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vendredi 13 décembre 2019
I pronomi relativi
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IL tempo come dimensione culturale
Il concetto di tempo in Edward Hall
Hall
e Hall (1990, p. 13-17) distinguono due sistemi diversi della
percezione del tempo, cioè il tempo monocronico e il tempo policronico.
Questi sistemi costituiscono delle visioni opposte in merito al tempo e
alle relazioni personali: le culture monocroniche sono orientate più sul
tempo, mentre le culture policroniche sono orientate più sulle
relazioni sociali.
Nelle culture monocroniche la
percezione del tempo è lineare, il tempo è suddiviso in compartimenti,
un compito viene concluso prima di iniziarne un altro e così ci si
concentra su una cosa sola. Gli impegni di tempo vengono presi sul
serio, gli appuntamenti, i programmi e la puntualità sono
importantissimi. La vita è determinata in gran parte dal tempo. In
culture policroniche, al contrario, il tempo assume un ruolo molto meno
prominente. I contatti sociali e le relazioni personali vengono
apprezzati molto più dei programmi fissati. Il tempo è flessibile e non
suddiviso in compartimenti. Al contrario del sistema monocronico, in
culture policroniche si fanno tante cose contemporaneamente
e non si considera fastidioso essere interrotti. Programmi e
appuntamenti vengono cambiati spesso e facilmente.
Così
Hall e Hall (1990, p. 19-20) sostengono che negli Stati Uniti un
appuntamento di lavoro deve essere programmato minimo due settimane in
anticipo, mentre nei paesi arabi due settimane sono troppe perché “una
data programmata così tanto di anticipo ‘sfugge la mente’”9 (Hall &
Hall, 1990, p. 20). Spencer-Oatey e Franklin (2009, p. 23)
affermano che Hall e Hall non forniscono dei dati quantitativi sulla
posizione di varie culture sulla dimensione del tempo. Il libro in cui
gli studiosi descrivono questo concetto, è stato scritto per aiutare gli
uomini d’affari americani a capire meglio il comportamento dei tedeschi
e dei francesi. Le teorie stabilite si basano su 180 interviste
condotte negli Stati Uniti, in Germania e in Francia. Hall e Hall (1990)
affermano di aver preso in considerazione in primo luogo le esperienze
dei capi esecutivi e dei direttori che hanno lavorato nell’ambito
aziendale internazionale. La conoscenza e le esperienze di questi uomini
d’affari, completati con le osservazioni di scrittori, artisti ed
educatori, hanno assistito alla composizione del libro (Hall & Hall,
1990, prefazione; introduzione).
Benché la teoria di Hall
e Hall sia stata sviluppata in prima istanza per il mondo aziendale
internazionale, i teorici affermano che può essere molto utile per
chiunque affronti delle situazioni interculturali (Hall & Hall,
1990, prefazione). In base alle interviste condotte, indicano che gli
Stati Uniti e i paesi in Nord-Europa sono più monocronici, mentre i
paesi mediterranei sono più policronici (Hall & Hall, 1990, p.
14-15). In questa ricerca ci aspettiamo dunque di trovare una differenza
fra gli italiani, che dovrebbero essere più policronici, e gli
olandesi, che pensiamo tenderanno più verso il lato monocronico della
dimensione. Tramite la ricerca empirica, che verrà introdotta nel
capitolo seguente, cercheremo di fornire dei dati statistici che
confermano le aspettative in base alla teoria di Hall e Hall (1990).
Hall
e Hall fanno una distinzione fra parole, cose materiali e
comportamento. Indicano specificamente di prestare attenzione ai
componenti non verbali della comunicazione interculturale (Hall e Hall,
1990, prefazione; p. 3). Ma anche se Hall e Hall fanno una divisione
esplicita tra comportamento e lingua, descrivono comunque la cultura,
visto che il comportamento che discutono deriva dai codici culturali con
cui la gente è stata programmata. Il concetto chiave del tempo dunque,
creando le strutture profonde della cultura, fa parte dell’ideologia in
cui cresciamo. Quest’ideologia può essere più monocronica o più
policronica.
A questo punto bisogna ricordare il termine
‘languaculture’ di Agar, con cui la lingua e la cultura sono state
connesse necessariamente. Abbiamo visto che la lingua, che Hall e Hall
dicono di non discutere, è strettamente collegata con la cultura, perché
i significati si estendono oltre il dizionario fino all’ideologia più
profonda della cultura. Questi significati sono generati in base alle
strutture profonde della cultura, cioè in base ai ‘codici culturali’
creati dal concetto del tempo. E’ la connessione necessaria tra lingua e
cultura dunque, la ‘languaculture’, che collega i significati con la
percezione del tempo.testo proveniente da tesi di ricerca intitolata:
di J Pieterse
jeudi 12 décembre 2019
The lexicon as a gateway to the cultural dimension
Language in its
socio-cultural and interpersonal context
1. The lexicon as a gateway to the cultural dimension
An innovative lexical approach should use the study of the anthropological dimension of the word. The plurality of discourses and imaginary representations of people authorize a semantic extension of words in a figurative sense. This anthropological study of the lexicon serves not only to evaluate the figurative meaning of words in the language but to establish comparisons with other foreign languages. Windmuller argues that the use made of a concept by a linguistic sign is not only an individual one but also a collective one. These traces of representations are found in the comparison of the connotations, the lexical terminologies of some scientific scientific fields, which borrow terms coming from the animal or plant kingdom (a branch of the highway, the intestinal flora); furthermore, it would be useful to study the cultural meaning of so-called "false friend" words present between two languages to see the origins of semantic differences in terms of mental representations of the object or concept.
Within a lexical type approach it would be useful to be able to study the figurative sense, the idiomatic expressions present in a given language.In fact Windmuller remembers that words express not only objects but also the consciousness that humans have of them. In every language there is a series of words "witnesses" or "keywords" that convey new ideas, new concepts of reality, history and thus reveal the dynamics inherent between the word and the world. For example, the diachronic study of a given word would allow us to find its use in a historical period, understand an event, social practices, an ideology as well as its anchorage to the mentality.
In the same way we can speak of lexical polysemy to bring out the interaction between language and the world. The connection between the various forms of lexical meaning possible with polysemy allows a given cultural or social context to bring about a change on the discursive level and on the relational level of the various interlocutors. In fact, the use of a given lexicon implies a form of collective recognition as in the case of words of popular origin or the language of young people. These lexical terms are accepted, tolerated or rejected mainly on the social level. Still in the lexical context, from a cultural perspective, we have the presence of commercial terms in everyday language that have become central elements of a shared culture by a community. The reference to semantics is a must when, for example, Martinet emphasized that "the expression is the means and the content is the end". In fact, the meaning of a word depends on the average in terms of use within a community. In the lexical field we have had the development of ethnoscience studies in the United States with Conklin's work on taxonomies. In these works the classification of knowledge in archaic societies has been accomplished: plants, non-linguistic universes, nameable and unmentionable things.
