali presenti durante l'interazione verbale. Le parole centrali della cortesia italiana, secondo Held sono: grazia, sprezzatura, disinvoltura, affettazione, sociabilità e prudenza. Da queste parole chiavi emerge un elemento significativo della cultura italiana, vale a dire la diffusione dell'idea che lo stile interazionale italiano sia uno stile di tipo aperto, centrato sulla persona, divertente ed amichevole.
Proprio questa attitudine alla cortesia, fondata nel periodo rinascimentale, oggi viene ad essere tradotto nella realtà moderna nel modello odierno di tipo cooperativo e diplomatico con una forte tendenza ad evitare il conflitto.
Nel contesto italiano, a differenza di quello francese caratterizzato storicamente dal culto per la galanteria, si è diffuso il culto della cortesia come il risultato di una forte gerarchia sociale e da un rigido rispetto dei ruoli sociali, trasformando il bisogno di rappresentazione della propria persona in forme esagerate di stilizzazioni del sé.
Nell'ambito di una ricerca etnografica, lo studioso Burke (1987) a ricollegato il concetto di “fare bella figura” ad una attitudine presente nelle interazioni delle persone durante il periodo di “rifeudalizzazione”dell'Italia avvenuta nel 17 e 18 secolo. Il concetto di “bella figura” significa essere costantemente preoccupato della propria immagine e del proprio aspetto. Da qui, entra in gioco il concetto di faccia di Goffman che potrebbe essere legato a specifici elementi culturali che riflettono ancora il contesto sociale legato ai concetti di attitudine, di facciata, di teatralità e di simulazione.
Se consideriamo le interazioni di ogni giorno, composte da saluti, discorsi, auguri, richieste, consigli, rifiuti o critiche, si potrà osservare un inventario di espressioni di cortesia che riflettono le strutture sociali del potere con le varie modalità di costruzioni del modello “padrone-servo”.
Tale effetto viene ottenuto con l'uso di forme verbali e non verbali che creano un clima di uguaglianza sociale e un clima di armonia (Held 1999). Potremmo citare come esempio di formule di cortesia presenti nel recente passato della storia culturale italiana che traggono origine dal periodo goldoniano: bacio le mani; vostro (schiavo > ciao) (De Boer 1999); servo umilissimo; per obbedirla; obbligatissimo; la riverisco divotamente; sono a' vostri comandi; mi raccomando.
Da questi elementi nasce una 'grammatica sociale' rappresentata dal sistema del 'tu/lei' e dalla titolomania, vale a dire: dottore, ingegnere, ragioniere, professore, Direttore, Ministro, Eccellenza, Presidente, Cavaliere.
Da questi elementi nascono le considerazioni sulla 'cortesia sociale' (Arndt/Janney 1994), dove le espressioni linguistiche menzionate prime come forme di cortesia vivono una forte perdita di significato nel contesto contemporaneo.
Tale situazione di inflazione delle forme di cortesia è dovuta ad un abuso, ad una totale desemanticizzazione delle parole ( ciao, mi raccomando) con la conseguenza sociale naturale di dover rivisitare questo ambito di studio (Haferland/Paul 1996).
Eelen (2001) afferma che durante i secoli del 17 e del 18 secolo, in Italia si sviluppa un regime di cortesia che l'autrice definisce “first-order politeness”, nel quale ogni membro della società era obbligato ad usare un numero limitato di forme di cortesia in conformità alla sua provenienza sociale e alle sue intenzioni sociali. Da qui nasce il cosiddetto “social tact” dove gli italiani secondo Eelen sono dei perfetti artisti nel combinare garbo e virtuosità raggiungendo anche il compiacimento di se stesso. Secondo Barzini (1964) e Kainz (1965), tali elementi vengono ricondotti come elementi culturali associati alla felicità e al proverbiale senso della vita che caratterizza la civiltà italiana.
L'unicità della cortesia italiana risiederebbe in una specifica sensibilità interpersonale creata dal desiderio di rappresentazione di sé e di assertività coniugata allo stesso tempo, in linea con il principio di reciprocità, con la stima e la preoccupazione per l'altra persona.
Quindi, se è vero che la letteratura degli etno-stereotipi interpreta gli italiani come persone dotate di temperamento caldo, di spirito di curiosità, di eloquenza allora non c'è da meravigliarsi che gli italiani siano dei grossi consumatori di telefonini, email, chat, utilizzando le tecnologie della modernità per soddisfare un bisogno tradizionale di comunicazione interpersonale.
2.0 La “Cortesia” in Francia: il caso dell'uso della cortesia nel “come comprare il pane” in maniera corte secondo la visione di Catherine Kebrat-Orecchioni
Secondo Kerbrat-Orecchioni l'obiettivo di offrire una rappresentazione esaustiva della cortesia presente oggigiorno in Francia è praticamente un compito impossibile.
In primo luogo non va dimenticato che le forme di cortesia possono variare notevolmente all'interno di una stessa società. Anche prendendo una definizione molto ampia di cortesia, intesa come “ tutte le procedure o strategie che aiutano a mantenere un livello minimo di armonia all'interno di ogni scambio” ( anche se il rischio di conflitto è inerente in ogni scambio) si rivela il carattere multiforme e pervasivo della cortesia nel linguaggio.
Le “maniere” di esprimere la cortesia variano da una regione all'altra all'interno dello stesso paese e dipendono da numerosi parametri sociolinguistici come l'età del parlante e il retroterra sociale e culturale. La stessa cortesia dipende molto dal contesto della situazione e dal tipo di interazione: l'interazione può essere pubblica o privata, informale o istituzionale, faccia a faccia, a telefono, in radio o televisione, scritta o su Internet.
