vendredi 23 avril 2010

Opera di sterilizzazione

Opera di sterilizzazione


Per me gli anni di Berlusconiana memoria hanno messo in piedi la più grande opera di sterilizzazione mai avvenuta in Italia durante questi 15 anni. Cosa si intende per sterilizzazione nella mia testa? Si intende quel senso di debolezza esistenziale davanti ai fenomeni professionali e sociali che si vivono durante la quotidianità. Ecco come avviene nella pratica: una persona quando raggiunge l'età della ragione per dirla alla Satre e continua a sentire e percepire il mondo intorno a lui come alieno ed estraneo a se stesso, in tal occasione io sto parlando di sterilizzazione della persona. Tale sterilizzazione parte da lontano, vale a dire da quando quel famoso ceto medio composto da insegnanti e piccoli impiegati interessati alla vita politica e culturale del paese, mantenendo in piede il sistema di circoli culturali, politici e le varie associazioni è venuto a diminuire in modo lampante soprattutto nelle realtà culturale del mezzogiorno, fulcro centrale del mio pensiero. Questa sterilizzazione tocca le persone più coinvolte in termini intellettuali nel decidere il volto di un territorio e tocca in modo diverso le persone che hanno una condizione più agiata e con un buon capitale culturale. Queste persone che lavorano spesso per quelle rare aziende del mezzogiorno si rendono sterili rivolgendo il loro sguardo verso gli elementi estetici ed edonistici della vita, ossia centri estetici, vestiario, viaggi, massaggi e quanto altro con la finalità di permettere a loro quell’oblio del contesto nel quale si trovano a vivere in quanto non credono che si possa cambiare molto visto che ci sono tutte persone incompetenti intorno a loro. Loro si dicono di aderire ai valori della competenza e dell'efficienza all’interno di se stessi ma non facendolo troppo vedere all’esterno. Da qui le persone sane del territorio e quelle inserite nel tessuto produttivo del territorio sono sempre più distaccate da quello che succede intorno a loro in termini sociali e politici (obiettivo raggiunto da parte dei politici che vogliono tutti fuori dalle scatole). Per me questo rappresenta in modo semplice quel profondo senso di mala politica che colpisce l'Italia.

Quindi il passo da fare è quello di fare delle piattaforme di nuove leve generazionali provenienti dal mondo giovanile del lavoro, delle università e dei sindacati e avere il coraggio di vivere il proprio ruolo sociale ed umano per un’intera stagione in netta contrapposizione con le vecchie classi politiche al potere. La creazione di questo blocco deve avvenire senza cooptazione ma solo con il contributo di idee e di coraggio di innovazione sociale, culturale ed ecologica ( in senso ambientale ed umano). Infatti credo che occorre investire in Italia nella rinascita di una società dell'intersoggettività e non più dell'egoismo sfrenato e senza regole che permea tutta la media dei rapporti umani presenti all’interno di questo paese. Per fare questo occorre creare degli spazi di interazione tra le persone e le generazioni affinché si possano sviluppare quei momenti di convivialità utili a fare sentire un senso di adesione alla realtà territoriale dove ci si trova a vivere e creare il futuro di un paese ricco di potenzialità silenziose e sterilizzate.

Alla ricerca di uno stile conversazionale europeo

Alla ricerca di uno stile conversazionale europeo: cambiare stile conversazionale per creare uno stile conversazionale europeo.