1. The lexicon as a gateway to the cultural dimension
An innovative lexical approach should use the study of the anthropological dimension of the word. The plurality of discourses and imaginary representations of people authorize a semantic extension of words in a figurative sense. This anthropological study of the lexicon serves not only to evaluate the figurative meaning of words in the language but to establish comparisons with other foreign languages. Windmuller argues that the use made of a concept by a linguistic sign is not only an individual one but also a collective one. These traces of representations are found in the comparison of the connotations, the lexical terminologies of some scientific scientific fields, which borrow terms coming from the animal or plant kingdom (a branch of the highway, the intestinal flora); furthermore, it would be useful to study the cultural meaning of so-called "false friend" words present between two languages to see the origins of semantic differences in terms of mental representations of the object or concept.
Within a lexical type approach it would be useful to be able to study the figurative sense, the idiomatic expressions present in a given language.In fact Windmuller remembers that words express not only objects but also the consciousness that humans have of them. In every language there is a series of words "witnesses" or "keywords" that convey new ideas, new concepts of reality, history and thus reveal the dynamics inherent between the word and the world. For example, the diachronic study of a given word would allow us to find its use in a historical period, understand an event, social practices, an ideology as well as its anchorage to the mentality.
In the same way we can speak of lexical polysemy to bring out the interaction between language and the world. The connection between the various forms of lexical meaning possible with polysemy allows a given cultural or social context to bring about a change on the discursive level and on the relational level of the various interlocutors. In fact, the use of a given lexicon implies a form of collective recognition as in the case of words of popular origin or the language of young people. These lexical terms are accepted, tolerated or rejected mainly on the social level. Still in the lexical context, from a cultural perspective, we have the presence of commercial terms in everyday language that have become central elements of a shared culture by a community. The reference to semantics is a must when, for example, Martinet emphasized that "the expression is the means and the content is the end". In fact, the meaning of a word depends on the average in terms of use within a community. In the lexical field we have had the development of ethnoscience studies in the United States with Conklin's work on taxonomies. In these works the classification of knowledge in archaic societies has been accomplished: plants, non-linguistic universes, nameable and unmentionable things.
1.a Connotations
An important point concerns the connotation as a phenomenon that implies the variety of senses of a word as a way to add a large number of information on the denotative meaning. In this way it will be possible to decode its meaning through its specific use.
The connotations with a symbolic character refer to the meaning of an object or concept to an extralinguistic reality. This was the work carried out by Barthes in Mythologies (1957) in which the connotative value of objects revealed social practices, myths, values and ideas of society. The main feature of the connotation is that it is often shared within a single community of speakers. The same is true for affective connotations, for example "concentration camp", the Berlin wall, the Dreyfus affair, Mani Pulite, wall street centers "refer to reactions, mental images, that is to say a set of emotional connotations often typical of a given cultural group but which on some occasions can cause similar perceptions in other cultural groups.These same perceptions can trigger different reactions within the same group. For example, "je suis Charlie" or "I'm with Salvini" or "never with Salvini" trigger different connotations from one person to another. In the same way the allusive, euphemistic strategies used to avoid talking about sensitive issues can give rise to very different reactions between people. The connotation authorizes a form of cultural complicity between the speakers that poses many problems for foreigners. In fact, the various implications remain even more hermetic for the non-natives and cause a feeling of exclusion to the community in which they find themselves.
For example, knowing the quotations in a conversation is a good example to understand the need for mastery of the cultural competences by the interlocutors.
The same applies to metaphors, word games as typical elements of a given culture. The presence of connotative material in the text should be analyzed through a discursive corpus in a given language and compared with another language to identify the various cultural connotations, uses and perhaps a possible classification.
An important point concerns the connotation as a phenomenon that implies the variety of senses of a word as a way to add a large number of information on the denotative meaning. In this way it will be possible to decode its meaning through its specific use.
The connotations with a symbolic character refer to the meaning of an object or concept to an extralinguistic reality. This was the work carried out by Barthes in Mythologies (1957) in which the connotative value of objects revealed social practices, myths, values and ideas of society. The main feature of the connotation is that it is often shared within a single community of speakers. The same is true for affective connotations, for example "concentration camp", the Berlin wall, the Dreyfus affair, Mani Pulite, wall street centers "refer to reactions, mental images, that is to say a set of emotional connotations often typical of a given cultural group but which on some occasions can cause similar perceptions in other cultural groups.These same perceptions can trigger different reactions within the same group. For example, "je suis Charlie" or "I'm with Salvini" or "never with Salvini" trigger different connotations from one person to another. In the same way the allusive, euphemistic strategies used to avoid talking about sensitive issues can give rise to very different reactions between people. The connotation authorizes a form of cultural complicity between the speakers that poses many problems for foreigners. In fact, the various implications remain even more hermetic for the non-natives and cause a feeling of exclusion to the community in which they find themselves.
For example, knowing the quotations in a conversation is a good example to understand the need for mastery of the cultural competences by the interlocutors.
The same applies to metaphors, word games as typical elements of a given culture. The presence of connotative material in the text should be analyzed through a discursive corpus in a given language and compared with another language to identify the various cultural connotations, uses and perhaps a possible classification.
1.b Advertising and
images as vehicles for cultural information
A very rich area of educational implications is the one of advertising as a message carrying specific cultural information. To be able to decode an advertisement it is necessary to have the communication code used in that message, in other words the symbols connected to a given culture imply the knowledge of features and facts perceptible within the sign, which allow the receiver to immediately understand the message transmitted. In these advertisements often the text refers to contextual clues that are present in a given culture. These clues are generally psychological or social and in Barthes' sign theory we find objects, clothes, novels, cinemas, social behaviors as revealing signs of real sociological factors. This view of the sign includes the study of coats of arms, coats of arms, and hairstyles as functions that carry identifiers or social memberships.
In the context of understanding foreign cultures, the role of images is very clear, in fact these reveal iconic, metaphorical, allegorical representations that refer to a whole set of collective rituals and myths. These symbolic forms connote facts, values but also feelings, representations of cultural phenomena but also natural phenomena such as the conception and interpretation in a given culture of air, fire and water.
In our contemporary world, all these "sign" messages are mostly transmitted through the media.
Ultimately, using the words of Lambert (1994: 36): "reading an image means questioning its readability and its symbolic dimensions that allow its interpretation" we understand even better than the need for a true media education inside the educational world.
A very rich area of educational implications is the one of advertising as a message carrying specific cultural information. To be able to decode an advertisement it is necessary to have the communication code used in that message, in other words the symbols connected to a given culture imply the knowledge of features and facts perceptible within the sign, which allow the receiver to immediately understand the message transmitted. In these advertisements often the text refers to contextual clues that are present in a given culture. These clues are generally psychological or social and in Barthes' sign theory we find objects, clothes, novels, cinemas, social behaviors as revealing signs of real sociological factors. This view of the sign includes the study of coats of arms, coats of arms, and hairstyles as functions that carry identifiers or social memberships.