L'uso dei dati “naturali”, in sintonia con il pensiero di Kebrat-Orecchioni, rappresenta la modalità essenziale per avere un'idea chiara di come funziona il linguaggio. Di fatto, durante la somministrazione di test, questionari o di interviste, emerge una distanza tra quello che le persone pensano di dire e quello che realmente dicono. Questo discorso è ulteriormente vero per un paese come la Francia, dove la pressione esercitata dall' Académie française nell'usare correttamente forme standard di parlato rimane molto presente. In questo lavoro di Kebrat-Orecchioni (1999) si prenderà in considerazione il funzionamento della cortesia all'interno di un piccolo panificio situato nella periferia di Lione (Francia) rappresentativo di un certo uso 'ordinario' della lingua in Francia, a metà strada tra la familiarità delle conversazioni informali e la formalità tipica delle situazioni istituzionali. Il Quadro di riferimento teorico è rappresentato dal modello di Brown e Levinson rivisitato dalla prospettiva di lavoro di Kebrat-Orecchioni, la quale intende anche la cortesia come un elemento positivo per la faccia e non sempre una minaccia come sembra apparire nei lavori di Brown e Levinson.
2.1 La cortesia come “lavoro di faccia”
Kerbrat-Orecchoni prende in prestito l'idea centrale dalla teoria di Brown e Levinson ( teoria che si rifà ai lavori di Goffman), dove il concetto di cortesia equivale a quello di “lavoro di faccia”:
da un lato, molti atti linguistici eseguiti nella vita quotidiana sono potenzialmente “minacciosi” in relazione ad uno o più aspetti della “faccia” degli interlocutori e vengono chiamati “FTA” ( face threatening act).
Questo concetto di “FTA” ( in italiano detto “atto minaccioso per la faccia”) introduce un elevato rischio di perdere la “faccia” durante l'interazione secondo il pensiero presente nella teoria della cortesia di Brown e Levinson.
Il ”lavoro di faccia” detto anche “face-work” avrà come finalità di mitigare e rendere meno forte le eventuali minacce per la faccia dei nostri interlocutori. Questo lavoro di “faccia” viene svolto tramite l'uso di atti linguistici indiretti, mitigatori o ammorbidenti. A tutti questi elementi linguistici potremmo aggiungere altre tipologie di mitigatori: i preliminari, i disarmanti, i cespugli, i riparatori, i minimizzatori. Di questi esempi, ogni sistema linguistico predilige una certa tipologia di mitigatori come indicatore prevalente di una norma linguistica risultato di una norma sociale.
2.2 FTA (face threatening act) e FFA (face flattering act)
Il quadro teorico edificato da Brown e Levinson è criticato da Kebrat-Orecchioni come troppo pessimistico o addirittura come avente una visione “paranoica” dell'interazione umana.
Anche se numerosi comportamenti “cortesi” si ritrovano in questa teoria di Brown e Levinson, rimane il fatto che la cortesia linguistica consiste anche nella produzione di atti di “ anti-minacce” in quanto la propria faccia vuole salvare la propria faccia accrescendola tramite l'approvazione degli altri. Mentre ci sono tanti atti linguistici potenzialmente minacciosi per la faccia dell'interlocutore, queste stesse facce possono essere rafforzate con un grazie/un augurio/ un complimento (considerato, invece, secondo il modello di Brown e Levinson come una minaccia per la faccia negativa del nostro interlocutore). Gli atti linguistici sono potenzialmente minacciosi, gradevoli o un insieme di queste due cose. Da qui giungiamo a due forme di cortesia definite: la cortesia negativa che implica l'evitare o l'alleggerimento di formulazioni minacciose e dall'altro canto la cortesia positiva, la quale implica la produzione di atti di lode, possibilmente svolti in modo rafforzato.
(1)Cortesia negativa: A offende B tramite un atto minaccioso per la sua faccia, e immediatamente cerca di riportare le cose nel giusto ordine chiedendo scusa (FFA). Maggiore è il peso della minaccia subita ( la quale può essere misurata soltanto dentro un contesto nel quale l'atto ha preso luogo) maggiore sarà il lavoro di cortesia negativa ( scusarsi o chiedere riparazione).
(2)Cortesia positiva: A compie un favore a B (FFA), e sarà compito di B di riportare in equilibrio il rapporto con un appropriato FFA ( un grazie o altri segni di riconoscimento) come modalità per riequilibrare il rapporto con l'interlocutore (nella logica del “dare e avere” o in quella che vede un piacere restituito con un altro piacere).
Maggiore il peso dell'iniziale FFA, maggiore dovrà essere lo sforzo nella produzione del FFA.
L'introduzione della nozione di FFA consente maggiori chiarimenti sul concetto di cortesia “negativa” e “positiva” in modo tale da potere riesaminare in profondità la classificazione di queste strategie di cortesia. In modo particolare, la formulazione degli atti linguistici è dipendente ampiamente dallo status degli atti considerati in relazione al sistema delle facce.
Gli atti di minacci alla faccia (FTA) tendono generalmente ad essere alleggeriti con formule indirette convenzionali o meno. Per esempio, in un bar, un modo di chiedere da parte di un cameriere francese ad un cliente se vuole consumare qualcosa potrebbe essere “ Vous prenez quelque chose?” mentre un cliente non potrebbe rispondere al cameriere dopo aver consumato
“Je vous dois quelque chose?” in quanto sarebbe considerato di cattivo gusto pretendere da parte del cliente di non pagare dopo aver consumato.
Al contrario, gli FFA tendono ad essere rafforzati. Per esempio, un “grazie” in francese viene spesso rafforzato con formule di questo tipo: “merçi beaucoup/mille fois/infiniment”; ma non viene mai diminuito come ad esempio “ merçi un peu” sarebbe considerato da un punto di vista pragmatico non corretto.
