martedì 20 dicembre 2011

ANALISI PRAGMATICHE: TABU' versus Civiltà

Fornero: 'Pronti a dialogo spiace reazione sindacati'
'Su di me linguaggio di un brutto passato di cui non siamo orgogliosi. Dispiaciuta e sorpresa'


La dichiarazione di Fornero comporta un beneficio per la faccia positiva del mondo sindacale accettando di iniziare la concertazione ma allo stesso tempo cerca di non subire troppo i costi per la sua faccia positiva mettendo in evidenza i costi per la faccia positiva del sindacato in questo dato contesto storico. La Ministra Fornero subisce i costi per la sua faccia negativa tramite l'utilizzo di un registro linguistico che comporta dei danni alla sua persona. L'elemento da tenere presente è l'aspetto di contrasto tra " su di me" e "non siamo" collocando in contrasto il peso di certi atti linguistici sulla faccia collettiva del paese mentre il risultato di questo comportamento linguistico è un danno alla sua persona.

Osserviamo il sostantivo "scontro" come modalità di conferire peso al proprio intervento giornalistico e per caricare di peso le azioni politiche in questo ambito legislativo dato la storicità della legge sul codice del lavoro. Il fatto di elencare la genesi della legge serve per conferire peso alla faccia positiva della stessa norma, la quale merita il rispetto di tutti gli attori della concertazione.
Ancora una volta viene adoperato il sostantivo SCONTRO all'interno della personificazione del rapporto tra due enti astratti come il governo e le imprese da una parte e i sindacati dall'altra parte. La domanda da porsi è: A chi frutta questo scontro prima di iniziare a parlare di un tema? La mia interpretazione sostiene che serva soltanto ad aumentare i futuri costi da pagare in termini di faccia positiva per il sindacato, il quale deve subire i costi per gli attacchi orchestrati anticipatamente dal governo e confindustria in modo tale da fare capire bene e forte ai lavoratori dell'urgenza di cambiare il mondo del lavoro in Italia, così come la qualità del lavoro nello stesso paese.
Il procedimento retorico dell'antitesi viene ribadito sia nelle parole della presidentessa della Confindustria Emma Marcegaglia così come in quelle della segretaria della CGIL Susanna Camusso
" nessun tabù" contrapposto a " è una norma di civiltà" . Interessante cogliere come il tabù faccia parte del linguaggio pre-moderno e pre-democratico mentre l'enunciato della Camusso rientra nel linguaggio dei diritti e doveri sanciti dalla costituzione e quindi rientra in un quadro di riferimento di tipo giuridico e moderno, in quanto la società moderna si fonda sul rispetto delle regole.

Le affermazioni di questa agenzia Ansa del 20 Dicembre 2011 cercano di contestualizzare le varie affermazioni dei protagonisti di questa bagarre politico-sindacale. L'Ansa recita:
ROMA - E' già scontro sull'articolo 18, la norma dello Statuto dei lavoratori del 1970 che disciplina il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo. Scontro tra governo e sindacati, ma anche tra sindacati e imprese, prima ancora che si apra il tavolo sulla riforma del mercato del lavoro.

Le affermazioni della Ministra Fornero cercano di ottenere dei benefici per la sua persona mostrando il suo disinteresse alle probabili minacce ricevute da parte di qualche sigla sindicale mentre il vero costo per la sua faccia sarebbe di rispondere alla richiesta di civiltà fatta dalla cgil mentre la confindustria vuole eliminare i tabù nella concertazione salariale. Invece si tente di fare pagare i costi per le mancate riforme sulla faccia collettiva del paese Italia prigioniero del suo passato.

Le parole di Bonanni segnalano l'inutilità di tale reazione in quanto tali propositi fanno parte della retorica durante le negoziazioni o nella fase di pre-negoziazione in modo tale da fare capire fino in fondo le conseguenze delle proprie scelte politiche. Insomma è un modo per fare capire il prezzo da pagare per ottenere i benefici previsti da tale comportamento giuridico.

"Nessun tabù", dice il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. "E' una norma di civiltà", insiste all'opposto il leader della Cgil, Susanna Camusso. Commenta il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, "rammaricata" ma anche "dispiaciuta e sorpresa" per un linguaggio di "un passato del quale non possiamo certo andare orgogliosi": "la reazione" dei sindacati, afferma, "non la capisco, e mi preoccupa anche molto non sul piano personale, ma per le sue implicazioni per il Paese".