In the context of understanding foreign cultures, the role of images is very clear, in fact these reveal iconic, metaphorical, allegorical representations that refer to a whole set of collective rituals and myths. These symbolic forms connote facts, values but also feelings, representations of cultural phenomena but also natural phenomena such as the conception and interpretation in a given culture of air, fire and water.
In our contemporary world, all these "sign" messages are mostly transmitted through the media.
Ultimately, using the words of Lambert (1994: 36): "reading an image means questioning its readability and its symbolic dimensions that allow its interpretation" we understand even better than the need for a true media education inside the educational world.
2. Communication
problems: the “fatic “nature of language and communication
styles
In the field of learning a foreign language, it is totally ignored how the language is based on a game of conversational rules that speakers use and manage intentionally or unintentionally. Hence the need to create conversational learning of foreign languages. In fact, every linguistic act is an individual and social act, in which a foreign speaker will be confronted with the dangers of a bad interpretation of the sentence. Therefore, the problem of the learner lies in the level of reception and interpretation. These communicative misunderstandings can cause blockages, disappointments, frustrations, misunderstandings that certainly do not help the social relations between the interlocutors. Therefore it is necessary to provide students with the opportunity to communicate appropriately, ie to offer the possibility to do and act in communicative situations. During oral communications there are many "fatic" elements as mentioned by Malinoski that we can summarize in this way: verbal markers, allocutive terms, family ties, social, affective and cognitive relationships. And then there are the paralinguistic elements: bodily and psycho-social distance, gestures, physical contact, posture, facial expression. Para-verbal markers are prosodic, vocal, articulatory intensity, whispering, vocal timbre, vocal power.
In the field of learning a foreign language, it is totally ignored how the language is based on a game of conversational rules that speakers use and manage intentionally or unintentionally. Hence the need to create conversational learning of foreign languages. In fact, every linguistic act is an individual and social act, in which a foreign speaker will be confronted with the dangers of a bad interpretation of the sentence. Therefore, the problem of the learner lies in the level of reception and interpretation. These communicative misunderstandings can cause blockages, disappointments, frustrations, misunderstandings that certainly do not help the social relations between the interlocutors. Therefore it is necessary to provide students with the opportunity to communicate appropriately, ie to offer the possibility to do and act in communicative situations. During oral communications there are many "fatic" elements as mentioned by Malinoski that we can summarize in this way: verbal markers, allocutive terms, family ties, social, affective and cognitive relationships. And then there are the paralinguistic elements: bodily and psycho-social distance, gestures, physical contact, posture, facial expression. Para-verbal markers are prosodic, vocal, articulatory intensity, whispering, vocal timbre, vocal power.
These elements are part
of a careful study of verbal interactions focusing more on the
communicative styles present in a given culture, as well as the
cultural values that the members of a community offer to some
social uses. One could therefore compare linguistic acts and
communication strategies in various cultures. Furthermore there are
many useful conversational phenomena to be analyzed for a cultural
learning of languages.
a. Work on how to interrupt the interaction, change your words, express your misunderstanding.
b. the notion of a person's social role is very important because a person's role does not always coincide within another society.
c. learning to reformulate one's own thinking, self-correction and the reformulation of the intentions of the other interlocutor are very important communication strategies to be developed in the teaching of foreign languages.
d. implicit cultural, ie knowledge and shared knowledge, the cultural weight of words and the way to express them. From here we find the concept of connotation, ways of speaking, the dimension of restrictions and implicit discursive as central issues to be addressed in the classroom.
is. The signs of presence, namely those markers of attention during verbal interaction: yes, of course, seriously, but come on, really, but what do you say. Also smiles are very important, nodding to the interlocutor, using gestures.
a. Work on how to interrupt the interaction, change your words, express your misunderstanding.
b. the notion of a person's social role is very important because a person's role does not always coincide within another society.
c. learning to reformulate one's own thinking, self-correction and the reformulation of the intentions of the other interlocutor are very important communication strategies to be developed in the teaching of foreign languages.
d. implicit cultural, ie knowledge and shared knowledge, the cultural weight of words and the way to express them. From here we find the concept of connotation, ways of speaking, the dimension of restrictions and implicit discursive as central issues to be addressed in the classroom.
is. The signs of presence, namely those markers of attention during verbal interaction: yes, of course, seriously, but come on, really, but what do you say. Also smiles are very important, nodding to the interlocutor, using gestures.
2.b Interactional
Sociolinguistics
In Gumperz's work in interational sociolinguistics it has been established that speakers adopt strategies of linguistic behavior that vary according to many factors such as:
interpersonal relationships, interpretation of verbal messages, interpretation of the communicative situation and cultural and individual presuppositions.
For Gumperz it is necessary to consider interactions as collective factors in which the dynamics are subjected to constant changes caused by socio-cultural conventions, whose origins lie in the interpretative modalities of the speakers.
Gumperz's approach makes it clear that the essence of the communicative problem is the one highlighted years ago by Bakhtine (1977: 36), that is to say that "the true substance of the language is not constituted by an abstract system of linguistic forms but by the social phenomenon of verbal interaction ".
In Gumperz's work in interational sociolinguistics it has been established that speakers adopt strategies of linguistic behavior that vary according to many factors such as:
interpersonal relationships, interpretation of verbal messages, interpretation of the communicative situation and cultural and individual presuppositions.
For Gumperz it is necessary to consider interactions as collective factors in which the dynamics are subjected to constant changes caused by socio-cultural conventions, whose origins lie in the interpretative modalities of the speakers.
Gumperz's approach makes it clear that the essence of the communicative problem is the one highlighted years ago by Bakhtine (1977: 36), that is to say that "the true substance of the language is not constituted by an abstract system of linguistic forms but by the social phenomenon of verbal interaction ".
Webography
Il lessico come porta d'accesso alla dimensione culturale
Il linguaggio nel suo contesto
socioculturale e interpersonale
1. Il lessico come porta d'accesso
alla dimensione culturale
Un approccio lessicale di tipo
innovativo dovrebbe utilizzare lo studio della dimensione
antropologica della parola. La pluralità dei discorsi e le
rappresentazioni immaginarie delle persone autorizzano un ampliamento
semantico delle parole in senso figurato. Tale studio antropologico
del lessico non serve soltanto a valutare il senso figurato delle
parole nella lingua ma di stabilire delle comparazioni con altre
lingue straniere. Windmuller sostiene che l'uso fatto di un concetto
tramite un segno linguistico non è di tipo soltanto individuale ma
anche di tipo collettivo. Queste tracce di rappresentazioni si
ritrovano nella comparazione delle connotazioni, le terminologie
lessicali di alcuni ambiti scientifici\ tecnici, i quali prendono in
prestito dei termini provenienti dal regno animale o vegetale ( un
ramo dell'autostrada, la flora intestinale); inoltre, sarebbe utile
studiare il senso culturale di parole cosiddette “ falsi amici”
presenti tra due lingue per vedere le origini delle differenze
semantiche in termini di rappresentazioni mentale dell'oggetto o del
concetto.