L’Europa ha bisogno di uno stile conversazionale condiviso e sentito come “proprio” da parte di tutti i cittadini presenti in questo continente variegato e complesso. La mia intuizione mi spinge a dire che lo stile da divulgare e promuovere è uno stile informale, caldo e protettivo della propria persona con la finalità di fare nascere un “sentimento” di appartenenza tra i membri “in-group” di una città e quelli “out-group” sempre più numerosi in tutte le città europee. Questa esigenza di riflettere sul sistema comunicativo presente in ogni peculiare città è di fondamentale importanza se vogliamo “adattare” o dare gli strumenti utili a questo continente per rispondere alle necessità umane della contemporaneità.
Questa analisi è il risultato di un’osservazione avvenuta in una città francese chiamata Tours, la quale ha una popolazione di più o meno 200 mila persone ed accoglie un numero elevato di studenti e ricercatori provenienti da molti paesi europei e non europei. Senza contare l’anima turistica di questa città mi sono spinto ad indagare questa situazione che se vogliamo ritroviamo in città come Siena, Parma, Modena o Padova nel caso italiano. Nonostante questa grossa popolazione straniera presente sul territorio di Tours, con un semplice metodo di tipo fenomenologico ed adoperando le categorie della sociopragmatica di Spencer-Oatey, ho potuto intuire che lo stile conversazionale di questa città è di tipo distante, freddo e anche un po’ diffidente. Questa situazione che possiamo ritrovare in moltissime città italiane, ad eccezione forse di città come Bologna, Roma e Napoli, mi desta un sentimento di forte disagio conversazionale e pragmatico (dato che parlare significa agire per ottenere dei risultati utilizzando le parole). In altri termini, il mio disagio interazionale è il frutto dell’incontro o scontro con un retroterra socio-storico ben presente nei parlanti della comunità locale e che tale retroterra stilistico di tipo distante e diffidente sembra essere più forte dell’innovazione umana presente sul territorio cittadino. A mio avviso, tale situazione di “coabitazione” tra popolazione e stranieri dotati di status paritario non può che innescare dei malintesi o dei conflitti tra chi cerca di conservare questo stile conversazionale utile per mantenere lo status quo presente all’interno di una data comunità e chi invece intende far muovere i rapporti sociali tramite l’utilizzo di uno stile comunicativo di tipo più informale, cordiale ed informativo senza per questo rinnegare una certa distanza di sicurezza tra le persone. Questa situazione di “stile comunicativo” non condiviso non ha solo una valenza per chi si occupa di linguistica ma bensì ha dei costi notevoli per le collettività che intendono accogliere i ricercatori e i lavoratori ben preparati all’interno delle proprie mura. Infatti, questo investimento fatto dalle città può essere vanificato dalla loro ostinazione nel preservare uno loro stile di interagire con l’altro che fa sentire lo straniero fuori dal “modus vivendi” di una collettività, con la grossa possibilità che vada a vivere dove lo stile conversazionale è rinomato maggiormente inclusivo, informale e cordiale nei confronti di chi non appartiene alla comunità locale. Per uscire da questa situazione occorre individuare dei percorsi da seguire e condividere tra i membri locali e i tanti neo-locali impostando una discussione sul come impostare il futuro comunicativo all’interno di un dato posto. L‘obbiettivo chiaro di questi incontri deve portare alla presa di coscienza e alla trasformazione lenta da uno stile conversazionale di tipo distante e diffidente in uno stile vantaggioso per la stessa comunità, diventando lei stessa più informale, aperta e sicura di se stessa sia in termini linguistici che esistenziali-psicologici. La mia posizione è quella di chi vorrebbe una “protetta” informalità come modalità per ottenere una temperatura linguistica più elevata tra le persone, in quanto, in termini sociopragmatici, si potrebbe individuare nello stile informale un modo di trovare il “sole” tanto ricercato nel bollettino meteo quotidiano ma cosi tanto distante nelle interazioni quotidiane.
Questo tema non ha solo una valenza di tipo linguistico ma ricopre un ruolo fondamentale nel futuro della cittadinanza da costruire sia in termini politici che di partecipazione alla vita sociale di una città. Una vera Europa culturale non è da intendere nell’omologazione linguistica ma bensì nella ricerca di uno stile conversazionale da ampliare per “includere” il più possibile e per accogliere senza traumi l’innovazione umana ed economica presente oramai da un po’ di anni sul suolo europeo. La mia tesi è che soltanto le città e le cittadinanze che saranno dibattere di questo punto in modo chiaro e trasparente potranno attirare effettivamente in modo duraturo le migliori intelligenze e competenze utili per questo mondo in transizione che vive l’angoscia di chi si dirige in modo inesorabile dal noto al precario e dal sociale all’economico.