In altre circostanze, l'atto linguistico contiene entrambe le forme di cortesia conferendo una formulazione sia rafforzata che alleggerita. Ad esempio: “Mais reprenez-en donc un peu” è un enunciato dove i rafforzativi “mais” e “donc” si accordano con le componenti FFA dell'atto linguistico (dimostrando interesse per l'ascoltatore), mentre “un peu” come alleggerimento coincide con un FTA ( dovuto al suo carattere impositivo nella frase).
Dai dati raccolti all'interno del panificio vengono fuori alcune conclusioni secondo Kebrat-Orecchioni:
(1)La cortesia in Francia si rivela essere molto pervasiva all'interno dei vari incontri sociali e non certamente un fenomeno periferico o marginale: più della metà della produzione linguistica dentro il corpus del panificio è il risultato di funzioni rituali piuttosto che di tipo transazionale.
(2)La strategia principale della cortesia alla “francese” è un “merçi” associato con espressioni di cortesia positiva; l'uso del condizionale (je voudrais) accompagnato da elementi di cortesia negativa; oppure l'uso di minimizzatori che ritroviamo all'interno di tutta la transazione, con parole come “petit”, “un peu”, “juste”.
I termini di allocuzione ( con l'uso dei titoli e/o onorifici) sono raramente adoperati nelle situazioni comunicative della Francia odierna. Dietro il loro uso tradizionale di identificazione e di riconoscimento, sembrano emergere soltanto quando la “tensione” viene ad aumentare tra i due parlanti, raggiungendo i toni della polemica. Tuttavia, sarebbe errato valutare sistematicamente come non cortese nel contesto francese una mancanza di termini di allocuzione oppure un mancato “grazie”, anche se vengono raccomandati dai manuali sulle buone maniere.
2.3 Alla ricerca di un ethos francese
Il tentativo di individuare il principio soggiacente di un dato profilo comunicativo rappresenta il momento teorico dove vengono fuori i rischi della generalizzazione.
È molto difficile sapere se la Francia si situa tra i paesi con un uso prevalente della cortesia negativa ( tipica delle nazioni del nord Europa) oppure tra i paesi con cortesia positiva ( tipica dei paesi del sud europeo). Sicuramente, in Francia, la cortesia negativa è ben rappresentata: ad esempio, le scuse sono sistematicamente impiegate per 'riparare' l'incursione fatta nel territorio dell'interlocutore ( il contatto fisico è 'fuori luogo', così come essere ritardatario oppure dare fastidio), le domande vengono regolarmente mitigate con formulazioni indirette, giustifiche o altre forme di distanziamento. Tuttavia, in questo ambito tutto è questione di relatività dato che le richieste fatte in francese sembreranno spesso ruvide per l'orecchio inglese e la nostra nozione di puntualità sarà differente da quella tedesca. Inoltre non va dimenticato il ruolo giocato dalla cortesia positiva nel contesto culturale francese dove con molta frequenza ritroviamo forme di complimenti, ringraziamenti e di auguri.
La situazione è più confusa quando si tratta della gestione delle relazioni interpersonali all’interno della comunità di parlanti italofoni:
(1)Il lavoro di Hofstede ha reso famoso il senso di gerarchia presente nel mondo del lavoro francese. Tuttavia, se questa situazione può dirsi vera per il mondo commerciale e per gli impiegati statali, non deve essere generalizzata a tutta la comunicazione interpersonale francese.
Ad esempio nel mondo accademico francese, l'uso di termini di allocuzione per rivolgersi ai docenti è virtualmente sparito. Sono molto rare quelle situazioni asimmetriche con l'uso dei pronomi “tu-vous” per esprimere una relazione gerarchica mentre sono maggioritarie quelle relazioni simmetriche dove i parlanti usano lo stesso pronome per esprimere distanza o famigliarità.
(2)L'utilizzo del pronome “vous” a discapito del “tu” è maggiore in Francia che negli altri paesi che circondano il paese. Allo stesso tempo, la prossemica francese tollera maggiormente la vicinanza in comparazione con i paesi del nord europeo. L'uso del contatto oculare rimane molto più frequente del contatto fisico ( tralasciando la “ bise” come primo contatto fisico).
(3)I francesi hanno la reputazione di esser predisposti maggiormente verso il conflitto piuttosto che verso il consenso: il loro stile molto assertivo ( “moi je pense que”), e con la presenza di molti disaccordi ( con espressioni come “oui mais”, “mais non”, “oui mais attends”), il loro gusto per il contrattacco, la loro incapacità al compromesso e la loro mancanza di rispetto per il diritto dell'altra persona di parlare e di essere ascoltata ( interruzioni permanenti, continui accavallamenti durante la conversazione). Tutti questi elementi hanno reso i francesi portatori di una certa “arroganza” nella letteratura sugli stereotipi nazionali.
Senza volersi soffermare sulla bontà di questo stereotipo e sulla necessità di ulteriori analisi, Kerbrat-Orecchioni sottolinea come, ad esempio, le interruzioni non vanno viste sempre come elementi di non cortesia: in varie occasioni possono diventare un modo per rendere più viva la conversazione, conferendo più calore, spontaneità e un senso di coinvolgimento di tutti. Tutte queste caratteristiche sono valutate come positive da parte della società francese.
Al contrario, una conversazione con turni di parola lenti e rispettati in modo meccanico senza nessun tipo di interruzioni e di accavallamenti può essere valutata come noiosa da parte dei membri di una comunità di parlanti che valuta positivamente le interruzioni e gli accavallamenti.