All'interno di un approccio di tipo
lessicale sarebbe utile poter studiare il senso figurato, le
espressioni idiomatiche presenti in una data lingua.
Infatti Windmuller ricorda che le
parole non esprimono soltanto degli oggetti ma anche la coscienza che
gli umani ne hanno. Esiste in ogni lingua una serie di parole “
testimoni” o “ parole chiave” che trasmettono delle nuove idee,
delle nuove concezioni della realtà, della storia e dunque rivelano
la dinamica insita tra la parola e il mondo. Ad esempio, lo studio
diacronico di una data parola permetterebbe di rinvenire il suo uso
in un periodo storico, capire un evento, delle pratiche sociali,
un'ideologia così come il suo ancoraggio alla mentalità.
Allo stesso modo si può parlare della
polisemia lessicale per fare emergere l'interazione tra linguaggio e
il mondo. Il collegamento tra le varie forme di significato lessicale
possibili con la polisemia consente ad un dato contesto culturale o
sociale di mettere in campo un cambiamento sul piano discorsivo e sul
piano relazionale dei vari interlocutori. Di fatto, l'uso di un dato
lessico implica una forma di riconoscimento collettivo come nel caso
delle parole di origine popolari o del linguaggio dei giovani. Questi
termini lessicali vengono accettati, tollerati o rifiutati
principalmente sul piano sociale. Sempre in ambito lessicale, in
prospettiva culturale, abbiamo la presenza dei termini commerciali
nella lingua quotidiana che sono diventati elementi centrali di una
cultura condivisa da parte di una comunità. Il riferimento alla
semantica è d'obbligo quando ad esempio Martinet sottolineava che
“l'espressione è il mezzo e il contenuto è il fine”. Infatti,
il senso di una parola dipende dalla media in termine di uso
all'interno di una comunità. In ambito lessicale abbiamo avuto lo
sviluppo degli studi di etnoscienza negli Stati-Uniti con i lavori di
Conklin sulle tassonomie. In questi lavori è stata compiuta la
classificazione delle conoscenze nelle società arcaiche: i vegetali,
gli universi non-linguistici, le cose nominabili e innominabili.
1.a Le connotazioni
Un altro punto importante riguarda la
connotazione come fenomeno che implica la varietà di sensi di una
parola come modalità per aggiungere un gran numero di informazione
sul significato denotativo. In tal modo sarà consentita la
possibilità di decodificare il suo senso tramite il suo uso
specifico.
Le connotazioni con carattere simbolico
rimandano il senso di un oggetto o concetto ad una realtà
extralinguistica. Questo è stato il lavoro compiuto da Barthes in
Mythologies ( 1957) in cui il valore connotativo degli oggetti
rivelava delle pratiche sociali, dei miti, dei valori e delle idee di
società. La caratteristica principale della connotazione è quella
di essere spesso condivisa all'interno di una sola comunità di
parlanti. La stessa cosa vale per le connotazioni affettive, ad
esempio “ campo di concentramento”, il muro di Berlino, l'affaire
Dreyfus, mani pulite, wall street center” rimandono a delle
reazioni, immagini mentali, vale a dire un insieme di connotazioni
affettive spesso tipiche di un dato gruppo culturale ma che in alcune
occasioni possono provocare delle percezioni simili in altri gruppi
culturali. Queste stesse percezioni possono innescare reazioni
differenti all'interno di uno stesso gruppo. Per esempio, “ je suis
Charlie” o “ sto con Salvini” o “ mai con Salvini”
innescano delle connotazioni differenti da una persona ad un'altra.
Allo stesso modo le strategie allusive, eufemistiche utilizzate per
evitare di parlare di temi delicati possono dare vita a delle
reazioni molto differenti tra le persone. La connotazione autorizza
una forma di complicità culturale tra i parlanti che pone molti
problemi per gli stranieri. Infatti, i vari sottintesi rimangono
ancora più ermetici per i non-nativi e provocano un sentimento di
esclusione alla comunità in cui si trovano.
Ad esempio conoscere le citazioni
presenti in una conversazione sono un ottimo esempio per capire il
bisogno di padronanza della competenza culturale da parte degli
interlocutori.
Stesso discorso vale per le metafore,
i giochi di parole come elementi tipici di una data cultura. La
presenza di materiale connotativo nel testo dovrebbe essere
analizzato tramite un corpus discorsivo in una data lingua e
comparato con un'altra lingua per identificare le varie connotazioni
culturali, gli usi e magari una possibile classificazione.
1.b La pubblicità e le immagini
come veicoli di informazioni culturali
Un altro ambito molto ricco di
implicazioni didattiche è quello della pubblicità come messaggio
portatore di informazioni culturali specifiche. Per potere
decodificare una pubblicità occorre possedere il codice di
comunicazione adoperato in quel messaggio, in altre parole i simboli
collegati ad una data cultura implicano la conoscenza di tratti e
fatti percettibili dentro il segno, i quali consentono al ricevente
di capire immediatamente il messaggio trasmesso. In questi messaggi
pubblicitari spesso il testo rinvia a degli indizi contestuali che
sono presenti in una data cultura. Questi indizi sono generalmente di
tipo psicologici o sociali e nella teoria del segno di Barthes
troviamo degli oggetti, vestiti, romanzi, cinema, comportamenti
sociali come segni rivelatori di fattori sociologici reali. In
questa visione del segno rientra lo studio degli stemmi, blasoni,
acconciature come funzioni portatrici di marcatori d'identità o di
appartenenza sociale.
Nell'ambito della comprensione delle
culture straniere, il ruolo delle immagini è molto palese, infatti
queste rivelano delle rappresentazioni iconiche, metaforiche,
allegoriche che si rifanno a tutto un insieme di riti e miti
collettivi. Queste forme simboliche connotano dei fatti, dei valori
ma anche dei sentimenti, delle rappresentazioni di fenomeni culturali
ma anche naturali quali ad esempio la concezione e interpretazione in
una data cultura dell'aria, fuoco, acqua.
Nel nostro mondo contemporaneo, tutti
questi messaggi “ segnici” vengono prevalentemente trasmessi
tramite i media.
In definitiva, utilizzando le parole di
Lambert ( 1994:36) : “ leggere un'immagine significa interrogare la
sua leggibilità e le sue dimensioni simboliche che consentono la sua
interpretazione” capiamo ancora meglio del bisogno di una vera
educazione all'immagine all'interno del mondo educativo.