Cosa nasconde la questione del velo

Cosa nasconde la questione del velo: la non fiducia reciproca

Credere che le persone che sono venute a vivere in Europa siano venute in questo continente perché fossero “innamorate” della cultura europea è come pensare che ogni vostro incontro con un italiano vi porterà a conoscere Dante, Boccaccio o Petrarca oppure se ogni incontro con un cittadino francese vi porterà a conoscere tutta la storia della nazione francese. Per me in questo dibattito ci sono sia degli equivoci che delle contraddizioni di notevole rilievo in questo “falso” dibattito. La prima contraddizione per l’Europa è dovuta ad un modello economico liberista che richiede una malleabilità delle persone affinché possano essere più flessibili all’interno del mercato del lavoro, ma con un sentimento di impreparazione e di debolezza davanti alla richiesta identitaria delle popolazioni europee e la presunta identità “omogenea” dei nuovi migranti. La questione del velo che si trova di nuovo al centro del dibattito politico francese, dopo l’approvazione da parte del governo belga del divieto di indossare il Jihab nello spazio pubblico. Non dimentichiamoci che la politica culturale del Belgio è diretta dai membri del partito Vlams Block, vale a dire l’equivalente del FN in Francia e sfortunatamente della Lega Nord in Italia che ricopre lo stesso ruolo nella politica culturale dell’Italia. In pratica, i membri di questi partiti, composti da persone non preparate per affrontare i temi di natura sociale, sono diventate le persone più adatte per capire dei fatti sociali e per legiferare in questa disciplina. Un po’ con l’idea folle che quanto più sei lontano dal tema in questione quanto meglio sarai capace di legiferare a tal proposito. Uscendo da questa situazione del tutto paradossale, cercherò di pormi qualche domanda su cosa implica questo velo nello spazio pubblico. In modo banale potrei dire che il velo sembra essere una risposta in netto contrasto con la cultura “face book” imperante nel mondo culturale dei paesi più ricchi dove la faccia viene sacralizzata ed innalzata ad oggetto di culto. Dal punto di vista sociale, il velo sembra essere una risposta dura in termini semiotici davanti ad un codice vestimentario incentrato piuttosto sul “voyeurismo” (figlio della cultura del virtuale proveniente da Internet) offrendo una forma di antidotto a questo veleno della moda per tutte quelle persone che non aderiscono a questo modello di omologazione di massa. Le persone che attaccano il velo parlano di difesa di dignità della donna e di rispetto nella questione di genere. Questo punto può essere visto come giusto in linea di massima ma pecca di malafede in quanto occorreva fare questo discorso quando la situazione non era cosi incrinata tra modernisti e conservatori. In questo modo le persone che parlano di dignità delle donne si rendono colpevoli di utilizzare i momenti difficili per ripescare un “ever green” della politica differenzialista.
Dalla mia prospettiva, la vera questione è quella della non comunicazione e dell’assenza totale di fiducia tra le persone appartenenti a gruppi culturali diversi all’interno dello spazio pubblico, come se ci fossero due tifoserie composte dalle persone che portano lo Jihab e chi non indossa lo Jihab. Per me, il tema è quello di costruire delle relazioni quotidiane con le “persone” con altri problemi e convinzioni, anche se so benissimo delle tante difficoltà insite in questo genere di relazione dovute per lo più a problemi di natura economica e raramente di tipo culturale (ricordiamocelo sempre di questo punto).
La posta in palio in questo dibattito è molto alta, in quanto questo dibattito deve esser il punto di partenza di una partita che si giocherà in occidente ma che riguarda tutto il cosiddetto mondo arabofono composto in modo maggioritario da persone tolleranti ma quasi sempre rappresentato da persone anti-tolleranti.