Tuttavia rimane il fatto che i paesi del nord Europa hanno dei diversi valori culturali attraverso i quali essi continuano a vedere questa tendenza ad interrompere permanentemente come qualcosa di aggressivo e di insopportabile. Quindi, non è soltanto il comportamento che varia da una cultura ad un'altra ma anche il modo nel quale viene giudicato quel profilo comunicativo dentro il sistema di valore della propria cultura. In conclusione si può osservare che lo stile conversazionale francese sembra per tanti aspetti essere a metà strada tra quelli dei paesi del nord europeo e quelli dell'Europa del sud. Tuttavia dobbiamo essere prudenti nel produrre generalizzazioni di questo tipo, fin quando non abbiamo prove empiriche.
I dati autentici rimangono di vitale importanza nella salvaguardia dagli stereotipi e dai preconcetti, entrambi utili nello sviluppo delle ricerche in ambito interculturale, senza dimenticare che proprio gli stereotipi e i preconcetti rimangono il nostro peggiore nemico.
italian culture from Hosfstede point of vue
Benvenuti in Italia: un assaggio culturale del Bel Paese
1.0 La distanza dal potere in Italia
La distanza dal potere, in consonanza con Hofstede, è la capacità della gente di aspettarsi e di tollerare la distribuzione iniqua del potere tra le persone all’interno di una comunità (P.28).
Gli italiani sembrano essere preparati alla differenza di potere tra le persone, tuttavia mostrano spesso un approccio cinico ed irriverente verso le persone con posizioni di autorità. Gli italiani amano mettere in ridicolo le autorità e le persone che rivestono incarichi pubblici. Prendere in giro i loro comportamenti rappresenta una fonte di divertimento per molti italiani. Nella vita amministrativa del paese la regola di base è la formalità. I dipendenti pubblici possono raramente interpellare il loro dirigente superiore chiamandolo con il proprio nome. In aggiunta, i titoli personali rivestono un carattere importante nella grammatica sociale degli italiani. Anche quando le persone non sembrano particolarmente attente al proprio titolo è spesso consigliato chiamare tale persona dicendo “Signora/e ” ed aggiungendo il cognome.
1.1 Individualismo in Italia
L’individualismo rappresenta il modo di intendere una società o gruppo umano dove le persone sono responsabili soltanto per se stessi e per i membri della propria famiglia. Nelle culture collettiviste le persone si percepiscono come membro di un gruppo e rimangono membro di questo gruppo per tutta la vita. La loro identità si ricollega all’appartenenza come membri di questo “in-group” e durante la loro vita hanno la propensione a credere in valori legati alla coesione del gruppo. Anche se spesso si parla di natura individualistica per definire il paese Italia, gli italiani sembrano avere molta cura per se stessi e per i propri membri famigliari come un elemento che caratterizza in modo costante il loro comportamento. Ad esempio, possiamo vedere il permanere dei figli nella casa dei genitori per molti anni se comparati ad altri paesi europei. Il mondo commerciale italiano viene gestito principalmente dai membri di una famiglia. Spesso si preferisce “fare degli affari” con le persone che vengono considerate come “famigliari” in senso ampio e figurato. Le decisioni importanti vengono compiute dietro le quinte, spesso all’interno del proprio gruppo famigliare, inteso come “in-group” secondo la terminologia di Hosftede. Gli incontri di affari sono utilizzati per ratificare le decisioni prese in famiglia e comunicate agli altri. Le persone sconosciute non vengono invitate a pranzare o cenare dentro una casa italiana. Il caffè e/o la cena vengono consumati con persone non conosciute dentro al bar o al ristorante.
1.2 La mascolinità in Italia
Le società mascoline hanno una visione chiara e definita dei ruoli tra i generi. Le donne devono essere e sembrare modeste, umili, tenere e apprensive. Gli uomini devono essere forti e sicuri di sé. Nelle società femminili i ruoli tra i generi sono interscambiabili. I valori dominanti nelle società mascoline sono il successo materiale e i conflitti vengono risolti con la forza economica e la propria influenza all’interno della società. Le società femminili valorizzano le persone, le relazioni e risolvono i conflitti tramite il compromesso e la negoziazione. L’Italia è una società abbastanza mascolina secondo i parametri elaborati da Hosftede. Molti uomini italiani continuano a trattare la donna con cortesia e galanteria dimostrando un certo tratto di machismo. Pur rappresentando un numero importante della forza lavoro italiana, le donne continuano ad occupare pochi incarichi importanti ai vertici delle maggiori imprese italiane. Le attività casalinghe rimangono prevalentemente un ambito esclusivo delle donne, in quanto molte donne si occupano della cucina, della pulizia e della cura dei figli. Gli italiani mettono spesso in primo piano i beni materiali in quanto è molto importante nella vita sociale del paese che le cose “sembrino belle”. Tuttavia, come nelle culture femminili, gli italiani sanno come ritagliare del tempo per apprezzare le cose buone della vita. Gli italiani lavorano per vivere piuttosto che vivere per lavorare. Essere ambizioso non sempre è un sentimento prevalente in molti italiani, basti pensare all’adagio “chi si accontenta gode”. L’Italia è una società che vede nel padre la figura di maggiore autorità nella famiglia in termini di apparenza sociale mentre il ruolo forte e centrale nelle decisioni della vita famigliare ricade spesso sulla madre.
1.3 Il sentimento di incertezza tra gli italiani
Hofstede definisce l’evitare l’incertezza come la capacità delle persone di sentirsi minacciate dal non noto e dalle situazioni sconosciute. La grande differenza con grosse nazioni come gli Stati Uniti e la Francia è l’incapacità degli italiani di vivere nell’incertezza. Una spiegazione potrebbe essere che l’Italia è un paese dalla lunga storia, nella quale ha dovuto superare delle guerre, dei problemi politici e dei cambiamenti economici di notevole rilievo. Questi cambiamenti sembrano avere creato un sentimento di maggiore paura davanti alle cose sconosciute. Ad esempio, gli italiani preferiscono fare affari con persone che conoscono oppure preferiscono sapere delle cose a proposito della persona con la quale devono parlare a telefono o al bar. Per evitare questo sentimento di “anonimato” spesso si fa ricorso all’invio di fax o di posta elettronica di introduzione.