2. Problemi comunicativi: la natura
“fatica” del linguaggio e gli stili comunicativi
Nell'ambito dell'apprendimento di una
lingua straniera viene totalmente ignorato come la lingua sia fondata
su un gioco di regole conversazionali che parlanti utilizzano e
gestiscono intenzionalmente o involontariamente. Da qui la necessità
di creare un apprendimento delle lingue straniere di tipo
conversazionale. Di fatto, ogni atto linguistico è un atto
individuale e sociale, in cui un parlante straniero sarà confrontato
ai pericoli di una cattiva interpretazione dell'enunciato. Pertanto,
il problema nell'apprendente si colloca sul piano della ricezione ed
interpretazione. Questi malintesi comunicativi possono causare
blocchi, delusioni, frustrazioni, incomprensioni che non aiutano di
certo i rapporti sociali tra gli interlocutori. Pertanto occorre
fornire agli studenti la possibilità di comunicare in modo
appropriato, ossia offrire la possibilità di fare e agire in
situazioni comunicative. Durante le comunicazioni orali esistono
molti elementi di tipo “ fatico” come viene menzionato da
Malinoski che possiamo riassumere in questo modo: marcatori verbali,
termini allocutivi, legami familiari, relazioni sociali, affettive,
cognitive. E poi ci sono gli elementi di tipo paralinguistici: la
distanza corporale e psico-sociale, i gesti, contatto fisico,
postura, mimica facciale. I marcatori para-verbali sono prosodici,
vocali, intensità articolatoria, bisbiglio, timbro vocale, potenza
vocale.
Questi elementi rientrano in uno studio
accurato delle interazioni verbali incentrato maggiormente gli stili
comunicativi presenti in una data cultura, così come i valori
culturali che i membri di una comunità offrono ad alcuni usi
sociali. Si potrebbe pertanto comparare gli atti linguistici e le
strategie comunicative nelle varie culture. Inoltre esistono molti
fenomeni conversazionali utili da analizzare per un apprendimento di
tipo culturale delle lingue.
a. Lavorare sulle modalità di
interruzione della parola, modificare le proprie parole, esprimere la
propria incomprensione.
b. la nozione di ruolo sociale della
persona è molto importante perché il ruolo di una persona non
coincide sempre all'interno di un'altra società.
c. imparare a riformulare il proprio
pensiero, l'autocorrezione e la riformulazione dei propositi
dell'altro interlocutore sono strategie comunicative molto importanti
da sviluppare nell'insegnamento delle lingue straniere.
d. impliciti culturali, ovverosia le
conoscenze e saperi condivisi, il peso culturale delle parole e il
modo di esprimerle. Da qui ritroviamo il concetto di connotazione, i
modi di parlare, la dimensione delle restrizioni e degli impliciti
discorsivi come tematiche centrali da affrontare in aula.
e. I segnali di presenza, vale a dire
quei marcatori di attenzione durante l'interazione verbale: sì,
certo, sul serio, ma dai, davvero, ma che dici. Inoltre sono molto
importanti i sorrisi, annuire all'interlocutore, uso dei gesti.
2.b Sociolinguistica interazionale
Nei lavori di Gumperz in
sociolinguistica interazionale si è costato che i parlanti adottano
delle strategie di comportamento linguistico che variano in funzione
di molti fattori quali ad esempio:
le relazioni interpersonali,
l'interpretazione dei messaggi verbali, l'interpretazione della
situazione comunicativa e dei presupposti culturali e individuali.
Per Gumperz è necessario considerare
le interazioni come dei fattori collettivi in cui le dinamiche sono
sottoposte a cambiamenti constanti causati dalle convenzioni
socioculturali, le cui origini si collocano nelle modalità
interpretative dei parlanti.
L'approccio di Gumperz mette in chiaro
come l'essenza del problema comunicativo sia quello evidenziato anni
fa da Bakhtine ( 1977: 36), vale a dire che “la vera sostanza della
lingua non è costituita da un sistema astratto di forme linguistiche
ma dal fenomeno sociale dell'interazione verbale”.
Sitografia
Scialla! ecco il vocabolario dei ragazzi
Scialla! ecco il vocabolario dei ragazzi
“Parla correttamente in italiano!” è il rimprovero che spesso ci fanno i nostri Professori durante le interrogazioni, quando ci capita di inserire parole o espressioni che non fanno certo parte del dizionario della lingua italiana. Parole che talvolta gli stessi insegnanti fanno fatica a comprendere perché rientrano in quel vocabolario giovanile che caratterizza il nostro modo di parlare, ricco di abbreviazioni, neologismi, termini dialettali, appellativi all’insegna dell’ironia, al quale ci piace tanto ricorrere nelle conversazioni con gli amici. Ecco allora qui di seguito un breve dizionario dei termini e delle espressioni più utilizzati da noi ragazzi.
APPICCIARE: espressione verbale da intendersi come “accendere il fuoco”.
ARIPJATE: invito a riprendersi da un atteggiamento ritenuto sbagliato.
BELLA!: saluto amichevole e confidenziale, equivalente al più comune “ciao”.
DAJE: espressione che indica un’esultanza o un sollecito.
FIGO: qualcuno o qualcosa di particolare gradimento.
M’ATTIZZI: espressione da intendersi come “mi seduci”, “mi intrighi”.
ME FAI STIRA’: espressione da intendersi come “mi fai morire dal ridere”.
ME STAI A ‘MBRUTTI’?: espressione interrogativa da intendersi come “mi stai sfidando?”, o interpretabile come una critica, un rimprovero;
-N T’ACCOLLA’ / SCOLLATE: invito a farsi da parte rivolto ad una persona particolarmente invadente o stressante.
NUN T’AREGGE: espressione di sfida da intendersi come “non hai il coraggio”.
NUN TE REGOLI: espressione da intendersi come “non sai cosa stai facendo”.
NUN ME TE COPRO: espressione da intendersi come “non ho intenzione di badare a te”.
PISCHELLO: ragazzo giovane, adolescente.
SCIALLA: è l’espressione attualmente più in voga e diffusa, da intendersi con molteplici significati, principalmente “tranquillo”, “stai calmo”, “chi se ne frega”.
SE BECCAMO: espressione da intendersi come “ci incontriamo”, “ci vediamo”.
SEI SIMPY: espressione da intendersi come “sei simpatico/a”.
SEI UN TAJO: espressione da intendersi come “sei molto divertente”, oppure “sei troppo simpatico/a”;
SEI UNA PRESA A MALE: espressione che indica uno stato d’animo di depressione indotto da qualcun altro.
SFIGATO/SOGGETTO: appellativo per persona che subisce molto spesso dei torti o che non è ritenuto per niente alla moda.
STO A FA LA SCHIUMA: espressione da intendersi come “ho molto caldo”.
TE SCAPOCCIO: espressione da intendersi come “mi arrabbio con te”.
TE SMONTO, TE SMOLECOLO, TE PISTO, TE FRULLO, TE RIAGGIUSTO, TE STRONCO: espressioni di minaccia da intendersi come “ti picchio”.
T’HO CHIUSO: espressione di soddisfazione da intendersi come “ti ho zittito”.