Il mondo occidentale deve essere all’altezza della sua storia di tolleranza e di apertura culturale, affinché i tanti modernisti presenti nel mondo arabo possano citare come esempio di comprensione della diversità il nostro continente. L’Europa non deve fare l’errore di fiancheggiare in maniera inaspettata i tanti integralisti che non aspettano altro di poter citare il caso dell’Europa come terra dell’intolleranza e di un continente che non ama i musulmani . la conseguenza di questa attitudine sarà quella di dare ragione a tutti quelli che hanno deciso di rifiutare il modello occidentale di vita sia nel loro progetto migratorio sia all’interno del proprio paese. Secondo me, è proprio in questo passaggio che si scorge l’equivoco di fondo in quanto secondo la mia esperienza del mondo arabo, maturato con una presenza di due anni sul territorio e le mie numerose conversazioni con studiosi arabofoni in Francia e in Inghilterra, mi sento di dire che anche la ragazza che porta il Jihab ha gli stessi sogni, gli stessi desideri di libertà nella propria vita quotidiana presenti nelle donne che non portano il Jihab. Sempre la stessa ragazza che indossa il Jihab vuol essere vista e notata dagli uomini e intende avere il suo profilo su “facebook”. Da qui, la risposta di chiusura che intende dare l’Europa è in netto contrasto con la realtà sociologica di queste persone perché la propagazione della vita “moderna” intesa come liberalità dei costumi ha già confermato la sua netta vittoria nella partita tra modernisti e conservatori da alcuni anni. Soltanto una classe politica cieca e devota al Dio della “precarietà” per tutti gli altri ma non per se stessi, non ha capito questo punto veramente essenziale nella vita culturale europea. Dalla mia analisi emerge che il vero elemento di fragilità da parte degli europei è da ricercare nella sua produzione di “laureati” all’oscuro della propria storia e della propria filosofia di pensiero. Questo bisogno di aver dei “laureati” ignoranti del proprio passato è stato funzionale per avere delle persone malleabili all’interno di un mondo del lavoro sempre più fatto da “stagisti” e da lavoratori a “contratto determinato”. Al contrario, la complessità urbana e antropologica presente nel mondo odierno richiede una preparazione notevole da parte dei giovani diplomati, sia in termini di capacità di pensare il futuro insieme ai nuovi cittadini presenti sul territorio sia nella capacità di inventare nuove soluzioni di convivenza. Per pensare questo futuro possibile occorre avere una conversazione informale con gli altri cittadini senza aver il carattere di chi rivendica ad ogni costa dei assunti dati per scontati e quindi da ratificare da parte di tutti. Questo dialogo deve essere radicale ed autentico perché ancora da questo dialogo radicale ed autentico ricadde la responsabilità dell’Europa nel dare l’esempio di fronte alle tante sfide che toccano il mondo arabo-musulmano, come ad esempio la futura contesa politica in Egitto, il ruolo che avrà l’opposizione nel regime iraniano e la posizione della Turchia che cerca degli elementi di apertura per motivare la sua richiesta di entrare in questo club europeo che da l’impressione da fuori di esser riservato a persone non musulmane.
Ancora una volta davanti a questa situazione di notevole sfide per il continente europeo occorre individuare una soluzione nella qualità dell’intersoggettività e di rispetto della persona come soluzione da offrire per questo continente europeo evitando di lasciare le persone in balia dei veri o falsi gruppi comunitari.
Se l’Europa esiste è proprio in un contesto come questo che deve fare vedere a se stessa e a chi la guarda che ricopre un ruolo e che non accetta di essere sempre l’osservatorio dei fatti economici come ha fatto con la Cina oppure dei fatti belligeranti come è successo con gli Stati-Uniti. Ad esempio occorre avere il coraggio di essere protagonisti dei fatti umani come la vera politica “ecologica” utile per questo pianeta. Il velo è il primo tema da affrontare con questa coscienza ad ampio respiro per dare una risposta che supera l’appetito del momento e per pensare ad un futuro di sazietà umana per tutti

jeudi 22 avril 2010

La cultura nell’insegnamento della lingua

La cultura nell’insegnamento della lingua: culturalizzare senza stereotipare.