2.0 Le dimensioni culturali nel pensiero di Trompenaar
2.1 Universalismo vs. Particolarismo
Le culture di tipo universalistiche si focalizzano maggiormente sui ruoli piuttosto che sulle relazioni, prediligono le forme contrattuali di tipo ufficiali e credono che ci sia soltanto una sola verità. Nelle culture universalistiche possiamo dire che un patto è un patto. La fiducia si fonda nell’onorare la propria parola o il contratto sottoscritto. La correttezza significa trattare tutti nello stesso modo. Le culture di tipo particolaristiche si focalizzano maggiormente sul rapporto, cambiano facilmente la natura del contratto pattuito tra le persone e credono che ci siano sempre più punti di vista sulla realtà. I particolaristici mutano le loro relazioni in funzioni delle situazioni. Ad esempio in Italia, non è importante quello che viene detto durante la negoziazione ma sarà il contratto scritto ad avere importanza. Il contratto scritto stabilisce il coinvolgimento delle parti in cause in modo definitivo.
2.2 Affettività vs. Neutralità
Le culture di tipo affettive esprimono rapidamente i loro pensieri e i loro sentimenti. L’espressione dei propri sentimenti diminuisce la tensione, le emozioni sono facilmente espresse e il contatto fisico e i gesti sono molto comuni. Le affermazioni sono di tipo drammatiche ed importanti. Le culture di tipo neutrali non rivelano facilmente i propri pensieri e sentimenti, prediligono la capacità di auto-controllo ed evitano ogni contatto fisico. Gli italiani esprimono facilmente le proprie emozioni ed accompagnano le loro parole con i gesti. Gli italiani possono arrabbiarsi tra amici e colleghi ma rimanere amici come prima subito dopo.
2.3 Specificità vs. Diffusione
La dimensione culturale della “specificità” e della “diffusione” riguarda il grado di coinvolgimento delle persone all’interno di una relazione. Le culture di tipo “specifiche” conoscono facilmente le altre persone e conservano dei rapporti flessibili con queste persone e si diventa “conoscenti” per motivi e ragioni limitate nel tempo e nello spazio. Le culture di tipo “diffusione” conservano le loro distanze dalle persone sconosciute. Le persone sono restie a sviluppare una nuova relazione, ma una volta la persona accettata questa persona rimane amica per sempre. L’Italia tende ad essere un paese dalla cultura della “diffusione” in quanto le persone vogliono prendersi il tempo di conoscersi, vogliono osservare e avere il sentimento di conoscere prima di concludere un rapporto di lavoro oppure prima di iniziare una nuova amicizia. Una volta che si è stati accettati allora in quel caso si è il benvenuto a braccia aperte. D’altro canto, in Italia esiste la presenza di una cultura della “specificità” in quanto ad esempio si osservano delle linee di demarcazioni molto forti tra la vita lavorativa e quella famigliare. Quindi gli amici del lavoro non diventano automaticamente gli amici di famiglia. Le attività non lavorative non sono e non devono riguardare la mia azienda o il mio superiore.
2.4 Compimento vs. Ascrizione
La dimensione culturale del “compimento” vs la dimensione dell’”ascritto” riguarda come un società conferisce status sociale alle persone tramite il compimento di azione oppure tramite quello che sei (ascritto). Sembrerebbe che la cultura italiana comparata a paesi come il Giappone o gli Stati Uniti sia maggiormente orientata al modello ascritto. Gli italiani non ammettono le persone che sono ambiziose. Forse questo comportamento può fare capire perché si è sprezzanti verso le autorità.
2.5 Locus di Controllo
Il locus di controllo descrive la capacità delle persone di percepire il proprio controllo sulla situazione e la propria possibilità di influire sul contesto circostante. Questo tipo di sentimento è molto diffuso tra gli italiani.
.
2.6 Orientamento verso il tempo
Le culture orientate verso il “passato/presente” mostrano rispetto per i propri antenati e per le persone più vecchie e tendono a vedere gli eventi del presente alla luce delle esperienze del passato. Le culture orientate verso il passato/presente vivono nel “qui ed ora”. Le culture orientate verso il futuro programmano in maniera importante verso il futuro, rispettano i giovani e parlano di prospettive. Le culture orientate al sincronismo realizzano attività in modo contemporaneo e gli appuntamenti sono approssimativi. Le relazioni sono più importanti delle scalette. Le culture dette “sequenziali” fanno una cosa alla vota e rispettano i programmi e le scadenze. L’Italia è un paese orientato sia al passato che al presente se confrontata ad esempio agli Stati Uniti. La natura di tipo sincronica degli italiani si può vedere nel loro approccio meno rigido con il tempo, offrendo una visione del tempo più fluida. Tuttavia, l’orientamento generale è quello di andare verso il rispetto rigido della puntualità, soprattutto nelle aree più industrializzate del paese. Gli italiani sembrano avere imparato a guardare le cose con distanza, anticipando le cose inaspettate e vivendo le sorprese in modo filosofico.
2.7 Le dimensioni contestuali secondo Hall
Edward Hall ha definito come sistema di comunicazione ad alto indice contestuale quel sistema dove le informazioni possono essere rintracciate sia nel contesto fisico che contestuale dalle persone in quanto poche informazioni saranno presenti all’interno del messaggio. Nel sistema di comunicazione ad basso indice contestuale tutte le informazioni vengono trasmesse tramite il codice del messaggio. L’Italia è sicuramente un paese ad alto indice contestuale se confrontato agli Stati Uniti. Ad esempio, l’uso dei gesti può rappresentare un indicatore di questa alta contestualizzazione all’interno della comunicazione. Tuttavia, in Italia non sono vigenti delle norme molte formali a proposito del comportamento da adottare nelle varie situazioni.
