venerdì 9 aprile 2010

RETORICA DEL SUD

Perché non esiste la retorica del sud in questo paese.


Questo è il nostro postulato di partenza: in Europa esiste un doppio sguardo davanti all’entità definibile come “Sud”. Intendo dire che nei paesi di cultura anglosassone come in Inghilterra, Scozia, Irlanda, ma anche in paesi come Olanda, Germania esiste come vige anche in Francia all’interno di queste vaste popolazioni un forte desiderio di tutto ciò che rima con la parola “Sud”. Anzi, posso proprio dire che esiste una retorica o discorso volto a valorizzare il sud, da parte dei media, della politica nazionale, dal sistema ferroviario, autostradale ed aeroportuale a rappresentare il “sud” come il luogo della scoperta della parola “vita” intesa come piena esistenza, di arricchimento umano e sociale tramite l’arte dell’incontro con le persone locali, le ricchezze culturali e con l’approdo al meritato sole. Si potrebbe dire che questo fatto è ovvio e banale per popolazioni che vivono in posto dove il clima è pessimo. Aspettate un attimino, se ci pensate bene anche nel nostro paese esistono le regioni dell’”Alta Italia” ( per usare un termine in voga nel passato) che vivono all’interno di condizione climatiche non proprio sempre felice dove tuttavia non esiste nessun sentimento di “empatia” verso le regioni meridionali della Nazione “Italia”. Allora mi domando come mai in questo paese il “sud” non è riuscito a creare questo sentimento oppure perché questo “nord” non ha creato o voluto questo sentimento di empatia con quel vasto sud? A mio avviso esistono tante motivazioni sia di tipo socioculturali che politiche ma vorrei lavorare su due ipotesi che mi vengono allo spirito: la prima ipotesi vede nelle ragioni storiche un rimando a quel carattere non latino delle popolazioni dell’Alta Italia, soprattutto le popolazioni del nord est (territorio dove vige l’egemonia culturale della Lega, ossia di quel pensiero che vede nella grettezza e nel provincialismo un sinonimo di forza e di chiusura come indice di un pensiero forte) le quali sarebbero state “latinizzate” soltanto tre secoli dopo il resto della penisola italica. Tuttavia, davanti a questa tesi possiamo bollarla come soltanto retorica leghista perché sappiamo bene che gli stessi leghisti votavano fino a 15 anni la DC. Il discorso sulle motivazioni di tipo socioculturali vede in modo centrale, secondo il mio parere, una rappresentazione a connotazione negativa del Sud attraverso i tanti cittadini del sud “abbandonati da tutto e da tutti nel sud”( ecco forse le vere colpe nostrane) arrivati nelle stazioni del Nord (e di tutta Europa) dando un volto miserevole, arretrato e infrequentabile di questi “uomini sospesi “ diventati in modo strumentale, da parte dei politici locali di quel periodo storico, il biglietto da visita di un immenso territorio chiamato “Sud” da utilizzare come viene utilizzo oggi il colone palestinese in Israele. In seguito, con il passare del tempo, si è imposta la visione degli stessi discendenti di quello stesso “Sud” nutrendo ed alimentando una pubblicistica negativa verso il proprio territorio di provenienza credendo di allontanarsi non nominandolo più da quel “male assoluto” chiamatosi “meridione” (ecco la forza della lingua). Cosi facendo hanno consolidato e rafforzato il pregiudizio vigente nelle popolazioni del Nord rimaste provinciali pur in contatto con altri gruppi umani. A mia conoscenza questa situazione del Nord introverso e gretto ( senza voler sempre parlare della povertà di ideali e di valori del Sud) rappresenta forse la tipicità del caso “Italia” in Europa dove un cittadino di un’altra regione viene visto come ospite tollerato dopo aver passato tutta la sua vita in quel territorio. Questa situazione ha avuto un destino diverso in quei paesi europei dove fosse presente la comunità degli italiani, in quanto la valorizzazione delle qualità personali di quei stessi italiani ha reso i loro luoghi di origine dei luoghi con i quali entrare in “empatia” spingendo alla curiosità verso luoghi cosi tanto suggestivi come Napoli, Reggio Calabria, Bari o Palermo. Questa spinta a conoscere i loro luoghi ha reso per un cosiddetto effetto specchio frequentabile e stimabili anche le stesse persone.
Tutta questa situazione nostrana da gretta e ceca “italietta” fa si che i cittadini che abitano al di là del Po non intendano affatto la parte meridionale del paese, un po’ come se un essere umano conoscesse soltanto la parte alta del suo corpo senza aver mai contatto con gli organi della parte inferiore del proprio corpo. Scusate per la forza dell’esempio. Davanti a tanto scempio occorre invertire la rotta subito per non sfaldare questo legame cosi tanto debole presente tra i cittadini di questa nazione, ossia occorre investire in modo massiccio in un programma di mobilità dei giovani lavoratori e studenti a modo di Erasmus italiano, chiamiamolo “ Programma Garibaldi”, con la finalità di spingere i giovani del Nord ha studiare nelle università del Sud e di spingere quei ragazzi del Sud che non andrebbero al Nord a studiare negli atenei del Nord del paese.
Questo è il primo passo che farei se volessi cominciare a mettere fino allo sfaldamento lento e continuo del tessuto intersoggettivo che lega le persone ad un sentimento di appartenenza ad un destino comune dentro i confini di quello che continua a chiamarsi “Italia”. Per quanto tempo ancora? A voi la risposta.

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