Come smascherare gli stereotipi dietro il lessico dell’altro.

Certamente, tale studio necessità di due grosse competenze che sono: la prima conoscere bene il mondo culturale dell’altro e l’altra competenza è quella di tipo di semantica, dove il ricercatore si vede costretto ad analizzare la prassi discorsiva dell’altro in modo da percepire quali visioni, quale percezione o immagine ci sia dietro il linguaggio. Questo rappresenta un approccio molto utile per demistificare i falsi stereotipi da quelli che hanno maggiore riscontro nel reale. Questo esercizio risulta ad essere molto importante per la costruzione di uno spazio dialogico nel mondo e ancora prima in Europa. Ecco da dove parte l’idea di questo tipo di lavoro testuale per sconfiggere la mancanza di conoscenza reciproca.
L’apprendimento della cultura attraverso l’insegnamento della lingua non è certamente cosa facile.
Certamente, la conoscenza della propria cultura e soprattutto l’analisi di quest’ultima è difficile da creare. Cosa bisogna fare: una grammatica culturale. Certamente la richiesta rientra tra i primi ambiti da analizzare nella nostra ricerca socioculturale. Quindi, fare richiesta di aiuto, di scusa sono alcuni elementi utili per il nostro lavoro. Infatti, possiamo dire che l’analisi degli elementi socioculturali non sono secondari alla classica riflessione grammaticale. Creare una grammatica culturale della società italiana non è cosa facile. Sicuramente, ci servirà la capacità di costituire dei sociotipi, ossia un’analisi accurata lontani dai numerosi stereotipi che si porta dietro la nostra cultura. Il nostro compito sarà quello di scegliere i propri ambiti di ricerca: per esempio si potrebbe iniziare con l’analisi del rapporto tra gli italiani e gli stranieri, suddivisi in turisti o stranieri residenti in Italia. Questo potrebbe rappresentare un ottimo inizio di lavoro. Definire il campo d’azione, le scene da studiare, i dati da elaborare e le conclusioni da trarre dopo tale ricerca effettuata sul campo. Si partirà da alcuni presupposti teorici che verranno messi in discussione dall’esperienza.
La nostra teoria parte dall’idea che gli italiani hanno un atteggiamento di formale distacco dalle persone non italiane. Tale atteggiamento spesso cambia notevolmente quando si parla di straniero turista. Forse l’idea di fondo è che il turista porta soldi all’economia locale mentre lo straniero venuto in Italia per motivi di lavoro, viene percepito come un uomo venuto dal basso, data la sua migrazione in terra italiana. Questa percezione del migrante come uomo povero, dal basso prestigio sociale è dovuta all’esperienza italiana della migrazione, fatta di uomini costretti a partire per motivi lavorativi. Quindi, viene meno nell’immaginario italiano la necessità di lasciare il proprio paese per motivi di libertà, di cultura, di lavoro e per necessità di proteggere la propria vita.
Questi sono punti non sono molto presenti nell’analisi del fenomenologia rapporto italiano=straniero=turista. Questa è la prospettiva dalla quale vorrei partire per proseguire il mio lavoro sugli elementi socioculturali italiani. Ovviamente, tutte queste ricerche partono sempre dalla consapevolezza della location della vostra scrittura. Pertanto, il mio lavoro non vorrà essere esauriente ma vorrà mettere in luce le varie differenze, li dove sono presenti, nell’intera Italia.