1.0 La distanza dal potere in Italia
La distanza dal potere, in consonanza con Hofstede, è la capacità della gente di aspettarsi e di tollerare la distribuzione iniqua del potere tra le persone all’interno di una comunità (P.28).
Gli italiani sembrano essere preparati alla differenza di potere tra le persone, tuttavia mostrano spesso un approccio cinico ed irriverente verso le persone con posizioni di autorità. Gli italiani amano mettere in ridicolo le autorità e le persone che rivestono incarichi pubblici. Prendere in giro i loro comportamenti rappresenta una fonte di divertimento per molti italiani. Nella vita amministrativa del paese la regola di base è la formalità. I dipendenti pubblici possono raramente interpellare il loro dirigente superiore chiamandolo con il proprio nome. In aggiunta, i titoli personali rivestono un carattere importante nella grammatica sociale degli italiani. Anche quando le persone non sembrano particolarmente attente al proprio titolo è spesso consigliato chiamare tale persona dicendo “Signora/e ” ed aggiungendo il cognome.
1.1 Individualismo in Italia
L’individualismo rappresenta il modo di intendere una società o gruppo umano dove le persone sono responsabili soltanto per se stessi e per i membri della propria famiglia. Nelle culture collettiviste le persone si percepiscono come membro di un gruppo e rimangono membro di questo gruppo per tutta la vita. La loro identità si ricollega all’appartenenza come membri di questo “in-group” e durante la loro vita hanno la propensione a credere in valori legati alla coesione del gruppo. Anche se spesso si parla di natura individualistica per definire il paese Italia, gli italiani sembrano avere molta cura per se stessi e per i propri membri famigliari come un elemento che caratterizza in modo costante il loro comportamento. Ad esempio, possiamo vedere il permanere dei figli nella casa dei genitori per molti anni se comparati ad altri paesi europei. Il mondo commerciale italiano viene gestito principalmente dai membri di una famiglia. Spesso si preferisce “fare degli affari” con le persone che vengono considerate come “famigliari” in senso ampio e figurato. Le decisioni importanti vengono compiute dietro le quinte, spesso all’interno del proprio gruppo famigliare, inteso come “in-group” secondo la terminologia di Hosftede. Gli incontri di affari sono utilizzati per ratificare le decisioni prese in famiglia e comunicate agli altri. Le persone sconosciute non vengono invitate a pranzare o cenare dentro una casa italiana. Il caffè e/o la cena vengono consumati con persone non conosciute dentro al bar o al ristorante.
1.2 La mascolinità in Italia
Le società mascoline hanno una visione chiara e definita dei ruoli tra i generi. Le donne devono essere e sembrare modeste, umili, tenere e apprensive. Gli uomini devono essere forti e sicuri di sé. Nelle società femminili i ruoli tra i generi sono interscambiabili. I valori dominanti nelle società mascoline sono il successo materiale e i conflitti vengono risolti con la forza economica e la propria influenza all’interno della società. Le società femminili valorizzano le persone, le relazioni e risolvono i conflitti tramite il compromesso e la negoziazione. L’Italia è una società abbastanza mascolina secondo i parametri elaborati da Hosftede. Molti uomini italiani continuano a trattare la donna con cortesia e galanteria dimostrando un certo tratto di machismo. Pur rappresentando un numero importante della forza lavoro italiana, le donne continuano ad occupare pochi incarichi importanti ai vertici delle maggiori imprese italiane. Le attività casalinghe rimangono prevalentemente un ambito esclusivo delle donne, in quanto molte donne si occupano della cucina, della pulizia e della cura dei figli. Gli italiani mettono spesso in primo piano i beni materiali in quanto è molto importante nella vita sociale del paese che le cose “sembrino belle”. Tuttavia, come nelle culture femminili, gli italiani sanno come ritagliare del tempo per apprezzare le cose buone della vita. Gli italiani lavorano per vivere piuttosto che vivere per lavorare. Essere ambizioso non sempre è un sentimento prevalente in molti italiani, basti pensare all’adagio “chi si accontenta gode”. L’Italia è una società che vede nel padre la figura di maggiore autorità nella famiglia in termini di apparenza sociale mentre il ruolo forte e centrale nelle decisioni della vita famigliare ricade spesso sulla madre.
1.3 Il sentimento di incertezza tra gli italiani
Hofstede definisce l’evitare l’incertezza come la capacità delle persone di sentirsi minacciate dal non noto e dalle situazioni sconosciute. La grande differenza con grosse nazioni come gli Stati Uniti e la Francia è l’incapacità degli italiani di vivere nell’incertezza. Una spiegazione potrebbe essere che l’Italia è un paese dalla lunga storia, nella quale ha dovuto superare delle guerre, dei problemi politici e dei cambiamenti economici di notevole rilievo. Questi cambiamenti sembrano avere creato un sentimento di maggiore paura davanti alle cose sconosciute. Ad esempio, gli italiani preferiscono fare affari con persone che conoscono oppure preferiscono sapere delle cose a proposito della persona con la quale devono parlare a telefono o al bar. Per evitare questo sentimento di “anonimato” spesso si fa ricorso all’invio di fax o di posta elettronica di introduzione.