VIECCE: espressione di sfida da intendersi come “prova a sfidarmi”.
ZELLOSO: aggettivo riferito ad una persona sporca, trasandata.
ZI’, CI’, SGHI’, BRO’, FRATE’: appellativi amichevoli che si rivolgono a persone con cui si è in confidenza.
“Parla correttamente in italiano!” è il rimprovero che spesso ci fanno i nostri Professori durante le interrogazioni, quando ci capita di inserire parole o espressioni che non fanno certo parte del dizionario della lingua italiana. Parole che talvolta gli stessi insegnanti fanno fatica a comprendere perché rientrano in quel vocabolario giovanile che caratterizza il nostro modo di parlare, ricco di abbreviazioni, neologismi, termini dialettali, appellativi all’insegna dell’ironia, al quale ci piace tanto ricorrere nelle conversazioni con gli amici. Ecco allora qui di seguito un breve dizionario dei termini e delle espressioni più utilizzati da noi ragazzi.
APPICCIARE: espressione verbale da intendersi come “accendere il fuoco”.
ARIPJATE: invito a riprendersi da un atteggiamento ritenuto sbagliato.
BELLA!: saluto amichevole e confidenziale, equivalente al più comune “ciao”.
DAJE: espressione che indica un’esultanza o un sollecito.
FIGO: qualcuno o qualcosa di particolare gradimento.
M’ATTIZZI: espressione da intendersi come “mi seduci”, “mi intrighi”.
ME FAI STIRA’: espressione da intendersi come “mi fai morire dal ridere”.
ME STAI A ‘MBRUTTI’?: espressione interrogativa da intendersi come “mi stai sfidando?”, o interpretabile come una critica, un rimprovero;
-N T’ACCOLLA’ / SCOLLATE: invito a farsi da parte rivolto ad una persona particolarmente invadente o stressante.
NUN T’AREGGE: espressione di sfida da intendersi come “non hai il coraggio”.
NUN TE REGOLI: espressione da intendersi come “non sai cosa stai facendo”.
NUN ME TE COPRO: espressione da intendersi come “non ho intenzione di badare a te”.
PISCHELLO: ragazzo giovane, adolescente.
SCIALLA: è l’espressione attualmente più in voga e diffusa, da intendersi con molteplici significati, principalmente “tranquillo”, “stai calmo”, “chi se ne frega”.
SE BECCAMO: espressione da intendersi come “ci incontriamo”, “ci vediamo”.
SEI SIMPY: espressione da intendersi come “sei simpatico/a”.
SEI UN TAJO: espressione da intendersi come “sei molto divertente”, oppure “sei troppo simpatico/a”;
SEI UNA PRESA A MALE: espressione che indica uno stato d’animo di depressione indotto da qualcun altro.
SFIGATO/SOGGETTO: appellativo per persona che subisce molto spesso dei torti o che non è ritenuto per niente alla moda.
STO A FA LA SCHIUMA: espressione da intendersi come “ho molto caldo”.
TE SCAPOCCIO: espressione da intendersi come “mi arrabbio con te”.
TE SMONTO, TE SMOLECOLO, TE PISTO, TE FRULLO, TE RIAGGIUSTO, TE STRONCO: espressioni di minaccia da intendersi come “ti picchio”.
T’HO CHIUSO: espressione di soddisfazione da intendersi come “ti ho zittito”.
VIECCE: espressione di sfida da intendersi come “prova a sfidarmi”.
ZELLOSO: aggettivo riferito ad una persona sporca, trasandata.
ZI’, CI’, SGHI’, BRO’, FRATE’: appellativi amichevoli che si rivolgono a persone con cui si è in confidenza.
"Ciao Vale, ci becchiamo sul tardi, andiamo a drinkare, ti lovvo
tanto". "Ok Fede, speriamo mia mamma non svalvoli, ti lovvo anch'io".
Potrebbe essere la conversazione tra due adolescenti innamorati, secondo
il linguaggio giovanile corrente. Un colloquio che nella forma propria
della lingua italiana sarebbe così: "Ciao Valeria, ci incontriamo sul
tardi, andiamo a bere qualcosa, ti amo tanto"; "D'accordo Federico,
speriamo che mia madre non faccia storie, ti amo anch'io".
Parlato informale e spesso scherzoso, forme dialettali, forestierismi, frasi prese in prestito dalla pubblicità, dal cinema o dai media, espressioni gergali tradizionali e innovative si fondono tra loro nel "giovanilese", il linguaggio proprio dei giovani, spesso di difficile comprensione immediata per gli adulti. Più di 500 parole e molte locuzioni informali di questo linguaggio sono state raccolte in un glossario preparato da un gruppo di studenti della facoltà di Scienze della comunicazione dell'Università Lumsa. Il volume, dal titolo "Bella ci! Piccolo glossario di una lingua sbalconata" (Edicions de l'Alguer per la collana Alba Pratalia) - già in fase di ristampa, con numerosi aggiornamenti - è stato sottoposto all'esame di Michele Cortellazzo, ordinario di Linguistica italiana all'Università di Padova e uno dei massimi esperti italiani di linguaggio giovanile, che ne ha parlato di recente a Roma in un incontro pubblico con gli studenti dell'ateneo.
Muovendo dal fortunatissimo "postare" (pubblicare qualcosa online, derivato dall'inglese "to post", mettere nella posta, imbucare) e ormai entrato nell'uso comune - sottolinea, nella prefazione, Marzia Caria, docente di Linguistica italiana, che con la collega Patrizia Bertini Malgarini ha coordinato il lavoro degli studenti - il glossario propone numerose espressioni proprie del parlare dei giovani tra loro: da "beccarsi" (incontrarsi) a "bordello" (confusione), da "clannare" (far entrare qualcuno in un clan, in un gruppo) a "svalvolare" (uscire di senno), da "ciorro" (persona di brutto aspetto) a "ciospa" (sigaretta) a "scialla" (tranquillo). E poi varie locuzioni, come "essere fuori come un balcone" (essere fuori di testa) o "ma che ne sanno i 2000" (per indicare l'ignoranza dei nati nel 21/o secolo). E, infine, alcuni acronimi: "da Omw (sto arrivando: "Omw, aspetta 3 secondi") a W8 (aspettare: "W8, vado al bagno"). Molto amati anche i suffissi -oso e -ata: da "palloso" (noioso) a "morbidoso" (delicato), da "gufata" (frase che porta sfortuna) a "cinesata" (oggetto di scarsa qualità).
- Leggi anche Lo slang dei ragazzini, 25 vocaboli da sapere
Anche le forme dialettali sono molto frequenti e variano da territorio a territorio: dai romaneschi "piottare" (correre a cento all'ora, derivato da 'piotta', moneta da cento lire) e "mortazza" (mortadella), al nordico "burdél" (chiasso), al napoletano "frisco" (per indicare un giovane vigoroso), ai toscani "bischero" (sciocco) e "boscare" (mancare un appuntamento).