IDEE PER LA CLASSE

La politica

Ricercate delle fotografie che rappresentano dei momenti politici importanti nel vostro paese e racconti i motivi principali.


Lavorate in coppia. Quale di queste problematiche è la più importante nel tuo paese? Qual è la più importante per te?

Tasse troppo alte abbassare le tasse ridurre le armi nucleari fare il servizio militare/civile la pena di morte
Gli ammortizzatori sociali il sistema delle pensiono il servizio sanitario nazionale le cliniche private la scuola pubblica la scuola privata

Lavorate in coppia.
Chiedi al tuo collega le seguenti domande. Conosci le risposte?

Chi è il presidente della Repubblica italiana? Degli Stati Uniti?
Chi è il presidente del consiglio in Italia? In Russia?
Chi sono i presidenti del consiglio dei paesi vicini all’Italia?
Chi sono i rappresentanti locali e nazionali al parlamento?
Chiedi al tuo collega le seguenti domande?
Chi è il presidente della Russia?
Chi è il capo dell’opposizione nel tuo paese?
Chi è il sindaco della tua città?
Chi è il capo del governo della Russia?

Lavorate in gruppo e indicate con una X le espressioni con le quali siete d’accordo

1.Il capo del governo deve essere eletto dal popolo.
2.I cittadini possono votare quando hanno 18 anni.
3.Ci devono sempre essere molti partiti all’interno di una nazione.

4.Le elezioni devono essere frequenti.
5.Tutti i cittadini devono pagare le tasse.
6.I cittadini devono sempre avere fiducia nel loro governo
7.Il governo non sempre più mantenere le sue promesse.


Produzione orale in classe

Conoscete un paese dove il sistema politico sembra rendere felice le persone? Provate a chiedere ai vostri colleghi di classe oppure a fare una ricerca tramite “google”?

IDEE PER LA CLASSE

Le etichette ossia la forma

Leggi i consigli sulle etichette e cerca delle fotografie dove questi consigli sono presenti.

a)Chiedi il permesso prima di fare una foto a qualcuno che non conosci.
b)Nessuno arriva puntuale per una festa o una conferenza. È accettato arrivare mezz’ora in ritardo.
c)Avere un biglietto da visita è fondamentale. Accertati che non viene danneggiato e quando dai o ricevi un biglietto da visita utilizza sempre le due mani. Leggi con molta attenzione il contenuto di questo biglietto da visita.
d)Noi stringiamo la mano alla africana con le persone di tutte le razze. È un modo per evidenziare solidarietà e un impegno per non creare differenze tra le persone. Dopo stringi la mano nel modo occidentale, senza farla andare giù e unisci i due bracci e dopo torni a fare la stretta mano all’occidentale.
e)Mi sento sempre a disagio nell’Asia Orientale perché le persone non guardano negli occhi. Nella mia cultura è importante guardare le persone negli occhi per fare vedere che sei onesto.
f)Non mostrare con il dito e un gesto volgare.
g) Devi coprire la bocca ogni volta che sbadigli.

Lavorate in coppia e discutete su quali di queste “etichette” sono vere nella tua cultura.

Lavorate in gruppo e discute delle vostre domande in merito a queste domande.

a)Le persone parlano con persone che non conoscono? Se sì in quali circostanze?
b)Quali argomenti sono accettabili con una persona che non si conosce?
c)Le persone si alzano sempre per dare il proprio posto in un bus o treno? Se sì in quali circostanze?
d)Le persone salutano le persone che non conoscono?
e)Le persone parlano sempre di quanto guadagnano al lavoro?
f)Quando qualcuno si siede a tavolo è un fatto comune che qualcuno provi ad aiutare questa persona spostando la sedia?
g)Quando qualcuno arriva in una stanza, le persone usano alzarsi?

Quali di queste affermazioni corrispondono meglio alle etichette presenti nel vostro paese.