2.0 Le dimensioni culturali nel pensiero di Trompenaar
2.1 Universalismo vs. Particolarismo
Le culture di tipo universalistiche si focalizzano maggiormente sui ruoli piuttosto che sulle relazioni, prediligono le forme contrattuali di tipo ufficiali e credono che ci sia soltanto una sola verità. Nelle culture universalistiche possiamo dire che un patto è un patto. La fiducia si fonda nell’onorare la propria parola o il contratto sottoscritto. La correttezza significa trattare tutti nello stesso modo. Le culture di tipo particolaristiche si focalizzano maggiormente sul rapporto, cambiano facilmente la natura del contratto pattuito tra le persone e credono che ci siano sempre più punti di vista sulla realtà. I particolaristici mutano le loro relazioni in funzioni delle situazioni. Ad esempio in Italia, non è importante quello che viene detto durante la negoziazione ma sarà il contratto scritto ad avere importanza. Il contratto scritto stabilisce il coinvolgimento delle parti in cause in modo definitivo.
2.2 Affettività vs. Neutralità
Le culture di tipo affettive esprimono rapidamente i loro pensieri e i loro sentimenti. L’espressione dei propri sentimenti diminuisce la tensione, le emozioni sono facilmente espresse e il contatto fisico e i gesti sono molto comuni. Le affermazioni sono di tipo drammatiche ed importanti. Le culture di tipo neutrali non rivelano facilmente i propri pensieri e sentimenti, prediligono la capacità di auto-controllo ed evitano ogni contatto fisico. Gli italiani esprimono facilmente le proprie emozioni ed accompagnano le loro parole con i gesti. Gli italiani possono arrabbiarsi tra amici e colleghi ma rimanere amici come prima subito dopo.
2.3 Specificità vs. Diffusione
La dimensione culturale della “specificità” e della “diffusione” riguarda il grado di coinvolgimento delle persone all’interno di una relazione. Le culture di tipo “specifiche” conoscono facilmente le altre persone e conservano dei rapporti flessibili con queste persone e si diventa “conoscenti” per motivi e ragioni limitate nel tempo e nello spazio. Le culture di tipo “diffusione” conservano le loro distanze dalle persone sconosciute. Le persone sono restie a sviluppare una nuova relazione, ma una volta la persona accettata questa persona rimane amica per sempre. L’Italia tende ad essere un paese dalla cultura della “diffusione” in quanto le persone vogliono prendersi il tempo di conoscersi, vogliono osservare e avere il sentimento di conoscere prima di concludere un rapporto di lavoro oppure prima di iniziare una nuova amicizia. Una volta che si è stati accettati allora in quel caso si è il benvenuto a braccia aperte. D’altro canto, in Italia esiste la presenza di una cultura della “specificità” in quanto ad esempio si osservano delle linee di demarcazioni molto forti tra la vita lavorativa e quella famigliare. Quindi gli amici del lavoro non diventano automaticamente gli amici di famiglia. Le attività non lavorative non sono e non devono riguardare la mia azienda o il mio superiore.
2.4 Compimento vs. Ascrizione
La dimensione culturale del “compimento” vs la dimensione dell’”ascritto” riguarda come un società conferisce status sociale alle persone tramite il compimento di azione oppure tramite quello che sei (ascritto). Sembrerebbe che la cultura italiana comparata a paesi come il Giappone o gli Stati Uniti sia maggiormente orientata al modello ascritto. Gli italiani non ammettono le persone che sono ambiziose. Forse questo comportamento può fare capire perché si è sprezzanti verso le autorità.
2.5 Locus di Controllo
Il locus di controllo descrive la capacità delle persone di percepire il proprio controllo sulla situazione e la propria possibilità di influire sul contesto circostante. Questo tipo di sentimento è molto diffuso tra gli italiani.
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2.6 Orientamento verso il tempo
Le culture orientate verso il “passato/presente” mostrano rispetto per i propri antenati e per le persone più vecchie e tendono a vedere gli eventi del presente alla luce delle esperienze del passato. Le culture orientate verso il passato/presente vivono nel “qui ed ora”. Le culture orientate verso il futuro programmano in maniera importante verso il futuro, rispettano i giovani e parlano di prospettive. Le culture orientate al sincronismo realizzano attività in modo contemporaneo e gli appuntamenti sono approssimativi. Le relazioni sono più importanti delle scalette. Le culture dette “sequenziali” fanno una cosa alla vota e rispettano i programmi e le scadenze. L’Italia è un paese orientato sia al passato che al presente se confrontata ad esempio agli Stati Uniti. La natura di tipo sincronica degli italiani si può vedere nel loro approccio meno rigido con il tempo, offrendo una visione del tempo più fluida. Tuttavia, l’orientamento generale è quello di andare verso il rispetto rigido della puntualità, soprattutto nelle aree più industrializzate del paese. Gli italiani sembrano avere imparato a guardare le cose con distanza, anticipando le cose inaspettate e vivendo le sorprese in modo filosofico.
2.7 Le dimensioni contestuali secondo Hall
Edward Hall ha definito come sistema di comunicazione ad alto indice contestuale quel sistema dove le informazioni possono essere rintracciate sia nel contesto fisico che contestuale dalle persone in quanto poche informazioni saranno presenti all’interno del messaggio. Nel sistema di comunicazione ad basso indice contestuale tutte le informazioni vengono trasmesse tramite il codice del messaggio. L’Italia è sicuramente un paese ad alto indice contestuale se confrontato agli Stati Uniti. Ad esempio, l’uso dei gesti può rappresentare un indicatore di questa alta contestualizzazione all’interno della comunicazione. Tuttavia, in Italia non sono vigenti delle norme molte formali a proposito del comportamento da adottare nelle varie situazioni.
autoevaluation for intercultural competence
Scheda di autovalutazione della vostra consapevolezza interculturale.
1. vita quotidiana e tradizioni
Molto bene
bene
Abbastanza bene
scarsa
Sono a mio agio con i temi della vita quotidiana come la famiglia, la scuola, lo sport, la musica, il cinema, i media, gli hobbies, le attività del tempo libero, le vacanze, i festival, le tradizioni.