Alcuni termini stranieri, adattati all'italiano, sono perfino abusati: "drinkare" (per bere; dall'inglese "to drink"), "lovvare (per amare, da "to love"), googlare (per 'fare una ricerca su Google'). Altre locuzioni sono tratte dalla televisione, dalle canzoni o dalla pubblicità: "Anto', fa caldo!", oppure: maglia nuova? "no lavata con perlana"; e ancora: "Andiamo a comandare". Molto amati sono i troncamenti, sia di nomi comuni ("bici", per bicicletta; "raga" o "rega", per ragazzi), sia di nomi propri (Fede, Vale, Nico).
Altre parole sono proprie del gergo tradizionale: "gasato" (euforico), "toppare" (sbagliare), "ganzo" (scaltro); altre di carattere innovativo: "spaccare" (avere successo), "bidonare" (mancare un appuntamento), "bangladino" (rivendita gestita da un uomo del Bangladesh); altre ancora, infine, prese in prestito dalla medicina: "sclerare" (impazzire); o dalla scienza: "atomico" (eccezionale). Molti si chiedono se esista una qualche relazione tra i nuovi strumenti della comunicazione e il più moderno linguaggio giovanile? Cortellazzo, luminare di linguistica, ne è convinto. "Concisione nell'esprimersi, velocità che implica trascuratezza di pronuncia e scrittura, colloquialità sono le caratteristiche della 'comunicazione digitata', quella delle chat, degli sms e dei messaggi sui social network. Ma sono anche caratteristiche del linguaggio giovanile, soprattutto quelle che si incentrano sulla brevità".
http://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/teen/2018/12/16/da-ti-lovvo-a-drinkare-il-linguaggio-dei-giovani-_9cffac4e-d3ff-43fb-8b82-77e49f370b38.html
Parlato informale e spesso scherzoso, forme dialettali, forestierismi, frasi prese in prestito dalla pubblicità, dal cinema o dai media, espressioni gergali tradizionali e innovative si fondono tra loro nel "giovanilese", il linguaggio proprio dei giovani, spesso di difficile comprensione immediata per gli adulti. Più di 500 parole e molte locuzioni informali di questo linguaggio sono state raccolte in un glossario preparato da un gruppo di studenti della facoltà di Scienze della comunicazione dell'Università Lumsa. Il volume, dal titolo "Bella ci! Piccolo glossario di una lingua sbalconata" (Edicions de l'Alguer per la collana Alba Pratalia) - già in fase di ristampa, con numerosi aggiornamenti - è stato sottoposto all'esame di Michele Cortellazzo, ordinario di Linguistica italiana all'Università di Padova e uno dei massimi esperti italiani di linguaggio giovanile, che ne ha parlato di recente a Roma in un incontro pubblico con gli studenti dell'ateneo.
Muovendo dal fortunatissimo "postare" (pubblicare qualcosa online, derivato dall'inglese "to post", mettere nella posta, imbucare) e ormai entrato nell'uso comune - sottolinea, nella prefazione, Marzia Caria, docente di Linguistica italiana, che con la collega Patrizia Bertini Malgarini ha coordinato il lavoro degli studenti - il glossario propone numerose espressioni proprie del parlare dei giovani tra loro: da "beccarsi" (incontrarsi) a "bordello" (confusione), da "clannare" (far entrare qualcuno in un clan, in un gruppo) a "svalvolare" (uscire di senno), da "ciorro" (persona di brutto aspetto) a "ciospa" (sigaretta) a "scialla" (tranquillo). E poi varie locuzioni, come "essere fuori come un balcone" (essere fuori di testa) o "ma che ne sanno i 2000" (per indicare l'ignoranza dei nati nel 21/o secolo). E, infine, alcuni acronimi: "da Omw (sto arrivando: "Omw, aspetta 3 secondi") a W8 (aspettare: "W8, vado al bagno"). Molto amati anche i suffissi -oso e -ata: da "palloso" (noioso) a "morbidoso" (delicato), da "gufata" (frase che porta sfortuna) a "cinesata" (oggetto di scarsa qualità).
- Leggi anche Lo slang dei ragazzini, 25 vocaboli da sapere
Anche le forme dialettali sono molto frequenti e variano da territorio a territorio: dai romaneschi "piottare" (correre a cento all'ora, derivato da 'piotta', moneta da cento lire) e "mortazza" (mortadella), al nordico "burdél" (chiasso), al napoletano "frisco" (per indicare un giovane vigoroso), ai toscani "bischero" (sciocco) e "boscare" (mancare un appuntamento).
Alcuni termini stranieri, adattati all'italiano, sono perfino abusati: "drinkare" (per bere; dall'inglese "to drink"), "lovvare (per amare, da "to love"), googlare (per 'fare una ricerca su Google'). Altre locuzioni sono tratte dalla televisione, dalle canzoni o dalla pubblicità: "Anto', fa caldo!", oppure: maglia nuova? "no lavata con perlana"; e ancora: "Andiamo a comandare". Molto amati sono i troncamenti, sia di nomi comuni ("bici", per bicicletta; "raga" o "rega", per ragazzi), sia di nomi propri (Fede, Vale, Nico).
Altre parole sono proprie del gergo tradizionale: "gasato" (euforico), "toppare" (sbagliare), "ganzo" (scaltro); altre di carattere innovativo: "spaccare" (avere successo), "bidonare" (mancare un appuntamento), "bangladino" (rivendita gestita da un uomo del Bangladesh); altre ancora, infine, prese in prestito dalla medicina: "sclerare" (impazzire); o dalla scienza: "atomico" (eccezionale). Molti si chiedono se esista una qualche relazione tra i nuovi strumenti della comunicazione e il più moderno linguaggio giovanile? Cortellazzo, luminare di linguistica, ne è convinto. "Concisione nell'esprimersi, velocità che implica trascuratezza di pronuncia e scrittura, colloquialità sono le caratteristiche della 'comunicazione digitata', quella delle chat, degli sms e dei messaggi sui social network. Ma sono anche caratteristiche del linguaggio giovanile, soprattutto quelle che si incentrano sulla brevità".
http://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/teen/2018/12/16/da-ti-lovvo-a-drinkare-il-linguaggio-dei-giovani-_9cffac4e-d3ff-43fb-8b82-77e49f370b38.html
mercredi 11 décembre 2019
CONNOTAZIONI CULTURALI: termini di uso quotidiano Quali sono i codici culturali presenti dietro la parola PRANZO
“Qual è il significato culturale implicito in termini di uso quotidiano e in che modo le differenze associative tra italiani e olandesi sono legate all’interpretazione culturale del concetto chiave del tempo?”.
Il fenomeno
“Ordinai un caffè, lo buttai giù in un secondo ed uscii dal bar.”