Soltanto a Natale e a Pasqua. Di solito siamo indifferenti a persone che non conosciamo.

Ci sono molte conversazioni divertenti negli autobus tra vecchi e giovani o con persone di ogni classe sociale a proposito di politica e di soldi oppure su quello che hanno visto o fatto il giorno prima.

Di solito non parli della tua famiglia e di religione. Le persone anziane ti parleranno di politica sicuramente ma anche di lavoro e di meteorologia ma in modo molto convenzionale, cosi tutti tornano a parlare di lavoro o di politica. E molti parlano di sport a proposito della propria squadra nazionale o del proprio club.

Sì capita spesso che le persone parlano del loro lavoro e parlano di quanto guadagnano.

Sì se sale nel bus un militare, ma per tutte le altre persone rimani seduto.

È una cosa comune all’interno di un ristorante molto caro per un cameriere. Lo status sociale dei clienti gioca un ruolo importante in questo comportamento.

Parlando in teoria, i giovani dovrebbe fare sedere le persone più anziane. Ma in questo periodo sono le persone anziane che cedono il proprio posto alle altre persone anziane. Molti giovani non hanno un minimo di decenza.

Produzione orale

Lavorate in coppia. Dite quali consigli dareste ad un visitatore a proposito del vostro paese?

IDEE PER LA CLASSE

Le direzioni e le dimensioni

Lessico e produzione orale

1.Lavorate in coppia. Cercate delle fotografie della città di New York e la mappa della città.
Quali sono gli elementi stradali più importanti nella città di New York? Potete usare queste parole

Palazzi stabilimenti ponte castello porto salita monumenti palazzo parco riva statua metropolitana torre museo

2.Lavorate in coppia e pensate ad altre città di vostra conoscenza. Fate una lista degli elementi stradali più importanti?

3.Pensate alle vostre risposte per queste domande

1)Le vostre strade hanno sempre un nome e un numero?
2)I nomi delle città non cambiano mai?
3)Quale indicazione della strada usate maggiormente per indicare la posizione di una piazza nella vostra città?
4)Quanto lontano la gente può lavorare distante da casa propria?
5)Quando qualcuno ti chiede se un luogo della città è lontano, la tua risposta è centrata sul tempo o sulla distanza?
6)Quanto tempo occorre per attraversare da una parte all’altra il tuo paese?
7)Ti capita spesso di camminare a piede nella tua città?
8)Tutte le case e gli appartamenti hanno un numero e un nome?
9)Quanto tempo sei disposto a fare in una giornata per incontrare un amico e/o parente?

Ascolto e lettura

Leggete queste affermazioni e indicate con una X quali di queste affermazioni coincidono con le vostre risposte

Qualche volta uso i nomi delle strade e qualche volta i parchi e i monumenti storici
Indico la distanza di un posto indicando la sua distanza, se invece è vicino allora uso il numero di palazzi
Tendo a camminare molto in città, ma se devo fare 3 o 4 chilometri allora in quel caso prendo l’autobus.
Impiego un’ora per andare al lavoro. La distanza più breve per raggiungere il lavoro sarebbe di 20 minuti e la più lunga sarebbe un’ora o un’ora e mezza con l’autobus o con il treno.
Hanno sempre un nome e un numero. Abbiamo anche delle strade molto lunghe con lo stesso nome. Ci sono dei numeri che servono per identificare delle parti della strada. I nomi delle strade rappresentano dei nomi importanti della storia.
Ci sono palazzi con numeri e ci sono nuovi palazzi costruiti soltanto con dei nomi
Sì qualche volta le strade cambiano nome con degli altri personaggi storici più recenti.
La mia famiglia e i miei amici abitiamo vicino. Penso che se volessi incontrali dovrei viaggiare per un’ora.
Una settimana da una parte all’altra.
Attività di produzione orale

Prendete le domande numero 3 e 4 dell’esercizio numero 3 e discutete con il vostro collega delle vostre risposte.