Bonanni segnala il gioco delle parti con le sue parole e segnala che la preoccupazione è dei lavoratori e non certamente di chi si limita a legiferare sulla pelle dei lavoratori e quindi sui costi della faccia negativa del lavoratore. Questa riforma diventa difficile da approvare quando il costo della manovra viene sostenuto dalle magre buste paghe dei lavoratori, ai quali si chiede ancora di pagare con l'accettazione di una riforma dello statuto del lavoratore inteso come un attacco costoso alla faccia collettiva di una categoria professionale che subisce già tutte le angherie del mondo imprenditoriale italiano.
Le conseguenze delle scelte compiute dal Ministro Fornero vengono sintettizate nella riformulazione della nozione di persona della ministra, la quale diventa " maestrina" ossia una categoria di persona percepita in questo dato contesto come una persona incapace di interagire con la realtà effettive delle cose piuttosto che di rifuggirsi nel come dovrebbero essere le cose.


Alle sue parole replica il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: "Mi dispiace che reagisca in questo modo: ad essere preoccupati siamo noi". Già in mattinata, Bonanni aveva sostenuto la contrarietà a mettere mano all'articolo 18: dopo la manovra, "discussa con nessuno", che ha già colpito lavoratori e pensionati, è la sua posizione, "si aizza la protesta su una materia che si sa problematica", "spinosa". I sindacati chiedono piuttosto di far pagare di più il lavoro precario.

E' questa la vera sfida, afferma Bonanni, rivolgendosi alla "maestrina" Fornero. In serata, dopo le parole del ministro, rincara: "Mi hanno sconcertato". Si tratta di una riforma del mercato del lavoro annunciata "mediaticamente": così "si apre una rottura prima di arrivare alla discussione". E' una "situazione incresciosa", che avrebbe richiesto "più cautela" e a Fornero dice ancora: "Doveva essere molto più accorta" Al contrario, d'accordo con Fornero si dice Marcegaglia: "Non ci sono più totem, non ci sono più tabu" sull'articolo 18; la riforma del mercato del lavoro "va affrontata" con "molta serietà, pragmatismo e senza ideologia", anche per riportare il Paese a crescere, afferma. Alle sue affermazioni si contrappone la posizione di Camusso, a strenua difesa dell'articolo 18: è "una norma di civiltà che impedisce le discriminazioni ed esercita una forma di deterrenza per tutti. Un paese democratico e civile non può rinunciarvi".

Le affermazioni della Marcegaglia servono a mitigare i suoi propositi che rimangono inalterati, ossia che il codice del lavoro va modificato per fare aumentare i benefici alle persone che non lavorano e eliminare i vantaggi per le persone protette dal welfare odierno tutto incentrato sulle persone occupate mentre niente o poco viene concesso alle persone fuori dal mercato del lavoro. L'atteggiamento della Confindustria viene ribadito nella sua volontà di mitigazione tra il governo e il sindacato.

Posizioni antitetiche, dunque. Ma, subito il numero uno degli industriali tiene a sottolineare: "Non c'é alcun attacco ai sindacati". "Il clima di scontro non aiuta". C'é solo la necessità, sostiene, di modificare un mercato del lavoro che "oggi palesemente non funziona", in cui "abbiamo una forte rigidità in uscita che non ha eguali in Europa ed un eccesso di flessibilità in entrata che penalizza i giovani e le donne; e abbiamo degli ammortizzatori sociali che vanno rivisti in parte". Uno stato di fatto in cui, dice ancora, "un'azienda fa fatica ad assumere o assume di meno". Il punto è comunque, per il presidente di Confindustria, andare alla trattativa senza "chiusure preconcette".

Notiamo nel paragrafo finale come il luogo di negoziazione denominato come "tavolo" sia un luogo dalla connotazione positiva nel mondo della politica in quanto in tale luogo occorre individuare un percorso condiviso da tutti e non pensare ad aizzare le barricate durante il negoziato. Infatti tale prospettiva viene ribadita nelle seguenti parole: spirito di collaborazione e atteggiamento costruttivo" i quali sono termini per conferire beneficio alla faccia del governo mentre per il sindacato sono forme di attacchi alla sua faccia negativa in quanto è stato già precedentemente attaccato dalle parole sulla riforma presentata in tv ( ossia l'unico luogo dove si fa politica in Italia) e quindi devono accettare i costi per le parole proferite sia dalla Fornero così come dalla Marcegaglia. La successione di verbi come " ci auguriamo, speriamo e chiediamo sono tutti atti linguistici commissivi ossia che tendono a modificare la sostanza del mondo con il quale intendiamo interagire ( il sindacato in questo caso).

Al tavolo - che potrebbe aprirsi "anche prima" di gennaio, come fa sapere la stessa Fornero - "ci siederemo con grande spirito di collaborazione, con grande atteggiamento costruttivo. Ci auguriamo, speriamo e chiediamo che anche il sindacato faccia la stessa cosa", aggiunge Marcegaglia. Un tavolo in vista del quale Fornero invita al dialogo ma "senza preclusioni": "Per quanto mi riguarda io non ho preclusioni, bisogna però che non ne abbiamo altri".

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