Posso esprimere me stesso a proposito di temi di vita quotidiana.
Conosco le differenze e le similitudini presenti nelle situazioni di vita quotidiana tra il mio paese e il paese dove la lingua che studio viene parlata.
Posso esprimere me stesso nei temi di interesse personale come l’istruzione e la situazione del mondo del lavoro; in temi legati al sociale e alla cultura, all’ambiente oppure in questioni che riguardano le minoranze e i diritti dell’uomo nel proprio paese e nel paese dove si parla la lingua che studio
2. convenzioni sociali
Molto bene
bene
Abbastanza bene
scarsa
Sono consapevole dei modi di comportarsi nelle situazioni di vita quotidiana in materia di cibo, codici vestimentari e tabù, ecc.
Posso gestire i modi tradizionali di comportamento quando incontro e faccio visita alle persone.
Posso accettare e mostrare rispetto e ospitalità incontrando persone provenienti dai paesi dove si parla la lingua che sto studiando.
Ho imparato molto su di me e sul mio paese quando ho incontrato delle persone provenienti dal paese dove la lingua che studio è parlata.
3. Valori, credenze e attitudini
Molto bene
bene
Abbastanza bene
scarsa
Sono consapevole di elementi basici a proposito della religione, tradizioni, identità nazionale/regionale e delle minoranze del paese dove la lingua che studio viene parlata.
Posso usare quello che so a proposito della cultura e della politica del paese dove la lingua che studi viene parlata.
I can use what I know about topics as arts and politics of the country of the foreign language to learn more.
Posso usare quello che so della politica, tradizioni, dell’ identità nazionale e delle minoranze del paese dove la lingua che studio viene parlata per migliorare quello che faccio e dico.
Posso comparare la cultura del paese che studio al mio paese e raggiungere un mio personale punto di vista.
Posso trarre vantaggio della cultura della lingua che studio per benefici personali e/o in contesti sociali allargati.
4. comunicazione verbale
Molto bene
bene
Abbastanza bene
scarsa
So salutare le altre persone nelle situazioni formali cosi come in quelle informali.
So esprimere me stesso quando bisogna farlo in modo cortese, amichevole o preoccupato.
So scusarmi quando faccio un errore.
So fare un piccolo discorso durante un occasione speciale
5. comunicazione non verbale
Molto bene
bene
Abbastanza bene
scarsa
Sono consapevole di come la mimica e il linguaggio del corpo può facilitare la mia comprensione delle situazioni di vita quotidiana nella lingua che studio.
Posso farmi capire meglio usando i gesti come le mani, stringere la mano e usando il linguaggio del corpo.
Posso capire l’umorismo della lingua che studio e usare l’umorismo come soggetto di una conversazione.
1. vita quotidiana e tradizioni
Molto bene
bene
Abbastanza bene
scarsa
Sono a mio agio con i temi della vita quotidiana come la famiglia, la scuola, lo sport, la musica, il cinema, i media, gli hobbies, le attività del tempo libero, le vacanze, i festival, le tradizioni.
Posso esprimere me stesso a proposito di temi di vita quotidiana.
Conosco le differenze e le similitudini presenti nelle situazioni di vita quotidiana tra il mio paese e il paese dove la lingua che studio viene parlata.
Posso esprimere me stesso nei temi di interesse personale come l’istruzione e la situazione del mondo del lavoro; in temi legati al sociale e alla cultura, all’ambiente oppure in questioni che riguardano le minoranze e i diritti dell’uomo nel proprio paese e nel paese dove si parla la lingua che studio
2. convenzioni sociali
Molto bene
bene
Abbastanza bene
scarsa
Sono consapevole dei modi di comportarsi nelle situazioni di vita quotidiana in materia di cibo, codici vestimentari e tabù, ecc.
Posso gestire i modi tradizionali di comportamento quando incontro e faccio visita alle persone.
Posso accettare e mostrare rispetto e ospitalità incontrando persone provenienti dai paesi dove si parla la lingua che sto studiando.
Ho imparato molto su di me e sul mio paese quando ho incontrato delle persone provenienti dal paese dove la lingua che studio è parlata.
3. Valori, credenze e attitudini
Molto bene
bene
Abbastanza bene
scarsa
Sono consapevole di elementi basici a proposito della religione, tradizioni, identità nazionale/regionale e delle minoranze del paese dove la lingua che studio viene parlata.
Posso usare quello che so a proposito della cultura e della politica del paese dove la lingua che studi viene parlata.
I can use what I know about topics as arts and politics of the country of the foreign language to learn more.
Posso usare quello che so della politica, tradizioni, dell’ identità nazionale e delle minoranze del paese dove la lingua che studio viene parlata per migliorare quello che faccio e dico.
Posso comparare la cultura del paese che studio al mio paese e raggiungere un mio personale punto di vista.
Posso trarre vantaggio della cultura della lingua che studio per benefici personali e/o in contesti sociali allargati.
4. comunicazione verbale
Molto bene
bene
Abbastanza bene
scarsa
So salutare le altre persone nelle situazioni formali cosi come in quelle informali.
So esprimere me stesso quando bisogna farlo in modo cortese, amichevole o preoccupato.
So scusarmi quando faccio un errore.
So fare un piccolo discorso durante un occasione speciale
5. comunicazione non verbale
Molto bene
bene
Abbastanza bene
scarsa
Sono consapevole di come la mimica e il linguaggio del corpo può facilitare la mia comprensione delle situazioni di vita quotidiana nella lingua che studio.
Posso farmi capire meglio usando i gesti come le mani, stringere la mano e usando il linguaggio del corpo.
Posso capire l’umorismo della lingua che studio e usare l’umorismo come soggetto di una conversazione.
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