(Eco, 2001, p. 18; la frase proveniente da un romanzo italiano)
Questa frase, proveniente da un romanzo italiano, si riferisce ad una situazione tipica italiana. Questo caffè, che si può buttare giù in un secondo, non può che riferirsi ad un caffè italiano, dice Eco (2001, p. 18). Benché la parola ‘caffè’ si possa tradurre facilmente in altre lingue, come l’inglese ‘coffee’, le parole non sono uguali. Un termine semplice come ‘caffè’ evoca varie associazioni e si riferisce a certe abitudini. Siccome queste associazioni non sono uguali in tutto il mondo, una parola può avere degli effetti completamente diversi in vari paesi.
Eco presenta questo esempio per chiarire che l’equivalenza linguistica di una traduzione non significa automaticamente pure un’equivalenza culturale. Fa il paragone con il caffè americano, che non si potrebbe mai buttare giù in un secondo “sia per la quantità che per la temperatura”1 (Eco, 2001, p. 18). Una traduzione ‘letterale’ della frase italiana perciò non funzionerebbe per i lettori americani.
DOMANDE DI RICERCA
Questo è il significato culturale implicito, che collega la lingua con la cultura, per cui l’effetto di una parola varia a seconda della cultura. Per quanto riguarda il concetto del tempo si distinguono due sistemi diversi, il tempo monocronico e il tempo policronico, che costituiscono delle visioni opposte in merito al tempo e alle relazioni sociali. La teoria sostiene che i paesi nord-europei sono monocronici, orientandosi sul tempo, mentre i paesi mediterranei sono policronici, orientandosi sulle relazioni sociali. Le osservazioni teoriche in merito al legame necessario fra lingua e cultura, ben mostrato dal termine ‘languaculture’, confermano l’ipotesi sul collegamento fra le connotazioni e la percezione del tempo.
Associazione con la parola PRANZO
Pasta 48
Pausa 18
Tavola 18
Cibo (buono)
18 Famiglia
Pure gli italiani associano la parola ‘pranzo’ con ciò che mangiano, ossia un pasto caldo. Oltre alla pasta e al cibo in generale sono menzionati dunque la carne, l’insalata, il pane, dell’acqua, il caffè, la frutta, la pizza, il pomodoro, la verdura, la bistecca, eccetera. Poi anche la pausa è menzionata dai partecipanti italiani, il momento di riposo per cui ci si prende il tempo. Ciò che distingue però veramente le connotazioni dei soggetti italiani è l’importanza attribuita all’aspetto sociale del pranzo, si manifesta chiaramente nelle connotazioni ‘famiglia’, che perfino è la quinta cosa più menzionata, con ‘amici’, ‘compagnia’, ‘mamma’, ‘nonna’, ‘condivisione’, ‘piacere’ e ‘insieme’.
Le connotazioni italiane per il pranzo
Un pasto caldo
Dell'acqua Mangiare nella mensa
Della pasta Mangiare
Del riso
Stare insieme con la famiglia
D Stare insieme con amici
Dividere dei bei momenti con amici/la famiglia
Prendersi il tempo di rilassarsi
Un pasto festoso
Mangiare a casa
Lavoro svolto da
J Pieterse - 2013 - differenze culturali fra le connotazioni italiane e olandesi:
http://www.pieropolidoro.it/semiotica/2013_2014semioticaimpresa3_4_enciclopedia_connotazione.pdf
https://scuolabook.it/Uploaded/sei_03017C_preview/sei_03017C_preview.pdf
Il fenomeno
“Ordinai un caffè, lo buttai giù in un secondo ed uscii dal bar.”
(Eco, 2001, p. 18; la frase proveniente da un romanzo italiano)
Questa frase, proveniente da un romanzo italiano, si riferisce ad una situazione tipica italiana. Questo caffè, che si può buttare giù in un secondo, non può che riferirsi ad un caffè italiano, dice Eco (2001, p. 18). Benché la parola ‘caffè’ si possa tradurre facilmente in altre lingue, come l’inglese ‘coffee’, le parole non sono uguali. Un termine semplice come ‘caffè’ evoca varie associazioni e si riferisce a certe abitudini. Siccome queste associazioni non sono uguali in tutto il mondo, una parola può avere degli effetti completamente diversi in vari paesi.
Eco presenta questo esempio per chiarire che l’equivalenza linguistica di una traduzione non significa automaticamente pure un’equivalenza culturale. Fa il paragone con il caffè americano, che non si potrebbe mai buttare giù in un secondo “sia per la quantità che per la temperatura”1 (Eco, 2001, p. 18). Una traduzione ‘letterale’ della frase italiana perciò non funzionerebbe per i lettori americani.
DOMANDE DI RICERCA
Questo è il significato culturale implicito, che collega la lingua con la cultura, per cui l’effetto di una parola varia a seconda della cultura. Per quanto riguarda il concetto del tempo si distinguono due sistemi diversi, il tempo monocronico e il tempo policronico, che costituiscono delle visioni opposte in merito al tempo e alle relazioni sociali. La teoria sostiene che i paesi nord-europei sono monocronici, orientandosi sul tempo, mentre i paesi mediterranei sono policronici, orientandosi sulle relazioni sociali. Le osservazioni teoriche in merito al legame necessario fra lingua e cultura, ben mostrato dal termine ‘languaculture’, confermano l’ipotesi sul collegamento fra le connotazioni e la percezione del tempo.
Associazione con la parola PRANZO
Pasta 48
Pausa 18
Tavola 18
Cibo (buono)
18 Famiglia
Pure gli italiani associano la parola ‘pranzo’ con ciò che mangiano, ossia un pasto caldo. Oltre alla pasta e al cibo in generale sono menzionati dunque la carne, l’insalata, il pane, dell’acqua, il caffè, la frutta, la pizza, il pomodoro, la verdura, la bistecca, eccetera. Poi anche la pausa è menzionata dai partecipanti italiani, il momento di riposo per cui ci si prende il tempo. Ciò che distingue però veramente le connotazioni dei soggetti italiani è l’importanza attribuita all’aspetto sociale del pranzo, si manifesta chiaramente nelle connotazioni ‘famiglia’, che perfino è la quinta cosa più menzionata, con ‘amici’, ‘compagnia’, ‘mamma’, ‘nonna’, ‘condivisione’, ‘piacere’ e ‘insieme’.
Le connotazioni italiane per il pranzo
Un pasto caldo
Dell'acqua Mangiare nella mensa
Della pasta Mangiare
Del riso
Stare insieme con la famiglia
D Stare insieme con amici
Dividere dei bei momenti con amici/la famiglia
Prendersi il tempo di rilassarsi
Un pasto festoso
Mangiare a casa
Lavoro svolto da
J Pieterse - 2013 - differenze culturali fra le connotazioni italiane e olandesi:
http://www.pieropolidoro.it/semiotica/2013_2014semioticaimpresa3_4_enciclopedia_connotazione.pdf
https://scuolabook.it/Uploaded/sei_03017C_preview/sei_03017C_preview.pdf
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